Tre anni

WordPress mi ricorda che siamo al terzo anniversario di questo blog.
Me lo ricordavano anche le nuvole, questi giorni, bianche, lassù, dopo i temporali, nel cielo limpido che torna a mostrare l’azzurro.
Mi ricordo anche i post scritti dopo qualche corsetta, che spesso portava qualche idea succulenta. Credo fosse la maggiore ossigenazione del cervello :-).
Vabbe’, in attesa ancora di ricaricarmi del tutto, vi saluto e vi dico che, nonostante tutto, rispetto allora un po’ più vicino alle nuvole mi ci sento.

…e quindi uscimmo a riveder le stelle

Cielo Stellato

No Dante, torna pure dentro, che tanto le stelle ormai non si vedono più!

Non so da voi, ma qui a Roma, se una notte punti il naso verso l’alto, non è così scontato che tu veda qualche stella.
Principalmente per l’inquinamento luminoso, come in molte parti del mondo.

E perché parlo di ciò?
Perché ogni tanto ascolto “Six Minute English“, un programma BBC radio che ascolto in podcast per tenere l’inglese in allenamento, e hanno colto l’occasione per pubblicizzare la prima “dark sky reserve” (diciamo il primo parco per la preservazione dell’oscurità del cielo?) d’Europa, l’Exmoor National Park.
Il parco è quindi una zona molto buia, e viene fatto sì, attraverso la protezione del territorio con regole e controlli, affinché rimanga tale.
Il parco si trova in Inghilterra, in zona sud ovest.

Sulla pagina della BBC potete trovare un filmato che illustra la notizia, con delle immagini sempre affascinanti della Terra vista di notte.

E ora, tutti in gita, con la Gabbiano-travel! 😉

fonte immagine: http://www.keplero.org/2009/12/il-cielo-stellato-sopra-di-me.html

Sembra talco ma non è, serve a darti l’allegria!

Ero su un  un cavallo alato, diretto verso il sole.
È stato qualche tempo fa, mentre facevo un esperimento di… freespeaking. Praticamente dire tutto quello che ti passa per la testa, senza pensarci. Esternare i propri pensieri, così come sono.

Be’, dicevo questo, dicevo quello, e, senza sapere come, mi sono ritrovato su un cavallo bianco, a galoppare su un prato verde, col cielo azzurro e pulito sullo sfondo. A un certo punto ho preso il volo, diretto verso il sole che splendeva.

E in quel momento ho pensato a Pollon.
Pollon è un cartone animato che da piccolo seguivo, anche se non assiduamente come altri.
Racconta in modo divertente le vicende degli dei dell’Olimpo.
Pollon era la simpatica figlia di Apollo, che, se non ricordo male, nel cartone si occupava di far sorgere il sole, recandosi presso di esso tutte le mattine, sul suo carro trainato da un cavallo alato.

Questa era la sigla del cartone:

… cantata come sempre da Cristina d’Avena, definita addirittura “sogno erotico di ogni bambino” 🙂 da qualcuno (no, non era il mio, né mi importava troppo di chi cantasse le sigle).

Ma non è questo il punto.
Pollon ogni tanto utilizzava una polverina magica, capace di rendere felici le persone. E, giuro che non ci avevo mai pensato, qualcuno sostiene che praticamente fosse droga!! 😀
Ecco il rituale con cui Pollon distribuiva la polverina:

Non so se gli autori del cartone si fossero divertiti a inserire un esplicito, seppur nascosto, riferimento a qualche droga, ma comunque, come è successo con me, un bambino che non conosce la droga non penserà mai ad essa!

Qualcuno ama però scagliarsi contro cartoni come questi, e scrive,  su un altro filmato youtube del “momento polverina”:

e comunque si vede che la generazione che negli anni ’80 si “CIBAVA” di questi manga, non sono venuti su mica tanto bene… molti di questi cartoni animati li hanno indirettamente traviati ed oggi non so quali sono i valori e gli ideali di questa generazione.

Non so quanto serio fosse l’autore, ma, come dicevo, non credo certo che un cartone animato possa addirittura traviare un bambino!
Io credo che un cartone animato debba far divertire un bambino, senza volgarità. Secondo me non è necessario nemmeno che abbia un fine didascalico come le fiabe, anche se può essere auspicabile.

Comunque pensavo: quanto incidono i cartoni sulla nostra formazione?
Io credo che concorrano alla formazione di un bambino così come tutti gli altri elementi che lo circondano. Però, a meno che il piccolo non sia piazzato davanti alla tv dalla mattina alla sera, non credo che abbiano un’influenza determinante.

Per la cronaca, Pollon era in onda all’interno del contenitore BimBumBam, la cui sigla del 1987 è a questo link.

E, per precisare, il mio cartone preferito era L’incantevole Creamy, che meriterà un post tutto per lei 🙂

La mostra fotografica National Geographic 2011: I colori del mondo

Gli ultimi giorni sono stati un po’ grigi, ma ieri è stato diverso. Perché è uscito il sole? No, perché ho visitato la mostra fotografica di National Geographic Italia per il 2011: I colori del mondo.
Presso il Palazzo delle esposizioni, a Roma, sono esposte 95 fotografie di numerosi fotografi, raggruppate secondo un criterio cromatico che osserva il nostro mondo tramite il bianco, il rosso, il verde e l’azzurro.

Tornato in quello spazio espositivo, ho provato le stesse sensazioni delle scorse edizioni: è stato come se in pochi metri avessi fatto il giro del mondo, e mi sono sentito più vicino a popoli e luoghi a cui ogni tanto non penso più.

E che dire, in certi momenti mi sono sentito fortunato, come quando ho visto nella sezione rossa una bambina che beveva un’acqua contaminata, dal colore più o meno arancione.

Mi sono stupito, osservando la foto Sforzo veneziano, in cui una coppia mascherata da Luigi XVI e Maria Antonietta, entrambi in rosso, si accompagnava ad un cane portato a spasso dentro una carrozzina rivestita anch’essa di piume rosse.
Per non parlare di Questione di stile, che ci fa vedere ad Harlem un nero vestito completamente di rosso.

Mi sono incuriosito, vedendo la foto di un cacciatore Inuit che traina con la sua motoslitta dei barili colorati sulla neve bianca; ho sorriso, trovandomi di fronte un bruco dal colore verde quasi fosforescente, in una foto grande tre metri per due.

Ma la foto che più mi è piaciuta è stata quella della Via Lattea vista dal parco di Oulanka in Finlandia. Ah, quante stelle! Quasi me le ero scordate, stando qui in città!!
Eh sì, perché poi le stelle mi erano venute in mente quando ho scritto Punto, guarda caso.

Tutte quelle foto, quel virtuale giro del mondo, ti mettono una gran voglia di viaggiare, di vedere quei posti di persona. Ti mettono voglia di fotografare, e stavolta, anche se già ci pensavo, mi hanno anche messo voglia di usare di più i colori.

La mostra chiude il primo maggio, l’entrata è gratuita.
Sicuramente consigliata, come la precedente di cui vi ho già parlato.

Qui, sul sito del Palazzo delle esposizioni, c’è l’introduzione alla mostra.

Qui, sul sito del National Geographic, trovate alcune foto. Ma se volete andare a vedere la mostra, non le guardate! 🙂

Al suo bianco candore

Tante cose da fare, tanti pensieri, e l’ispirazione se ne va.
Ma poi una sera vedi lei, così candida e luminosa, che brilla di quella luce che ci dà la vita. Lei, la Luna.
Nel buio della notte stasera risplende lassù, di un bianco luminoso nel cielo terso.
E mentre la guardo accarezzato dal vento ora fresco, mentre ascolto i grilli giù nel prato, rimango incantato, e penso all’Universo, e sento tutto ridimensionarsi. Penso alle divisioni che ci sono su questa Terra, e penso che da bambini dovrebbero portarci in gita tra le stelle, e forse riusciremmo a dare più facilmente la giusta importanza a tante cose.
Mi piace guardare le ombre create dalla luce della luna, mi piace guardare qualche nuvola rimasta nel cielo pulito illuminata da quella luce morbida e delicata, della giusta intensità per mostrare ma non svelare del tutto.
Mi piace pensare, guardando i palazzi un po’ più bui del solito, che Lei stia lì, a proteggerci un po’ tutti.
Forse come le maree, guardo la Luna e sento il mio spirito sollevarsi, sorrido.
Firmato: il vostro Gabbiano Mannaro 🙂

L’odore delle patatine fritte

Pensieri sincroni. Questo ho pensato leggendo Dentro se stessi, della collega blogger 🙂 Romina.
Già, perché più o meno ieri mi è capitato di trovarmi davanti un libro che ho letto, Lo scafandro e la farfalla.
Lo scafandro e la farfallaE` un racconto molto particolare, il racconto vero della vita di Jean-Dominique Bauby, che dopo l’ictus si ritrova immobilizzato nel suo corpo, incapace di respirare autonomamente, capace di muovere solo la palpebra sinistra.
Immobilizzato in quel corpo che ora è per lui uno scafandro, ma col suo spirito ancora libero come una farfalla.

E pensavo: ma è solo attraversando qualche tipo di dolore, di disperazione, che si può avere una comprensione più profonda della vita e del mondo?

Non lo so, ma credo che questa sia una via.
Spesso, non volontaria, ovviamente!

Mi ha colpito molto quel libro, a partire dal fatto che chi l’ha scritto l’ha dettato utilizzando unicamente una palpebra, che chi l’ha scritto non è più tra noi, e ci ha lasciato pochi giorni dopo averlo visto pubblicato.
Il libro racconta la vita di Bauby in ospedale, la sua visione del mondo in quegli interminabili giorni, i suoi ricordi del mondo nella sua “vita precedente”. Perché, tra l’altro, lui era il redattore capo della rivista Elle, e aveva una vita piena.

Ho letto quel libro in un momento in cui non me la passavo troppo bene, forse cercando conforto, chissà, perché quando riporti alla mente che c’è qualcuno che sta peggio di te, beh, consideri che magari non va così male come pensavi.

Di tutto il libro ricordo e ricorderò sempre un’immagine, un’immagine olfattiva direi, quella delle patatine fritte.
Bauby, al termine di una passeggiata (sulla sua sedia a rotelle), dice:

Se ho voluto percorrere tutta questa strada non è per scoprire un panorama inedito ma per assaporare gli effluvi che emanano da un modesto baracchino sulla spiaggia. Mi lasciano sotto vento e sento le mie narici fremere di piacere inalando un profumo volgare, inebriante e perfettamente insopportabile ai comuni mortali.
“Mamma mia”, dice una voce dietro di me, “che puzza di fritto!”
Io non mi stanco dell’odore delle patatine fritte.

Apprezziamo le cose semplici, che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, solo quando esse vengono a mancarci?
Acquisiamo una nuova prospettiva sul mondo, sulle persone, solo quando la nostra prospettiva è stata cambiata senza che noi lo volessimo?

Bauby non c’è più, ma è rimasta grazie alle sue parole la sua forza, che gli ha permesso di scrivere un libro in condizioni impossibili, che gli ha lasciato, a tratti, addirittura l’ironia.
Molte altre volte, comunque, si riesce ad uscire da momenti che ci sembrano molto bui. E quando ho pensato al sapore delle nuvole, ho pensato al sapore delle nuvole bianche, quelle nuvole che appaiono illuminate dal sole dopo il temporale, queste qui sotto, in una foto che ho scattato un po’ di giorni fa.

E credo che quando le nuvole si chiudono bisogna sempre tener presente che possono tornare così, illuminate dal sole. Anche se a volte, non è facile.