Come trovare hashtag Instagram

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Conoscerete senza dubbio Instagram: è un social network di proprietà di Facebook che permette di condividere le proprie foto. Per descrivere le foto su Instagram su possono usare gli hashtag, e se ne possono mettere molti (fino a trenta), e questo può essere utile per far trovare alle persone le vostre foto sulla base di parole descrittive che sono appunto gli hashtag.

Ebbene, avrete visto qualche descrizione delle foto e vedendo dieci o più hashtag forse vi sarete chiesti: ma la gente, li scrive a mano tutti gli hashtag che spesso si trovano nelle descrizioni?
Vi sto per dare la risposta, visto che oggi, per la prima volta (ebbene sì) ho indagato sulla questione. Perché? Perché Gabbiano si è dotato di Instagram, e potete ora trovarlo a questo indirizzo: https://www.instagram.com/gabbianotralenuvole/

È possibile trovare e scrivere manualmente gli hashtag che vi servono, ma è anche possibile usare qualche… aiuto!
Ma prima vediamo più precisamente cosa sono gli hashtag

Cos’è un hashtag

Un hashtag è fondamentalmente una etichetta. Il nome deriva dal modo in cui gli hashtag sono scritti: sono composti da un cancelletto, che in inglese si dice hash, e dalla vera e propria etichetta, il tag. Il cancelletto e l’etichetta devono essere scritti tutti attaccati, e non si possono usare caratteri speciali nell’etichetta.

Gli hashtag permettono di etichettare foto, post, e quant’altro in modo che successivamente sia facile trovare l’argomento che cerchiamo. Oggi ho inviato su Instagram la foto del libro On Writing e ad esempio ho usato gli hashtag #libri #bookstagram #libridaleggere #libro #booklover #leggere #books #book #instabook #reading #lettura #libribelli. Se qualcuno cerca un libro, inserirà l’hashtag #libro nel modulo di ricerca, e troverà, tra le altre, la foto che ho inviato io, perché nella descrizione è presente l’hashtag #libro.

Sui blog non ci sono gli hashtag ma semplici tag, che potete trovare accanto a ogni articolo.

Trovare gli hashtag manualmente

Potrei essere più originale, ma per cercare hashtag Instagram a mano, i metodi sono quelli che forse avrete pensato anche voi.
Il primo è basato sui sinonimi: prendete un bel dizionario dei sinonimi e contrari e cercate i sinonimi della parola che vi è venuta in mente per descrivere la foto. Così, se una persona cerca un sinonimo dell’hashtag che avevate pensato originariamente, troverà comunque la vostra foto.

Un altro metodo che potete usare è inventare il primo hashtag, cercarlo su Instagram, aprire le foto che sono descritte da tale hashtag, e vedere gli autori delle foto quali altri hashtag hanno associato a quello che avevate pensato voi.

Trovare gli hashtag con le app

Dovete sapere che, vista la necessità di inventare hashtag per Instagram, sono state create delle applicazioni per smartphone che generano gli hashtag per voi. Il principio secondo cui funzionano è il seguente: voi inserite una parola, e l’applicazione vi fornisce quelle correlate.
Alcune applicazioni richiedono la registrazione dell’utenza, altre sono a pagamento, ma ce ne sono alcune gratuite e libere di essere usate senza registrazione. Tra queste c’è Tag O’Matic, l’app che ho scelto io e che ho installato.

Creare gli hashtag con Tag O’Matic

Ho provato Tag O’Matic nella versione per iPhone. Mi ha soddisfatto abbastanza e per questo non parlerò ora di altre applicazioni, semplicemente perché… non le ho ancora provate!

L’uso di Tag O’Matic è semplicissimo: scrivete la parola di cui cercare quelle correlate nel campo in alto dell’app e premete cerca. Tag O’Matic mostrerà a questo punto un elenco di parole correlate a quella che avete inserito.
Potete ora selezionare gli hashtag desiderati e fare tap sull’icona “copy to clipboard”, che significa “copia negli appunti”. Adesso per inserire gli hashtag che Tag O’Matic ha generato dovete solo fare incolla sul vostro cellulare quando Instagram vi chiederà di inserire la descrizione della foto che state inviando..

È possibile salvare i tag che avete selezionato in una lista alla quale potrete dare un nome.

È possibile effettuare la ricerca incrementalmente, inserendo man mano le parole per le quali vogliamo trovare altre parole correlate.

Tag O’Matic permette di effettuare tre ricerche al giorno, per le successive dovrete aspettare quello successivo!
Tag O’Matic mostra della pubblicità nell’app, ma è possibile rimuoverla pagando, ad oggi, 2,29 euro. In questo modo la limitazione delle tre ricerche giornaliere scomparirà. Potete comunque ottenere ulteriori tre ricerche anche guardando un video consigliato.

E voi, che app usate per Instagram?

On Writing

beach-summerCiao a tutti,

stasera mi è tornato un po’ lo spirito  dei primi tempi del blog. Non saprei dire cos’è esattamente, ma di sicuro una certa energia scrittoria c’è, se mi sono messo “addirittura” a scrivere un post. E dire che oggi è stata anche una giornata senza sole.

Nel frattempo sta iniziando X-Files, il film, non l’ho mai visto e stasera non mi va di vederlo. E siccome leggo che non è proprio il top, non vorrei rovinarmi il ricordo della serie, di cui ero un fan abbastanza serio!

Ma torniamo a noi. On Writing.

on-writingOn Writing è un libro di Stephen King, ed è un libro, come dice il titolo, sullo scrivere. L’ho comprato ieri su Amazon, è arrivato oggi. A dire il vero nella lista dei desideri avevo messo Zen in the art of writing di Ray Bradbury, altro libro famoso sulla scrittura (è un insieme di saggi in realtà), ma poi andavo di fretta e dovevo aggiungere qualcosa a un ordine e ho deciso per On Writing, che è il primo in classifica per i libri sulla scrittura.

Ho scelto la versione inglese. Spero di non pentirmene. Perché l’inglese lo leggo abbastanza fluentemente, ma dipende anche da qual è il vocabolario dello scrittore, se cioè usa molti termini poco usati o no. Ho aperto a caso una pagina e per esempio ho trovato l’espressione “big cheese”, e per esempio questa mica la conoscevo. Ho scoperto che significa “persona importante”, pensa un po’.

Il libro è diviso in varie sezioni, la prima è una autobiografia di Stephen King, poi c’è la parte coi consigli sulla scrittura e infine non ho capito bene cosa.

Chissà se mi metterò mai a scrivere seriamente. Non è semplice, proprio per niente secondo me.

Ho letto qualche frase qua e là, per esempio c’è il consiglio di usare pochi avverbi, scegliendo invece dei verbi più adeguati. Tipo: invece di dire “ha chiuso la porta fermamente” meglio usare “ha sbattuto la porta”. Mi è parso di leggere che King indichi un tipo di scrittura molto diretta.

Ah, non ho mai letto un libro di Stephen King :-), anche perché a dire il vero non amo molto l’horror. Ma se ha scritto così tanti libri, è così apprezzato ed è anche primo in classifica, ho pensato che qualcosa da dire ce l’abbia.

L’immagine principale non si riferisce a On Writing, come magari qualcuno ha già immaginato :-), ma all’estate: un bel mare mosso e apparentemente pulito. Chissà se andrò al mare? Nulla è programmato per ora. E voi?

Beh, se non ci risentissimo per un po’, buona estate a tutti!

Gabbiano.

 

Ps: stranamente l’acquisto di questo libro mi ha ricordato un altro libro che con la scrittura non c’entra niente ma è anche lui un manuale (in realtà On Writing lo è solo in parte): Accidental genius. E’ un libro che ti aiuta a tirare fuori il genio che c’è in te, e qualche buon consiglio ce l’aveva. E siccome quei consigli li ho dimenticati, ho pensato che rileggerlo può farmi bene.

 

Image by Pexels from Pixabay

Colazione da Tiffany, eh già!

Lo dicevo io, quando scrivevo Un gelato da Tiffany, che da Tiffany si poteva anche mangiare!  🙂

Va bene, va bene, prima non si poteva, adesso però sì: come forse avrete letto, ad esempio nell’articolo di Repubblica, Tiffany ha aperto un caffè, il Blue Box Cafè, nella sua sede newyorkese. Così potrete davvero fare colazione all’interno della famosa gioielleria, in mezzo all’arredamento color azzurro Tiffany.

Ora almeno se tenterò di entrare a Roma con un gelato potrò portare come esempio i colleghi newyorkesi! 🙂

 

Come dormire meglio: l’aspirapensieri

persona_che_prova_a_dormire
Ho letto questa tecnica per dormire meglio sul libro Opening Up (Scrivi cosa ti dice il cuore, in italiano) di cui vi parlai, scritto da James Pennebaker, professore di psicologia all’università del Texas.

Supponete di avere dei pensieri che vi fanno addormentare in ritardo e magari anche dormire male. Come migliorare la situazione?
Pennebaker ha escogitato un metodo ispirato all’aspirapolvere: e se potessimo estrarre da noi i pensieri?
Come fare? Semplice. Prendete un registratore e, a letto, parlate appunto al registratore.
Prenderete sonno più in fretta e dormirete meglio. Dovete parlare come in un flusso di coscienza, dicendo tutto quello che vi viene in mente, finché non vi addormentate.
Il registratore si è trasformato così in un… aspirapensieri 🙂

La tecnica è stata sperimentata su un gruppo di studenti, che sono stati divisi in tre gruppi. Un gruppo è stato fatto addormentare normalmente, uno contando pecore, uno indossando una maschera per l’ossigeno modificata per accogliere un registratore. Questo gruppo ha avuto un sonno migliore, ha avuto meno difficoltà ad addormentarsi e ha avuto meno interruzioni del sonno durante la notte.

La tecnica funziona chiaramente se i motivi della eventuale insonnia sono psicologici, se ci sono delle cause fisiche non va bene.

Ho sperimentato personalmente la tecnica e posso dirvi che funziona, anche se non è che avessi chissà quale insonnia. Ho provato anche senza registratore, ma in quei casi mi sono sentito più stupido a parlare, e ho interrotto prima l'”esperimento”.
All’inizio era strano dire quello che mi veniva in mente, perché una cosa è avere in mente dei pensieri, una cosa è dirli. Non so, per certe cose quasi mi vergognavo (non che fosse chissà che poi), poi mi sono abituato, anzi posso dire che è bello!
Provate!

Seguendo Babbo Natale

Babbo Natale Noradsanta.org

Sapete che è possibile seguire Babbo Natale online?
Lo potete fare su noradsanta.org, dove si può vedere Babbo Natale che va in giro per la Terra guidando le renne.
Mi ricordo quando ero piccolo e aspettavo la mattina di Natale per aprire i pacchi che trovavo sotto l’albero. Mi ricordo la felicità nel vedere che Babbo Natale era passato, la contentezza nell’iniziare a giocare subito con i giochi che erano nei pacchi.
Non so se allora il Natale fosse per me solo quello. Adesso non lo sento più come prima, credo però possa essere un giorno per stare con chi abbiamo vicino o per riflettere sui rapporti con le persone vicine a noi.
Buon Natale a tutti, e buon inseguimento di Babbo Natale!

Festival delle scienze all’Auditorium a Roma

Ciao a tutti,
vi segnalo brevemente che da giovedì a domenica prossimi si terrà il Festival delle scienze all’Auditorium Parco della musica a Roma, che si occuperà dei linguaggi.
Mi sarebbe piaciuto partecipare alla serata con Noam Chomsky, linguista, filosofo, attivista politico e quant’altro :), ma purtroppo i biglietti sono esauriti.
Avevo incontrato Chomsky, per la prima volta, studiando informatica teorica, visto che anche là di linguaggi si parla. Poi mi era capitato di leggere un interessante articolo su MicroMega
Ci sono comunque altri incontri interessanti
A presto

Come combattere lo stress: pensiamo al presente

Un coniglio. Questa è stata la prima immagine proiettata durante la conferenza Tempo e stress, tenutasi oggi all’Auditorium Parco della Musica di Roma, nell’ambito del Festival della scienza, che quest’anno ha analizzato il tempo nei suoi vari aspetti.

A tenere la conferenza è stato Ronald D. Siegel, professore di psicologia ad Harvard.

La conferenza, di fatto una lezione con tanto di lucidi proiettati, ha trattato il tempo dal punto di vista dei nostri pensieri, spiegando come lo stress sia legato al pensiero del futuro.

Ma torniamo al coniglio.
Quando il coniglio vede un suo predatore, entra in una condizione di attenzione che fa sì, per esempio, che la vista sia potenziata, che il pelo si rizzi così che l’animale sembri più grosso, che la digestione si fermi, perché, commenta scherzosamente il professore, non ha senso digerire se poi sarai mangiato da qualcun altro!

Un coniglio, passato il pericolo, torna il coniglio di prima, non si preoccupa, scherza Siegel, se la volpe andrà a dare fastidio ai familiari o se ha abbastanza carote in banca per vivere una pensione tranquilla.

E poi si passa a una immagine di Lucy, la nostra famosa progenitrice vissuta in Africa.
Come poteva Lucy sopravvivere in un ambiente ostile dove, dice Siegel, qualsiasi animale corre più veloce di te?

È stato possibile grazie all’uso del pollice opponibile, che ha consentito di costruire utensili, e ai lobi frontali più sviluppati di altre creature: essi consentono di pensare nel futuro, anticipando potenziali situazioni pericolose e programmando le azioni da compiere, anche rielaborando informazioni passate.

Questa stessa capacità, può procurare però dei problemi. Perché l’essere umano, al contrario del coniglio, può attivarsi in condizione di pericolo anche solo pensando al futuro, e si può quindi soffrire di thinking disease, la “malattia del pensiero” se vogliamo tradurre letteralmente, o per dirla in generale, delle preoccupazioni che vengono proprio dai nostri pensieri.

Siegel dice infatti che ciò che genera stress è il pensiero del futuro, e che la nostra mente si perde naturalmente nei pensieri più disparati, tra cui quelli futuri, allontanandoci così da quella situazione di tranquillità a cui tutti aspiriamo.

Qual è la soluzione?

Ispirandosi a principi provenienti da varie culture e varie epoche, parte della scienza propone come soluzione la mindfulness. Significa, fondamentalmente:

  • avere consapevolezza del presente
  • affrontare ciò che stiamo facendo
  • accettare ciò che sta accadendo

Questo perché siamo felici quando viviamo il presente.

Siegel cita infatti Gilbert, professore di psicologia sociale di Harvard, che ha svolto il seguente esperimento: ha chiamato un gruppo di persone selezionate, in vari momenti della giornata, chiedendo loro se erano felici e cosa stavano facendo.
La maggior parte di coloro che erano felici stavano pensando al presente, non al passato o al futuro. Ciò che facevano concretamente era ininfluente, quello che era importante era dove fosse diretto il loro pensiero.

Siegel consiglia quindi di:

  • rallentare, passare in modalità single tasking, occuparsi cioè di una sola cosa per volta, al contrario di quanto avviene spesso oggi
  • concentrarsi sul singolo fatto di cui ci stiamo occupando: così facendo la mente sarà completamente a disposizione e potremo usarne la flessibilità e le potenzialità per svolgere l’operazione corrente
  • accettare ciò che accade, un po’ come, dice Siegel, quando un cagnolino fa i suoi bisogni dove non dovrebbe e prendiamo la cosa con filosofia perché è un cucciolo a farlo, pensando che dovrà solo imparare come comportarsi; evitare quindi eccessive rigidità nei confronti di ciò che accade

Per propiziare, diciamo così, la mindfulness, occorre concentazione. Così Siegel propone, per esempio, se siamo in coda in auto, di non pensare al fatto che arriveremo tardi, ma ad esempio di osservare le luci posteriori delle auto per rimanere qui nel presente.

Suggerisce come ci si possa concentrare sul proprio respiro, e come esistano numerosi esercizi per la concentrazione sul presente.

Dice che mentre chiudiamo gli occhi e ci concentriamo sul respiro, su di noi e su come i polmoni si gonfiano, probabilmente la nostra mente vagherà comunque tra i pensieri, ma col tempo si riuscirà a dominarla maggiormente, ancorandola nel presente.

Riguardo la felicità, Siegel dice che ognuno ha dei punti fissi attorno ai quali tende a trovarsi.
Dice infatti che parte della nostra felicità è determinata geneticamente, e questo per un 50%.
Ma sostiene che la nostra attitudine nei confronti di ciò che accade, il nostro modo di vedere e quindi sentire quei fatti, determina ben il 40% della nostra felicità.
Le circostanze influiscono solo per il 10%, proprio perché siamo noi a dare un significato specifico a ciò che accade.

Per il raggiungimento della felicità, Siegel propone quindi di:

  • gustare i momenti presenti, pensando ad essi senza continuare a preoccuparsi del futuro
  • impegnarsi, in modo che l’impegno ci sottragga parte della consapevolezza di noi, e che ci troviamo in una “esperienza di flusso” affrontando le sfide che ci poniamo
  • impegnarci in qualcosa più grande di noi, che possa portare beneficio non solo a noi, ma soprattutto agli altri. Siegel considera infatti come mentre la nostra vita è limitata, azioni che portano beneficio agli altri e al mondo hanno per noi un significato e una importanza maggiore delle altre.

Infine, il professore ha lasciato il link a www.mindfulness-solution.com, il suo sito che tratta dell’argomento dove, peraltro, sono presenti alcune meditazioni.

Ho scritto un po’ al volo questi appunti tenuti per lo più in mente, visto che in sala era buio e ho scritto molto poco, quindi ci potrebbero essere errori e vi invito a verificare ciò che è contenuto in questo articolo. Credo comunque che approfondirò sicuramente la questione mindfulness.