Venirsi incontro

Tanto tempo fa avevo conosciuto una persona che ritenevo fuori dalla norma e con delle capacità eccezionali, potrei dire (be’ si, forse è un po’ la stessa cosa). Un modo di esprimersi di cui si poteva, a volte, rimanere affascinati. Non tanto per la proprietà di linguaggio, che alla fine quella la si può acquisire tutti, ma per la capacità di dire senza dire, di far capire delle cose in effetti con una certa grazia.

Ebbene, non so se quella stessa grazia mancasse a me, ma ci fu un problema.
Un problema di comunicazione.

Ora… non scendo troppo nei dettagli, comunque io pensavo di aver capito esattamente come a lei piaceva comunicare: potete immaginare – anche se non era proprio così – come se a qualcuno piacesse comunicare tramite poesie.
Molto artistico, “poetico”, e chissà se mai qualcuno ha scritto un libro dove due persone comunicano così. Però… però anche se per un po’ mi era piaciuto, io volevo comunicare anche in modo “normale”. Insomma… ecco, non ci trovammo su quel punto, e io sviluppai delle resistenze riguardo il suo modo di comunicazione. Come una sorta di claustrofobia.

Io credo che ci si debba venire incontro; insomma, è chiaro, ognuno ha la sua sensibilità, magari però ci si può trovare a metà strada.

Ma sì, c’è ancora poesia in questo mondo

Scena uno.
Iera sera, per strada.
Sto camminando sul marciapiede e a un certo punto vedo una ragazza, ferma, intenta a fotografare qualcosa dietro di me, in alto.
Mentre la supero lei ripone la macchinetta e se ne va nel senso opposto al mio; allora mi giro e guardo nella direzione in cui fotografava: vedo delle nuvole rosa.
Già! Tante nuvole di quel rosa che a volte si crea al tramonto, col sole che dal basso illumina le nuvole di quel colore delicato.
Avrà fotografato proprio le nuvole, o magari quella casa che hanno finito di ristrutturare da poco?
Facciamo che siano le nuvole, ma sì.

Scena due.
Oggi pomeriggio.
Mentre cammino sento della musica, forse Jovanotti. È un po’ confusa, viene da una macchina in fila, coi finestrini chiusi.
Dentro vedo una mamma e due bambini, seduti dietro.
La mamma gesticola come fanno i direttori d’orchestra, seguendo la musica; i due piccoli la seguono.

Ma sì, c’è ancora poesia in questo mondo.

Ps: credo che la musica fosse questa: Fango, di Jovanotti

All’improvviso

Sei comparsa all’improvviso,
io ero lì in attesa,
ma non di te.
Ti sei seduta accanto a me,
mi hai sorpreso.
Ho cominciato ad osservarti,
discretamente, timidamente,
e poi di più,
quando il tuo sguardo non poteva accorgersi del mio.
Eri bellissima, delicata e sensuale,
pur avvolta in quegli abiti che ti proteggevano dal freddo.
Le tue calze nere ricamate d’oro
richiamavano l’attenzione sulle tue gambe snelle e sinuose,
il tuo cappellino incorniciava splendidamente il tuo volto.
Sembravi infreddolita,
forse non eri preparata a quella gelida serata.
Ho preso le tue mani tra le mie, per riscaldarle,
tu hai sorriso.
Siamo rimasti così,
per infiniti e meravigliosi secondi,
occhi negli occhi,
sempre più vicini.
Hai cercato il calore delle mie labbra,
e mentre tutt’intorno era silenzio
ho raggiunto lentamente le tue,
in un bacio caldo
come i battiti dei nostri cuori in quell’istante.
Non ti dimenticherò.

Gabbiano.

Punto

Di immaginazione e semplice poesia
questo scritto tenta di creare un’alchimia.
Da un punto partito,
al termine chissà dove sarò finito!
Punto, a volte conclusione,
può anche generare un’emozione:
basta guardar su in una notte stellata
per risvegliar quella sensazione d’infinito innata,
basta osservar una goccia dalle nubi tuffare
per cercar le amiche laggiù nel mare.
Punto. Fine e nuovo inizio,
giorno in una vita,
bacio in un amore.
Ah, punto, se non ci fossi tu!

Passerotto metropolitano

Ti vedo arrivare leggero e circospetto,
tutto elegante, come in doppiopetto,
cercando frescura in questa città
che oggi più calda si configura.
Trovi il mio vaso, e sotto quel cespuglio
cominci grazioso a saltellare,
e sei così contento che ti vedo i tuoi amici chiamare.
In una danza irregolare,
vi osservo dalla terra cibare,
e felice di aver il verde curato,
mi accorgo d’improvviso che mi hai sgamato.
Voli via, rapido e scattante,
e non ti vedo già più, dopo un istante.
Col pensiero ti saluto,
e se vorrai tornare, sarai il benvenuto.

🙂

Al suo bianco candore

Tante cose da fare, tanti pensieri, e l’ispirazione se ne va.
Ma poi una sera vedi lei, così candida e luminosa, che brilla di quella luce che ci dà la vita. Lei, la Luna.
Nel buio della notte stasera risplende lassù, di un bianco luminoso nel cielo terso.
E mentre la guardo accarezzato dal vento ora fresco, mentre ascolto i grilli giù nel prato, rimango incantato, e penso all’Universo, e sento tutto ridimensionarsi. Penso alle divisioni che ci sono su questa Terra, e penso che da bambini dovrebbero portarci in gita tra le stelle, e forse riusciremmo a dare più facilmente la giusta importanza a tante cose.
Mi piace guardare le ombre create dalla luce della luna, mi piace guardare qualche nuvola rimasta nel cielo pulito illuminata da quella luce morbida e delicata, della giusta intensità per mostrare ma non svelare del tutto.
Mi piace pensare, guardando i palazzi un po’ più bui del solito, che Lei stia lì, a proteggerci un po’ tutti.
Forse come le maree, guardo la Luna e sento il mio spirito sollevarsi, sorrido.
Firmato: il vostro Gabbiano Mannaro 🙂

L’emozione… in uno scatto

La speranza - James P. Blair - National Geographic
La speranza - James P. Blair - National Geographic

Un mio amico è tornato da poco da un viaggetto, e mi ha fatto vedere via web le foto che ha scattato, diciamo un centinaio o forse qualcosa di più.
All’inizio le ho guardate con curiosità, poi, diciamo verso la quarantesima :), mi sono annoiato, e alla fine ho lasciato perdere.

Certo, vederne un numero eccessivo consecutivamente forse stanca comunque, però la questione, secondo me, è che una foto interessa gli altri solo se esprime qualcosa di particolare, se genera un sorriso, un’emozione.
A volte invece si vedono solo panorami statici che non vogliono dire molto per noi, mentre per chi ha scattato, almeno, essi significano tornare al momento in cui si era là, e qualcosa ci aveva colpito e spinto a immortalare quelle immagini. Non è facile catturare attimi che siano speciali non solo per noi ma per tutti.

E ho ripensato allora alla mostra fotografica National Geographic Il nostro mondo che ho visto qualche tempo fa, ho ripensato a quanto mi abbia colpito vedere tanta gente che si accalcava intorno a quelle foto, forse era bello più quello che le foto in sé :), rimango infatti molto colpito quando vedo un gran numero di persone che vogliono vedere, capire, emozionarsi.
Già, emozionarsi, perché le foto dei fotografi National Geographic, specie quelle scelte per la mostra, colgono delle particolari situazioni e credo possano essere paragonate a delle poesie, se ti fermi lì e le guardi un po’, cerchi di cogliere cosa vogliono esprimere.

Di questa ultima mostra, di cui trovate molte foto qui, la foto che ho inserito qui sopra è forse quella che mi ha colpito di più. Dovete immaginarvi una foto immensa, credo un tre metri per due, con questo cercatore d’oro che vi guarda. E mi ha colpito la sua espressione, che mi sembra esprima la fatica per un lavoro che a volte porta ben pochi frutti, ma contenga al tempo stesso quella speranza che fa andare avanti quella ricerca, è come se dicesse “è dura, ma sono fiducioso”.

Sebbene trovi che nella “normalità” ci sia molto da scoprire e da apprezzare, credo che ciò che nell’arte, e nella vita in generale, faccia la differenza, sia qualcosa di diverso, di originale, come quelle foto che generano emozioni.
In fondo, anche scoprire la bellezza di ciò che si pensa “normale”, scontato, ha qualcosa, in sé, di originale.
E ripensando alla foto del cercatore d’oro, forse è successo proprio questo, perché quell’emozione che la foto ha generato in me è venuta da chi ha saputo guardare quella persona stanca e un po’ sporca con un occhio diverso, da chi ha saputo coglierne l’anima.

La musa ispiratrice

Non mi ero mai soffermato sulla figura della musa ispiratrice.
Non mi ero mai soffermato, più che altro, sulla differenza che potesse fare l’esserci o meno, di una musa ispiratrice.
E` tutto diverso. Almeno per me.
O… non proprio diverso, ma quei sentimenti, quelle emozioni che la musa genera, si riversano poi su tutto quello che fai.
E ti accorgi di essere capace di cose che non pensavi sapessi fare, di pensieri che credevi di non poter immaginare.
Non è importante che la musa stia effettivamente lì con te, basta anche che tu l’abbia nei tuoi pensieri.
Capisco molto bene i registi che portano la loro musa sul set!
C’è stato un periodo in cui una musa, diciamo pure una musetta :), mi ha ispirato, e lì ho iniziato a scrivere in un modo che prima non era mio.
Ora la musa non c’è, e io, a volte, scrivendo qui, mi sento un po’ un gabbiano con le ali appesantite.

Boh.

Saranno forse altri pensieri?
Forse dovrei rigenerarmi in una beauty farm per gabbiani?? 🙂
Non so, forse uscirei con le penne più bianche e vellutate :), ma … non credo cambierebbe molto.

Che cos’è l’ispirazione? Da dove viene?
Sarebbe stato capace Dante di scrivere, che so, Tanto gentile e tanto onesta pare, se non avesse pensato a Beatrice???