Come sempre

Quasi mi veniva una poesia.
Come sempre riecco l’autunno, con le sue giornate in cui la luce si accorcia, con le temperature che vanno giù. Uff!

Certo, è anche un bel periodo se guardi la foto lì su, con le sue foglie rosse, ma specie col cambio dell’ora le giornate diventano veramente troppo corte secondo me.

“Come sempre”. Già. Parole rassicuranti, per certi versi, perché sai che tornerà la luce, e il calore, e tutto quanto. Ma parole che mi danno anche il senso del passare del tempo, tempo che sento passare velocemente. Tempo che sento più che altro sfuggirmi rispetto a tutto quello che dovrei fare.

Beh, non pensiamoci troppo, e pensiamo invece che questo è il primo post scritto con Gutenberg, il nuovo editor per chi scrive con WordPress, sia su wordpress.com che in generale. Apparentemente, non così diverso dall’editor precedente. Sarà forse che sono influenzato dal come sempre, stasera :). Carino il poter spostare i blocchi su e giù. E i colori più a portata di mano.

Ciao a tutti

La gatta con le cuffie

Mi è tornata in mente quella gatta che avevo sognato, l’ho vista entrare dalla porta della mia camera.
È strano, aveva su delle cuffie, bianche come il suo pelo lungo e morbido.
Mentre si dirige con passi flessuosi verso la finestra la guardo, e, sovrappensiero, le chiedo: «miciona, che ascolti?»
Lei si volta verso di me, mi scruta incuriosita, e prosegue.
Fuori c’è un cielo azzurro senza nubi, un sole splendente che illumina la stanza.
«Sono proprio matto, anche coi gatti mi metto a parlare! Però sarebbe bello se potessimo comunicare con gli animali, chissà quanto potrebbero sorprenderci», penso ad alta voce.
– «Ma quello non è un problema» sento all’improvviso dire alla gatta, «basta però che non mi interrompi mentre ascolto la Primavera di Vivaldi!»
– «Ma tu… parli!» mi stupisco io.
– «Perché, tu no?» replica lei.
– «Certo, ma io… io sono umano!»
– «A parte che tu sei un gabbiano, comunque dovresti sapere che aprendo la nostra mente possiamo capire più  di quanto non crediamo!»
– «Hai ragione miciona. Ma dimmi, come mai ascolti la Primavera
– «La sento nell’aria, e non vedo l’ora di andare a gironzolare per i tetti. Però fa ancora un po’ fresco, anche qui dentro»
– «Hai ragione, sai?», rispondo io. Con un gesto la invito allora a me: si avvicina alla mia sedia, poi con un balzo mi salta in grembo, e si acciambella.
La cingo delicatamente, mentre sta lì ferma, mentre fa le fusa.
Sebbene il suo candore richiami la neve di rigidi inverni, sento il suo calore, e lei sente il mio.
«Chi sarai, miciona? Mi parlerai ancora?», penso, mentre continuo ad accarezzarla.

Risveglio

Sento il tuo calore
appena sveglio,
abbracciati qui sotto il piumone.
Apro gli occhi,
vedo un raggio di sole
illuminarti il viso.
Sorrido, sono felice.
Sei il mio mondo.
Ascolto il tuo respiro calmo,
mi lascio inebriare dall’odore della tua pelle profumata
mentre le mie labbra la sfiorano morbide.
Ti svegli.
Guardo i tuoi occhi
che luminosi cercano i miei,
mi stringo a te,
ti bacio.
Buongiorno amore.

All’improvviso

Sei comparsa all’improvviso,
io ero lì in attesa,
ma non di te.
Ti sei seduta accanto a me,
mi hai sorpreso.
Ho cominciato ad osservarti,
discretamente, timidamente,
e poi di più,
quando il tuo sguardo non poteva accorgersi del mio.
Eri bellissima, delicata e sensuale,
pur avvolta in quegli abiti che ti proteggevano dal freddo.
Le tue calze nere ricamate d’oro
richiamavano l’attenzione sulle tue gambe snelle e sinuose,
il tuo cappellino incorniciava splendidamente il tuo volto.
Sembravi infreddolita,
forse non eri preparata a quella gelida serata.
Ho preso le tue mani tra le mie, per riscaldarle,
tu hai sorriso.
Siamo rimasti così,
per infiniti e meravigliosi secondi,
occhi negli occhi,
sempre più vicini.
Hai cercato il calore delle mie labbra,
e mentre tutt’intorno era silenzio
ho raggiunto lentamente le tue,
in un bacio caldo
come i battiti dei nostri cuori in quell’istante.
Non ti dimenticherò.

Gabbiano.

Ore di luce: quasi al giro di boa!!

Ore di luce a Roma
Ore di luce a Roma (dal Daylight hours explorer)

Come ho già scritto, amo l’estate non tanto per il calore, che pure apprezzo quando non eccessivo, ma per la luce.
La luce mi dà energia, come credo la dia un po’ a tutti, e la notte, nonostante mi piaccia perché ci consente di vedere le stelle e perché in generale può essere fonte di ispirazione, non mi piace, quando è troppo lunga.

Sebbene l’inverno stia per iniziare e il clima potrà essere spesso rigido come in questi giorni, le giornate invece torneranno ad allungarsi proprio dal solstizio d’inverno, il 21 dicembre, e questo mi fa molto felice :).

Il 13 dicembre, Santa Lucia, contrariamente a quanto un noto detto recita (“Santa Lucia il giorno più corto che ci sia“), non è infatti il giorno più corto dell’anno, ma esso è, ovviamente, il solstizio d’inverno.
Il detto sembra sia nato molti secoli fa, quando era in vigore il calendario Giuliano, poi sostituito da quello Gregoriano nel 1582, quando dal 4 ottobre si saltarono 10 giorni e si passò direttamente al 15 ottobre. Si era infatti accumulata nel tempo, col precedente calendario, una discrepanza tra anno civile e anno solare, che noi cerchiamo di sistemare grazie agli anni bisestili.

Ho trovato in rete una piccola applicazione, il Daylight hours explorer, che, selezionando la latitudine desiderata e il giorno dell’anno, mostra (in ordinata, cioè verticale) quante ore di luce ci sono nella giornata.
Come si vede, stiamo per toccare il fondo, per risalire poi dolcemente al massimo di ore di luce, al solstizio d’estate.

La latitudine di Roma è 41°54’N, Milano 45°28’N.

Buona luce a tutti 🙂