Eh no ragazza!

Eh no ragazza, va bene che sei stanca, ma non puoi appoggiare con tutta quella dolcezza il mento al braccio del tuo lui, che si sta sorreggendo al palo del vagone della metro!
No, non a venti centimetri da me, rivolta proprio verso di me!
E no, non puoi nemmeno baciargli anche la giacca, poi, quando ti distogli dal suo comodo braccio!
🙂
Emmannaggia!!
E va bene, le coppiette che si tengono per mano non mi fanno più tanto effetto come era in certi momenti, ma questo… questo è stato troppo! 🙂

Amor, ch’a nullo amato amar perdona

Amos Cassioli - Paolo e Francesca
Amos Cassioli - Paolo e Francesca

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi fece dalla di lei amicizia
allontanar con lieve senso di mestizia,
e poscia dimandare:
è questo Amor, o semplice catena?

[primo verso: Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno – Canto V;
altri: Gabbiano, che fintamente imita Dante]

Amore… sì, tanti dicono amore, ma sarà poi, veramente, amore?
Mi scrive, mi dice che mi ha visto per strada, ma che non poteva fermarsi.
Ci eravamo conosciuti tempo prima, stimati ma al tempo stesso scontrati.
Poi persi di vista, poi reincontrati per via telematica, riappacificati. Ci sentivamo sporadicamente.
Il nostro nuovo quasi-incontro era stato veramente casuale, perché avevo preso una strada diversa dal solito, quel giorno.
Lei mi dice che sarebbe stata qui per pochi giorni, che si è trasferita.
E allora io le dico «Mi piacerebbe salutarti! Potremmo creare un nuovo incontro casuale, dove io, arrivando, ti direi “oh, come mai qui?”». Mi sembrava un’idea carina, divertente!
Replicare quello che il destino per poco non aveva fatto accadere.
Lei mi dice che non è il caso, perché essendo fidanzata, cosa di cui ero a conoscenza, anche solo parlare con qualcuno mentre è via le sembrerebbe un piccolo tradimento morale, e così si aspetta che sia per il suo lui.

Un po’, me lo aspettavo, perché per quanto poco, l’avevo conosciuta, per quell’aspetto.
Ed era questa estrema possessività che non mi era piaciuta di lei, che mai me l’avrebbe fatta sentire come la mia anima gemella.
Dannazione, parlare! E allora, non mi hai forse scritto, ragazza? Non sono forse quelle, parole?
Hai forse paura del mio sguardo magnetico? (che non ho 🙂 )
Io la vedevo ormai come un’amica… o quasi, ma insomma qualcuno che mi sarebbe piaciuto rivedere, anche una volta sola. Non avevo assolutamente alcun secondo fine.

E` questo amore? E` amore pretendere che ci si isoli addirittura da un saluto una tantum?
Certo, una frequentazione assidua potrebbe essere diversa, e un po’ di gelosia la trovo giusta.
Ma quell’amor ch’a nullo amato amar perdona, quel mancato perdono di chi è amato ma ama al contempo altri, può essere portato fino a questi livelli?
Secondo me no, secondo me pretendere l’isolamento vuol dire essere insicuri, non vuol dire amare.
E potrebbe voler dire rischiare, prima o poi, di distruggere quell’amore che per altri aspetti potrebbe invece esistere davvero.

E se invece lei non mi avesse visto, ora, come un amico, come io ormai la penso?
E chi lo sa.

La gabbianella

E` così, non sono un gabbiano ma una gabbianella.
Non sapevo bene come dirvelo, ma quando Stefy ieri ha citato la gabbianella ho deciso di uscire del tutto allo scoperto, non ce l’ho fatta più.
Spero che non ve la prenderete, ma ora vi spiego.
Prima di questo blog ne avevo aperto un altro, su un altro sito.
Avevo messo la mia foto e scrivevo con la mia vera identità.
Parlavo della mia vita quotidiana più apertamente di quanto non faccia qui, ma ogni tanto mi contattava qualche uomo, sul blog o in privato, che mi diceva quanto fossi meravigliosa, che voleva scrivermi, conoscermi, ecc ecc. Io non ero lì per quello, perché poi, ero fidanzata!
Già, lo ero. E in parte ne ho parlato qui, diciamo… vedendo le cose secondo un’altra ottica.
Ero io la musa ispiratrice, così mi diceva il mio ragazzo; la sua musetta mi chiamava, perché, come vi spiegavo, sono piccolina!
Ah, quanto era bello sentirselo dire, mi riempiva il cuore.
E` finito tutto da un po’, e ho voluto voltare pagina su molte cose, non ultimo il blog.
Avevo deciso di mascherarmi, in fondo ho pensato che qui non è così importante il nostro sesso, ma le nostre idee.
Ma era diventato un po’ pesante immaginarsi sempre con un’altra identità; o meglio, ero io, perché quelli che ho scritto sono i miei pensieri, ma dovevo stare attenta a come scrivevo, a come raccontavo certe cose.
Ora getto la maschera, e spero mi perdonerete.
La gabbianella e il gatto che le insegnò a volare è il racconto che mi fece conoscere il mio lui. Tutto iniziò su un forum dove si parlava di libri. Mi colpì subito la sua sensibilità, col tempo ne rimasi affascinata. Poi, be’, le cose non vanno sempre per il verso giusto.
Ho fatto un errore. Un grosso errore direi. Ho collegato, per certi versi, per il suo nome, questo blog alla nostra storia. Che io volevo dimenticare. E ora che faccio, cancello il blog? Lo stavo per fare, stavo per chiudere tutto, ma non mi sembrava giusto.
In fondo, poi, mi sono resa conto che nascondere tutto ciò che me lo ricordava era del tutto inutile, perché ciò che mi è rimasto è l’idea di lui, e anche oggetti, canzoni, mai collegate a lui prima, me lo riportano ogni tanto alla mente. Credo che solo il tempo potrà sistemare le cose.
Scusate.

 

[modifica del 16/11/2010: questo post è un falso, come riportato nei commenti]

… si lanci, accidenti a lei!

Mia piccola Amélie, lei non ha le ossa di vetro. Lei può scontrarsi con la vita. Se lei si lascia scappare questa occasione con il tempo sarà il suo cuore che diventerà secco e fragile come il mio scheletro. Perciò… si lanci, accidenti a lei!

(Raymond Dufayel, L’uomo di vetro – da Il favoloso mondo di Amélie)

“L’uomo di vetro” è un vicino di casa di Amélie, di professione pittore, che deve questo soprannome ad una malattia congenita: le sue ossa tendono a frantumarsi con molta facilità; per questo non esce quasi mai di casa, e tutto nella sua casa è imbottito per evitare urti.

Sofia

Mi piace molto il nome Sofia. Mi sembra delicato, ma allo stesso tempo regale: è un nome per una principessa.

Credo che Sofia possa avere un animo poetico, dopo quello che ho visto oggi.
Ma non potrò dirvi molto di lei, e non perché io sia riservato, ma perché non siamo molto intimi 🙂
Sofia è infatti Sofia Coppola, l’autrice e la regista del film che ho visto oggi: Lost in Translation.

Considerato che non amo ripetere ciò che altri hanno più o meno già detto, vi rimando a wikipedia, nel caso voleste conoscerne la trama.

Per me è stato un film delicato, come il nome dell’autrice e regista. Un film che non sai bene dove andrà a finire, né capisci bene di cosa esattamente voglia parlarti.
Più che altro, finché non si delinea meglio la storia.
Lo definirei un film sulla vita: la storia di due persone che, come quel Lost indica, si sono perse, ma in due modi diversi. L’incontro di quelle due persone, che non sai a cosa porterà. La casualità, l’attesa, gli equilibri, i silenzi, gli sguardi. Tokio.

Un bel film, anche se forse poteva essere sviluppato di più.
Ma mi è piaciuto per gli intensi momenti di tensione tra i protagonisti, per la sua costruzione, per un brivido che mi ha provocato nel finale.
Me lo sentivo dal titolo che sarebbe stato interessante, ma non per il titolo italiano, che è “L’amore tradotto“! Caspita, stavolta il traduttore si è veramente sbizarrito, sembra parli di un altro film!
Nel film ritroviamo Bill Murray (entrato nel mio immaginario dal mitico Ghostbusters) e Scarlett Johansson

Ho visto l’occhio del regista nelle riprese, come potrei d’altra parte aver fatto altrimenti?
Ma con ciò intendo che, come per qualche altro film, mi sono immedesimato in alcuni istanti nel regista che guarda la scena che sta girando.
Mi capita, ogni tanto, da quando ascoltai il commento audio di Ron Howard alle scene di A beautiful Mind. Deve essere dannatamente affascinante fare il regista.

Nel film recitano Bill Murray (entrato nel mio immaginario dall’indimenticabile Ghostbusters) e Scarlett Johansson

Fabio volo è sposato

Per chi non lo conoscesse, Fabio Volo è uno speaker, nonché attore e scrittore. Ebbene, so che lui, che si dichiara eternamente single e uomo dalle mille avventure, è in realtà sposato.
Non chiedetemi come lo so, per favore.
Anche perché, non potrei davvero rispondervi, considerato che la notizia è completamente falsa.
Ma secondo me perfettamente plausibile.
Perché?
Tempo fa, in Dee notte, i suoi colleghi Vitiello hanno svelato una specie di trucco che alcuni conduttori radiofonici (e non solo) usano per rendersi più interessanti: dichiararsi single quando in realtà non lo sono.
E chi vi dice che Fabio Volo, che peraltro è un attore, non sia affatto chi invece dichiara di essere?
Conoscevo poco Fabio Volo, ma mi incuriosiva il fatto che molte donne ne fossero appassionate. Allora mi sono letto due dei suoi libri, E` una vita che ti aspetto e Il giorno in più. Posso dire di averli trovati carini, ma non mi sono piaciuti troppo. Più che altro, mi è parso come se metà libro potesse essere tagliata, in genere la prima. Avendo letto Il giorno in più dopo Il giovane Holden, ho trovato poi il suo stile di scrittura un po’ insipido.
Però diffonde un bel messaggio, descrivendo come ci si possa lanciare verso un nuovo io, un io che osa, e che osando ottiene ciò che non avrebbe immaginato.
Su questo concordo, credo che osando più di quanto tanti condizionamenti ci impongono, più di quanto siamo abituati a volte ad essere, possiamo raggiungere facilmente mete ritenute quasi impossibili per noi.
Bisogna crederci davvero, solo quello.

Come una carezza ad una nuvola

E` come accarezzare una nuvola.
E` lì, ma è impalpabile.
Capita che ti ritrovi davanti a una foto, e, senza nemmeno pensarci, la accarezzi.
Guardi quel volto, e nel frattempo le tue dita sfiorano quella superficie, seguono delicate quei lineamenti, alla ricerca di qualcosa di concreto che non c’è.
E dopo poco ti rendi conto di quello che stai facendo, e sorridi perché ti senti un po’ cretino, ma quel sorriso si addolcisce, e diventa un po’ commosso, pensando che quella tua azione così automatica rivela ciò che sentivi veramente per quella persona.