Quei baci col rossetto

Me la ricordo, la mia compagna delle medie.
Sì, lei che mi piaceva un po’.
Secondo me, fu opera sua.

Terza media. Suona la campanella: ricreazione.
Prendo la merenda dallo zaino, e mi unisco ai compagni per giocare.
Distratto, non mi accorgo di cosa sta accadendo al mio diario, al mio diario di Italia ’90.
Tornato a casa ignaro, dopo pranzo lo sto sfogliando, quando mi accorgo che su una pagina c’è… un bacio! E non su una pagina qualsiasi, ma sul “giorno dell’amore”, San Valentino.
E non un solo bacio, no, ma due baci sul 14 febbraio e altri due sul 15.
Eccoli!

…in quanti modi avrebbe potuto proseguire questa storia.
Eppure, ad oggi non so nemmeno di chi siano, quei baci.
Sebbene scorga una certa poesia in quei baci senza nome, penso che avrei potuto fare qualche verifica! Non so, avete presente la scarpetta di Cenerentola?? Magari avrei potuto fare da… scarpetta, per delle labbra che avevano probabilmente ancora voglia di baciare.
Non ricordo perché non indagai; so però che a quel tempo le ragazze non mi interessavano troppo, ero preso più che altro dai videogiochi.

Ma lei un po’ era nei miei pensieri, se me la ricordo ancora.
Lei, che si riuniva sempre con le sue due amiche del cuore, e le vedevi tutte e tre confabulare, chissà su cosa.
Lei, che in piscina era elegante, e carina, nel suo costume intero, pur rimanendo discreta.
Lei, che è ormai un pensiero sfumato, ma il cui modo di essere me la fa ricordare sorridente e serena.
Le ero simpatico, e ogni tanto scherzavamo, parlavamo un po’, ma niente di più.
Forse… forse non era solo che non mi interessavo così tanto alle ragazze, forse era anche la mia timidezza, o semplicemente non mi piaceva… abbastanza.

Quando ho visto quei baci ho pensato che avevamo tredici anni, e da quel rossetto mi sono chiesto se già le ragazze si truccassero. Perché si dice tanto che le abitudini sono cambiate… ma allora? No, non mi pare venissero truccate a scuola; credo proprio che, quella volta, quelle labbra si colorarono di rosso per quel gioco romantico e misterioso, che per me è ora un tenero ricordo


Se la pioggia fosse colorata

Se la pioggia fosse colorata saremmo tutti più contenti di veder piovere.
I pittori non userebbero più tutto quel grigio, le persone sorriderebbero guardando l’orizzonte.
Forse, chissà, quel cielo scuro serve per farci apprezzare di più il sole, l’azzurro; però io un tocco di colore glielo darei 😉

 

Fonte immagine: http://www.artbystewart.com/

Risveglio

Sento il tuo calore
appena sveglio,
abbracciati qui sotto il piumone.
Apro gli occhi,
vedo un raggio di sole
illuminarti il viso.
Sorrido, sono felice.
Sei il mio mondo.
Ascolto il tuo respiro calmo,
mi lascio inebriare dall’odore della tua pelle profumata
mentre le mie labbra la sfiorano morbide.
Ti svegli.
Guardo i tuoi occhi
che luminosi cercano i miei,
mi stringo a te,
ti bacio.
Buongiorno amore.

Ho visto il futuro, ho visto l’amore

Ho visto un papà che insegnava a sua figlia piccola ad andare in bicicletta, che le indicava i pericoli della strada. E ho pensato al futuro, a tutto ciò che quella bambina sarà, a tutto quello che dei genitori sarà in lei.

Ho visto un papà e una mamma che camminando tenevano per mano il loro bambino, che ogni tanto si teneva con forza a quelle mani adulte, e si sollevava da terra, come volando, appeso a un cielo d’amore.

Ho visto tutto questo, e ho pensato che bisognerebbe dire a quei bambini quanto sono fortunati. Ma forse, già lo sanno, e il loro sorriso lo comunica al mondo.

E niente

Come «e niente»? Se devi scrivere qualcosa non puoi mica cominciare con «e niente», perché se vuoi dire qualcosa, non c’è, quel niente, ma c’è qualcosa.
No, è solo che mi è rimasto in testa Il giovane Holden, e lui forse qualche volta lo direbbe.

E che pensavo invece io?
Pensavo che comunicare scrivendo è davvero molto difficile.
Non è molto difficile comunicare un concetto, sebbene ciò richieda una certa capacità analitica e sintetica.
Quello che è difficile è comunicare un’emozione, un sorriso, provocare un’emozione.

Scrivere è limitare le nostre potenzialità espressive, quando invece siamo capaci di far capire cosa proviamo anche solo dal tono di una parola, quando con un singolo movimento, più brusco o più aggraziato, siamo in grado di manifestare il nostro stato interiore.

Al tempo stesso, però, scrivere consente di stimolare l’immaginazione di chi legge come la realtà raramente può fare, perché ce l’hai davanti, e lo dice anche il Piccolo Principe, “l’essenziale è invisibile agli occhi”, la realtà oscura a volte il vero significato delle cose e tende ad ancorarci a ciò che i nostri sensi effettivamente percepiscono. Be’, il messaggio del Piccolo Principe è un po’ più ampio, comunque mi scuserà se l’ho leggermente distorto e sminuito 🙂

In modo o nell’altro, pare che comunque scrivere mi piaccia, e una cosa è sicura, nasciamo con delle potenzialità ma certo non con delle effettive capacità, e per imparare a scrivere, bisogna scrivere.

Sarò curioso di vedere come andrà. Intanto, nonostante tutto, continuo a scrivere…

La commessa sorridente

Sto per andare al supermercato.
E ripenso a una commessa, anzi per la precisione a una cassiera, con cui successe un curioso episodio.
Giunto alla cassa, essendo primo pomeriggio, ero da solo, e lì con lei c’era un ragazzino, diciamo dieci anni? Forse il fratello, perché anche lei era molto giovane. Era la prima volta che la vedevo lì.
Beh, il ragazzino aveva a che fare con un problema di matematica, non capiva bene il testo, e stava chiedendo spiegazioni a lei. Arrivato alla cassa, lei fa, rivolta a me: “secondo me lui lo sa” 🙂
Ah ah, oddio, non me l’aspettavo proprio, io poi non sono uno che in genere attacca conversazione così a bruciapelo, comunque, ormai interrogato, dissi come secondo me andava interpretato il testo. Mi pare che alla fine io, lei  e lui concordammo 🙂
Battuto il conto, ci salutammo, con un ciao e un sorriso.
La ritrovai al lavoro credo altre due volte, nelle quali, ancora lontani per via della fila, ci sorridemmo all’incrociarsi dei nostri sguardi.
Non ci dicemmo nient’altro di particolare, se non i soliti saluti. Poi non la trovai più, forse ha cambiato lavoro, o, chissà, magari supermercato.
Mi sbaglierò, ma lei non sorrideva a tutti in quel modo.
Mi sarebbe piaciuto rivederti, ragazza della cassa, rivedere il tuo sorriso.
Ma grazie per quelli che mi hai regalato, mi rasserenavano.

Al suo bianco candore

Tante cose da fare, tanti pensieri, e l’ispirazione se ne va.
Ma poi una sera vedi lei, così candida e luminosa, che brilla di quella luce che ci dà la vita. Lei, la Luna.
Nel buio della notte stasera risplende lassù, di un bianco luminoso nel cielo terso.
E mentre la guardo accarezzato dal vento ora fresco, mentre ascolto i grilli giù nel prato, rimango incantato, e penso all’Universo, e sento tutto ridimensionarsi. Penso alle divisioni che ci sono su questa Terra, e penso che da bambini dovrebbero portarci in gita tra le stelle, e forse riusciremmo a dare più facilmente la giusta importanza a tante cose.
Mi piace guardare le ombre create dalla luce della luna, mi piace guardare qualche nuvola rimasta nel cielo pulito illuminata da quella luce morbida e delicata, della giusta intensità per mostrare ma non svelare del tutto.
Mi piace pensare, guardando i palazzi un po’ più bui del solito, che Lei stia lì, a proteggerci un po’ tutti.
Forse come le maree, guardo la Luna e sento il mio spirito sollevarsi, sorrido.
Firmato: il vostro Gabbiano Mannaro 🙂