Tramonti autunnali

… sì, be’, lo so che l’autunno è passato e che tra un po’ finisce pure l’inverno (meno male), ma ho qui un tramonto immortalato a fine ottobre, che volevo condividere con voi.

Dietro le nuvole, c'è sempre il sole

A fine ottobre e a novembre  ci sono stati dei giorni dai tramonti meravigliosi, almeno qui a Roma; questo mi ha veramente molto colpito, più di altri magari più colorati.

Direi di poterlo chiamare Dietro le nuvole, c’è sempre il sole 🙂

Che sia d’auspicio per tutti i “passanti” 🙂

a risentirci

Gabbiano

La lancia e lo scudo

C’è un bel mondo là fuori, un mondo meraviglioso. Purtroppo è mischiato a un mondo meno bello, ma che dire, volendo essere ottimisti questo fa sì che possiamo mettere alla prova le nostre abilità, costruire la nostra vita nel modo migliore che riusciamo a fare.

Un pensiero un po’ così, un po’ estemporaneo, anche se mi fa un po’ pensare che mi sia venuto in mente questo titolo; ma se proprio volete saperlo (e lo volete perché siete arrivati fin qui a leggere 😉 ), secondo me questa mia visione non del tutto luminosa non è così distante dalla realtà.

Sopra le nuvole, comunque, risplende sempre il sole. C’è solo da mettersi lì, e, svolazzando con maestria, arrivare lassù.

Tramonto metropolitano

Tramonto romano

Orbene, (si, volevo proprio dirla questa parola, “orbene”, me la sento addosso, stasera)…

Orbene, dicevo, questi giorni non sono stati proprio da sapore delle nuvole, ma di nuvole io ne ho una scorta ;-).
E allora, eccole lì, delle nuvole romane.
Era la giornata della missione gabbiana di carnevale, e, sulla via di casa, mi sono trovato ad ammirare questo tramonto… metropolitano. Un tramonto dove il sole non lo vedi, ma il sole ti saluta di riflesso, là, dalle nuvole.

Non mi capita spessissimo di vedere questo tipo di tramonti, con le nuvole sopra la testa ma il sole più in là, ad illuminarle.
Mi era piaciuto molto, e mi piace ancora.

Sembra talco ma non è, serve a darti l’allegria!

Ero su un  un cavallo alato, diretto verso il sole.
È stato qualche tempo fa, mentre facevo un esperimento di… freespeaking. Praticamente dire tutto quello che ti passa per la testa, senza pensarci. Esternare i propri pensieri, così come sono.

Be’, dicevo questo, dicevo quello, e, senza sapere come, mi sono ritrovato su un cavallo bianco, a galoppare su un prato verde, col cielo azzurro e pulito sullo sfondo. A un certo punto ho preso il volo, diretto verso il sole che splendeva.

E in quel momento ho pensato a Pollon.
Pollon è un cartone animato che da piccolo seguivo, anche se non assiduamente come altri.
Racconta in modo divertente le vicende degli dei dell’Olimpo.
Pollon era la simpatica figlia di Apollo, che, se non ricordo male, nel cartone si occupava di far sorgere il sole, recandosi presso di esso tutte le mattine, sul suo carro trainato da un cavallo alato.

Questa era la sigla del cartone:

… cantata come sempre da Cristina d’Avena, definita addirittura “sogno erotico di ogni bambino” 🙂 da qualcuno (no, non era il mio, né mi importava troppo di chi cantasse le sigle).

Ma non è questo il punto.
Pollon ogni tanto utilizzava una polverina magica, capace di rendere felici le persone. E, giuro che non ci avevo mai pensato, qualcuno sostiene che praticamente fosse droga!! 😀
Ecco il rituale con cui Pollon distribuiva la polverina:

Non so se gli autori del cartone si fossero divertiti a inserire un esplicito, seppur nascosto, riferimento a qualche droga, ma comunque, come è successo con me, un bambino che non conosce la droga non penserà mai ad essa!

Qualcuno ama però scagliarsi contro cartoni come questi, e scrive,  su un altro filmato youtube del “momento polverina”:

e comunque si vede che la generazione che negli anni ’80 si “CIBAVA” di questi manga, non sono venuti su mica tanto bene… molti di questi cartoni animati li hanno indirettamente traviati ed oggi non so quali sono i valori e gli ideali di questa generazione.

Non so quanto serio fosse l’autore, ma, come dicevo, non credo certo che un cartone animato possa addirittura traviare un bambino!
Io credo che un cartone animato debba far divertire un bambino, senza volgarità. Secondo me non è necessario nemmeno che abbia un fine didascalico come le fiabe, anche se può essere auspicabile.

Comunque pensavo: quanto incidono i cartoni sulla nostra formazione?
Io credo che concorrano alla formazione di un bambino così come tutti gli altri elementi che lo circondano. Però, a meno che il piccolo non sia piazzato davanti alla tv dalla mattina alla sera, non credo che abbiano un’influenza determinante.

Per la cronaca, Pollon era in onda all’interno del contenitore BimBumBam, la cui sigla del 1987 è a questo link.

E, per precisare, il mio cartone preferito era L’incantevole Creamy, che meriterà un post tutto per lei 🙂

Se la pioggia fosse colorata

Se la pioggia fosse colorata saremmo tutti più contenti di veder piovere.
I pittori non userebbero più tutto quel grigio, le persone sorriderebbero guardando l’orizzonte.
Forse, chissà, quel cielo scuro serve per farci apprezzare di più il sole, l’azzurro; però io un tocco di colore glielo darei 😉

 

Fonte immagine: http://www.artbystewart.com/

Tra le nuvole, lassù.

Finalmente ci siamo.
Era da quando avevo scritto L’odore delle patatine fritte che ci pensavo, a cambiare l’immagine della testata con quella foto delle nuvole che ora vedete lassù.
Non sto sempre col naso all’insù a scattare, ma quando qualche colore più intenso mi colpisce, quando qualche nuvola disegna qualche forma strana, o tanto deliziosa da desiderare di assaporarla, allora può capitare che la immortali. Un po’ come faceva la piccola Amélie.
E quella foto mi piace, forse più di tutto perché quegli uccelli che volano mi trasmettono un senso di leggerezza, e mostrano esattamente quello che un po’ pazzamente mi era venuto in mente, un GabbianoTraLeNuvole che andava a cercare quel Sapore di nuvole.
Va bene, credo siano rondini, ma rondini e gabbiani mi piacciono molto, li sento entrambi simboli di libertà.
E vedere quel cielo blu, sapere che in quegli istanti tirava un vento fresco e pulito, mi porta a respirare a pieni polmoni, mi porta a pensare che qualunque cosa accada, comunque grigia sia la luce intorno a noi, lassù, sopra le nuvole, c’è il sereno, e il sole, e l’azzurro, ad aspettarci.

Oggi è la giornata perfetta per questo cambiamento, perché qui a Roma, dopo una pioggia notturna,  il cielo è molto simile a quello immortalato nella foto; e forse, chi lo sa, è stato proprio questo a ricordarmi di nuovo di rendere questo blog un po’ più mio, aggiungendo quella immagine colta da me.
Ma a ricordarmi di cambiare la foto è stata anche Scrutatrice, col suo recente commento, e colgo l’occasione per ringraziarla.

Quasi a Parigi

Partiremo la prossima settimana.
Io in genere non faccio le cose così in fretta, ma quel sogno, quel bacio che mi ha lasciato il sorriso, ha cambiato tutto.
Lo dicevo, quel sogno poteva essere il me più vero che mi parlava, ma non è stato solo quello. Perché da quel momento non ho più pensato alla ragazza del sogno come prima.
Mi sono accorto di essere attratto da lei, ma non sapevo se dirglielo. Quando qualche giorno fa l’ho incontrata ho cercato di lasciarla prima che potessi, per non rivelarle i miei veri pensieri.
È una mia amica, mi sono sempre trovato bene con lei, ma prima non c’era niente di più.
Che situazione… tante volte a riflettere sull’amicizia uomo donna… ed eccomici dentro.
Che fare, già… che fare? Ci ho pensato un po’, e quello che ho pensato è che ho lasciato andare troppe occasioni, e così ho deciso di parlarle.
Venerdì sono passato da lei e le ho portato un regalo: un nano da giardino.
Un po’ stupita mi ha detto che sono matto, e che lei un giardino non ce l’ha nemmeno! Però si è messa a ridere, perché ogni tanto scherziamo sul nano di Amélie, e le ho detto che era passato a trovarla.
Mi ha chiesto il perché di quel regalo inaspettato, e le ho rivelato tutto: che l’avevo sognata, e che mi ero reso conto di non vederla più come una semplice amica.
Mi ha chiesto se scherzassi. Al mio “no” è diventata seria e silenziosa, lei che parla sempre.
Ho avuto paura di aver sbagliato, di essere andato troppo di fretta.
Un po’ imbarazzato le ho chiesto se volesse venire con me a Parigi per riaccompagnare il nano a casa, e poi con una scusa l’ho lasciata, chiedendole di farmi sapere.
Ci ha pensato un giorno intero.
Un giorno lunghissimo. Poi stamattina il suo sms, che diceva .
Sono felice, lo guardo e lo riguardo, e il mio cuore è più leggero. Perché non so come andranno le cose, ma se non avesse accettato, la nostra amicizia non sarebbe comunque stata più la stessa.
Un weekend, un weekend a Montmartre… cioè, staremo in albergo lì… trovo che sia una zona così romantica, con quella vista su Parigi.
Mi sento come dentro un flusso, sento che le cose andranno bene, ci credo.

Ecco, questo potrebbe essere un estratto del mio diario.
Ma non lo è, è tutta fantasia :). Una specie di esercizio.
Eppure a Parigi oggi ci ho pensato.
È stato il fresco. Il fresco col sole d’estate, come negli ultimi anni è capitato raramente qui a Roma.
Mi ha fatto pensare a Parigi, che visitai qualche anno fa, e che mi sorprese col fresco in quell’agosto più di quanto non avessi immaginato dalle previsioni.
Il clima atlantico è così, può essere ferragosto ma sembrarti ottobre. E poi magari il giorno dopo c’è il sole, il sole d’estate, quello caldo e luminoso che conosciamo bene dalle nostre parti.
Mi piace sempre sentire il vento fresco mentre lassù vedi l’azzurro del cielo terso, un po’ nascosto dalle nuvole bianche. Mi piace vedere il sole dietro le nuvole bianche, poterne ammirare lo splendore senza esserne abbagliato.
Oggi guardavo queste nuvole, certe volte penso che è come se fossero i nostri sogni, che sono più leggeri di noi, e volano liberi, lassù.

il sole dietro le nuvole