De immaginatione, e libri divertenti

libri-e-immaginazione

È un po’ che non leggo, libri di narrativa dico.

Tempo fa avevo pensato che leggere fa bene all’immaginazione, o forse lo avevo letto?

In effetti ultimamente non ho molta immaginazione.

Ma, mi sono chiesto stasera, è la lettura che facilita il lavoro dell’immaginazione o le due cose vanno di pari passo, cioè quando sei predisposto alla lettura hai anche più immaginazione?

Chi lo sa, o forse qualcuno lo sa! 🙂

A parte ciò, l’ultimo libro che stavo leggendo è stato Orgoglio e pregiudizio, ma mi sono fermato a pagina 40 o giù di lì, non so non mi ha interessato più come quando l’avevo iniziato e anche ora l’idea di continuarlo non mi attrae particolarmente.

Pensavo a un libro divertente, che cosa potrei leggere?

Ps: non ho idea se immaginazione si dica in latino effettivamente immaginatio, ma potrebbe presumibilmente essere. È un po’ che non “frequento” il latino, che pure mi piaceva.

Ps2: se non ci si risente, buona estate a tutti 🙂

Piña colada

pina_colada

Devo fare una cosa, devo andare a bere una piña colada.
A dire il vero sono pressoché astemio, più che altro perché non mi piace bere il vino a tavola, anche se bevo la birra quando mangio la pizza.
Ma l’idea della piña colada mi è venuta leggendo Dance Dance Dance di Murakami, perché il personaggio principale è particolarmente affezionato a questo drink, nella sua permanenza alle Hawaii.
Credo poi che sia sempre opportuno esplorare nuovi cibi, bevande, luoghi, e anche se mi pare di aver letto qualcuno che diceva che la piña colada è un po’ troppo dolce, credo che si possa dare la propria valutazione solo dopo averla assaggiata.
Un po’ di tempo fa giravo per Trastevere e mi è andato l’occhio a un bar che la preparava. In effetti bisogna anche scegliere il locale giusto, perché per quanto gli ingredienti siano piuttosto limitati come numero, evidentemente la giusta proporzione e non so cos’altro ha la sua importanza.
In caso, vi farò sapere le impressioni!

 

 

immagine tratta da https://monkeyvapes.com/shop/e-juice/organic-e-juice/pina-colada-e-juice/

Scrivere libri

Mi è venuto in mente che scrivere un libro deve essere una cosa fantastica.

Se ti piace, ovviamente.

Una cosa fantastica perché è come quando giocavi coi Lego, puoi comporre le cose come ti viene in mente, puoi creare personaggi, fargli fare quello vuoi.

Credo tuttavia che per scrivere un libro che non sia di due pagine occorra una certa tecnica, e questo mi scoccia un po’. Nel senso che non credo tu possa scrivere un libro solo con l’ispirazione a meno che non sia una specie di genio e non ce l’abbia tutto in mente. Perché credo ti ritroveresti a riscrivere parti del libro non so quante volte.

Forse prima o poi un libro lo scriverò, anche se quest’idea è andata e venuta parecchie volte. Vedremo.

“Cerca qualcuno simile a te”

Chi è il nostro partner ideale?
Il nostro opposto o un nostro simile??

Mi trovavo su amazon.com, e ho scorso la lista dei top 100 libri venduti.
Oltre a notare come anche negli States sia nella top ten il chiacchierato Cinquanta sfumature di grigio, mi sono imbattuto in un testo contenente dei… consigli di vita (non ricordo il titolo del libro).

Ebbene, ho scorso rapidamente l’indice, e ho visto un consiglio, che riporto a memoria:

il nostro partner ideale è qualcuno simile a noi, perché gli opposti si possono attrarre, ma poi le cose non funzionano

Mi sembra molto americana questa mania di dettare regole e consigli, e non mi piace molto.
C’è da dire, però, che, un po’ come i proverbi, certe questioni hanno un loro fondo di verità.

In questo caso, penso di potermi dire piuttosto d’accordo.
È assolutamente vero che gli opposti possono attrarsi. Per esempio una persona tranquilla potrebbe essere attratta da una un po’ matta, per colmare forse quello che manca a lei.
Però poi se si instaura un certo rapporto le cose potrebbero rivelarsi piuttosto problematiche, a causa del modo di affrontare la vita, i problemi, le discussioni.

Detto ciò, non credo che certe “regole” siano regole assolute, e credo che tutto possa accadere, ma certe volte ti accorgi che alcuni detti sono più veri di quanto credessi.

Inspiration

Che bello. Stasera mi sento ispirato a scrivere.
Era un po’ che mi mancava una ispirazione come questa.
Pregustavo già il ticchettare della tastiera sotto le dita, poco fa.
Quando sono in forma la sento un po’ come un pianoforte, anche se il pianoforte non l’ho mai suonato. A proposito, mi piacerebbe imparare a suonarlo. L’ho pensato un po’ di tempo fa. Pensavo che dà delle possibilità espressive – lui, come comunque altri strumenti – che altrimenti non hai, e che in certi momenti mi sarebbe piaciuto suonarlo. Ma, non possedendone uno, e avendo in vita mia suonato solo una pianola da piccolo, direi che per ora non è possibile.
Chi lo sa, forse in futuro.

Nel mentre, mi rendo conto di aver scritto frasi brevi. Vorrà dire qualcosa?
Va bene, non importa, ma mi guardavo scrivere, diciamo così, e mi sembrava un dettaglio interessante.

Ho varie bozze lì pronte a esser completate e pubblicate, e invece poi ogni volta prendo e mi metto a scrivere quello che il momento mi ispira di più. In fondo, in questo modo rispetto di più il concetto di blog, pubblicando in un certo momento ciò che sento di più di voler dire. Comunque non è che lo faccia apposta, ma ormai che va così l’ho capito.

Volevo intitolare questo post “come ai vecchi tempi”. Vecchi quali?
Vecchi quando a leggermi c’erano una o due persone, e per lo più mi sentivo molto poco osservato.
Ho capito molte cose scrivendo questo blog.
Ho capito per esempio cosa piace leggere alle persone, e mi sa che qualche volta mi sono fatto un po’ trascinare da una specie di smania editoriale. Ma io non sono “così”.
Comunque, spesso non ho scritto perché sapevo che poi non avrei potuto star dietro ai commenti, e sarebbe stato maleducato. Però, questo è comunque il mio blog, e perdonatemi se magari mi metto a scrivere ma non rispondo subito o non rispondo a qualche commento.

Vi dirò una cosa.
Ho letto Norwegian Wood, il libro di Murakami Aruki, e all’inizio, o anche fino all’ultima pagina, non sapevo bene come valutarlo.
Non è un libro divertente, volendo lo si potrebbe definire anche un po’ triste.
Comunque, è passato ora credo un mesetto da quando l’ho finito, e volete sapere una cosa? Secondo me è proprio un bel libro.
Ha cambiato in parte la mia visione del mondo, ma forse esagero.
Però descrive in modo sublime l’imperfezione del mondo, le vite che prendono direzioni inaspettate, e… così, ripensandoci, mi rendo conto di come quel racconto mi sia risultato molto vero; tanto che in mente ho quasi un film, anche se il film non l’ho visto. Un film non troppo divertente, ma in fondo chi l’ha detto che tutto deve essere divertente? (be’, nemmeno tutto triste, ovviamente)

Guardare il mondo essendone più consapevoli di prima, ma non dico per il libro, dico in generale, è un po’ strano.
Quasi … non dico noioso, perché comunque ci sono milioni di cose che non sai, che non capisci e non puoi magari nemmeno capire, ma ecco rimani meno sorpreso per certi fatti, meno sorpreso vedendo certe persone.

Be’, la vita è molte cose, e per questo, cioè per il capire ciò che non capisci, potrei quasi dire che sia divertente, anche se certe volte quel divertimento lo paghi un po’ caro.
Ora vado, chi lo sa quando tornerà l’ispirazione.

ciao.

Dicevamo: la bionda

Dicevamo della bionda.
Va bene, era un mezzo scherzo-gabbiano :).

Ma un fondo di verità c’era, anche perché in genere c’è un motivo per tutto quello che pensiamo.

Niente, come vi dicevo tornavo a casa, credo mi dirigessi verso Via del Corso passando per via Frattina, e lì cerca di intercettarmi una ragazza, di quelle che devono venderti qualcosa, o farti firmare qualche contratto.
Allora faccio un cenno tipo “non ora” (si, mai! 🙂 ), e mentre sono già un passo avanti a lei, lei mi fa: “ma comeeeeee, volevo farti conoscere una bionda!”
🙂
La bionda era la sua collega che stava un po’ più là.
Allora mi giro e le faccio: “piacere!”, mentre me ne vado 🙂

Be’, dovete sapere che quando avevo diciott’anni mi ci hanno fregato con questi contratti firmati per strada.
Ebbene, ero un super tonto (sperando ora di essere un po’ migliorato). Mi fermarono mentre ero con un amico davanti a un negozio, un negozio di tale Euroclub. La ragazza comincia a farmi un’intervista sulla musica, che peraltro all’epoca non ascoltavo troppo, e poi dove si finisce? A firmare un contratto per fornitura di libri per, non so, mi pare due anni.
La scelta poi era piuttosto limitata, perché alla fine non è che fosse così assurdo comprare, mi pare, un libro ogni tre mesi.
All’epoca non mi pare ci fossero tutti questi “posti di blocco” sparsi per la città per farti firmare qualcosa.

Qualche tempo fa passavo per un’altra strada, e mi hanno chiesto qualcosa tipo “leggi?”. Oltre al fatto di poter rispondere “certo, e scrivo anche!” :), be’ si oltre a questo ho pensato – la prossima volta che passo, tanto stanno sempre lì – che se me lo richiedono mi fermo e gli dico “tieni, questo è il biglietto da visita del mio blog, seguimi e saprai qualcosa di quello che leggo” :-). Vorrei vedere l’espressione del venditore di turno 😉
Per inciso, il biglietto da visita del blog non ce l’ho, ma potrei farne uno per l’occasione, con un bel gabbiano campeggiante al centro del cartoncino. Me lo vedo già  😉

Letture gabbiane: da ridere, ma non solo

Ho latitato un po’, ultimamente, ma sapete, è estate, e con le spiagge gremite, è compito di noi gabbiani allietare i bagnanti con le nostre evoluzioni!
Magari!
Be’, stendendo un velo (pietoso? no, è troppo, facciamo un velo e basta 🙂 ), vi dico invece che sono in grande fermento riorganizzativo, ma in particolare sono nel momento libri, per la precisione “acquisto libri“.
Perché recentemente Amazon.it ha comunicato che fino a fine agosto avrebbe fatto il 40% di sconto, e allora ho deciso di sfruttare l’occasione.

Per inciso, Amazon ha deciso tale mossa (alzando gli sconti già sostanziosi che fa normalmente) perché dal primo settembre entrerà in vigore una legge che limita gli sconti che un venditore può applicare. Da consumatore mi sembra che tale legge mi danneggi,  ammetto però che i grandi gruppi possono letteralmente schiacciare le piccole librerie online o reali. Tuttavia, l’entrata di Amazon sul mercato italiano, con le sue spedizioni gratuite per ordini superiori ai 19 euro, ha fatto sì che anche altri concorrenti, come lafeltrinelli.it o ibs.it, si spingessero verso qualcosa di analogo (non ricordo ma non mi pare lo facessero, prima). Quindi in generale la concorrenza funziona nel migliorare il  mercato, e mi chiedo di nuovo  se leggi come quella che ho citato siano giuste: in assenza di esse, i concorrenti di Amazon – che non riescono ad applicare sconti come i suoi – sarebbero magari spinti a migliorare ulteriormente la qualità dei loro siti e del loro servizio? Non so.

Osservando la lista dei libri ordinati, mi sono messo a ridere, perché mi è risultato stridente il contrasto tra questi due titoli:

Sono libri molto diversi, ma in effetti non  è impossibile che ci si possa interessare ad entrambi i generi.
Riguardo il primo, per  questa estate volevo qualcosa di leggero, e tempo fa lo avevo Tutta colpa del tacco 12
adocchiato in un punto LaFeltrinelli, nella sezione “letteratura rosa” (dove ogni tanto mi aggiro, travestito con un parrucca bionda per non dare nell’occhio).
Mi aveva incuriosito il titolo, ma mi aveva incuriosito ancora di più la citazione delle scarpe da taxi nella prima pagina del libro. Ho deciso quindi di comprarlo.
Come si può capire, narra la storia di una giovane donna amante della moda, dei cocktail e, ovviamente, delle scarpe tacco 12.
Il primo libro di questo genere (e anche l’ultimo, a dire il vero) che ho acquistato in passato è stato Il diario di Bridget Jones, e quello l’avevo trovato veramente divertente.
Con questo non è la stessa cosa. Non so, sono a pagina 62, e mi aspettavo una lettura frizzante, e invece lo trovo simpatico ma lento e non particolarmente originale. Vediamo, mi è sembrato cogliere dei miglioramenti, ora che c’è un primo “colpa di scena”.

Per l’altro libro, non so dirvi nulla perché poi ho deciso di inserirlo nel prossimo ordine che mi accingo a inviare. Credo comunque che la lettura di Se questo è un uomo, testimonianza di Primo Levi sulle atrocità commesse nei Lager e riflessione sulla dignità umana, sia davvero obbligata per tutti.

Al posto suo, ho deciso che era più urgente leggere Detto, fatto! L’arte dell’efficienza, di David Allen.
Detto fatto! L'arte dellì'efficienzaIn questo libro Allen spiega la sua metodologia Getting things done per gestire al meglio tutti i nostri impegni, mostrando come liberare la mente da tutti i pensieri che spesso continuano a girarci in testa.
Avendo letto circa un centinaio di pagine del libro, trovo che alcune siano un po’ ridondanti, nel senso che molte delle pagine iniziali sono una specie di mega-introduzione, tuttavia poi si procede con il metodo vero e proprio, che credo potrà chiarirmi le idee su come sistemare qualche cassetto dal contenuto ormai ignoto, o fogli ammucchiati e lasciati lì “in attesa”.
Credo di aver già riflettuto su vari punti di cui lui parla. Mi colpiva infatti come spiegasse che prima di metterci all’opera sia opportuno capire il nostro obiettivo, come scrissi ne La strada da prendere.

C’è da notare come questo libro sottolinei l’importanza di avere la mente libera per dare il meglio di noi, come faceva, in un certo senso, Opening Up di Pennebaker, che suggeriva di chiarire e rendere esterni i nostri pensieri (questa volta quelli legati alle emozioni), per vivere meglio.

 

Il prossimo ordine, che invierò a breve, consisterà in:

Accidental geniusAccidental genius, di Mark Levy, è un libro sulla creatività, come dice il titolo. E leggendone qualche riassunto o schema, mi colpiva come venga messa in risalto l’importanza di generare molte idee per farne venire sempre di nuove e migliori.
Ecco, io questo aspetto credo di averlo sottovalutato, in passato. Credo di aver spesso puntato direttamente all’idea “migliore”, ma non è così che funziona il cervello. Ed è la stessa cosa che ho letto altrove, sullo scrivere: aspettare l’ispirazione per scrivere non è così necessario come si crede; infatti, iniziando a scrivere, anche solo “non so cosa scrivere”, si attivano delle aree che faranno nascere l’ispirazione che attendevamo.

 

Facebook. La Storia: ho visto il film  The Social Network, e poFacebook la storiasso dirvi che mi ha ispirato moltissimo. Probabilmente voi potreste trovarlo poco interessante, ma io mi sono rivisto in Zuckerberg che crea il sito, lo mette online, guarda gli utenti usarlo… perché ho fatto qualcosa di simile, cioè in un certo senso la stessa cosa, ma ovviamente non a quei livelli, né con quel tipo di sito. Ecco,  mi è arrivata un’energia, e anche se il libro non sarà romanzato come il film, mi è venuta voglia di conoscere i dettagli, di capire come un’idea possa avere un successo così grande.

Data la mia curiosità, non so se è bene avere tutti questi libri nuovi in casa, perché rischio di iniziarli tutti insieme :).
Ma sarò disciplinato, lo prometto.