Tra le nuvole, lassù.

Finalmente ci siamo.
Era da quando avevo scritto L’odore delle patatine fritte che ci pensavo, a cambiare l’immagine della testata con quella foto delle nuvole che ora vedete lassù.
Non sto sempre col naso all’insù a scattare, ma quando qualche colore più intenso mi colpisce, quando qualche nuvola disegna qualche forma strana, o tanto deliziosa da desiderare di assaporarla, allora può capitare che la immortali. Un po’ come faceva la piccola Amélie.
E quella foto mi piace, forse più di tutto perché quegli uccelli che volano mi trasmettono un senso di leggerezza, e mostrano esattamente quello che un po’ pazzamente mi era venuto in mente, un GabbianoTraLeNuvole che andava a cercare quel Sapore di nuvole.
Va bene, credo siano rondini, ma rondini e gabbiani mi piacciono molto, li sento entrambi simboli di libertà.
E vedere quel cielo blu, sapere che in quegli istanti tirava un vento fresco e pulito, mi porta a respirare a pieni polmoni, mi porta a pensare che qualunque cosa accada, comunque grigia sia la luce intorno a noi, lassù, sopra le nuvole, c’è il sereno, e il sole, e l’azzurro, ad aspettarci.

Oggi è la giornata perfetta per questo cambiamento, perché qui a Roma, dopo una pioggia notturna,  il cielo è molto simile a quello immortalato nella foto; e forse, chi lo sa, è stato proprio questo a ricordarmi di nuovo di rendere questo blog un po’ più mio, aggiungendo quella immagine colta da me.
Ma a ricordarmi di cambiare la foto è stata anche Scrutatrice, col suo recente commento, e colgo l’occasione per ringraziarla.

Moon river

A forza di nominare Tiffany, Gabbiano ha ripensato a Moon River, la celebre e romanticissima canzone.

E ascoltandola Gabbiano chiude gli occhi e si perde tra le note, volando libero tra pensieri soffici come le nuvole.

Gabbiano si vede camminare lungo un ruscello, di notte, al chiaro di luna. Accanto a lui una fanciulla dai capelli lunghi e mossi, dalla carnagione resa ancor più chiara dal candore lunare. Mentre i due avanzano piano, le loro mani si cercano, si intrecciano lente. Il vento tiepido li accarezza leggero. Gli sguardi vanno a rimirare le stelle brillanti, per poi tornare delicatamente giù, desiderosi di scorgere negli occhi dell’altro il riflesso di quella luna che li osserva, deliziata.

Ho volato, come un gabbiano

seagull by tetikarslan@DeviantArt

Aveva appena smesso di piovere, qualche goccia veniva ancora giù.
Sono uscito, pensavo solo per fare due passi.
Ho iniziato così, camminando, e ascoltando Analyze dei Cranberries, di cui vi ho parlato ieri, ho chiuso gli occhi, ho respirato l’aria fresca e pulita, ancora bagnata di pioggia.
E poi mi è venuta voglia di correre, di liberare tutte le energie che avevo accumulato negli ultimi giorni, perché sono stato un po’ male (niente, solo un po’ di raffreddamento) e sono stato un po’ fermo.
E giunto a un rettilineo mi sono lanciato, e ho corso con ampie falcate abbandonandomi leggero, ascoltando di nuovo quella canzone, sentendo l’aria che mi veniva addosso, guardando solo avanti, come se il terreno non ci fosse più.
E` stato un po’ come volare. E` stato bello.
Solo un’altra volta l’ho fatto, così, intensamente.
La canzone, quella volta, era Innuendo, dei Queen.
Lì il ritmo aumenta gradualmente dal minuto 3:30, e così fece il ritmo delle mie falcate, crescendo e crescendo appresso alla musica, fino ad una corsa a perdifiato quando Freddie Mercury dice

you can be anything you want to be,
just turn yourself into anything that you think you could ever be,
surrender your ego be free

Potete essere ciò che volete, dovete solo trasformarvi in ciò che sentite di poter essere, arrendetevi alla vostra vera essenza. Uno dei più begli inni alla libertà.


E poi ha ricominciato a piovere, piano per fortuna, ma, dopo aver smesso di correre, ho continuato a camminare tranquillo, visto che, pensavo, quelle gocce venivano dalle nuvole, ed erano mie amiche. Sono o non sono un gabbiano tra le nuvole?

Al suo bianco candore

Tante cose da fare, tanti pensieri, e l’ispirazione se ne va.
Ma poi una sera vedi lei, così candida e luminosa, che brilla di quella luce che ci dà la vita. Lei, la Luna.
Nel buio della notte stasera risplende lassù, di un bianco luminoso nel cielo terso.
E mentre la guardo accarezzato dal vento ora fresco, mentre ascolto i grilli giù nel prato, rimango incantato, e penso all’Universo, e sento tutto ridimensionarsi. Penso alle divisioni che ci sono su questa Terra, e penso che da bambini dovrebbero portarci in gita tra le stelle, e forse riusciremmo a dare più facilmente la giusta importanza a tante cose.
Mi piace guardare le ombre create dalla luce della luna, mi piace guardare qualche nuvola rimasta nel cielo pulito illuminata da quella luce morbida e delicata, della giusta intensità per mostrare ma non svelare del tutto.
Mi piace pensare, guardando i palazzi un po’ più bui del solito, che Lei stia lì, a proteggerci un po’ tutti.
Forse come le maree, guardo la Luna e sento il mio spirito sollevarsi, sorrido.
Firmato: il vostro Gabbiano Mannaro 🙂