Disquisendo sul blog

Pochi giorni fa mi sono trovato a leggere un vecchio post, “Cosa resterà di questo blog?“, in cui mi chiedevo cosa avrei fatto un giorno in cui non mi fosse più andato di scrivere. Avrei chiuso il blog, o l’avrei lasciato comunque aperto?
Premetto che per ora l’intenzione di continuare a scrivere, quando c’è l’occasione, ce l’ho.
L’idea che ho è che il blog rimarrà aperto, magari non so potrei chiudere i commenti (buonanotte, vai a farlo per tutti i post 🙂 ). Comunque beh credo oggettivamente che i blog che contengono dei post con indicazioni su libri, film, musica, sia opportuno che rimangano aperti anche dopo che il proprietario non ha più voglia di scrivere.
Come farebbe per esempio il popolo di internet senza il post su Pollon? 🙂 (non immaginate quante visite arrivano su quel post)
Per quanto riguarda la propria vita, trovo che anche delle considerazioni su di essa, sebbene magari si legga solo un post estrapolato dal blog, possano essere utili e siano quindi degne di rimanere pubblicate.
Ho parecchi argomenti di cui potrei parlare, ma non l’ho fatto perché io in genere scrivo quando non solo ho un argomento in mente ma anche l’energia per scriverlo subito, o insomma a distanza di poche ore da quando ho sentito di volerlo scrivere. E ultimamente un po’ di energia di quel tipo mi è mancata.
Comunque, come dicevo, eccomi ancora qui, e anzi, avrei in programma di aprire un blog in inglese, sia per curiosità nei confronti del mondo dei blog in inglese, sia per rinfrescare il mio inglese quotidiano diciamo, visto che uso in genere quello tecnico.
E` curioso pensare di aprire un altro blog quando non hai avuto le energie per scrivere su quello che hai già, ma le idee ci sono.
Un saluto a tutti, per ora.

Tra la sera, e una piuma

Buonasera (è sera mentre vi scrivo).
Ammetto di sentire un po’ la mancanza di questo tipo di scrittura. È curioso, ma forse solo per me in questo momento, pensare a quanti tipi di scrittura ci siano, in quanti modi e stili diversi si possa dire la stessa cosa.
Ah, a proposito, ho scoperto da poco che il mio “amico” Pennebaker (lo psicologo di cui parlai qui), ha scritto proprio un libro in cui collega tratti psicologici col modo in cui si usano i pronomi.

Dicevo. Sì, un po’ questo stile di scrittura mi manca, perché scrivo per conto mio ma non scrivo in questo modo, scrivo in modo più confuso, così come le cose mi vengono in mente.
Mamma mia, dovreste provare :). Be’ niente, sono un po’ sotto stress per una serie di motivi, e insomma scrivendo di ciò che mi stressa le cose migliorano incredibilmente. E dopo un quarto d’ora che scrivi ti accorgi che vengono su i pensieri più sommersi, quelli a cui consciamente non pensavi, che avevi dimenticato, e questa cosa è incredibilmente intrigante, e mi sento come uno che fa degli esperimenti 🙂
Almeno un quarto d’ora senza interruzioni, tranquilli per conto proprio, senza pensare ma solo scrivendo ciò che viene in mente, nel caso voleste provare! 🙂
Non prendetemi per matto, mi raccomando! (ma si, un po’ mi sa che lo sono 🙂 )

Pensavo che non è strano che moltissimi blogger leggano i libri, perché ormai ho capito che è proprio la lettura che stimola quelle stesse aree che ti portano alla scrittura.

Torno un attimo alla scrittura “personale”.
La questione non è solo scrivere se sei stressato. Io non capivo bene che volesse dire “crescita personale”, mi sembrava una di quelle traduzioni di quelle frasi americane ad effetto.
E invece no. Quando continui a scrivere ti rendi seriamente e concretamente conto di come pensi, di come agisci, e questo ti porta a conoscerti in un modo che potresti non aver mai visto prima.
Poi non è che diventi un altro, di sicuro non subito. Però credo che questa cosa sia assolutamente da fare.

Nel frattempo, fuori piove come faceva un’ora fa e come faceva due ore fa e tutto il pomeriggio. E questa pioggia mi ricorda l’atmosfera che pervade, più o meno, Norwegian Wood (che sto leggendo, su ispirazione della vicina Ilaria, per ora vacante)
Però, nello stesso momento mi viene in mente anche questa musica che vi linko qui sotto, la musica della scena d’amore di Blade Runner. Caspita ragazzi (e ragazze), è così delicata ma così evocativa, ed è meglio che mi censuri, però sì, nella scena che, così, mi è venuta in mente, c’è una piuma…

Margaret Mazzantini alla Festa del libro 2011 di Roma

Le luci si spengono, e i toni caldi della sala diventano scuri. Sul palco risaltano le due poltroncine semicircolari rosse, illuminate da due occhi di bue. Entra l’intervistatore, Marino Sinibaldi, introduce la manifestazione, e poi presenta la scrittrice: Margaret Mazzantini.

Volevo prender parte a qualcuna delle varie interviste/racconti che la Festa del libro e della lettura prevedeva. Questa sera erano in programma, in contemporanea, Margaret Mazzantini ed Elmore Leonard, in due sale diverse. Confesso che non ho letto un libro di nessuno dei due, e che se avessero fatto un’interrogazione tipo quelle di scuola con “alzi la mano chi ha letto almeno un libro dell’autore” avrei dovuto nascondermi sotto la poltrona :). Ma chi doveva parlare erano loro, e io poi ero interessato, per cui ero giustificato 🙂

Be’, avevo quasi scelto Elmore Leonard perché dalle informazioni sul suo intervento avevo appreso che avrebbe probabilmente parlato delle regole che secondo lui uno scrittore dovrebbe seguire.

Però, mi sono reso conto che, probabilmente, la Mazzantini avrebbe parlato di più di relazioni ed emozioni, e siccome nel libro che teoricamente vorrei scrivere ci dovrebbe essere un bel po’ di quella roba lì, allora ho optato per lei.

Come è fatto uno scrittore?
Poco tempo fa ho passavo per una libreria e ho assistito a una breve intervista a Wilbur Smith, e devo dire che di lui diresti “sì, potrebbe fare lo scrittore” (se non sapessi che già lo fa). Della Mazzantini non direi proprio la stessa cosa, ed in effetti lei non è scrittrice da sempre.Forse mi immagino gli scrittori tutti pensosi e riflessivi?

Lei no, lei era … agitata, ma no, non è il termine giusto, come dice lei è irrequieta e si vede tantissimo. Parla parla, e parla veloce, ma alla fine mi è piaciuto come ha parlato, mi è piaciuto perché si vedeva la sua passione per isuoi libri e per la scrittura, per le storie.

Già, perché sebbene il titolo della conferenza/intervista fosse “come scrivo i miei libri”, in realtà una buona mezz’ora è andata nella descrizione del suo ultimo libro, “Nessuno si salva da solo“, ma d’altra parte è giusto, e l’argomento ha comunque aperto la via ad altri.

Il titolo dice che glielo ha praticamente suggerito un signore anziano, che una sera al ristorante le ha chiesto “preghi per me, che nessuno si salva da solo”.

E il ristorante sembrerebbe essere per lei un luogo di ispirazione. Racconta come spesso dica al marito di stare zitto perché deve ascoltare le conversazioni degli altri (e Sinibaldi commenta “è una buona scusa per far star zitto il marito!“)

Sì, si fa i fatti degli altri, e in questo mi ci sono ritrovato :). E credo che solo con un’attenta osservazione del mondo, una persona possa poi raccontarlo. Infatti lei dice che è attenta ai dettagli, e questo si è sentito tanto quando ha descritto i personaggi del suo libro, ne parlava come se fossero persone vere, che conoscesse realmente.

E mi è tornata in mente una frase che ha detto Saviano nell’intervista sul primo dvd di “io scrivo”, il corso di scrittura del Corriere della sera, e cioè che leggendo un romanzo, se è scritto bene, è come se tu fossi stato nella storia narrata, e appunto la Mazzantini parlava di quelle persone come fossero state vere.

Sulla scrittura in senso stretto Margaret Mazzantini ha detto che non vede le scuole di scrittura come assolutamente necessarie, anche perché lei è arrivata ad essere scrittrice in uno strano modo, e il primo libro l’ha scritto su un quaderno che il marito le aveva regalato mentre erano a Parigi e lui lavorava. Fino ad allora non aveva avuto sentore che avrebbe potuto avere successo a scrivere.

E, cosa più importante, ha sottolineato ciò che mi era già arrivato da un altro libro che sto leggendo, e cioè che scrivere in senso professionale è un lavoro, e puoi avere tutto il talento che ti pare, ma poi devi metterti lì e stare ore e ore seduto a tirar su il tuo libro.

Riguardo la trama e la storia, quando parte non va avanti alla cieca ma ha già un po’ in mente ciò che succederà, sebbene confessi che le piace perdersi nelle storie laterali.

Come Wilbur Smith, anche la Mazzantini ha sottolineato come si soffermi sull’imperfezione, perché l’imperfezione è la realtà e ci rende diversi gli uni dagli altri. E come, con particolare riferimento alla sua ultima storia, l’imperfezione sia presente non solo nelle persone, ma anche nelle relazioni che si instaurano tra di esse.

Margaret Mazzantini ha parlato tra un personaggio e l’altro anche un po’ della sua vita, e mi ha colpito una cosa che ha detto a un certo punto. Non la ricordo esattamente, ma insomma era che quando si arrabbia, quello che ucciderebbe – diciamo scherzando ma non troppo – è proprio il marito, perché è proprio da lui che non si aspetterebbe certe cose. Insomma quella rabbia per qualcosa che può fare viene proprio da quella stima che prova per lui, per il credere in lui. E mi ha colpito perché mi è capitato qualcosa di simile, e… ho capito esattamente cosa voleva dire.

Alla fine Sinibaldi ha chiesto alla Mazzantini di leggere un brano del libro, e lei si è messa a sfogliarlo per decidere da che punto attaccare. I secondi passavano, regnava il silenzio totale, quando lei all’improvviso fa: “Sono simpatica a tutti sto sul cazzo solo a te”. E Sinibaldi, col quale sembravano amici, sottolinea sorridendo: “non era una sua affermazione finale…” :-D. Ilarità generale :). Immagino fosse appunto una frase del libro, anche se poi il brano scelto è stato da tutt’altra parte.

Vicino a me c’era l’ufficio stampa dell’Auditorium, che concretamente era una ragazza che durante l’intervista scriveva un pezzo su un netbook. Non so se fossero solo appunti, perché pensavo che forse è meglio scrivere di un fatto quando l’hai visto tutto, per soffermarti sui punti che sono stati quelli salienti. Be’, niente, solo una nota curiosa.

Sabato prossimo c’è il sociologo Bauman che parla di Facebook, forse ci vado. Sperando che non dica cose già sentite, ma non credo. E poi voglio vedere questo Bauman del libro “Amore liquido” che sento citare più volte.

Ah! Sebbene il nuovo libro della Mazzantini parli di un amore… imperfetto, cita la canzone One, degli U2. Un amore perfetto potrebbe esser visto come una fusione, come un unicum; e quel “one”, quel concetto che la canzone esprime, credo avesse tutto il diritto di stare di un libro che parla di una storia d’amore, comunque essa vada a finire.

Link a One

Festa del libro e della lettura 2011: Libri come

Festa del libro e della lettura 2011: Libri come
Festa del libro e della lettura 2011: Libri come

Passando alcuni giorni fa da Feltrinelli, ho appreso di un evento interessante e non così tanto pubblicizzato.
Si tratta della Festa del libro e della lettura “Libri come“, che si terrà a Roma, all’Auditorium Parco della musica, dal primo al dieci aprile.
Questa sarà la seconda edizione, e devo dire che se la scorsa me la sono persa del tutto, stavolta vorrei partecipare a qualche incontro.
Quello che mi ha colpito è come il tema della manifestazione sia proprio il mio “nuovo interesse”, e cioè come si scrivono i libri. Non solo quello, in realtà, anche come si pubblicano, come si distribuiscono, ma di quello personalmente me ne importa meno. Comunque, il tema, lo si capisce già dal titolo (Libri come), è proprio il come, il dietro le quinte che tanto mi incuriosisce.

Sono previsti tantissimi eventi e incontri con scrittori, editori e quant’altro.
Qui, sul sito dell’Auditorium, trovate il programma completo, che io invece ho tra le mani in un cartoncino pubblicitario (che è un lenzuolo per quanti eventi ci saranno) preso da Feltrinelli.
La manifestazione è stata di fatto già aperta il 21 marzo scorso con l’intervista in anteprima a Jonathan Franzen, “Come ho scritto Libertà”, il suo ultimo libro.
Ci saranno nomi noti e meno noti; mi saltano all’occhio sicuramente Andrea Camilleri, Alessandro Baricco, Dacia Maraini, Margaret Mazzantini ed Umberto Eco.

Particolarmente interessanti potrebbero essere i laboratori “I mestieri del libro“. Tra questi, c’è un corso di due giorni intitolato “Tecniche di scrittura”, tenuto dalla Scuola Holden, e in particolare da Elena Varvello. Dalla stessa scuola, con Fabrizio Cestaro, un altro breve corso di “Narrazione cinematografica
Altri laboratori saranno sulla gestione di una libreria, di una casa editrice e altro.

Sicuramente un bell’evento.

Libero

Libero. Mi sento in questi giorni esattamente così.
E` una bella sensazione, e non era così da un bel po’ di tempo.
Guardo la mia scrivania e mi accorgo che adesso è anch’essa libera; e penso che spesso, anche se non sempre, l’ordine intorno a te rispecchia il tuo ordine interiore.

Perché mi sento libero?
Perché ho risolto, ho capito fino in fondo una questione che mi ha dato da pensare per mesi e mesi. E a risolverla mi ha aiutato il libro sulla felicità di cui parlai, che ha svolto egregiamente la sua funzione 🙂
Ma non è così semplice, e non è stato, come pensavo, il blog in sé ad aiutarmi e sistemare i miei pensieri, ma è stato il blog che ha fatto nascere un breve scambio di messaggi che ha portato alla segnalazione di quel libro.

E il libro mi ha portato all’altro libro, quello sulla scrittura.
Ed è stato grazie alla scrittura che ho compreso definitivamente quei pensieri che erano, evidentemente, ancora un po’ aggrovigliati.
E a dire il vero mi ero già avviato verso quel sistema per capire meglio la questione, ma da quando ho letto che scrivendo vedi le cose più oggettivamente, che percepisci le tue sensazioni come se fossero un po’ staccate da te, e che man mano che riscrivi di fatti complessi ti focalizzi sui punti fondamentali, ecco, mi sono messo a scrivere (per conto mio)  con un impegno che non avevo mai messo prima.

Perché scrivere di certe cose può risultare non del tutto piacevole, però se qualcuno ti dice che ci sarà un risultato, allora tu lo fai sicuramente più invogliato.

Il libro della felicità ha portato un altro risultato decisamente interessante: mi ha fatto riflettere in un modo nuovo rispetto alle nostre componenti razionale e istintiva. E certe volte mi sembra quasi di distinguerle chiaramente; e forse è impossibile, però sono sicuro di vedermi diversamente da prima. E mi sembra qualcosa di estremamente potente.

Libero… ecco, in realtà volevo parlare di un’altra libertà, quella di scrivere sul blog.
E` paradossale, ma non raramente la libertà è il controllo.
Perché quando decidi tu i limiti, allora sei chiaramente libero.
E ci pensavo perché ieri sono stato un po’ indeciso se scrivere quel post.
Riflettevo oggi su quali fatti sia opportuno per me scrivere qui, e mi sono detto che in realtà mi è già abbastanza chiaro: ce ne sono alcuni su cui non ho dubbi a tenere solo miei, e di quelli non scriverò; quelli su cui ho dubbi, be’, non sono in realtà così importanti, e scriverne ci può stare.

Perché poi non mi piace troppo un blog impersonale. Il blog è per certi versi uno strumento tecnico dove puoi pubblicare di tutto, anche articoli giornalistici.
Eppure, per la sua stessa struttura, è stato ideato per essere una memoria personale, tanto che in numerosi template viene dato molto risalto alla data.
Insomma, secondo me il blog nel senso più autentico del termine è un blog che dica qualcosa di te.
E` vero, si può parlare di sé in molti modi, senza essere troppo espliciti.
Però, mi ritrovo a sentire quei blog in qualche modo distanti, come in fondo è l’intenzione dell’autore.

Ora che sto terminando questo papiro, ripenso al titolo, e trovo che questo sia forse il post più appropriato per questo blog: chi potrebbe scrivere un post intitolato Libero, se non un gabbiano? 🙂

Istantanea di un pensiero

I pensieri spuntano a volte all’improvviso come gli arcobaleni, e come questi risplendono per un po’, e se non li catturi con una foto, si dissolvono.
E allora, ecco, sì, in questo esatto momento ero ispirato a scrivere, e sebbene dovrei essere già a letto, eccomi invece qui, davanti a delle parole che si formano.
Forse sto impazzendo, chi lo sa. Sì, perché mentre mi avviavo per i preparativi pre-letto mi sono messo a ridere, come un bambino che sta davanti ai cartoni animati con un panino con la nutella in mano :).
E in realtà, oggettivamente parlando, non avrei proprio troppo da ridere, ma sono contento come quel bambino con la nutella per vari motivi, per pensieri risolti e azioni messe in atto; ma forse prima ridevo perché avevo appena sfogliato l’altro libro che avevo ordinato, quello che, potrei dire riassumendo, ti insegna a scrivere, ma se ho capito bene dovrebbe insegnarti a farlo facendo sì che al tempo stesso quella scrittura ti sia utile per la tua crescita personale.
E potrebbe essere niente come potrebbe essere tutto, ma sento come se avessi spalancato un portone verso degli infiniti spazi da esplorare, e mi sento quasi emozionato. E curioso, che starei tutta la notte a leggere il libro, e invece se non vado a dormire subito so che domani mattina sarò a pezzetti :).
Be’, direi che una specie di istantanea l’ho fatta, spero che potrò utilizzarla come copertina del libro che si andrà a comporre da qui in poi.

Il pensiero e il rumore

E` vero, il rumore distrae. Sicuramente distrae me quando devo concentrarmi, ma la mia affermazione, in questo caso, si riferisce a quando vogliamo concentrarci sui nostri pensieri più profondi, sulle nostre emozioni.

Tra i consigli che propone il libro di cui vi ho parlato pochi giorni fa c’è quello di scegliere un luogo per la scrittura che sia al riparo dalle distrazioni, siano esse odori o rumori. In questo modo, sostiene l’autore, si riuscirà più facilmente a entrare in contatto con i pensieri più profondi, quelli legati alle nostre emozioni.

Pensavo come effettivamente le distrazioni ci facciano rimanere in superficie; pensavo per esempio come non mi vengano articoli troppo riflessivi quando sono distratto da tante altre cose.
Evidentemente siamo fatti così, se poniamo attenzione al mondo circostante non riusciamo a concentrarci sul nostro mondo interiore.
Non so se questo sia un bene o un male; penso che magari tra un milione di anni, chissà, saremo in grado di concentrarci contemporaneamente su entrambe le cose?
Potrebbe anche essere.

Certe volte mi piace quando mi trovo in silenzio e mi vengono pensieri vari in mente, e poi questi come volteggiando sembrano agganciarsi, e formarne di più complessi, fino a che uno di senso compiuto e più ampio prende vita.
Penso ora, preso da questi consigli sulla scrittura, che forse se cominciassi a scrivere quei pensieri che volteggiano potrei farne agganciare altri più facilmente. Ma non ne sono del tutto sicuro. Cioè, sì, sicuramente se ne aggancerebbero degli altri, tuttavia sto valutando se il pensiero libero, non scritto, consenta di vagare tra spazi più lontani, mentre la scrittura porti a una maggior consequenzialità.
Vediamo un po’. Intanto ho ordinato pure il libro che basandosi sull’altro dà dei consigli pratici e dovrebbe contenere anche indicazioni sulla scrittura creativa.