Bloglovin’

bloglovinNon so se conoscete Bloglovin’, è un aggregatore di blog.

Ebbene, oggi ho deciso di inserire questo blog in Bloglovin’, che significa che chi è presente su tale piattaforma potrà trovarlo e vedere delle anteprime degli articoli, da cui poi cliccando arriverà al blog vero e proprio, visualizzato nella sua forma originale su WordPress.com

Nulla cambia per voi, cari lettori, potrete trovare questo blog da Bloglovin cercandolo per nome ma lo troverete sempre su saporedinuvole.wordpress.com

Spero comunque che l’aggiunta a Bloglovin sia una decisione saggia, molti amano questo sito perché consente di trovare altri blog, anche specificando quale tipo di blog si cerca, tipo food, lifestyle, fashion.

Tuttavia, sono usciti in passato alcuni articoli di lamentele, perché Bloglovin aveva ad esempio incorporato gli interi articoli dei blog e aveva anche segnalato ai motori di ricerca che quelle erano le versioni ufficiali degli articoli. Cosa piuttosto grave, però credo sia stato un errore tecnico, infatti poi il comportamento è stato corretto, e da quanto vedo oggi su Bloglovin potete vedere solo le anteprime degli articoli, con l’immagine iniziale e un breve estratto.

Un saluto a tutti.

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La regola di Hemingway

Ernest Hemingway

A volte si pensa che i grandi scrittori abbiano o abbiano avuto successo grazie a una sorta di genialità nella loro specialità, o almeno questo è quello che più volte ho pensato io, ma non è del tutto così.

Sicuramente, credo io, per diventare dei grandi scrittori occorre del talento, ma quello che occorre è anche autodisciplina e qualche strategia che ti aiuti.

Accidental GeniusMi è capitato di leggere, dal libro Accidental Genius, che Hemingway per esempio si era dato delle regole, e tra queste lo scrivere tra le cinquecento e le mille parole al giorno, indipendentemente da come andava la scrittura. Sembra registrasse il totale delle parole scritte su una tabella appesa al muro.

Ma, soprattutto, e questa mi è piaciuta di più, Hemingway finiva di scrivere lasciando incompleta una frase, un pensiero, in modo da ricominciare il lavoro da quel punto, a cui poi riagganciarsi mentalmente.

Queste due regole davano ad Hemingway una certa tranquillità nel fatto che avrebbe scritto, infatti quest’ultima regola lo aiutava a superare il blocco che si può avere davanti a un foglio bianco, mentre l’altra regola gli diceva quanto procedere.

Possiamo insomma essere più produttivi se ci diamo delle regole che soprattutto vadano bene per noi, ma che possono anche esser valide in generale.

Accidental Genius dice che una regola può essere diverse cose, da un esercizio da provare a una tecnica da seguire, o anche un compito da completare. Il libro dice che le regole devono essere qualcosa di fattibile, misurabile. Lo scopo delle regole non è quello di farci sentire al sicuro o calmi, ma di farci scrivere.

Accidental Genius consiglia di usare regole semplici, come per esempio quella per la quale avremo cinque versioni del paragrafo di apertura entro la fine della giornata, e di evitare quelle troppo ambiziose, come per esempio il fatto che la scrittura della giornata cambierà la nostra vita.

E voi, avete qualche regola da seguire quando scrivete?

 

Velocità

Velocità

Questo è più un appunto per me che per voi, e non lo dico per essere scortese, ma più che altro perché quello che vado a dire è un po’ ovvio. Ma certe volte anche le cose ovvie non le hai del tutto presenti.

Non so se è stato leggere che Stephen King, di cui sto come sapete leggendo On Writing, legge tra i settanta e gli ottanta libri l’anno.

Quello che ho pensato comunque è che spesso le cose possono sembrare più complicate di quello che sono. E magari non inizi nemmeno per il pensiero che sono complicate, quando invece basta iniziare e prenderci un po’ la mano e poi vedi che così complicate non lo sono.

E poi prendi velocità, e puoi fare un sacco di cose, leggere un sacco di libri, per esempio.
I libri comunque, almeno quelli di narrativa, non li penso di solito “difficili”, in genere sento, in qualche modo, se mi va o non mi va di leggere. Mi riferisco, più che altro, a qualcosa che bisogna studiare, a qualcosa di nuovo che bisogna affrontare.

ll mondo è per certi versi una nostra visione, le cose esistono ma la loro interpretazione, chiamiamola così, sta noi.

Come trovare hashtag Instagram

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Conoscerete senza dubbio Instagram: è un social network di proprietà di Facebook che permette di condividere le proprie foto. Per descrivere le foto su Instagram su possono usare gli hashtag, e se ne possono mettere molti (fino a trenta), e questo può essere utile per far trovare alle persone le vostre foto sulla base di parole descrittive che sono appunto gli hashtag.

Ebbene, avrete visto qualche descrizione delle foto e vedendo dieci o più hashtag forse vi sarete chiesti: ma la gente, li scrive a mano tutti gli hashtag che spesso si trovano nelle descrizioni?
Vi sto per dare la risposta, visto che oggi, per la prima volta (ebbene sì) ho indagato sulla questione. Perché? Perché Gabbiano si è dotato di Instagram, e potete ora trovarlo a questo indirizzo: https://www.instagram.com/gabbianotralenuvole/

È possibile trovare e scrivere manualmente gli hashtag che vi servono, ma è anche possibile usare qualche… aiuto!
Ma prima vediamo più precisamente cosa sono gli hashtag

Cos’è un hashtag

Un hashtag è fondamentalmente una etichetta. Il nome deriva dal modo in cui gli hashtag sono scritti: sono composti da un cancelletto, che in inglese si dice hash, e dalla vera e propria etichetta, il tag. Il cancelletto e l’etichetta devono essere scritti tutti attaccati, e non si possono usare caratteri speciali nell’etichetta.

Gli hashtag permettono di etichettare foto, post, e quant’altro in modo che successivamente sia facile trovare l’argomento che cerchiamo. Oggi ho inviato su Instagram la foto del libro On Writing e ad esempio ho usato gli hashtag #libri #bookstagram #libridaleggere #libro #booklover #leggere #books #book #instabook #reading #lettura #libribelli. Se qualcuno cerca un libro, inserirà l’hashtag #libro nel modulo di ricerca, e troverà, tra le altre, la foto che ho inviato io, perché nella descrizione è presente l’hashtag #libro.

Sui blog non ci sono gli hashtag ma semplici tag, che potete trovare accanto a ogni articolo.

Trovare gli hashtag manualmente

Potrei essere più originale, ma per cercare hashtag Instagram a mano, i metodi sono quelli che forse avrete pensato anche voi.
Il primo è basato sui sinonimi: prendete un bel dizionario dei sinonimi e contrari e cercate i sinonimi della parola che vi è venuta in mente per descrivere la foto. Così, se una persona cerca un sinonimo dell’hashtag che avevate pensato originariamente, troverà comunque la vostra foto.

Un altro metodo che potete usare è inventare il primo hashtag, cercarlo su Instagram, aprire le foto che sono descritte da tale hashtag, e vedere gli autori delle foto quali altri hashtag hanno associato a quello che avevate pensato voi.

Trovare gli hashtag con le app

Dovete sapere che, vista la necessità di inventare hashtag per Instagram, sono state create delle applicazioni per smartphone che generano gli hashtag per voi. Il principio secondo cui funzionano è il seguente: voi inserite una parola, e l’applicazione vi fornisce quelle correlate.
Alcune applicazioni richiedono la registrazione dell’utenza, altre sono a pagamento, ma ce ne sono alcune gratuite e libere di essere usate senza registrazione. Tra queste c’è Tag O’Matic, l’app che ho scelto io e che ho installato.

Creare gli hashtag con Tag O’Matic

Ho provato Tag O’Matic nella versione per iPhone. Mi ha soddisfatto abbastanza e per questo non parlerò ora di altre applicazioni, semplicemente perché… non le ho ancora provate!

L’uso di Tag O’Matic è semplicissimo: scrivete la parola di cui cercare quelle correlate nel campo in alto dell’app e premete cerca. Tag O’Matic mostrerà a questo punto un elenco di parole correlate a quella che avete inserito.
Potete ora selezionare gli hashtag desiderati e fare tap sull’icona “copy to clipboard”, che significa “copia negli appunti”. Adesso per inserire gli hashtag che Tag O’Matic ha generato dovete solo fare incolla sul vostro cellulare quando Instagram vi chiederà di inserire la descrizione della foto che state inviando..

È possibile salvare i tag che avete selezionato in una lista alla quale potrete dare un nome.

È possibile effettuare la ricerca incrementalmente, inserendo man mano le parole per le quali vogliamo trovare altre parole correlate.

Tag O’Matic permette di effettuare tre ricerche al giorno, per le successive dovrete aspettare quello successivo!
Tag O’Matic mostra della pubblicità nell’app, ma è possibile rimuoverla pagando, ad oggi, 2,29 euro. In questo modo la limitazione delle tre ricerche giornaliere scomparirà. Potete comunque ottenere ulteriori tre ricerche anche guardando un video consigliato.

E voi, che app usate per Instagram?

Non solo baci. I grandi film d’amore.

Quando avrò finito di contare le stelle avrò smesso di amarti, Romeo

Questa citazione, sperando di ricordarla correttamente, è una di quelle riportate dal libro Non solo baci. I grandi film d’amore.

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Qualche tempo fa mi ero appuntato di parlarvi di questo libro. Ero stato a una mostra di fotografia al Palazzo delle Esposizioni di Roma e dovete sapere che, come succede in molti spazi espositivi, per raggiungere l’uscita di questo palazzo si passa attraverso la libreria che vi si trova. È una libreria abbastanza fornita, soprattutto di materiale riguardante l’arte, in tutte le sue accezioni, dalla pittura, al cinema, alla musica.

Terminata la visita alla mostra, passai quindi attraverso questa libreria e, mentre stavo andando abbastanza spedito verso l’uscita, a un angolo mi trovai davanti questo libro, dedicato ai film d’amore. Un bel librone, ventisei per trenta centimetri, copertina rigida.
Mi fermai e prima lo osservai solamente, poi lo presi in mano e iniziai a sfogliarlo.

Guardai l’indice, vi erano elencati molti film che avevo visto ma anche molti che non avevo visto.
Si andava dall’epoca del bianco e nero, con Chaplin e Via col Vento, ai film più recenti come Twilight, visto che il libro è uscito nel 2010.

Ciò che mi fece piacere fu trovarci inserito anche il mio amatissimo film Harry ti presento Sally. In particolare, una delle citazioni era:

“Il primo appuntamento è sempre il più difficile, Harry”

Ricordo che nell’indice era appena sopra a Insonnia d’amore, diretto da Nora Ephron, che invece di Harry ti presento Sally aveva fatto solo la sceneggiatura (il regista era stato Rob Reiner).

Non ricordo più quali film vidi elencati, erano molti, tra questi comunque oltre a Harry ti presento sally c’erano anche Io e annie (di cui avevo parlato), A piedi nudi nel parco, e ricordo delle foto di Audrey Hepburn.

Le uniche due recensioni presenti su Amazon ne parlano bene, io non posso esprimermi oltre ma mi sembra interessante!

Titolo: Non solo baci. I grandi film d’amore
Autore: Robert Marich
Editore: White Star

Per i più romantici!

Nuovo tema!

Dopo molti anni di onorato servizio, ho mandato a riposo il vecchio tema del blog, che si chiamava Ocean Mist. Il tema gestisce l’aspetto del blog, decidendo come formattare il testo, quali colori usare, dove mettere le immagini…
Ocean Mist mi era piaciuto perché celeste, fatto apposta per un gabbiano!
Anche se non mi ero reso ben conto, all’epoca, che il colore dello sfondo si può cambiare su tutti i temi. È vero, non tutti i temi hanno uno sfondo, cioè alcuni hanno solo la parte centrale dove viene scritto il testo, ma molti ce l’hanno. Comunque di Ocean Mist erano celesti anche delle parti interne, come la barra laterale, che non si possono in genere colorare a piacimento.

Perché ho deciso di cambiare?
Esteticamente Ocean Mist mi piaceva abbastanza, anche se non faceva risaltare molto bene i titoli, cosa che secondo me in un blog è fondamentale. Aveva tutte le funzionalità, come mostrare menu e barra laterale, ma aveva, mi sono accorto oggi, soprattutto un problema.

Dovete sapere che i blog, come tutti i siti Internet, sono scritti in HTML, linguaggio in cui ci sono delle parole che delimitano il testo per far sì che venga formattato in un modo specifico.
Sono i tag, si chiamano così, a delimitare il testo normale, e per le intestazioni, come per i titoli, ci sono i tag H1 H2 H3 eccetera. Ebbene, risulta chiaro anche a chi non è esperto che l’H1 è più importante di H2, e cosa faceva Ocean Mist?
Assegnava H1 al nome del blog, e H2 ai titoli degli articoli.
Uno potrebbe dire che il titolo del blog è più importante del titolo di un articolo, ma secondo me quando leggi un articolo quello su cui ti focalizzi è l’articolo, non il blog.

Ocean Mist, negli anni chissà quanti accessi mi avrai fatto perdere, non si può fare così.
Quando Google andava a cercare di capire cosa fosse più importante nell’articolo, cercava l’H1, e trovava il nome del blog, mentre è molto meglio che il nome del blog sia del semplice testo e che l’H1 sia assegnato al titolo.
È vero, alcuni  articoli sono (erano) comunque ben posizionati su Google, però personalmente ritengo importante assegnare l’H1 ai titoli degli articoli.

E così, ho cercato un sostituto.
Ci sono molti temi disponibili per WordPress, la piattaforma su cui gira il blog, purtroppo ne ho provati un po’ e ognuno aveva le sue pecche.
Per il momento, il prescelto è stato il tema Twenty Sixteen, che gestisce bene i titoli e in generale offre un supporto moderno, spostando in modo intelligente le parti della pagina se ingrandite. Se per esempio ingrandite molto, l’articolo va a pagina piena.

C’è una cosa che non mi piace di Twenty Sixteen, ed è la barra laterale sinistra, che però non si può togliere. Per certi versi offre informazioni utili, per altri secondo me disturba un po’. Vedrò, per ora è Twenty Sixteen quello in cui ho trovato le feature che cercavo.

Ecco il blog come appariva con Ocean Mist

blog-con-ocean-mist

Buona lettura a tutti!

Io vedo una famiglia

Oggi ho visto un padre con un figlio piccolo, e tornato a casa, non so bene come, ho ripensato a un monologo di Harry ti presento Sally:

[…] E un bel giorno ero uscita con la figlia di Alice perché le avevo promesso di portarla al circo, e in macchina giocavamo a “Io vedo”: io vedo un marciapiede, io vedo un lampione. Lei ha guardato dal finestrino e ha visto un uomo e una donna con due figli piccoli, l’uomo ne aveva uno sulle spalle. E lei ha detto: “Io vedo una famiglia“, e io ho cominciato a piangere… Non lo so, mi è presa così… […]

Quella frase, “io vedo una famiglia”, mi aveva già colpito in quel momento di questo meraviglioso film, perché poi si inquadrava in un contesto più ampio in cui Sally dice che lei e Jo, il compagno, non si volevano sposare:

Quando io e Jo abbiamo cominciato a uscire volevamo esattamente la stessa cosa: volevamo vivere insieme ma non ci volevamo sposare, perché ogni volta che qualcuno si sposava si rovinava la relazione. In pratica niente più sesso.

Ecco Sally nei momenti in cui dice la frase. sally-io-vedo-una-famiglia

E niente, anche io, oggi, ho visto una famiglia.