Come nasce un’idea originale?

Pensavo: come si riescono a creare, a pensare, delle idee veramente nuove?
Cosa hanno, in più, le persone che portano un effettivo progresso alla nostra umanità?
Il progresso avviene per piccoli passi aggiuntivi o per salti?
(a una prima riflessione direi spesso a piccoli passi, incrementalmente – ma non sempre).

Albert Einstein
Albert Einstein

E in base a tutto ciò mi sono detto che è opportuno dare un’occhiata, in dettaglio, alla vita di qualcuno che qualche innovazione significativa per il mondo l’ha apportata.

Il primo che mi è venuto in mente è stato Albert Einstein (va bene, non sono troppo originale! 🙂 )
Certo, bisognerebbe vedere se certi cervelli hanno più possibilità di altri, ma sarà poi fattore determinante il cervello, o una smisurata passione per ciò a cui i “geni” si dedicano?
Perché non dobbiamo dimenticare che moltissime grandi scoperte hanno richiesto notevoli sforzi, di cui, a noi, è giunto solo il risultato finale.

Ho letto una lunga biografia di Charles Darwin dal catalogo della mostra Darwin 1809-2009 tenutasi qui a Roma, al Palazzo delle esposizioni. Una mostra molto bella, anche se sono un po’ di parte perché sono sempre stato affascinato dalla figura di Darwin.
Leggendo della sua vita, ho potuto comprendere come sia arrivato alla sua teoria dell’evoluzione, e mi è piaciuto seguirlo nei dubbi, nella raccolta dei dati, nelle deduzioni e anche nelle critiche alla stessa sua teoria.

Perciò, credo che effettivamente leggerò qualche altra biografia, cercando di sceglierne una che sia scritta bene, perché anche i contenuti più interessanti possono annoiare se non c’è una comunicazione efficace.

(L’immagine è tratta da http://www.glsc.org/einstein/exhibition_highlights.php)

Il flusso creativo

Ero qui a creare un po’ di schemi, e mi è tornato in mente un film che ho visto, Frost/Nixon.
In precedenza mi erano piaciuti molti film di Ron Howard, che seguo fin da quando recitava in Happy days. E principalmente per questo avevo deciso di andare a vedere quel film, perché il genere non è uno dei miei preferiti in assoluto.
Non voglio parlare del film, posso dire brevemente che racconta le interviste poste da David Frost, un giornalista, a Richard Nixon sulla questione Watergate.
Detto così, potrebbe sembrare noiosissimo :), ma non lo è.
Comunque, a un certo punto, si vede David Frost che per preparare una delle interviste lavora con entusiasmo ed energia tutta la notte, circondato da un mare infinito di fogli, documentazione e quant’altro.
E mentre ero al cinema, in quell’istante, mi ci sono rivisto, perché qualche volta mi è capitato di andare a letto tardi perché mi era venuta un’idea per risolvere un problema, mi era venuto in mente qualcosa da creare, e volevo vederlo funzionare, volevo realizzarlo.
E non mi andava bene di aspettare il giorno seguente, perché avevo tutto in testa.
Ero attraversato da quello che ora mi viene in mente come flusso creativo.
Sto parlando di programmazione, ma credo che qualcosa del genere possa succedere in ogni ambito.
Ed è curioso che io poi io abbia trovato un articolo in cui una persona diceva che quel comportamento è uno dei tratti tipici dei bravi programmatori.
Non so se sono un bravo programmatore, e anzi, per certi versi al momento sono leggermente arruginito. Però so che quando sento di lavorare in quel modo sto dando il meglio di me, o che almeno è viva ancora in me quella passione che si accese tanto tempo fa.
E forse, se dovessi assumere qualcuno, gli chiederei se gli è mai successo qualcosa di simile.
Il film mi piacque, e senza dubbio anche grazie alla regia di Ron Howard, perché è il regista che ti fa vedere ciò che accade secondo una o un’altra prospettiva, che dà movimento o staticità ad azioni che hanno solo in parte una loro precisa natura. Cominciai ad apprezzare seriamente l’opera dei registi nel momento in cui ascoltai il commento di Ron Howard, scena per scena, allo straordinario A beautiful mind.

Sorridevo

Sorridevo oggi, mentre tornando a casa guardavo come fossero venute le foto portate a sviluppare.
Amo la tecnologia, ma al momento uso ancora il rullino, e ogni volta che ritiro le foto è come quando da piccolo scartavo i regali sotto l’albero di Natale 🙂
Mentre apri il pacchetto ti chiedi se sei stato bravo, se la luce era giusta, se hai inquadrato quello che volevi inquadrare!
E come con i regali, a volte sei contento, a volte un po’ meno.
Stavolta lo sono stato 🙂

E ripensavo a una frase di un famoso fotografo, uno che lavora per National Geographic, Joel Sartore.
Raccontava come anch’egli fotografasse su pellicola, e non vedesse l’ora di controllare ogni volta come fossero venute le foto.
Ciò che mi colpì, in effetti, fu la sua riflessione sul fatto che quando non avesse più avuto quel desiderio di vedere le sue foto appena ritirate dal laboratorio, prima di tornare a casa, probabilmente sarebbe stato il momento di smettere di fare il fotografo.

Non fotografo molto, ma mi piace, e cerco di capire cosa una fotografia possa veramente catturare. Perché se una foto non racconta qualcosa, non ti colpisce od emoziona, vedrai solo una immagine statica. E tramite le foto di National Geographic mi sono reso conto che i bravi fotografi quello riescono a fare, a cogliere un momento, un concetto, una situazione, e a volte vedi foto che a cui tu non penseresti mai, e la verità è che … dobbiamo solo imparare a guardare.

Passione

Ammiro chi ha una passione.
In qualsiasi campo.
Perché credo che solo chi ha una passione riesca a dare il massimo.
Certo, si può essere molto disciplinati, diligenti, ma coloro che spiccano sono secondo me solo coloro che svolgono il loro lavoro, le loro attività, con passione.

Poco fa mi ha scritto un amico, informatico, dicendomi che sta per intraprendere l’attività di assicuratore.
Mi è dispiaciuto, per lui.

Perché dopo una laurea non facile, si trova ora a inoltrarsi in un campo che con quella laurea non ha nulla a che fare. Certo, trovare il lavoro dei tuoi sogni oggi non è facile, ma il punto è che a lui, l’informatica, non è mai piaciuta più di tanto.
E allora, uno potrebbe dire, perché mai si era iscritto a ingegneria informatica?
Credo, anche se non ne sono del tutto sicuro, a causa della spinta dei suoi genitori.

Credo che troppi genitori non pensino realmente alla felicità dei propri figli, e li spingano verso studi a loro non congeniali.
Allo stesso tempo, forse quei genitori vogliono consigliare ai propri figli delle facoltà ritenute “importanti”, ma poi? Poi cosa hai in mano? Un pezzo di carta, col quale, se non ti trovi bene nel campo, non fai nulla.

Penso che una delle nostre aspirazioni possa essere il raggiungimento della nostra felicità, e anche se più passa il tempo più credo che la felicità sia composta di pochi singoli attimi, penso che bisogna stare molto attenti alle scelte importanti che si fanno. Penso che dobbiamo distinguere ciò che ci rende felici da ciò che magari ci permette di guadagnare di più.
Perché certo, servono anche i soldi per la felicità, ma non te la fanno raggiungere, da soli.
E credo che chi sta per dare un consiglio a qualcuno, debba riflettere bene su cosa possa rendere veramente felice la persona che ci sta ascoltando