Non solo baci. I grandi film d’amore.

Quando avrò finito di contare le stelle avrò smesso di amarti, Romeo

Questa citazione, sperando di ricordarla correttamente, è una di quelle riportate dal libro Non solo baci. I grandi film d’amore.

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Qualche tempo fa mi ero appuntato di parlarvi di questo libro. Ero stato a una mostra di fotografia al Palazzo delle Esposizioni di Roma e dovete sapere che, come succede in molti spazi espositivi, per raggiungere l’uscita di questo palazzo si passa attraverso la libreria che vi si trova. È una libreria abbastanza fornita, soprattutto di materiale riguardante l’arte, in tutte le sue accezioni, dalla pittura, al cinema, alla musica.

Terminata la visita alla mostra, passai quindi attraverso questa libreria e, mentre stavo andando abbastanza spedito verso l’uscita, a un angolo mi trovai davanti questo libro, dedicato ai film d’amore. Un bel librone, ventisei per trenta centimetri, copertina rigida.
Mi fermai e prima lo osservai solamente, poi lo presi in mano e iniziai a sfogliarlo.

Guardai l’indice, vi erano elencati molti film che avevo visto ma anche molti che non avevo visto.
Si andava dall’epoca del bianco e nero, con Chaplin e Via col Vento, ai film più recenti come Twilight, visto che il libro è uscito nel 2010.

Ciò che mi fece piacere fu trovarci inserito anche il mio amatissimo film Harry ti presento Sally. In particolare, una delle citazioni era:

“Il primo appuntamento è sempre il più difficile, Harry”

Ricordo che nell’indice era appena sopra a Insonnia d’amore, diretto da Nora Ephron, che invece di Harry ti presento Sally aveva fatto solo la sceneggiatura (il regista era stato Rob Reiner).

Non ricordo più quali film vidi elencati, erano molti, tra questi comunque oltre a Harry ti presento sally c’erano anche Io e annie (di cui avevo parlato), A piedi nudi nel parco, e ricordo delle foto di Audrey Hepburn.

Le uniche due recensioni presenti su Amazon ne parlano bene, io non posso esprimermi oltre ma mi sembra interessante!

Titolo: Non solo baci. I grandi film d’amore
Autore: Robert Marich
Editore: White Star

Per i più romantici!

On Writing

beach-summerCiao a tutti,

stasera mi è tornato un po’ lo spirito  dei primi tempi del blog. Non saprei dire cos’è esattamente, ma di sicuro una certa energia scrittoria c’è, se mi sono messo “addirittura” a scrivere un post. E dire che oggi è stata anche una giornata senza sole.

Nel frattempo sta iniziando X-Files, il film, non l’ho mai visto e stasera non mi va di vederlo. E siccome leggo che non è proprio il top, non vorrei rovinarmi il ricordo della serie, di cui ero un fan abbastanza serio!

Ma torniamo a noi. On Writing.

on-writingOn Writing è un libro di Stephen King, ed è un libro, come dice il titolo, sullo scrivere. L’ho comprato ieri su Amazon, è arrivato oggi. A dire il vero nella lista dei desideri avevo messo Zen in the art of writing di Ray Bradbury, altro libro famoso sulla scrittura (è un insieme di saggi in realtà), ma poi andavo di fretta e dovevo aggiungere qualcosa a un ordine e ho deciso per On Writing, che è il primo in classifica per i libri sulla scrittura.

Ho scelto la versione inglese. Spero di non pentirmene. Perché l’inglese lo leggo abbastanza fluentemente, ma dipende anche da qual è il vocabolario dello scrittore, se cioè usa molti termini poco usati o no. Ho aperto a caso una pagina e per esempio ho trovato l’espressione “big cheese”, e per esempio questa mica la conoscevo. Ho scoperto che significa “persona importante”, pensa un po’.

Il libro è diviso in varie sezioni, la prima è una autobiografia di Stephen King, poi c’è la parte coi consigli sulla scrittura e infine non ho capito bene cosa.

Chissà se mi metterò mai a scrivere seriamente. Non è semplice, proprio per niente secondo me.

Ho letto qualche frase qua e là, per esempio c’è il consiglio di usare pochi avverbi, scegliendo invece dei verbi più adeguati. Tipo: invece di dire “ha chiuso la porta fermamente” meglio usare “ha sbattuto la porta”. Mi è parso di leggere che King indichi un tipo di scrittura molto diretta.

Ah, non ho mai letto un libro di Stephen King :-), anche perché a dire il vero non amo molto l’horror. Ma se ha scritto così tanti libri, è così apprezzato ed è anche primo in classifica, ho pensato che qualcosa da dire ce l’abbia.

L’immagine principale non si riferisce a On Writing, come magari qualcuno ha già immaginato :-), ma all’estate: un bel mare mosso e apparentemente pulito. Chissà se andrò al mare? Nulla è programmato per ora. E voi?

Beh, se non ci risentissimo per un po’, buona estate a tutti!

Gabbiano.

 

Ps: stranamente l’acquisto di questo libro mi ha ricordato un altro libro che con la scrittura non c’entra niente ma è anche lui un manuale (in realtà On Writing lo è solo in parte): Accidental genius. E’ un libro che ti aiuta a tirare fuori il genio che c’è in te, e qualche buon consiglio ce l’aveva. E siccome quei consigli li ho dimenticati, ho pensato che rileggerlo può farmi bene.

 

Image by Pexels from Pixabay

Come dormire meglio: l’aspirapensieri

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Ho letto questa tecnica per dormire meglio sul libro Opening Up (Scrivi cosa ti dice il cuore, in italiano) di cui vi parlai, scritto da James Pennebaker, professore di psicologia all’università del Texas.

Supponete di avere dei pensieri che vi fanno addormentare in ritardo e magari anche dormire male. Come migliorare la situazione?
Pennebaker ha escogitato un metodo ispirato all’aspirapolvere: e se potessimo estrarre da noi i pensieri?
Come fare? Semplice. Prendete un registratore e, a letto, parlate appunto al registratore.
Prenderete sonno più in fretta e dormirete meglio. Dovete parlare come in un flusso di coscienza, dicendo tutto quello che vi viene in mente, finché non vi addormentate.
Il registratore si è trasformato così in un… aspirapensieri 🙂

La tecnica è stata sperimentata su un gruppo di studenti, che sono stati divisi in tre gruppi. Un gruppo è stato fatto addormentare normalmente, uno contando pecore, uno indossando una maschera per l’ossigeno modificata per accogliere un registratore. Questo gruppo ha avuto un sonno migliore, ha avuto meno difficoltà ad addormentarsi e ha avuto meno interruzioni del sonno durante la notte.

La tecnica funziona chiaramente se i motivi della eventuale insonnia sono psicologici, se ci sono delle cause fisiche non va bene.

Ho sperimentato personalmente la tecnica e posso dirvi che funziona, anche se non è che avessi chissà quale insonnia. Ho provato anche senza registratore, ma in quei casi mi sono sentito più stupido a parlare, e ho interrotto prima l'”esperimento”.
All’inizio era strano dire quello che mi veniva in mente, perché una cosa è avere in mente dei pensieri, una cosa è dirli. Non so, per certe cose quasi mi vergognavo (non che fosse chissà che poi), poi mi sono abituato, anzi posso dire che è bello!
Provate!

“Cerca qualcuno simile a te”

Chi è il nostro partner ideale?
Il nostro opposto o un nostro simile??

Mi trovavo su amazon.com, e ho scorso la lista dei top 100 libri venduti.
Oltre a notare come anche negli States sia nella top ten il chiacchierato Cinquanta sfumature di grigio, mi sono imbattuto in un testo contenente dei… consigli di vita (non ricordo il titolo del libro).

Ebbene, ho scorso rapidamente l’indice, e ho visto un consiglio, che riporto a memoria:

il nostro partner ideale è qualcuno simile a noi, perché gli opposti si possono attrarre, ma poi le cose non funzionano

Mi sembra molto americana questa mania di dettare regole e consigli, e non mi piace molto.
C’è da dire, però, che, un po’ come i proverbi, certe questioni hanno un loro fondo di verità.

In questo caso, penso di potermi dire piuttosto d’accordo.
È assolutamente vero che gli opposti possono attrarsi. Per esempio una persona tranquilla potrebbe essere attratta da una un po’ matta, per colmare forse quello che manca a lei.
Però poi se si instaura un certo rapporto le cose potrebbero rivelarsi piuttosto problematiche, a causa del modo di affrontare la vita, i problemi, le discussioni.

Detto ciò, non credo che certe “regole” siano regole assolute, e credo che tutto possa accadere, ma certe volte ti accorgi che alcuni detti sono più veri di quanto credessi.

Inspiration

Che bello. Stasera mi sento ispirato a scrivere.
Era un po’ che mi mancava una ispirazione come questa.
Pregustavo già il ticchettare della tastiera sotto le dita, poco fa.
Quando sono in forma la sento un po’ come un pianoforte, anche se il pianoforte non l’ho mai suonato. A proposito, mi piacerebbe imparare a suonarlo. L’ho pensato un po’ di tempo fa. Pensavo che dà delle possibilità espressive – lui, come comunque altri strumenti – che altrimenti non hai, e che in certi momenti mi sarebbe piaciuto suonarlo. Ma, non possedendone uno, e avendo in vita mia suonato solo una pianola da piccolo, direi che per ora non è possibile.
Chi lo sa, forse in futuro.

Nel mentre, mi rendo conto di aver scritto frasi brevi. Vorrà dire qualcosa?
Va bene, non importa, ma mi guardavo scrivere, diciamo così, e mi sembrava un dettaglio interessante.

Ho varie bozze lì pronte a esser completate e pubblicate, e invece poi ogni volta prendo e mi metto a scrivere quello che il momento mi ispira di più. In fondo, in questo modo rispetto di più il concetto di blog, pubblicando in un certo momento ciò che sento di più di voler dire. Comunque non è che lo faccia apposta, ma ormai che va così l’ho capito.

Volevo intitolare questo post “come ai vecchi tempi”. Vecchi quali?
Vecchi quando a leggermi c’erano una o due persone, e per lo più mi sentivo molto poco osservato.
Ho capito molte cose scrivendo questo blog.
Ho capito per esempio cosa piace leggere alle persone, e mi sa che qualche volta mi sono fatto un po’ trascinare da una specie di smania editoriale. Ma io non sono “così”.
Comunque, spesso non ho scritto perché sapevo che poi non avrei potuto star dietro ai commenti, e sarebbe stato maleducato. Però, questo è comunque il mio blog, e perdonatemi se magari mi metto a scrivere ma non rispondo subito o non rispondo a qualche commento.

Vi dirò una cosa.
Ho letto Norwegian Wood, il libro di Murakami Aruki, e all’inizio, o anche fino all’ultima pagina, non sapevo bene come valutarlo.
Non è un libro divertente, volendo lo si potrebbe definire anche un po’ triste.
Comunque, è passato ora credo un mesetto da quando l’ho finito, e volete sapere una cosa? Secondo me è proprio un bel libro.
Ha cambiato in parte la mia visione del mondo, ma forse esagero.
Però descrive in modo sublime l’imperfezione del mondo, le vite che prendono direzioni inaspettate, e… così, ripensandoci, mi rendo conto di come quel racconto mi sia risultato molto vero; tanto che in mente ho quasi un film, anche se il film non l’ho visto. Un film non troppo divertente, ma in fondo chi l’ha detto che tutto deve essere divertente? (be’, nemmeno tutto triste, ovviamente)

Guardare il mondo essendone più consapevoli di prima, ma non dico per il libro, dico in generale, è un po’ strano.
Quasi … non dico noioso, perché comunque ci sono milioni di cose che non sai, che non capisci e non puoi magari nemmeno capire, ma ecco rimani meno sorpreso per certi fatti, meno sorpreso vedendo certe persone.

Be’, la vita è molte cose, e per questo, cioè per il capire ciò che non capisci, potrei quasi dire che sia divertente, anche se certe volte quel divertimento lo paghi un po’ caro.
Ora vado, chi lo sa quando tornerà l’ispirazione.

ciao.

Letture gabbiane: da ridere, ma non solo

Ho latitato un po’, ultimamente, ma sapete, è estate, e con le spiagge gremite, è compito di noi gabbiani allietare i bagnanti con le nostre evoluzioni!
Magari!
Be’, stendendo un velo (pietoso? no, è troppo, facciamo un velo e basta 🙂 ), vi dico invece che sono in grande fermento riorganizzativo, ma in particolare sono nel momento libri, per la precisione “acquisto libri“.
Perché recentemente Amazon.it ha comunicato che fino a fine agosto avrebbe fatto il 40% di sconto, e allora ho deciso di sfruttare l’occasione.

Per inciso, Amazon ha deciso tale mossa (alzando gli sconti già sostanziosi che fa normalmente) perché dal primo settembre entrerà in vigore una legge che limita gli sconti che un venditore può applicare. Da consumatore mi sembra che tale legge mi danneggi,  ammetto però che i grandi gruppi possono letteralmente schiacciare le piccole librerie online o reali. Tuttavia, l’entrata di Amazon sul mercato italiano, con le sue spedizioni gratuite per ordini superiori ai 19 euro, ha fatto sì che anche altri concorrenti, come lafeltrinelli.it o ibs.it, si spingessero verso qualcosa di analogo (non ricordo ma non mi pare lo facessero, prima). Quindi in generale la concorrenza funziona nel migliorare il  mercato, e mi chiedo di nuovo  se leggi come quella che ho citato siano giuste: in assenza di esse, i concorrenti di Amazon – che non riescono ad applicare sconti come i suoi – sarebbero magari spinti a migliorare ulteriormente la qualità dei loro siti e del loro servizio? Non so.

Osservando la lista dei libri ordinati, mi sono messo a ridere, perché mi è risultato stridente il contrasto tra questi due titoli:

Sono libri molto diversi, ma in effetti non  è impossibile che ci si possa interessare ad entrambi i generi.
Riguardo il primo, per  questa estate volevo qualcosa di leggero, e tempo fa lo avevo Tutta colpa del tacco 12
adocchiato in un punto LaFeltrinelli, nella sezione “letteratura rosa” (dove ogni tanto mi aggiro, travestito con un parrucca bionda per non dare nell’occhio).
Mi aveva incuriosito il titolo, ma mi aveva incuriosito ancora di più la citazione delle scarpe da taxi nella prima pagina del libro. Ho deciso quindi di comprarlo.
Come si può capire, narra la storia di una giovane donna amante della moda, dei cocktail e, ovviamente, delle scarpe tacco 12.
Il primo libro di questo genere (e anche l’ultimo, a dire il vero) che ho acquistato in passato è stato Il diario di Bridget Jones, e quello l’avevo trovato veramente divertente.
Con questo non è la stessa cosa. Non so, sono a pagina 62, e mi aspettavo una lettura frizzante, e invece lo trovo simpatico ma lento e non particolarmente originale. Vediamo, mi è sembrato cogliere dei miglioramenti, ora che c’è un primo “colpa di scena”.

Per l’altro libro, non so dirvi nulla perché poi ho deciso di inserirlo nel prossimo ordine che mi accingo a inviare. Credo comunque che la lettura di Se questo è un uomo, testimonianza di Primo Levi sulle atrocità commesse nei Lager e riflessione sulla dignità umana, sia davvero obbligata per tutti.

Al posto suo, ho deciso che era più urgente leggere Detto, fatto! L’arte dell’efficienza, di David Allen.
Detto fatto! L'arte dellì'efficienzaIn questo libro Allen spiega la sua metodologia Getting things done per gestire al meglio tutti i nostri impegni, mostrando come liberare la mente da tutti i pensieri che spesso continuano a girarci in testa.
Avendo letto circa un centinaio di pagine del libro, trovo che alcune siano un po’ ridondanti, nel senso che molte delle pagine iniziali sono una specie di mega-introduzione, tuttavia poi si procede con il metodo vero e proprio, che credo potrà chiarirmi le idee su come sistemare qualche cassetto dal contenuto ormai ignoto, o fogli ammucchiati e lasciati lì “in attesa”.
Credo di aver già riflettuto su vari punti di cui lui parla. Mi colpiva infatti come spiegasse che prima di metterci all’opera sia opportuno capire il nostro obiettivo, come scrissi ne La strada da prendere.

C’è da notare come questo libro sottolinei l’importanza di avere la mente libera per dare il meglio di noi, come faceva, in un certo senso, Opening Up di Pennebaker, che suggeriva di chiarire e rendere esterni i nostri pensieri (questa volta quelli legati alle emozioni), per vivere meglio.

 

Il prossimo ordine, che invierò a breve, consisterà in:

Accidental geniusAccidental genius, di Mark Levy, è un libro sulla creatività, come dice il titolo. E leggendone qualche riassunto o schema, mi colpiva come venga messa in risalto l’importanza di generare molte idee per farne venire sempre di nuove e migliori.
Ecco, io questo aspetto credo di averlo sottovalutato, in passato. Credo di aver spesso puntato direttamente all’idea “migliore”, ma non è così che funziona il cervello. Ed è la stessa cosa che ho letto altrove, sullo scrivere: aspettare l’ispirazione per scrivere non è così necessario come si crede; infatti, iniziando a scrivere, anche solo “non so cosa scrivere”, si attivano delle aree che faranno nascere l’ispirazione che attendevamo.

 

Facebook. La Storia: ho visto il film  The Social Network, e poFacebook la storiasso dirvi che mi ha ispirato moltissimo. Probabilmente voi potreste trovarlo poco interessante, ma io mi sono rivisto in Zuckerberg che crea il sito, lo mette online, guarda gli utenti usarlo… perché ho fatto qualcosa di simile, cioè in un certo senso la stessa cosa, ma ovviamente non a quei livelli, né con quel tipo di sito. Ecco,  mi è arrivata un’energia, e anche se il libro non sarà romanzato come il film, mi è venuta voglia di conoscere i dettagli, di capire come un’idea possa avere un successo così grande.

Data la mia curiosità, non so se è bene avere tutti questi libri nuovi in casa, perché rischio di iniziarli tutti insieme :).
Ma sarò disciplinato, lo prometto.

Margaret Mazzantini alla Festa del libro 2011 di Roma

Le luci si spengono, e i toni caldi della sala diventano scuri. Sul palco risaltano le due poltroncine semicircolari rosse, illuminate da due occhi di bue. Entra l’intervistatore, Marino Sinibaldi, introduce la manifestazione, e poi presenta la scrittrice: Margaret Mazzantini.

Volevo prender parte a qualcuna delle varie interviste/racconti che la Festa del libro e della lettura prevedeva. Questa sera erano in programma, in contemporanea, Margaret Mazzantini ed Elmore Leonard, in due sale diverse. Confesso che non ho letto un libro di nessuno dei due, e che se avessero fatto un’interrogazione tipo quelle di scuola con “alzi la mano chi ha letto almeno un libro dell’autore” avrei dovuto nascondermi sotto la poltrona :). Ma chi doveva parlare erano loro, e io poi ero interessato, per cui ero giustificato 🙂

Be’, avevo quasi scelto Elmore Leonard perché dalle informazioni sul suo intervento avevo appreso che avrebbe probabilmente parlato delle regole che secondo lui uno scrittore dovrebbe seguire.

Però, mi sono reso conto che, probabilmente, la Mazzantini avrebbe parlato di più di relazioni ed emozioni, e siccome nel libro che teoricamente vorrei scrivere ci dovrebbe essere un bel po’ di quella roba lì, allora ho optato per lei.

Come è fatto uno scrittore?
Poco tempo fa ho passavo per una libreria e ho assistito a una breve intervista a Wilbur Smith, e devo dire che di lui diresti “sì, potrebbe fare lo scrittore” (se non sapessi che già lo fa). Della Mazzantini non direi proprio la stessa cosa, ed in effetti lei non è scrittrice da sempre.Forse mi immagino gli scrittori tutti pensosi e riflessivi?

Lei no, lei era … agitata, ma no, non è il termine giusto, come dice lei è irrequieta e si vede tantissimo. Parla parla, e parla veloce, ma alla fine mi è piaciuto come ha parlato, mi è piaciuto perché si vedeva la sua passione per isuoi libri e per la scrittura, per le storie.

Già, perché sebbene il titolo della conferenza/intervista fosse “come scrivo i miei libri”, in realtà una buona mezz’ora è andata nella descrizione del suo ultimo libro, “Nessuno si salva da solo“, ma d’altra parte è giusto, e l’argomento ha comunque aperto la via ad altri.

Il titolo dice che glielo ha praticamente suggerito un signore anziano, che una sera al ristorante le ha chiesto “preghi per me, che nessuno si salva da solo”.

E il ristorante sembrerebbe essere per lei un luogo di ispirazione. Racconta come spesso dica al marito di stare zitto perché deve ascoltare le conversazioni degli altri (e Sinibaldi commenta “è una buona scusa per far star zitto il marito!“)

Sì, si fa i fatti degli altri, e in questo mi ci sono ritrovato :). E credo che solo con un’attenta osservazione del mondo, una persona possa poi raccontarlo. Infatti lei dice che è attenta ai dettagli, e questo si è sentito tanto quando ha descritto i personaggi del suo libro, ne parlava come se fossero persone vere, che conoscesse realmente.

E mi è tornata in mente una frase che ha detto Saviano nell’intervista sul primo dvd di “io scrivo”, il corso di scrittura del Corriere della sera, e cioè che leggendo un romanzo, se è scritto bene, è come se tu fossi stato nella storia narrata, e appunto la Mazzantini parlava di quelle persone come fossero state vere.

Sulla scrittura in senso stretto Margaret Mazzantini ha detto che non vede le scuole di scrittura come assolutamente necessarie, anche perché lei è arrivata ad essere scrittrice in uno strano modo, e il primo libro l’ha scritto su un quaderno che il marito le aveva regalato mentre erano a Parigi e lui lavorava. Fino ad allora non aveva avuto sentore che avrebbe potuto avere successo a scrivere.

E, cosa più importante, ha sottolineato ciò che mi era già arrivato da un altro libro che sto leggendo, e cioè che scrivere in senso professionale è un lavoro, e puoi avere tutto il talento che ti pare, ma poi devi metterti lì e stare ore e ore seduto a tirar su il tuo libro.

Riguardo la trama e la storia, quando parte non va avanti alla cieca ma ha già un po’ in mente ciò che succederà, sebbene confessi che le piace perdersi nelle storie laterali.

Come Wilbur Smith, anche la Mazzantini ha sottolineato come si soffermi sull’imperfezione, perché l’imperfezione è la realtà e ci rende diversi gli uni dagli altri. E come, con particolare riferimento alla sua ultima storia, l’imperfezione sia presente non solo nelle persone, ma anche nelle relazioni che si instaurano tra di esse.

Margaret Mazzantini ha parlato tra un personaggio e l’altro anche un po’ della sua vita, e mi ha colpito una cosa che ha detto a un certo punto. Non la ricordo esattamente, ma insomma era che quando si arrabbia, quello che ucciderebbe – diciamo scherzando ma non troppo – è proprio il marito, perché è proprio da lui che non si aspetterebbe certe cose. Insomma quella rabbia per qualcosa che può fare viene proprio da quella stima che prova per lui, per il credere in lui. E mi ha colpito perché mi è capitato qualcosa di simile, e… ho capito esattamente cosa voleva dire.

Alla fine Sinibaldi ha chiesto alla Mazzantini di leggere un brano del libro, e lei si è messa a sfogliarlo per decidere da che punto attaccare. I secondi passavano, regnava il silenzio totale, quando lei all’improvviso fa: “Sono simpatica a tutti sto sul cazzo solo a te”. E Sinibaldi, col quale sembravano amici, sottolinea sorridendo: “non era una sua affermazione finale…” :-D. Ilarità generale :). Immagino fosse appunto una frase del libro, anche se poi il brano scelto è stato da tutt’altra parte.

Vicino a me c’era l’ufficio stampa dell’Auditorium, che concretamente era una ragazza che durante l’intervista scriveva un pezzo su un netbook. Non so se fossero solo appunti, perché pensavo che forse è meglio scrivere di un fatto quando l’hai visto tutto, per soffermarti sui punti che sono stati quelli salienti. Be’, niente, solo una nota curiosa.

Sabato prossimo c’è il sociologo Bauman che parla di Facebook, forse ci vado. Sperando che non dica cose già sentite, ma non credo. E poi voglio vedere questo Bauman del libro “Amore liquido” che sento citare più volte.

Ah! Sebbene il nuovo libro della Mazzantini parli di un amore… imperfetto, cita la canzone One, degli U2. Un amore perfetto potrebbe esser visto come una fusione, come un unicum; e quel “one”, quel concetto che la canzone esprime, credo avesse tutto il diritto di stare di un libro che parla di una storia d’amore, comunque essa vada a finire.

Link a One