Un purè coi pomodori rossi

Non so come mi sia venuta in mente quell’immagine: un purè di patate, con qualche pomodoro pachino sparso qua e là, di un rosso invitante, e intenso, e fresco.
Il purè stasera lo faccio io.
Ma non che lo cucini! 🙂 No io sono il purè per come stasera mi sento stanco. Però ci sono anche i pomodori, dei guizzi dettati da gruppi di neuroni che riunitisi per il sabato sera stanno facendo piccole festicciole qua e là, nel cielo un po’ grigio.

Ho tanti pensieri per la testa.
Pensieri dettati sicuramente anche dalla stanchezza, ma non solo.
Uno è che ho pensato più volte che il mio “esperimento” blog non è terminato ma quasi. Può essere solo il periodo, ma la verità è anche che io, ci ho riflettuto, sono piuttosto esploratore, e una volta conosciuto quanto basta il “terreno di gioco”, mi dedico magari a esplorare altro.
Per esempio ecco, adesso che ci ripenso potrebbe essere interessante scrivere il famoso blog in inglese, ma in realtà, ve lo dico, non è che sia del tutto in grado.
Però beh si penso che mi si capirebbe :), e se riprendo un po’ pratica magari potrei anche migliorare.
Perché ve l’immaginate di quanto si amplia la platea cambiando lingua???

L’amore. Ci ho ripensato, perché anche se risale a tanto tempo fa mi aveva colpito quell’osservazione della collega-vacante Ilaria. Quando diceva “love is in the air” o simile su qualche post amoroso tipo quelle poche poesie venutemi.
Non c’era un amore… oddio, come lo chiamo?… effettivo :), ma c’era una certa forma d’amore per chi e per come non vi sto a dire. E credo che l’amore, diciamo quello più inebriante dell’innamoramento, alla fine trabocchi in qualche modo, da qualche parte…
E sì è anche vero, per esempio, che un giorno mi ero soffermato su un libro di poesie di Neruda in libreria, e in poco tempo mi aveva lasciato una forte sensazione che poi mi aveva ispirato, ma non penso fosse solo quello.

Ehm, ma che sto facendo il “dietro le quinte gabbiane”?
Noooo, mai svelare i trucchi del mestiere!! 🙂
Ma che importa, e poi mica erano “trucchi”.

Inibito. Sì ecco, il problema è anche questo, che all’inizio pensavo di scrivere al nulla, e adesso no. Non che abbia mai raccontato troppo in dettaglio i fatti miei, ma la mia prospettiva è molto cambiata.
Anche perché se poi all’inizio pensavo di essere del tutto anonimo, adesso non lo sono più.

Cose belle.
Qui ci vorrebbe un post, ma sì ecco volevo dirlo che poi non si sa mai :).
Col blog mi sono successe alcune cose oltre le iniziali aspettative, che in realtà erano più o meno nulle.
“Cose belle”… eh, già, come spiegarvelo senza dire tutti i dettagli?
Mah.
Posso dirvi quella principale: la mia nuova consapevolezza. Tutto partito dal libro sulla felicità, e non finito lì.
Sarebbe un discorso piuttosto lungo che ora non ho le energie per fare, ma penso che non sarò mai abbastanza grato alla fuggevole commentatrice che lasciò quel titolo.
Le altre cose belle? Ehhhh….. alcune da far girare la testa, ma mi chiedo cosa penserete su queste parole e mi scuso per la cripticità.

Well, come direbbero gli inglesi, è vero, questo è un post retrospettivo, ma non è che chiudo qui, sono però un po’ scarico, e volevo fare il punto.

Ci rivedremo (e non è una minaccia) 😉 )

Stand by me

Qualche giorno fa ho visto Stand by me. Stand by me è un film sull’amicizia a 12 anni, un’amicizia a cui credo abbiano fatto bene a dedicare un film.

All’inizio il film mi sembrava un po’ troppo semplice, ma…credo di aver capito cosa avevo visto grazie all’ultima frase del film, che, per chi non l’avesse visto, non rivelerò ;-).

Credo che ogni età abbia i suoi pro e contro. Certo, quando sei spensierato sembra tutto più bello e più facile, ma è anche vero che magari riesci ad apprezzare meglio certe cose quando capisci un po’ più del mondo.
Ogni età comunque passa, e bisogna viverla più che si può, perché quei momenti non torneranno mai più.

Questa è Stand by me, la canzone. Era tanto che non la sentivo, e vi confesso che mi piace un sacco. La sento mia, mi sento in sintonia col suo ritmo, con la sua melodia.

Mi è capitato di trovare un’altra versione di Stand by me, eccola. Sono morto dalle risate guardando il video. Non dico altro 😉

Come combattere lo stress: pensiamo al presente

Un coniglio. Questa è stata la prima immagine proiettata durante la conferenza Tempo e stress, tenutasi oggi all’Auditorium Parco della Musica di Roma, nell’ambito del Festival della scienza, che quest’anno ha analizzato il tempo nei suoi vari aspetti.

A tenere la conferenza è stato Ronald D. Siegel, professore di psicologia ad Harvard.

La conferenza, di fatto una lezione con tanto di lucidi proiettati, ha trattato il tempo dal punto di vista dei nostri pensieri, spiegando come lo stress sia legato al pensiero del futuro.

Ma torniamo al coniglio.
Quando il coniglio vede un suo predatore, entra in una condizione di attenzione che fa sì, per esempio, che la vista sia potenziata, che il pelo si rizzi così che l’animale sembri più grosso, che la digestione si fermi, perché, commenta scherzosamente il professore, non ha senso digerire se poi sarai mangiato da qualcun altro!

Un coniglio, passato il pericolo, torna il coniglio di prima, non si preoccupa, scherza Siegel, se la volpe andrà a dare fastidio ai familiari o se ha abbastanza carote in banca per vivere una pensione tranquilla.

E poi si passa a una immagine di Lucy, la nostra famosa progenitrice vissuta in Africa.
Come poteva Lucy sopravvivere in un ambiente ostile dove, dice Siegel, qualsiasi animale corre più veloce di te?

È stato possibile grazie all’uso del pollice opponibile, che ha consentito di costruire utensili, e ai lobi frontali più sviluppati di altre creature: essi consentono di pensare nel futuro, anticipando potenziali situazioni pericolose e programmando le azioni da compiere, anche rielaborando informazioni passate.

Questa stessa capacità, può procurare però dei problemi. Perché l’essere umano, al contrario del coniglio, può attivarsi in condizione di pericolo anche solo pensando al futuro, e si può quindi soffrire di thinking disease, la “malattia del pensiero” se vogliamo tradurre letteralmente, o per dirla in generale, delle preoccupazioni che vengono proprio dai nostri pensieri.

Siegel dice infatti che ciò che genera stress è il pensiero del futuro, e che la nostra mente si perde naturalmente nei pensieri più disparati, tra cui quelli futuri, allontanandoci così da quella situazione di tranquillità a cui tutti aspiriamo.

Qual è la soluzione?

Ispirandosi a principi provenienti da varie culture e varie epoche, parte della scienza propone come soluzione la mindfulness. Significa, fondamentalmente:

  • avere consapevolezza del presente
  • affrontare ciò che stiamo facendo
  • accettare ciò che sta accadendo

Questo perché siamo felici quando viviamo il presente.

Siegel cita infatti Gilbert, professore di psicologia sociale di Harvard, che ha svolto il seguente esperimento: ha chiamato un gruppo di persone selezionate, in vari momenti della giornata, chiedendo loro se erano felici e cosa stavano facendo.
La maggior parte di coloro che erano felici stavano pensando al presente, non al passato o al futuro. Ciò che facevano concretamente era ininfluente, quello che era importante era dove fosse diretto il loro pensiero.

Siegel consiglia quindi di:

  • rallentare, passare in modalità single tasking, occuparsi cioè di una sola cosa per volta, al contrario di quanto avviene spesso oggi
  • concentrarsi sul singolo fatto di cui ci stiamo occupando: così facendo la mente sarà completamente a disposizione e potremo usarne la flessibilità e le potenzialità per svolgere l’operazione corrente
  • accettare ciò che accade, un po’ come, dice Siegel, quando un cagnolino fa i suoi bisogni dove non dovrebbe e prendiamo la cosa con filosofia perché è un cucciolo a farlo, pensando che dovrà solo imparare come comportarsi; evitare quindi eccessive rigidità nei confronti di ciò che accade

Per propiziare, diciamo così, la mindfulness, occorre concentazione. Così Siegel propone, per esempio, se siamo in coda in auto, di non pensare al fatto che arriveremo tardi, ma ad esempio di osservare le luci posteriori delle auto per rimanere qui nel presente.

Suggerisce come ci si possa concentrare sul proprio respiro, e come esistano numerosi esercizi per la concentrazione sul presente.

Dice che mentre chiudiamo gli occhi e ci concentriamo sul respiro, su di noi e su come i polmoni si gonfiano, probabilmente la nostra mente vagherà comunque tra i pensieri, ma col tempo si riuscirà a dominarla maggiormente, ancorandola nel presente.

Riguardo la felicità, Siegel dice che ognuno ha dei punti fissi attorno ai quali tende a trovarsi.
Dice infatti che parte della nostra felicità è determinata geneticamente, e questo per un 50%.
Ma sostiene che la nostra attitudine nei confronti di ciò che accade, il nostro modo di vedere e quindi sentire quei fatti, determina ben il 40% della nostra felicità.
Le circostanze influiscono solo per il 10%, proprio perché siamo noi a dare un significato specifico a ciò che accade.

Per il raggiungimento della felicità, Siegel propone quindi di:

  • gustare i momenti presenti, pensando ad essi senza continuare a preoccuparsi del futuro
  • impegnarsi, in modo che l’impegno ci sottragga parte della consapevolezza di noi, e che ci troviamo in una “esperienza di flusso” affrontando le sfide che ci poniamo
  • impegnarci in qualcosa più grande di noi, che possa portare beneficio non solo a noi, ma soprattutto agli altri. Siegel considera infatti come mentre la nostra vita è limitata, azioni che portano beneficio agli altri e al mondo hanno per noi un significato e una importanza maggiore delle altre.

Infine, il professore ha lasciato il link a www.mindfulness-solution.com, il suo sito che tratta dell’argomento dove, peraltro, sono presenti alcune meditazioni.

Ho scritto un po’ al volo questi appunti tenuti per lo più in mente, visto che in sala era buio e ho scritto molto poco, quindi ci potrebbero essere errori e vi invito a verificare ciò che è contenuto in questo articolo. Credo comunque che approfondirò sicuramente la questione mindfulness.