La regola di Hemingway

Ernest Hemingway

A volte si pensa che i grandi scrittori abbiano o abbiano avuto successo grazie a una sorta di genialità nella loro specialità, o almeno questo è quello che più volte ho pensato io, ma non è del tutto così.

Sicuramente, credo io, per diventare dei grandi scrittori occorre del talento, ma quello che occorre è anche autodisciplina e qualche strategia che ti aiuti.

Accidental GeniusMi è capitato di leggere, dal libro Accidental Genius, che Hemingway per esempio si era dato delle regole, e tra queste lo scrivere tra le cinquecento e le mille parole al giorno, indipendentemente da come andava la scrittura. Sembra registrasse il totale delle parole scritte su una tabella appesa al muro.

Ma, soprattutto, e questa mi è piaciuta di più, Hemingway finiva di scrivere lasciando incompleta una frase, un pensiero, in modo da ricominciare il lavoro da quel punto, a cui poi riagganciarsi mentalmente.

Queste due regole davano ad Hemingway una certa tranquillità nel fatto che avrebbe scritto, infatti quest’ultima regola lo aiutava a superare il blocco che si può avere davanti a un foglio bianco, mentre l’altra regola gli diceva quanto procedere.

Possiamo insomma essere più produttivi se ci diamo delle regole che soprattutto vadano bene per noi, ma che possono anche esser valide in generale.

Accidental Genius dice che una regola può essere diverse cose, da un esercizio da provare a una tecnica da seguire, o anche un compito da completare. Il libro dice che le regole devono essere qualcosa di fattibile, misurabile. Lo scopo delle regole non è quello di farci sentire al sicuro o calmi, ma di farci scrivere.

Accidental Genius consiglia di usare regole semplici, come per esempio quella per la quale avremo cinque versioni del paragrafo di apertura entro la fine della giornata, e di evitare quelle troppo ambiziose, come per esempio il fatto che la scrittura della giornata cambierà la nostra vita.

E voi, avete qualche regola da seguire quando scrivete?

 

The big cheese

big_cheese

Con una mossa a sorpresa Gabbiano spiazza tutti e invece di ripresentarsi a scrivere di nuovo dopo enne mesi eccolo qua, tutto svolazzante come non mai 🙂

Ebbene sì, rieccoci qua.
Ho iniziato a leggere On Writing, di cui vi ho parlato sommariamente in questo post. Prima mi  sono messo a sfogliarlo un po’ a caso, e una delle prime parole che ho trovato è stata “big cheese”. Ho cercato cosa significasse e ho letto che vuol dire “persona importante”. Big poteva forse indirizzare verso qualcosa del genere, ma non era per niente scontato e non avevo mai sentito una espressione come questa. Non mi ricordo nemmeno se è US English o no, comunque vuol dire quello.

Ho iniziato poi a leggere il libro da capo, e a proposito, Stephen King dice che quella che ha scritto all’inizio non è una vera e propria biografia, ma un curriculum vitae su come è diventato scrittore. In effetti messa così la cosa è un po’ più interessante. Perché devo confessare che cercavo un libro che non divagasse troppo, e da quanto ho capito solo parte di On Writing parla veramente della scrittura.

In effetti, dopo il primo capitolo sono saltato alla parte “The Toolbox” (la cassetta degli attrezzi), a pag. 121, proprio per andare al sodo. King la prende un po’ alla larga 🙂 e parla prima della cassetta degli attrezzi dello zio, comunque beh tra un po’ di pagine arriverà anche il vero argomento.

Mi urta un po’ cercare un certo numero di parole, ma tutto sommato sono contento di aver comprato la versione inglese del libro. Perché mi rendo conto di andare abbastanza bene sull’inglese tecnico ma di ignorare o di aver scordato parole di uso tutto sommato comune. Per esempio, se mai l’avevo imparata, non ricordavo che brass volesse dire ottone, mamma mia! 🙂

Però copper lo ricordo :-).

Sto ripensando a un blog in inglese. Dovete sapere che il 71% dei blog è in inglese, almeno quelli su wordpress.com. Lo potete vedere dalla pagina di statistiche di wordpress.com, che fa sempre un certo effetto per la sua mappa animata dei blog. Ho fatto in effetti qualche giro per blog inglesi e ho visto che non di rado ci sono migliaia di follower.
Sarebbe una esperienza da provare. Ci vorrà la giusta energia per partire, che ancora non mi pare ci sia, come attesi tanti anni fa il momento per partire col blog.

Me lo ricordo ancora, aspettavo il nome, che alla fine arrivò. Vedremo!

On Writing

beach-summerCiao a tutti,

stasera mi è tornato un po’ lo spirito  dei primi tempi del blog. Non saprei dire cos’è esattamente, ma di sicuro una certa energia scrittoria c’è, se mi sono messo “addirittura” a scrivere un post. E dire che oggi è stata anche una giornata senza sole.

Nel frattempo sta iniziando X-Files, il film, non l’ho mai visto e stasera non mi va di vederlo. E siccome leggo che non è proprio il top, non vorrei rovinarmi il ricordo della serie, di cui ero un fan abbastanza serio!

Ma torniamo a noi. On Writing.

on-writingOn Writing è un libro di Stephen King, ed è un libro, come dice il titolo, sullo scrivere. L’ho comprato ieri su Amazon, è arrivato oggi. A dire il vero nella lista dei desideri avevo messo Zen in the art of writing di Ray Bradbury, altro libro famoso sulla scrittura (è un insieme di saggi in realtà), ma poi andavo di fretta e dovevo aggiungere qualcosa a un ordine e ho deciso per On Writing, che è il primo in classifica per i libri sulla scrittura.

Ho scelto la versione inglese. Spero di non pentirmene. Perché l’inglese lo leggo abbastanza fluentemente, ma dipende anche da qual è il vocabolario dello scrittore, se cioè usa molti termini poco usati o no. Ho aperto a caso una pagina e per esempio ho trovato l’espressione “big cheese”, e per esempio questa mica la conoscevo. Ho scoperto che significa “persona importante”, pensa un po’.

Il libro è diviso in varie sezioni, la prima è una autobiografia di Stephen King, poi c’è la parte coi consigli sulla scrittura e infine non ho capito bene cosa.

Chissà se mi metterò mai a scrivere seriamente. Non è semplice, proprio per niente secondo me.

Ho letto qualche frase qua e là, per esempio c’è il consiglio di usare pochi avverbi, scegliendo invece dei verbi più adeguati. Tipo: invece di dire “ha chiuso la porta fermamente” meglio usare “ha sbattuto la porta”. Mi è parso di leggere che King indichi un tipo di scrittura molto diretta.

Ah, non ho mai letto un libro di Stephen King :-), anche perché a dire il vero non amo molto l’horror. Ma se ha scritto così tanti libri, è così apprezzato ed è anche primo in classifica, ho pensato che qualcosa da dire ce l’abbia.

L’immagine principale non si riferisce a On Writing, come magari qualcuno ha già immaginato :-), ma all’estate: un bel mare mosso e apparentemente pulito. Chissà se andrò al mare? Nulla è programmato per ora. E voi?

Beh, se non ci risentissimo per un po’, buona estate a tutti!

Gabbiano.

 

Ps: stranamente l’acquisto di questo libro mi ha ricordato un altro libro che con la scrittura non c’entra niente ma è anche lui un manuale (in realtà On Writing lo è solo in parte): Accidental genius. E’ un libro che ti aiuta a tirare fuori il genio che c’è in te, e qualche buon consiglio ce l’aveva. E siccome quei consigli li ho dimenticati, ho pensato che rileggerlo può farmi bene.

 

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Disquisendo sul blog

Pochi giorni fa mi sono trovato a leggere un vecchio post, “Cosa resterà di questo blog?“, in cui mi chiedevo cosa avrei fatto un giorno in cui non mi fosse più andato di scrivere. Avrei chiuso il blog, o l’avrei lasciato comunque aperto?
Premetto che per ora l’intenzione di continuare a scrivere, quando c’è l’occasione, ce l’ho.
L’idea che ho è che il blog rimarrà aperto, magari non so potrei chiudere i commenti (buonanotte, vai a farlo per tutti i post 🙂 ). Comunque beh credo oggettivamente che i blog che contengono dei post con indicazioni su libri, film, musica, sia opportuno che rimangano aperti anche dopo che il proprietario non ha più voglia di scrivere.
Come farebbe per esempio il popolo di internet senza il post su Pollon? 🙂 (non immaginate quante visite arrivano su quel post)
Per quanto riguarda la propria vita, trovo che anche delle considerazioni su di essa, sebbene magari si legga solo un post estrapolato dal blog, possano essere utili e siano quindi degne di rimanere pubblicate.
Ho parecchi argomenti di cui potrei parlare, ma non l’ho fatto perché io in genere scrivo quando non solo ho un argomento in mente ma anche l’energia per scriverlo subito, o insomma a distanza di poche ore da quando ho sentito di volerlo scrivere. E ultimamente un po’ di energia di quel tipo mi è mancata.
Comunque, come dicevo, eccomi ancora qui, e anzi, avrei in programma di aprire un blog in inglese, sia per curiosità nei confronti del mondo dei blog in inglese, sia per rinfrescare il mio inglese quotidiano diciamo, visto che uso in genere quello tecnico.
E` curioso pensare di aprire un altro blog quando non hai avuto le energie per scrivere su quello che hai già, ma le idee ci sono.
Un saluto a tutti, per ora.

Scrivere libri

Mi è venuto in mente che scrivere un libro deve essere una cosa fantastica.

Se ti piace, ovviamente.

Una cosa fantastica perché è come quando giocavi coi Lego, puoi comporre le cose come ti viene in mente, puoi creare personaggi, fargli fare quello vuoi.

Credo tuttavia che per scrivere un libro che non sia di due pagine occorra una certa tecnica, e questo mi scoccia un po’. Nel senso che non credo tu possa scrivere un libro solo con l’ispirazione a meno che non sia una specie di genio e non ce l’abbia tutto in mente. Perché credo ti ritroveresti a riscrivere parti del libro non so quante volte.

Forse prima o poi un libro lo scriverò, anche se quest’idea è andata e venuta parecchie volte. Vedremo.

Lettera a me stesso

Caro Gabbiano,
ricordi quando ti ho scritto questa lettera?
Oggi è il 12 luglio 2012, e tu, se hai rispettato le regole, dovresti essere lì a leggermi nel 2016.

Spero per te che non abbiano rieletto Berlusconi: pensa, in questi giorni si parla della sua ricandidatura! Ma non è questo il punto, lo sai.

Chissà se avrai trovato la tua gabbiana? Sarete andati in volo verso un romantico tramonto? O magari vi sarete colorati le piume per carnevale?? O… nooo, non mi dire che state tutto il tempo chiusi nel nido a…
È un peccato che tu non possa mandarmi una lettera indietro nel tempo con la risposta!

Be’, non sto scrivendo per farti domande, ma per ricordarti quello che ora penso sia importante, nel caso tu l’avessi dimenticato (lo sai, poi, che sono previdente).

[…]

Ebbene, questo è l’inizio di una ipotetica lettera al me futuro.
Funziona così: scrivete una lettera a voi stessi, che leggerete tra quattro anni, con quello che volete essere certi di non dimenticare, con quello che ritenete importante…. insomma, con quello che vi pare :). La chiudete, la mettete da parte, e tra quattro anni, e solo tra quattro anni, potrete aprirla.

L’idea non è mia, l’ha descritta un ascoltatore del programma radiofonico Dee Notte, qualche tempo fa.
Mi è piaciuta: la mia lettera non l’ho ancora scritta, ma penso che possa essere intrigante, e forse emozionante, ricevere una lettera dal se stesso del passato.

Certo, si potrebbero aspettare solo due o tre anni per rileggersi, ma se la distanza temporale è troppo breve, non credo che l’effetto sia lo stesso.

Buona lettera a tutti.

Un anno

E così ci siamo. E` passato un anno da quel post di benvenuto con cui inauguravo il blog e davo il benvenuto ai miei futuri lettori.

Me lo ricordo ancora, quel pomeriggio in cui mi venne in mente il nome del blog, e a dire il vero mi sto ancora chiedendo come l’abbia pensato :-). Però mi piaceva e mi piace ancora; e meno male, perché il nome te lo porti appresso per sempre (almeno finché non cambi blog!).

Che dire.
A un anno di distanza sono sicuro di non essere più la stessa persona che ero, e non so quanto sia stato importante il blog in tutto ciò. Per un fatto, e cioè quella segnalazione del libro sulla felicità, che mi ha portato poi a leggere dell’importanza dell’elaborazione delle nostre emozioni tramite il linguaggio, è stato sicuramente importantissimo.
Non ne ho più scritto come volevo, e credo che prima o poi lo farò, ma l’elaborazione, la ricostruzione dei propri pensieri e dei fatti che li hanno generati è qualcosa a cui non avevo dato tutta questa importanza in passato. E`, alla fine, forse, come mi pare di aver letto, una questione di controllo: qualsiasi cosa ti capiti, il fatto che tu la descriva nei dettagli, ti fa credere che comunque tu ne abbia il controllo. E mi sono trovato curiosamente a pensare che questo strumento, la scrittura, potrà farmi affrontare meglio qualsiasi cosa mi capiterà, perché potrò scriverne :-). Che strani pensieri!

Sono un po’ diverso da un anno fa anche perché mi sono “ricompattato”. O forse no, non è questo il termine giusto, però, ecco, tra una cosa e l’altra credo mi ritrovassi a vivere tra il presente e il futuro, essendomi perso un po’ il passato. Ora, il passato è importante? Un po’ sì, anche se non deve esserlo troppo per non rimanere fossilizzati in ciò che siamo stati.
Però, ecco, per dirvi, per me è stato molto importante il ritrovamento di quella tessera dei baci  nella mia (pseudo)scatola dei ricordi.
Dovrei dirvi un po’ troppi fatti miei per spiegarvi perché, ma non è qualcosa di direttamente correlato. Ma ecco, quella tessera dei baci rappresenta qualcosa che in fondo sono sempre stato.

Vicini (di blog) acquisiti ma anche persi, alcuni senza dispiacere, altri no. Battaglie che mi potevo anche risparmiare, ma che alla fine rifarei, in modo diverso in alcuni casi. Stupidaggini (Ma alle mucche, piacerà il cappuccino?), Sweet disposition  accese forse più nella stagione calda :-), pazzie temporanee (Radio Gabbiana), tentativi di poesia divertente e sognatrice (Punto) , e forse poesie vere? (Risveglio).

Tutto sommato, sì, mi sono divertito e mi è piaciuto, e sono successe più cose di quante io inizialmente avessi immaginato.

Grazie di aver letto questo lungo post, e grazie in particolare a chi mi segue da più tempo, nella speranza che sia degno di continuare a meritare le attenzioni anche dei nuovi vicini acquisiti e chissà, di qualche silenzioso lettore 🙂

Gabbiano Francesco