Velocità

Velocità

Questo è più un appunto per me che per voi, e non lo dico per essere scortese, ma più che altro perché quello che vado a dire è un po’ ovvio. Ma certe volte anche le cose ovvie non le hai del tutto presenti.

Non so se è stato leggere che Stephen King, di cui sto come sapete leggendo On Writing, legge tra i settanta e gli ottanta libri l’anno.

Quello che ho pensato comunque è che spesso le cose possono sembrare più complicate di quello che sono. E magari non inizi nemmeno per il pensiero che sono complicate, quando invece basta iniziare e prenderci un po’ la mano e poi vedi che così complicate non lo sono.

E poi prendi velocità, e puoi fare un sacco di cose, leggere un sacco di libri, per esempio.
I libri comunque, almeno quelli di narrativa, non li penso di solito “difficili”, in genere sento, in qualche modo, se mi va o non mi va di leggere. Mi riferisco, più che altro, a qualcosa che bisogna studiare, a qualcosa di nuovo che bisogna affrontare.

ll mondo è per certi versi una nostra visione, le cose esistono ma la loro interpretazione, chiamiamola così, sta a noi.

Come trovare hashtag Instagram

hashtag-per-instagram

Conoscerete senza dubbio Instagram: è un social network di proprietà di Facebook che permette di condividere le proprie foto. Per descrivere le foto su Instagram su possono usare gli hashtag, e se ne possono mettere molti (fino a trenta), e questo può essere utile per far trovare alle persone le vostre foto sulla base di parole descrittive che sono appunto gli hashtag.

Ebbene, avrete visto qualche descrizione delle foto e vedendo dieci o più hashtag forse vi sarete chiesti: ma la gente, li scrive a mano tutti gli hashtag che spesso si trovano nelle descrizioni?
Vi sto per dare la risposta, visto che oggi, per la prima volta (ebbene sì) ho indagato sulla questione. Perché? Perché Gabbiano si è dotato di Instagram, e potete ora trovarlo a questo indirizzo: https://www.instagram.com/gabbianotralenuvole/

È possibile trovare e scrivere manualmente gli hashtag che vi servono, ma è anche possibile usare qualche… aiuto!
Ma prima vediamo più precisamente cosa sono gli hashtag

Cos’è un hashtag

Un hashtag è fondamentalmente una etichetta. Il nome deriva dal modo in cui gli hashtag sono scritti: sono composti da un cancelletto, che in inglese si dice hash, e dalla vera e propria etichetta, il tag. Il cancelletto e l’etichetta devono essere scritti tutti attaccati, e non si possono usare caratteri speciali nell’etichetta.

Gli hashtag permettono di etichettare foto, post, e quant’altro in modo che successivamente sia facile trovare l’argomento che cerchiamo. Oggi ho inviato su Instagram la foto del libro On Writing e ad esempio ho usato gli hashtag #libri #bookstagram #libridaleggere #libro #booklover #leggere #books #book #instabook #reading #lettura #libribelli. Se qualcuno cerca un libro, inserirà l’hashtag #libro nel modulo di ricerca, e troverà, tra le altre, la foto che ho inviato io, perché nella descrizione è presente l’hashtag #libro.

Sui blog non ci sono gli hashtag ma semplici tag, che potete trovare accanto a ogni articolo.

Trovare gli hashtag manualmente

Potrei essere più originale, ma per cercare hashtag Instagram a mano, i metodi sono quelli che forse avrete pensato anche voi.
Il primo è basato sui sinonimi: prendete un bel dizionario dei sinonimi e contrari e cercate i sinonimi della parola che vi è venuta in mente per descrivere la foto. Così, se una persona cerca un sinonimo dell’hashtag che avevate pensato originariamente, troverà comunque la vostra foto.

Un altro metodo che potete usare è inventare il primo hashtag, cercarlo su Instagram, aprire le foto che sono descritte da tale hashtag, e vedere gli autori delle foto quali altri hashtag hanno associato a quello che avevate pensato voi.

Trovare gli hashtag con le app

Dovete sapere che, vista la necessità di inventare hashtag per Instagram, sono state create delle applicazioni per smartphone che generano gli hashtag per voi. Il principio secondo cui funzionano è il seguente: voi inserite una parola, e l’applicazione vi fornisce quelle correlate.
Alcune applicazioni richiedono la registrazione dell’utenza, altre sono a pagamento, ma ce ne sono alcune gratuite e libere di essere usate senza registrazione. Tra queste c’è Tag O’Matic, l’app che ho scelto io e che ho installato.

Creare gli hashtag con Tag O’Matic

Ho provato Tag O’Matic nella versione per iPhone. Mi ha soddisfatto abbastanza e per questo non parlerò ora di altre applicazioni, semplicemente perché… non le ho ancora provate!

L’uso di Tag O’Matic è semplicissimo: scrivete la parola di cui cercare quelle correlate nel campo in alto dell’app e premete cerca. Tag O’Matic mostrerà a questo punto un elenco di parole correlate a quella che avete inserito.
Potete ora selezionare gli hashtag desiderati e fare tap sull’icona “copy to clipboard”, che significa “copia negli appunti”. Adesso per inserire gli hashtag che Tag O’Matic ha generato dovete solo fare incolla sul vostro cellulare quando Instagram vi chiederà di inserire la descrizione della foto che state inviando..

È possibile salvare i tag che avete selezionato in una lista alla quale potrete dare un nome.

È possibile effettuare la ricerca incrementalmente, inserendo man mano le parole per le quali vogliamo trovare altre parole correlate.

Tag O’Matic permette di effettuare tre ricerche al giorno, per le successive dovrete aspettare quello successivo!
Tag O’Matic mostra della pubblicità nell’app, ma è possibile rimuoverla pagando, ad oggi, 2,29 euro. In questo modo la limitazione delle tre ricerche giornaliere scomparirà. Potete comunque ottenere ulteriori tre ricerche anche guardando un video consigliato.

E voi, che app usate per Instagram?

Nuovo tema!

Dopo molti anni di onorato servizio, ho mandato a riposo il vecchio tema del blog, che si chiamava Ocean Mist. Il tema gestisce l’aspetto del blog, decidendo come formattare il testo, quali colori usare, dove mettere le immagini…
Ocean Mist mi era piaciuto perché celeste, fatto apposta per un gabbiano!
Anche se non mi ero reso ben conto, all’epoca, che il colore dello sfondo si può cambiare su tutti i temi. È vero, non tutti i temi hanno uno sfondo, cioè alcuni hanno solo la parte centrale dove viene scritto il testo, ma molti ce l’hanno. Comunque di Ocean Mist erano celesti anche delle parti interne, come la barra laterale, che non si possono in genere colorare a piacimento.

Perché ho deciso di cambiare?
Esteticamente Ocean Mist mi piaceva abbastanza, anche se non faceva risaltare molto bene i titoli, cosa che secondo me in un blog è fondamentale. Aveva tutte le funzionalità, come mostrare menu e barra laterale, ma aveva, mi sono accorto oggi, soprattutto un problema.

Dovete sapere che i blog, come tutti i siti Internet, sono scritti in HTML, linguaggio in cui ci sono delle parole che delimitano il testo per far sì che venga formattato in un modo specifico.
Sono i tag, si chiamano così, a delimitare il testo normale, e per le intestazioni, come per i titoli, ci sono i tag H1 H2 H3 eccetera. Ebbene, risulta chiaro anche a chi non è esperto che l’H1 è più importante di H2, e cosa faceva Ocean Mist?
Assegnava H1 al nome del blog, e H2 ai titoli degli articoli.
Uno potrebbe dire che il titolo del blog è più importante del titolo di un articolo, ma secondo me quando leggi un articolo quello su cui ti focalizzi è l’articolo, non il blog.

Ocean Mist, negli anni chissà quanti accessi mi avrai fatto perdere, non si può fare così.
Quando Google andava a cercare di capire cosa fosse più importante nell’articolo, cercava l’H1, e trovava il nome del blog, mentre è molto meglio che il nome del blog sia del semplice testo e che l’H1 sia assegnato al titolo.
È vero, alcuni  articoli sono (erano) comunque ben posizionati su Google, però personalmente ritengo importante assegnare l’H1 ai titoli degli articoli.

E così, ho cercato un sostituto.
Ci sono molti temi disponibili per WordPress, la piattaforma su cui gira il blog, purtroppo ne ho provati un po’ e ognuno aveva le sue pecche.
Per il momento, il prescelto è stato il tema Twenty Sixteen, che gestisce bene i titoli e in generale offre un supporto moderno, spostando in modo intelligente le parti della pagina se ingrandite. Se per esempio ingrandite molto, l’articolo va a pagina piena.

C’è una cosa che non mi piace di Twenty Sixteen, ed è la barra laterale sinistra, che però non si può togliere. Per certi versi offre informazioni utili, per altri secondo me disturba un po’. Vedrò, per ora è Twenty Sixteen quello in cui ho trovato le feature che cercavo.

Ecco il blog come appariva con Ocean Mist

blog-con-ocean-mist

Buona lettura a tutti!

Io vedo una famiglia

Oggi ho visto un padre con un figlio piccolo, e tornato a casa, non so bene come, ho ripensato a un monologo di Harry ti presento Sally:

[…] E un bel giorno ero uscita con la figlia di Alice perché le avevo promesso di portarla al circo, e in macchina giocavamo a “Io vedo”: io vedo un marciapiede, io vedo un lampione. Lei ha guardato dal finestrino e ha visto un uomo e una donna con due figli piccoli, l’uomo ne aveva uno sulle spalle. E lei ha detto: “Io vedo una famiglia“, e io ho cominciato a piangere… Non lo so, mi è presa così… […]

Quella frase, “io vedo una famiglia”, mi aveva già colpito in quel momento di questo meraviglioso film, perché poi si inquadrava in un contesto più ampio in cui Sally dice che lei e Jo, il compagno, non si volevano sposare:

Quando io e Jo abbiamo cominciato a uscire volevamo esattamente la stessa cosa: volevamo vivere insieme ma non ci volevamo sposare, perché ogni volta che qualcuno si sposava si rovinava la relazione. In pratica niente più sesso.

Ecco Sally nei momenti in cui dice la frase. sally-io-vedo-una-famiglia

E niente, anche io, oggi, ho visto una famiglia.

Cosa ho imparato dallo sbarco sulla Luna

sbarco-sulla-Luna

Sono da sempre appassionato di spazio, e in questi giorni se ne è parlato un bel po’, grazie al cinquantesimo anniversario dello sbarco sulla Luna, che fu il 20 luglio 1969.

Qualche giorno prima dello sbarco, peraltro, abbiamo avuto modo di assistere a una eclissi lunare, voi l’avete vista? Era come se qualche nuvola stesse passando davanti alla luna, ma non era una nuvola, quella era l’ombra della Terra! E non solo, quella sera era visibile bene anche Giove e a una cert’ora è passata nel cielo anche la Stazione Spaziale Internazionale.

Non ho avuto modo, perché non ero ancora nato, di seguire lo sbarco sulla Luna in diretta nel 1969, ma ho avuto modo di vedere lo speciale Ulisse di Rai Uno condotto da Piero e Alberto Angela che raccontava cronologicamente i primi viaggi nello spazio, la corsa verso la Luna.

Già nel 1997 seguii molto da vicino l’atterraggio del Mars Pathfinder su Marte, il primo rover inviato sul pianeta rosso.

Ma non divaghiamo di nuovo. Non starò qui a riproporvi storie che probabilmente già conoscete, ma sintetizzo per i più distratti 🙂 così: il 20 luglio 1969 siamo stati sulla Luna :-). C’è chi ha qualche obiezione da fare in proposito, e ne parlerò brevemente.

Non descrivo l’intera epopea ma vorrei sottolineare alcune riflessioni che ho fatto guardando lo speciale.

Insieme si possono realizzare grandi cose

Andare sulla Luna, specie con le conoscenze degli anni 60, non era propriamente uno scherzo. Ma ci siamo riusciti, grazie alla collaborazione di circa tre quattrocentomila persone, quelle coinvolte nel progetto. Ho potuto quindi riflettere sul fatto che anche le imprese che sembrano più difficili possono essere realizzate, se si forma un team abile e motivato.

La motivazione è tutto

Motivato. Ecco, la motivazione fu tutto, e la motivazione giunse principalmente dalla Guerra fredda che scatenò la corsa allo spazio.Le missioni lunari erano molto costose, e per dirottare i fondi verso di esse serviva una buona motivazione, e primeggiare rispetto ai russi fu per gli americani certamente una spinta evidentemente sufficiente al raggiungimento dell’obiettivo.

Luna a parte, già ritenevo che la motivazione sia importantissima in ciò che facciamo. La motivazione attiva a cascata tutti i processi necessari al raggiungimento dell’obiettivo. E’ un po’ strano l’esempio che mi viene, ma ricordo come uno dei compagni di Zuckerberg nel primo Facebook si mise a studiare la programmazione necessaria per collaborare al progetto, mosso ovviamente dalla motivazione. Insomma, la motivazione ti dà la direzione, poi metti insieme le risorse necessarie per procedere.

Bisogna stare attenti alle opinioni anche di persone autorevoli

Alberto Angela ha domandato – non ricordo bene se a un funzionario NASA ma era qualcuno di simile – cosa rispondesse a chi sostiene che sulla Luna non ci siamo stati.
Ci sono infatti alcune stranezze nelle foto sulla Luna, per esempio la bandiera americana sembra sventolare.  A parte che da foto ingrandite ho visto che la bandiera sembra più che sventolare in effetti stropiacciata ed è sorretta da un’asta telescopica orizzontale, il personaggio interrogato ha sostenuto:

  • come avremmo potuto ingannare i russi?
  • come avremmo potuto ingannare i media?

Sinceramente, non mi ha convinto per niente. Personalmente ritengo che gli allunaggi ci siano stati, ma delle risposte così mi sembrano troppo semplicistiche. E’ vero che non gli sono state mosse le domande specifiche come quella sullo sventolare della bandiera, ma per esempio ritengo ingannare i media sia possibilissimo, se ci si impegna, e le risorse per impegnarsi c’erano davvero tutte.

I prossimi viaggi spaziali

Dopo queste riflessioni, vi dico, se già non lo sapete, che prossimamente, pare dal 2020, è prevista la costruzione di una base cislunare, il Lunar Orbital Platform-Gateway, in orbita intorno alla Luna, che sarà la base per nuove esplorazioni sulla Luna e verso lo  spazio profondo, come su Marte.

Riusciremo a vedere l’uomo su Marte? Chissà.

Una nuova era dei blog?

blog

Oggi, cercandomi su Google, sono andato a finire sul blog Nuvole di sapori, il cui nome contiene effettivamente tutte le parole che sono nel titolo di questo, Sapore di nuvole.

Sebbene lo abbia sfogliato piuttosto rapidamente, si vede come Nuvole di sapori sia un blog tematico, per la precisione un blog dedicato al cibo.

E sempre nella stessa giornata di oggi mi sono trovato a leggere qualcuno che diceva che i blog sono morti, e che invece i social network prosperano. Che i social network prosperino è sicuro, ma secondo me i blog non sono morti.

Ho però l’impressione che rispetto a una volta le tematiche dei blog siano cambiate, o per farla più semplice ho l’impressione che mentre una volta c’erano più blog personali, oggi ci siano più blog tematici, come quelli relativi al cibo, ai viaggi, alla moda.

Blog che peraltro sono più facilmente monetizzabili: se tratti un argomento monotematico, un brand può più facilmente sceglierti per presentare un suo prodotto relativo al tema che tratti.

E in effetti, facendo un bel giro dei blog inglesi, ne ho trovati parecchi che propongono esplicitamente partnership coi brand. Ci sono quelli che si dichiarano PR-friendly, cioè aperti appunto a collaborazioni, quelli che mettono addirittura delle tariffe per ospitare un articolo di un brand.

Che dire, pensando ai blog PR-friendly un po’ mi dispiace, nel senso che secondo me si è un po’ perso il senso originario del blogging. Ma se uno scrive di quello che gli piace e ottiene dal blog anche un ritorno economico, come dargli torto?

Che i blog non sono morti si vede anche da Twitter, pensate un po’. Ebbene, dovete sapere che ci sono degli indirizzi fatti appositamente per retweettare tweet postati dai blogger per pubblicizzare i propri siti. Voi taggate (oddio, non mi ricordo se si dica proprio così) il tweet con gli account predisposti e migliaia di persone sapranno dell’esistenza del vostro blog, del vostro articolo.

Ci sono i follow train poi, dove si dice di seguire tutti quelli che salgono sul “treno” e di aggiungere in fondo l’indirizzo del proprio blog.

Insomma, varie iniziative per pubblicizzarsi, e ce ne sono di blogger!

Ecco un po’ di indirizzi che retweettano tweet di blogger per pubblicizzarsi:

  • @theclique_uk
  • @BloggersTribe
  • @BloggerLS
  • @Global_BlogRT
  • @BBlogRT
  • @FemaleBloggerRT
  • @Influencer_RT
  • @UKBlog_RT
  • @TheBloggerGals
  • @LittleBlogRTs
  • @BestBlogRT

Alcuni, come potete intuire, sono solo da donna, alcuni generici.

Il problema, se vogliamo, è che sono indirizzati a blog in inglese. Non so se può andare bene un blog che ha il widget per la traduzione, come quello che trovate in alto a destra qui.

Buon blogging a tutti!

Se devi insistere, non è la tua taglia

feet-tool-line-distance-meter-foot.jpg

Oggi la pagina Felicità di Facebook, che solitamente non mi esalta ma che pubblica messaggi abbastanza saggi, ha postato questo scritto:

Se devi insistere, non è la tua taglia (Questo vale per anelli, vestiti, scarpe, amore e amicizia)

E mi ritrovo nel messaggio comunicato, più che altro pensando all’amore e all’amicizia.
Da tempo ritengo infatti che non si debbano fare forzature nelle conoscenze con le persone, cioè se si sente che c’è qualcosa che non va, meglio lasciar perdere e cercare di conoscere altre persone.
Al mondo c’è tantissima gente, dobbiamo solo trovare chi “combacia” con noi, credo io!
Certo, i diverbi ci sono sempre, ma quando diventano troppi… la “taglia” non è quella giusta!

Baci e abbracci in metropolitana a Roma

baci e abbracci in metropolitana a Roma
fonte: Repubblica Roma

Quest’immagine mi ha colpito, tanto che poi sono andato a sfogliare le altre. Baci e abbracci nella metro di Roma, la mia città.

A volte mi è capitato di soffermarmi su qualche abbraccio, che mi ha portato quella tenerezza che lo stesso abbraccio comprendeva, e trovo che sia una buona idea riprendere fotograficamente momenti come questi.

A pensarci, leggo da Repubblica Roma, è stato Giuseppe Ardica,giornalista parlamentare Rai, fotografo per passione”, come riporta il sito. La mostra con gli abbracci e i baci è presso l’Accademia di belle arti di Frosinone.

Alcune foto sono presenti su https://roma.repubblica.it/cronaca/2019/03/21/foto/baci_e_abbracci_nella_metropolitana_di_roma-222154735/1/#1

Un saluto a tutti.