La vita è breve

Stasera ho letto l’articolo/saggio “La vita è breve” (Life is short  in inglese) di Paul Graham , programmatore, saggista, imprenditore.
Il titolo è piuttosto esplicativo, e nel testo sono riportate le considerazioni che spesso si ritrovano sull’argomento, come l’importanza di eliminare ciò che non è importante, di assaporare i momenti importanti una volta che ti accorgi di quanto la vita sia breve.
Voglio però riportare alcuni punti che mi hanno colpito.

Uno è quando Graham racconta di essersi interrogato sulla brevità della vita da piccolo, di non averci più pensato, e di esserci tornato a pensare una volta avuti dei figli. Graham considera come il Natale “magico” con i tuoi figli piccoli, pensandolo magico nell’età da tre a dieci anni, lo vivrai solo otto volte. E come hai solo 52 fine settimana l’anno per stare con loro.

Un suggerimento interessante è poi come capire se una cosa è importante o no: basta pensare se la riterremo importante in futuro.
L’avevo già sentito, ma in effetti non ci penso spesso e forse farei meglio a farlo.

Graham ricorda poi come diamo per scontato che avremo sempre la possibilità, che so, di scrivere un libro, scalare una montagna, ma non è così, perché certe finestre temporali si chiudono. Per cui, se vogliamo fare qualcosa, è meglio farla il prima possibile.

Capita di vivere la vita senza pensare a quanto sia importante quello che facciamo, e forse serve anche questo, forse serve fare anche delle stupidaggini, perdere tempo, ma non troppo però, e credo che in effetti bisogna anche interrogarsi su come il nostro tempo lo impieghiamo.

Le fate ignoranti

Negli ultimi tempi ho visto parecchi film, rifornendomi dalla biblioteca. Devo dire che pur essendo vero che in biblioteca non ci sono le ultimissime novità, tutti i film sono stati già selezionati e sono quindi di una certa qualità. Insomma, per me che in passato non avevo utilizzato questo servizio è stata una piacevole novità.
I libri continuo a comprarmeli, perché pur essendo il prestito di un mese, a volte vado lento, e non voglio ansia da “riporto” :).

Tornando al titolo, uno dei film che ho visto è stato Le fate ignoranti.
Incredibilmente, non l’avevo mai visto, e dico incredibilmente perché è piuttosto famoso.
È il film più famoso, credo, di Ferzan Ozpetek, in cui recitano due bravi Margherita Buy e Stefano Accorsi.
Quando un film è fatto bene, quando gli attori sono bravi, non ti accorgi nemmeno che stai guardando un film; secondo me quella è la discriminante. È quello che ti fa immergere completamente nella storia.

Il film narra la storia di una donna che perde il marito e scopre che aveva una amante, che si scoprirà essere  … una fata ignorante. Chi è? Cos’è? Be’, se non avete visto il film ve lo lascerò scoprire.

Quello che volevo sottolineare con questo post è ciò che questo film, come alcuni altri, mi ha lasciato: la necessità di scoprire la complessità del mondo e delle persone, perché una “fata” può sembrare ignorante ma non esserlo affatto.

Il mondo è veramente molto complesso, e trovo che sia piuttosto naturale incasellare le cose e le persone in macro-categorie, perché altrimenti credo non potremmo prendere decisioni e fare valutazioni.
Ma se proprio qualcosa, o qualcuno, vuoi conoscerlo bene, allora può essere un viaggio che non finisce più.
Credo che in qualche modo siamo dotati di un istinto che ci fa decidere a chi dedicare le nostre attenzioni, perché è chiaro che a tutti non potremmo davvero farlo. Credo che questo istinto sia in realtà una complessa elaborazione del mondo che agisce a nostra insaputa, e che ci fa cercare ciò di cui sentiamo il bisogno, anche se potremmo esserne inconsapevoli in modo conscio.

Per ora vi auguro una buona visione se non aveste visto il film, che sicuramente merita.

Per quanto mi riguarda sto in una specie di “convalescenza” con alti e bassi, giusto per avvertire se non vedeste mie risposte a breve a eventuali commenti. Comunque sto migliorando. Ciao!

Gabbiano

“Cerca qualcuno simile a te”

Chi è il nostro partner ideale?
Il nostro opposto o un nostro simile??

Mi trovavo su amazon.com, e ho scorso la lista dei top 100 libri venduti.
Oltre a notare come anche negli States sia nella top ten il chiacchierato Cinquanta sfumature di grigio, mi sono imbattuto in un testo contenente dei… consigli di vita (non ricordo il titolo del libro).

Ebbene, ho scorso rapidamente l’indice, e ho visto un consiglio, che riporto a memoria:

il nostro partner ideale è qualcuno simile a noi, perché gli opposti si possono attrarre, ma poi le cose non funzionano

Mi sembra molto americana questa mania di dettare regole e consigli, e non mi piace molto.
C’è da dire, però, che, un po’ come i proverbi, certe questioni hanno un loro fondo di verità.

In questo caso, penso di potermi dire piuttosto d’accordo.
È assolutamente vero che gli opposti possono attrarsi. Per esempio una persona tranquilla potrebbe essere attratta da una un po’ matta, per colmare forse quello che manca a lei.
Però poi se si instaura un certo rapporto le cose potrebbero rivelarsi piuttosto problematiche, a causa del modo di affrontare la vita, i problemi, le discussioni.

Detto ciò, non credo che certe “regole” siano regole assolute, e credo che tutto possa accadere, ma certe volte ti accorgi che alcuni detti sono più veri di quanto credessi.

Pensiero-gabbiano vol #5

Non è vero, non è il pensiero-gabbiano volume 5, visto che gli altri volumi non ci sono stati 🙂

Però sì, penso che il titolo possa essere appropriato.

Stamattina, appena sveglio, mi sono venuti in mente tre o quattro pensieri.
Uno riguardava la nostra vita, il nostro… universo.
Pensavo che tante volte siamo così presi dalle nostre piccole questioni personali, che poi per noi non sono piccole, cioè lo sono ma per noi possono essere importanti.
Ma sono piccole in confronto al mondo, all’universo, anche se, in fondo, esso è costituito anche da esse.

E… pensavo all’Universo, sì, proprio intendendo quello spaziale, e mi chiedevo quanto abbia senso la ricerca dell’uomo della “verità”, la verità sul posto in cui si trova e che non sa nemmeno bene come sia fatto.
Potremmo essere come delle formiche in un formicaio, e voi pensate che le formiche capiscano mai dove si trovano? Secondo me, no.

Penso che proprio questo mistero ci faccia essere quelli che siamo, ci faccia progredire.
Un po’ come nei rapporti cone le persone… in generale, anche se ora sto pensando a quelli sentimentali. Intendo dire che il mistero ci porta a proseguire la nostra esplorazione, ci porta a dirigerci là dove altrimenti non andremmo.

Per l’Universo, be’, la religione risolve la questione in modo relativamente semplice.
Purtroppo, da un certo punto in poi mi è sembrata una spiegazione un po’ troppo campata per aria. Ma certo plausibile (be’, mi scusi chi è religioso ma questo è il mio pensiero, e in fondo nell’esistenza di un non ben definito Creatore direi di crederci).

Pensavo che siamo tutti più o meno esploratori… anche se, certo, alcuni poco, alcuni tanto, ma in media sì, direi che una delle caratteristiche dell’uomo è proprio essere un esploratore.

E quindi?
E quindi niente, non so cosa abbia mangiato ieri sera :), ma questo è quanto mi è venuto in mente stamattina..

Buona giornata a tutti.

La lancia e lo scudo

C’è un bel mondo là fuori, un mondo meraviglioso. Purtroppo è mischiato a un mondo meno bello, ma che dire, volendo essere ottimisti questo fa sì che possiamo mettere alla prova le nostre abilità, costruire la nostra vita nel modo migliore che riusciamo a fare.

Un pensiero un po’ così, un po’ estemporaneo, anche se mi fa un po’ pensare che mi sia venuto in mente questo titolo; ma se proprio volete saperlo (e lo volete perché siete arrivati fin qui a leggere 😉 ), secondo me questa mia visione non del tutto luminosa non è così distante dalla realtà.

Sopra le nuvole, comunque, risplende sempre il sole. C’è solo da mettersi lì, e, svolazzando con maestria, arrivare lassù.

Inspiration

Che bello. Stasera mi sento ispirato a scrivere.
Era un po’ che mi mancava una ispirazione come questa.
Pregustavo già il ticchettare della tastiera sotto le dita, poco fa.
Quando sono in forma la sento un po’ come un pianoforte, anche se il pianoforte non l’ho mai suonato. A proposito, mi piacerebbe imparare a suonarlo. L’ho pensato un po’ di tempo fa. Pensavo che dà delle possibilità espressive – lui, come comunque altri strumenti – che altrimenti non hai, e che in certi momenti mi sarebbe piaciuto suonarlo. Ma, non possedendone uno, e avendo in vita mia suonato solo una pianola da piccolo, direi che per ora non è possibile.
Chi lo sa, forse in futuro.

Nel mentre, mi rendo conto di aver scritto frasi brevi. Vorrà dire qualcosa?
Va bene, non importa, ma mi guardavo scrivere, diciamo così, e mi sembrava un dettaglio interessante.

Ho varie bozze lì pronte a esser completate e pubblicate, e invece poi ogni volta prendo e mi metto a scrivere quello che il momento mi ispira di più. In fondo, in questo modo rispetto di più il concetto di blog, pubblicando in un certo momento ciò che sento di più di voler dire. Comunque non è che lo faccia apposta, ma ormai che va così l’ho capito.

Volevo intitolare questo post “come ai vecchi tempi”. Vecchi quali?
Vecchi quando a leggermi c’erano una o due persone, e per lo più mi sentivo molto poco osservato.
Ho capito molte cose scrivendo questo blog.
Ho capito per esempio cosa piace leggere alle persone, e mi sa che qualche volta mi sono fatto un po’ trascinare da una specie di smania editoriale. Ma io non sono “così”.
Comunque, spesso non ho scritto perché sapevo che poi non avrei potuto star dietro ai commenti, e sarebbe stato maleducato. Però, questo è comunque il mio blog, e perdonatemi se magari mi metto a scrivere ma non rispondo subito o non rispondo a qualche commento.

Vi dirò una cosa.
Ho letto Norwegian Wood, il libro di Murakami Aruki, e all’inizio, o anche fino all’ultima pagina, non sapevo bene come valutarlo.
Non è un libro divertente, volendo lo si potrebbe definire anche un po’ triste.
Comunque, è passato ora credo un mesetto da quando l’ho finito, e volete sapere una cosa? Secondo me è proprio un bel libro.
Ha cambiato in parte la mia visione del mondo, ma forse esagero.
Però descrive in modo sublime l’imperfezione del mondo, le vite che prendono direzioni inaspettate, e… così, ripensandoci, mi rendo conto di come quel racconto mi sia risultato molto vero; tanto che in mente ho quasi un film, anche se il film non l’ho visto. Un film non troppo divertente, ma in fondo chi l’ha detto che tutto deve essere divertente? (be’, nemmeno tutto triste, ovviamente)

Guardare il mondo essendone più consapevoli di prima, ma non dico per il libro, dico in generale, è un po’ strano.
Quasi … non dico noioso, perché comunque ci sono milioni di cose che non sai, che non capisci e non puoi magari nemmeno capire, ma ecco rimani meno sorpreso per certi fatti, meno sorpreso vedendo certe persone.

Be’, la vita è molte cose, e per questo, cioè per il capire ciò che non capisci, potrei quasi dire che sia divertente, anche se certe volte quel divertimento lo paghi un po’ caro.
Ora vado, chi lo sa quando tornerà l’ispirazione.

ciao.

Stand by me

Qualche giorno fa ho visto Stand by me. Stand by me è un film sull’amicizia a 12 anni, un’amicizia a cui credo abbiano fatto bene a dedicare un film.

All’inizio il film mi sembrava un po’ troppo semplice, ma…credo di aver capito cosa avevo visto grazie all’ultima frase del film, che, per chi non l’avesse visto, non rivelerò ;-).

Credo che ogni età abbia i suoi pro e contro. Certo, quando sei spensierato sembra tutto più bello e più facile, ma è anche vero che magari riesci ad apprezzare meglio certe cose quando capisci un po’ più del mondo.
Ogni età comunque passa, e bisogna viverla più che si può, perché quei momenti non torneranno mai più.

Questa è Stand by me, la canzone. Era tanto che non la sentivo, e vi confesso che mi piace un sacco. La sento mia, mi sento in sintonia col suo ritmo, con la sua melodia.

Mi è capitato di trovare un’altra versione di Stand by me, eccola. Sono morto dalle risate guardando il video. Non dico altro 😉