La luna, e una canzone

Ero seduto, fuori, poco fa, e guardavo la luna luminosa spuntare sopra una pianta (un viburno, se proprio vi interessasse il giardinaggio 😉 ).
Un moderato silenzio nell’aria, qualche macchina in uscita per il sabato sera, un po’ di grilli, qualcuno che cantava, curiosamente, in lontananza, “Almeno tu nell’universo”.
Il ricordo di un’altra sera coi grilli dell’estate scorsa, un po’ di relax, qualche pensiero.
E non lo so, la foto non è bella, ma mi sono sentito di immortalare quel momento.
E visto che sentire quella canzone ha creato quasi un’atmosfera, la propongo anche a voi.

Moon river

A forza di nominare Tiffany, Gabbiano ha ripensato a Moon River, la celebre e romanticissima canzone.

E ascoltandola Gabbiano chiude gli occhi e si perde tra le note, volando libero tra pensieri soffici come le nuvole.

Gabbiano si vede camminare lungo un ruscello, di notte, al chiaro di luna. Accanto a lui una fanciulla dai capelli lunghi e mossi, dalla carnagione resa ancor più chiara dal candore lunare. Mentre i due avanzano piano, le loro mani si cercano, si intrecciano lente. Il vento tiepido li accarezza leggero. Gli sguardi vanno a rimirare le stelle brillanti, per poi tornare delicatamente giù, desiderosi di scorgere negli occhi dell’altro il riflesso di quella luna che li osserva, deliziata.

Gabbiano@Vogue Fashion’s Night Out, Roma

Gabbiano giovedì scorso ha fatto un bagno di folla come quelli in cui raramente si è buttato.
Eh sì, perché Gabbiano, pur non essendo affatto fashion victim, ha preso e ha partecipato alla Vogue Fashion’s Night Out di Roma (una “notte della moda”, per chi non ne avesse sentito parlare!)
Gabbiano, per l’appunto, si chiedeva se avesse senso andarci, ma la curiosità-gabbiana lo spinge a volte verso mete che non penserebbe neanche lui di frequentare.
E allora, eccoci là.
Prima di proseguire, mi sento di tornare in prima persona, perché non credo che sarei capace di portare avanti la terza per tutto il post, come fa SuperDelly. Lei poi ha un suo stile, è come se raccontasse la storia della sua eroina alter ego! (però a volte la terza persona viene naturale… Sì, è decisamente una questione di prospettiva)

Il palco in piazza di Spagna, coi palloncini che volano

Eccomi quindi giungere a piazza di Spagna, e trovarmi davanti a un palco coperto, illuminato di azzurro, con tanti palloncini bianchi sopra. Mentre sto cercando ancora di capire cosa sia, vedo un cameraman che prende al volo la telecamera e si avvicina rapidamente a una specie di podio, dove sta arrivando qualcuno. Allora lo seguo, e a un certo punto vedo apparire una donna bionda, di una certa età. Non so chi sia. Sento qualcuno dire che è un’attrice: scoprirò l’indomani che era invece Franca Sozzani, la direttrice di Vogue Italia!
Se sapessero della mia ignoranza, come minimo mi caccerebbero, penso. 🙂 Ma ve l’ho detto: non sono proprio una fashion victim!
Ogni tanto dal palco vengono sganciati palloncini bianchi nel cielo notturno, ed è un bell’effetto, con quella luna artificiale posta tra terra e cielo.

Visto che c’è da esplorare, come minimo, via del Babuino e via Condotti, riparto più o meno subito.
Imbocco via Condotti, dove trovo una folla immensa, mai vista in quella strada. Da alcuni negozi giunge la musica mixata dai Dj dietro la vetrina.
Proseguo, e pochi passi dopo aver osservato una fila enorme davanti a Louis Vuitton, mi trovo completamente fermo. Noto allora che un folto gruppo di persone staziona davanti alla vetrina di La Perla. Mi giro quindi anche io verso di essa, e mi accorgo che in vetrina ci sono due modelle, col loro bravo completino intimo, sedute. Sembrano distaccate, ma a tratti abbastanza divertite, in parte incuriosite da tutta quella gente là fuori che le guarda. Non sono volgari, con i loro completini neri, tutto sommato ben più coprenti di certi costumi che si vedono al mare. Ascolto una donna lamentarsi un po’ per la vetrina, tacendo poi, però, quando una modella va nel retro e al suo posto appare un giovane modello 🙂

via Condotti, verso Trinità dei Monti
Via Condotti, verso Trinità dei Monti (qualche spazio vuoto c’era ancora!)

Proseguo. Guarda a destra, guarda a sinistra, a un certo punto mi accorgo che una ragazza è rivolta verso di me. Non sono così sicuro che guardi me, visto che sono in mezzo a una folla oceanica; quindi non ci faccio caso e vado avanti. Però intanto ci ripenso, e mi giro: mi sembra che mi guardi ancora. Perché mi guardi, ragazza? 🙂
La osservo con aria dubbiosa, del tipo: “ci conosciamo?”. Ma rimaniamo distanti come eravamo già prima. Proseguo. Ma la ripenserò: quanto era carina. E per carina non intendo “strafiga”, era un amore, ecco! 🙂 Perché, ragazza, mi guardavi coi tuoi occhi scuri, con quel viso dolce? Forse mi si era sporcata la camicia e tu non sopporti le macchie? 🙂
Chi sarai stata, come avrai parlato? Stavi guardando veramente me?

Be’, dopo un passaggio abbastanza rapido per via del Corso, mi ritrovo in via del Babuino, dove sono presenti numerose boutique di moda. Osservo da fuori un cameriere pronto ad offrire aperitivi presso l’emporio Valentino; ascolto la musica non troppo chiassosa provenire dalla boutique Armani.
Noto due ragazze un po’ in disparte, sul marciapiede, e mi accorgo, sorpreso, che stanno facendo un cambio scarpe! Non sarà l’ultimo che vedrò: per la serata sono stati sfoggiati numerosi tacchi 12, e si sa, per camminare sui sampientrini, non sono proprio l’ideale!
Sono quasi a piazza di Spagna, quando rimango stupito: vedo Tiffany con le porte spalancate!
Vedere quel negozio, sempre blindatissimo, così, mi fa davvero una strana impressione. E poi tutta quella gente dentro, quando normalmente ci vedi una o due persone! Ovvio che entro anche io! È la prima volta che entro da Tiffany. L’occhio mi va a una serie di piccole chiavi e lucchetti, e penso: “ma Tiffany esisterebbe, se non esistesse l’amore?”
Guardo le pareti, il soffitto, di un beige delicato. Un ambiente decisamente accogliente e sobrio. Saluto Tiffany osservando la famosa scatolina verde acqua, chiusa nel suo nastro bianco.

Sulla via del ritorno, passo vicino a via delle Convertite, dove il negozio Napapijri ha organizzato una specie di discoteca all’aperto: neve artificiale, musica altissima (dopo 30 secondi sono già stordito 🙂 ); la folla in parte balla, in parte è intenta a usufruire delle bevande offerte nel negozio.

Musica in strada presso Napapijri
La “discoteca” in strada della Napapijri

Torno verso piazza Venezia, lasciandomi alle spalle musiche, vetrine e aperitivi.
Non so se parteciperò a eventuali future edizioni della Vogue Fashion’s Night Out, ma farci un giro stavolta è stato interessante.

Ore di luce: quasi al giro di boa!!

Ore di luce a Roma
Ore di luce a Roma (dal Daylight hours explorer)

Come ho già scritto, amo l’estate non tanto per il calore, che pure apprezzo quando non eccessivo, ma per la luce.
La luce mi dà energia, come credo la dia un po’ a tutti, e la notte, nonostante mi piaccia perché ci consente di vedere le stelle e perché in generale può essere fonte di ispirazione, non mi piace, quando è troppo lunga.

Sebbene l’inverno stia per iniziare e il clima potrà essere spesso rigido come in questi giorni, le giornate invece torneranno ad allungarsi proprio dal solstizio d’inverno, il 21 dicembre, e questo mi fa molto felice :).

Il 13 dicembre, Santa Lucia, contrariamente a quanto un noto detto recita (“Santa Lucia il giorno più corto che ci sia“), non è infatti il giorno più corto dell’anno, ma esso è, ovviamente, il solstizio d’inverno.
Il detto sembra sia nato molti secoli fa, quando era in vigore il calendario Giuliano, poi sostituito da quello Gregoriano nel 1582, quando dal 4 ottobre si saltarono 10 giorni e si passò direttamente al 15 ottobre. Si era infatti accumulata nel tempo, col precedente calendario, una discrepanza tra anno civile e anno solare, che noi cerchiamo di sistemare grazie agli anni bisestili.

Ho trovato in rete una piccola applicazione, il Daylight hours explorer, che, selezionando la latitudine desiderata e il giorno dell’anno, mostra (in ordinata, cioè verticale) quante ore di luce ci sono nella giornata.
Come si vede, stiamo per toccare il fondo, per risalire poi dolcemente al massimo di ore di luce, al solstizio d’estate.

La latitudine di Roma è 41°54’N, Milano 45°28’N.

Buona luce a tutti 🙂

Suonerie…rompiscatole!

Non so a voi, ma a me le canzoni usate come suoneria danno un po’ fastidio.
Più che altro, mi dà fastidio sentire un bel pezzo di musica – magari di quella dance un po’ martellante – perché il proprietario non riesce a trovare il cellulare!
Stamattina è passata mia cugina a prendere una cosa: ecco, lei è una di quelle persone che come suoneria hanno una canzone, e puntuale mentre parlavamo ecco “squillare” il suo cellulare a tutto volume. Non solo, è un sacco di tempo, credo addirittura da Sanremo, che ha su sempre la stessa canzone : “La notte delle fate“, di Ruggeri.

Stavolta (visto che ci vediamo spesso e non si sa quante volte è capitata la stessa scena) le ho detto “ma non ti sei stufata di risentire sempre la stessa canzone?”. Lei se l’è presa a male, dice che le piace tantissimo. E` buona e cara ma non fatela arrabbiare o saranno affari vostri 🙂 (un po’ ha ragione, in genere non mi intrometto nei gusti degli altri, però… c’è un limite!)
Be’, comunque, già che mi ha dato lo spunto, che ne dite, soprattutto voi care mie lettrici, di questa canzone?
Ruggeri non mi piace moltissimo, però il concetto espresso sì: quella rinascita, quelle ali che dopo essersi piegati in sé (come dice la canzone) si possono dispiegare in un volo sempre possibile.
Ruggeri parla delle donne, ma per quanto mi riguarda vale per tutti, anche per gli uomini! Dopotutto le ali ce le ho anche io, aspirante gabbiano, no? 🙂

Al suo bianco candore

Tante cose da fare, tanti pensieri, e l’ispirazione se ne va.
Ma poi una sera vedi lei, così candida e luminosa, che brilla di quella luce che ci dà la vita. Lei, la Luna.
Nel buio della notte stasera risplende lassù, di un bianco luminoso nel cielo terso.
E mentre la guardo accarezzato dal vento ora fresco, mentre ascolto i grilli giù nel prato, rimango incantato, e penso all’Universo, e sento tutto ridimensionarsi. Penso alle divisioni che ci sono su questa Terra, e penso che da bambini dovrebbero portarci in gita tra le stelle, e forse riusciremmo a dare più facilmente la giusta importanza a tante cose.
Mi piace guardare le ombre create dalla luce della luna, mi piace guardare qualche nuvola rimasta nel cielo pulito illuminata da quella luce morbida e delicata, della giusta intensità per mostrare ma non svelare del tutto.
Mi piace pensare, guardando i palazzi un po’ più bui del solito, che Lei stia lì, a proteggerci un po’ tutti.
Forse come le maree, guardo la Luna e sento il mio spirito sollevarsi, sorrido.
Firmato: il vostro Gabbiano Mannaro 🙂

Il flusso creativo

Ero qui a creare un po’ di schemi, e mi è tornato in mente un film che ho visto, Frost/Nixon.
In precedenza mi erano piaciuti molti film di Ron Howard, che seguo fin da quando recitava in Happy days. E principalmente per questo avevo deciso di andare a vedere quel film, perché il genere non è uno dei miei preferiti in assoluto.
Non voglio parlare del film, posso dire brevemente che racconta le interviste poste da David Frost, un giornalista, a Richard Nixon sulla questione Watergate.
Detto così, potrebbe sembrare noiosissimo :), ma non lo è.
Comunque, a un certo punto, si vede David Frost che per preparare una delle interviste lavora con entusiasmo ed energia tutta la notte, circondato da un mare infinito di fogli, documentazione e quant’altro.
E mentre ero al cinema, in quell’istante, mi ci sono rivisto, perché qualche volta mi è capitato di andare a letto tardi perché mi era venuta un’idea per risolvere un problema, mi era venuto in mente qualcosa da creare, e volevo vederlo funzionare, volevo realizzarlo.
E non mi andava bene di aspettare il giorno seguente, perché avevo tutto in testa.
Ero attraversato da quello che ora mi viene in mente come flusso creativo.
Sto parlando di programmazione, ma credo che qualcosa del genere possa succedere in ogni ambito.
Ed è curioso che io poi io abbia trovato un articolo in cui una persona diceva che quel comportamento è uno dei tratti tipici dei bravi programmatori.
Non so se sono un bravo programmatore, e anzi, per certi versi al momento sono leggermente arruginito. Però so che quando sento di lavorare in quel modo sto dando il meglio di me, o che almeno è viva ancora in me quella passione che si accese tanto tempo fa.
E forse, se dovessi assumere qualcuno, gli chiederei se gli è mai successo qualcosa di simile.
Il film mi piacque, e senza dubbio anche grazie alla regia di Ron Howard, perché è il regista che ti fa vedere ciò che accade secondo una o un’altra prospettiva, che dà movimento o staticità ad azioni che hanno solo in parte una loro precisa natura. Cominciai ad apprezzare seriamente l’opera dei registi nel momento in cui ascoltai il commento di Ron Howard, scena per scena, allo straordinario A beautiful mind.