Seguendo Babbo Natale

Babbo Natale Noradsanta.org

Sapete che è possibile seguire Babbo Natale online?
Lo potete fare su noradsanta.org, dove si può vedere Babbo Natale che va in giro per la Terra guidando le renne.
Mi ricordo quando ero piccolo e aspettavo la mattina di Natale per aprire i pacchi che trovavo sotto l’albero. Mi ricordo la felicità nel vedere che Babbo Natale era passato, la contentezza nell’iniziare a giocare subito con i giochi che erano nei pacchi.
Non so se allora il Natale fosse per me solo quello. Adesso non lo sento più come prima, credo però possa essere un giorno per stare con chi abbiamo vicino o per riflettere sui rapporti con le persone vicine a noi.
Buon Natale a tutti, e buon inseguimento di Babbo Natale!

Le fate ignoranti

Negli ultimi tempi ho visto parecchi film, rifornendomi dalla biblioteca. Devo dire che pur essendo vero che in biblioteca non ci sono le ultimissime novità, tutti i film sono stati già selezionati e sono quindi di una certa qualità. Insomma, per me che in passato non avevo utilizzato questo servizio è stata una piacevole novità.
I libri continuo a comprarmeli, perché pur essendo il prestito di un mese, a volte vado lento, e non voglio ansia da “riporto” :).

Tornando al titolo, uno dei film che ho visto è stato Le fate ignoranti.
Incredibilmente, non l’avevo mai visto, e dico incredibilmente perché è piuttosto famoso.
È il film più famoso, credo, di Ferzan Ozpetek, in cui recitano due bravi Margherita Buy e Stefano Accorsi.
Quando un film è fatto bene, quando gli attori sono bravi, non ti accorgi nemmeno che stai guardando un film; secondo me quella è la discriminante. È quello che ti fa immergere completamente nella storia.

Il film narra la storia di una donna che perde il marito e scopre che aveva una amante, che si scoprirà essere  … una fata ignorante. Chi è? Cos’è? Be’, se non avete visto il film ve lo lascerò scoprire.

Quello che volevo sottolineare con questo post è ciò che questo film, come alcuni altri, mi ha lasciato: la necessità di scoprire la complessità del mondo e delle persone, perché una “fata” può sembrare ignorante ma non esserlo affatto.

Il mondo è veramente molto complesso, e trovo che sia piuttosto naturale incasellare le cose e le persone in macro-categorie, perché altrimenti credo non potremmo prendere decisioni e fare valutazioni.
Ma se proprio qualcosa, o qualcuno, vuoi conoscerlo bene, allora può essere un viaggio che non finisce più.
Credo che in qualche modo siamo dotati di un istinto che ci fa decidere a chi dedicare le nostre attenzioni, perché è chiaro che a tutti non potremmo davvero farlo. Credo che questo istinto sia in realtà una complessa elaborazione del mondo che agisce a nostra insaputa, e che ci fa cercare ciò di cui sentiamo il bisogno, anche se potremmo esserne inconsapevoli in modo conscio.

Per ora vi auguro una buona visione se non aveste visto il film, che sicuramente merita.

Per quanto mi riguarda sto in una specie di “convalescenza” con alti e bassi, giusto per avvertire se non vedeste mie risposte a breve a eventuali commenti. Comunque sto migliorando. Ciao!

Gabbiano

La signora col cane per ciechi

Se giri per il tuo quartiere a piedi, e magari lo fai in orari simili, capita che incontri spesso le stesse persone. Alcune, almeno.
Così incontri chi si dedica alla corsa, chi porta a spasso il cane, e anche lei, la signora col cane per ciechi.
Lei è una donna di mezza età, lui è un cagnolone, un labrador.
Spesso la vedo seduta sul muretto di una scuola a riposarsi, oggi l’ho vista mentre attendeva di attraversare.
Guardare tramite altri occhi, è questo che succede.
E chissà come deve essere affidarsi completamente al cagnolone, chissà come deve essere il rapporto tra loro due.
Chissà se lui si rende conto di quanto sia importante per lei.
Un po’ come una coppia di umani, penso diventino un po’ una cosa sola, più di quanto non capita normalmente tra un padrone e il suo compagno.

L’inferno e la luce

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

[Italo Calvino, Le città invisibili]

Questo meraviglioso accostamento, di musica e parole, non è opera mia, l’ho trovato qui, mentre, incuriosito, cercavo di saperne di più su Us and Them, canzone dei Pink Floyd appartenente all’album Dark side of the moon, del 1973.

Cosa dire di più…
Che io l’inferno non lo accetto. E che è vero, è molto complicato, capire cosa e chi non è inferno, e rischiare su di esso, e far sì che la sua luce possa espandersi, e illuminare il mondo. Occorre molta saggezza, e riflessione, e comprensione, e spero prima o poi di averle tutte quante.

Una foto di me?

No, non troverete qui la foto di un gabbiano con gli occhiali da sole (sapete, sopra le nuvole il sole c’è ancora!! 🙂 ). No, dicevo, niente foto reali, ma una foto dei pensieri potrebbe essere lì, quella tag cloud nella colonna a destra. Ogni tanto la guardo, e guardo quella degli altri.
E` una immagine di noi?
Direi non del tutto, ma un po’ sì.
Perché è chiaro che un blog, specie se non contiene moltissimi articoli, o se questi articoli non sono molto personali, non può raccontare con esattezza chi è l’autore.
Però quella tag cloud è un riassunto molto potente, lo definirei così, di ciò che si scrive, specie se si cerca di inserire con la maggiore precisione possibile i tag.
In un modo o nell’altro, comunque, quella nuvola (toh!) di tag riassume, se non ciò che siamo, ciò di cui abbiamo sentito la spinta a parlare. Che non è poco.
Devo dire, tra l’altro, che non è a volte affatto facile assegnare i tag a un articolo, credo che questa operazione necessiti di particolari doti di astrazione, ed è un buon esercizio :).

tag cloud, foto dei miei pensieri
Nuvola tag al 15/10/2010

 

L’effetto a catena

Coelho nel Manuale del guerriero della luce solleva una questione molto importante, l‘effetto a catena del nostro comportamento nei confronti degli altri.

Come già osservavo, ciò che siamo dipende anche dalle interazioni che abbiamo con gli altri. E abbiamo un cervello, la nostra razionalità, ma abbiamo i nostri sentimenti, che possono essere accarezzati, o feriti, o chissà quante altre cose.

E ciò che ci arriva dagli altri inevitabilmente provoca in noi delle reazioni, anche se qualcuno magari fa finta di fare il duro e che nulla lo tocca.

Beh, insomma, quando ci comportiamo in un modo con qualcuno, dobbiamo tenere presente che il nostro comportamento potrebbe non influire solo su questa persona, ma lasciare in essa una traccia positiva o negativa, che contribuirà a formarne il comportamento nei confronti di altri, e così a cascata.

Si può dire quindi che certi comportamenti non siano responsabilità di chi li ha messi in atto?
Non credo, ma di sicuro credo che possiamo provare a comprendere il perché di quelle azioni, di quei comportamenti. Perché non siamo dei robot, e certe cose ci rimangono dentro.

Quando agiamo, quando diciamo qualcosa, siamo eticamente responsabili verso il mondo intero, perché il mondo intero è interconnesso.

Forse, pensando ciò, molte cose potrebbero andare diversamente.

La mia ortensia Paola

La mia ortensia Paola sta venendo su proprio bene.
E` “figlia” di una ortensia più grande che abbiamo qui a casa da molti anni, è stata riprodotta per talea (metodo che prevede il taglio di un rametto, che poi fa poi le radici e diventa una nuova pianta, per chi non lo sapesse).

E` l’unica pianta a cui ho dato un nome :), e l’ho fatto perché è quello di una ragazza che mi spiegò come si riproduceva l’ortensia.
Mi piace quest’idea che guardando una pianta si possa ricordare qualcuno, anche se con quella persona in particolare scambiai solo poche battute.
Piantai quel rametto verso fine estate, per tutto l’inverno sembrò morto, ma a primavera si videro le prime foglioline.
A volte, bisogna saper aspettare.

Mi piace molto il giardinaggio, e ti accorgi che poi non ci vuole molto ad avere il pollice verde, spesso è questione solo di avere un po’ di attenzione costante, dare acqua e concime.

Come dicevo qualche tempo fa, però non bisogna esagerare con le cure, né con le piante, né secondo me con le persone. Perché avevo una violetta piccola e carina, ma troppa acqua l’ha fatta, ahimé, affogare. E dire, che poco tempo dopo affondò anche il rapporto con una persona a cui quella violetta era per certi versi legata. Mah, che strane coincidenze…

L’ortensia in foto non è Paola :-), in caso prima o poi ve la presenterò.