Quattro anni

Ieri è stato il quarto anniversario dell’apertura di questo blog.
L’ispirazione ultimamente non è stata molta, però sento che sta tornando.

Per il resto, oggi ho rivisto Io e Annie, e vi dirò, in alcuni momenti ho pensato che avesse qualcosa in comune con Harry ti presento Sally. Come quando lei chiama lui di notte, ma forse principalmente perché quei rapporti tra quelle due coppie sono allegri, giocosi.

Grazie a tutti quelli che mi hanno seguito finora, e a presto!

Gabbiano Francesco

Norah Jones, l’amore e tutto il resto

Ieri giravo per il sito dell’Auditorium, quello di Roma al Parco della Musica, e all’improvviso mi si sono illuminati gli occhi.
È stato quando ho visto che domani ci sarà il concerto di Norah Jones, cosa di cui ero assolutamente ignaro.
Mi piace molto Norah Jones, adoro la sua voce vellutata, il suo stile. Anche se questo è vero più in certi momenti che in altri.
Ho dato un’occhiata ai posti disponibili, ancora ce n’erano, e poi la sala Santa Cecilia, in cui si tiene il concerto, è immensa; mi pare contenga tremila persone, anche se non l’ho mai vista dentro.
Ma al concerto non ci andrò.
Il concerto di Norah Jones, lo so, potrebbe essere emotivamente pericoloso :).
Le sue canzoni, almeno quelle che ho in mente io, sono principalmente d’amore, ma questo non è un male: per esempio se ci fosse qualche fanciulla persa nelle note, con lo sguardo estatico, potrei prenderle la mano e chissà… chissà che botta mi darebbe, visti i tempi! 🙂
No, ricomponiamoci.
La questione è che c’è una canzone della Jones, o forse due, che ho in qualche modo legate a dei ricordi sentimentali, e ultimamente non mi andava di riascoltarle.
E se fossi lì, l’atmosfera ti avvolgerebbe di dolci ricordi e pensieri …e  ti avvolgerebbe, ci scommetto, anche la quantità enorme di coppie amoreggianti, col volto reclinato di lei sulla spalla di lui, con l’infinito trasporto di baci dolci e interminabili… e no, adesso non mi va di stare là in mezzo.
Be’, ho visto che Norah Jones è passata qui a Roma, anzi all’Auditorium per la precisione, tre volte in sei anni, quindi con buona probabilità tornerà presto.

Sono comunque convinto che il problema non sia un ricordo sentimentale in sé. Penso che il problema sia quando c’è qualcosa, forse, di irrisolto in quel ricordo.
Ma la verità è che mica si può risolvere tutto…
E penso, in realtà, che certi ricordi vengano sfumati, seppur non cancellati, sia dal tempo ma soprattutto da nuove persone, che con impressioni più vive ti prendono dolcemente per mano, e stavolta si, tu prendi la loro e ti volti da quei ricordi, e insieme vi avventurate pian piano verso un nuovo cammino.

Credo che questa sia una delle prime canzoni di Norah Jones che ho ascoltato:
Don’t Know Why I Didn’t Come

La pubblicità Unicredit è indegna

Quello che segue è il testo della pubblicità Unicredit, che mi è capitato di ascoltare spesso in radio, in questi giorni:

Cos’è un’azione concreta? È aiutare un amico, è non ostacolare la carriera della tua compagna, è non temere di esporsi per sostenere una questione di principio.
Se sentite anche voi il bisogno di azioni concrete, partecipate all’aumento di capitale Unicredit, investite in una grande banca, per far crescere insieme un grande Paese, il nostro.
[…]

Ebbene, ascoltandola mi sono indignato.
Ho trovato veramente fuori luogo quel tirare in ballo i rapporti umani quando si sta vendendo un prodotto, agganciando il concetto di “azione concreta” da quell’ambito a quello dell’aumento di capitale, che è la vendita di azioni della banca. È quasi ridicolo, poi!
Sì, si tira in ballo il sentimento nazionale per spronare all’investimento in una banca italiana, ma, a parte avere fastidio anche per quello, trovo spregevole che si parta dalla nostra umanità, quando qui ci sono in ballo solo i soldi.

Riguardo il sentimento nazionale, trovo che debba essere scomodato per questioni più importanti, e che la scelta su chi premiare sia da fare in base alla qualità, alla competitività, non all’italianità o meno.

Interessante poi il contenuto: perché mai avranno scelto, per esempio, proprio “non ostacolare la carriera della tua compagna”? Credo che “aiutare un amico” risulti tutto sommato una classica buona azione, ma quella frase non è una a cui pensi subito. E poi, perché proprio al femminile? Secondo me chi l’ha scritta è una “creativA”, mi sembra una spiegazione plausibile.

Bene, cara pubblicità, sarai contenta: ho scritto questo articolo per una questione di principio.
Ma le azioni concrete, non saranno certo le tue.

Quei baci col rossetto

Me la ricordo, la mia compagna delle medie.
Sì, lei che mi piaceva un po’.
Secondo me, fu opera sua.

Terza media. Suona la campanella: ricreazione.
Prendo la merenda dallo zaino, e mi unisco ai compagni per giocare.
Distratto, non mi accorgo di cosa sta accadendo al mio diario, al mio diario di Italia ’90.
Tornato a casa ignaro, dopo pranzo lo sto sfogliando, quando mi accorgo che su una pagina c’è… un bacio! E non su una pagina qualsiasi, ma sul “giorno dell’amore”, San Valentino.
E non un solo bacio, no, ma due baci sul 14 febbraio e altri due sul 15.
Eccoli!

…in quanti modi avrebbe potuto proseguire questa storia.
Eppure, ad oggi non so nemmeno di chi siano, quei baci.
Sebbene scorga una certa poesia in quei baci senza nome, penso che avrei potuto fare qualche verifica! Non so, avete presente la scarpetta di Cenerentola?? Magari avrei potuto fare da… scarpetta, per delle labbra che avevano probabilmente ancora voglia di baciare.
Non ricordo perché non indagai; so però che a quel tempo le ragazze non mi interessavano troppo, ero preso più che altro dai videogiochi.

Ma lei un po’ era nei miei pensieri, se me la ricordo ancora.
Lei, che si riuniva sempre con le sue due amiche del cuore, e le vedevi tutte e tre confabulare, chissà su cosa.
Lei, che in piscina era elegante, e carina, nel suo costume intero, pur rimanendo discreta.
Lei, che è ormai un pensiero sfumato, ma il cui modo di essere me la fa ricordare sorridente e serena.
Le ero simpatico, e ogni tanto scherzavamo, parlavamo un po’, ma niente di più.
Forse… forse non era solo che non mi interessavo così tanto alle ragazze, forse era anche la mia timidezza, o semplicemente non mi piaceva… abbastanza.

Quando ho visto quei baci ho pensato che avevamo tredici anni, e da quel rossetto mi sono chiesto se già le ragazze si truccassero. Perché si dice tanto che le abitudini sono cambiate… ma allora? No, non mi pare venissero truccate a scuola; credo proprio che, quella volta, quelle labbra si colorarono di rosso per quel gioco romantico e misterioso, che per me è ora un tenero ricordo


Quasi a Parigi

Partiremo la prossima settimana.
Io in genere non faccio le cose così in fretta, ma quel sogno, quel bacio che mi ha lasciato il sorriso, ha cambiato tutto.
Lo dicevo, quel sogno poteva essere il me più vero che mi parlava, ma non è stato solo quello. Perché da quel momento non ho più pensato alla ragazza del sogno come prima.
Mi sono accorto di essere attratto da lei, ma non sapevo se dirglielo. Quando qualche giorno fa l’ho incontrata ho cercato di lasciarla prima che potessi, per non rivelarle i miei veri pensieri.
È una mia amica, mi sono sempre trovato bene con lei, ma prima non c’era niente di più.
Che situazione… tante volte a riflettere sull’amicizia uomo donna… ed eccomici dentro.
Che fare, già… che fare? Ci ho pensato un po’, e quello che ho pensato è che ho lasciato andare troppe occasioni, e così ho deciso di parlarle.
Venerdì sono passato da lei e le ho portato un regalo: un nano da giardino.
Un po’ stupita mi ha detto che sono matto, e che lei un giardino non ce l’ha nemmeno! Però si è messa a ridere, perché ogni tanto scherziamo sul nano di Amélie, e le ho detto che era passato a trovarla.
Mi ha chiesto il perché di quel regalo inaspettato, e le ho rivelato tutto: che l’avevo sognata, e che mi ero reso conto di non vederla più come una semplice amica.
Mi ha chiesto se scherzassi. Al mio “no” è diventata seria e silenziosa, lei che parla sempre.
Ho avuto paura di aver sbagliato, di essere andato troppo di fretta.
Un po’ imbarazzato le ho chiesto se volesse venire con me a Parigi per riaccompagnare il nano a casa, e poi con una scusa l’ho lasciata, chiedendole di farmi sapere.
Ci ha pensato un giorno intero.
Un giorno lunghissimo. Poi stamattina il suo sms, che diceva .
Sono felice, lo guardo e lo riguardo, e il mio cuore è più leggero. Perché non so come andranno le cose, ma se non avesse accettato, la nostra amicizia non sarebbe comunque stata più la stessa.
Un weekend, un weekend a Montmartre… cioè, staremo in albergo lì… trovo che sia una zona così romantica, con quella vista su Parigi.
Mi sento come dentro un flusso, sento che le cose andranno bene, ci credo.

Ecco, questo potrebbe essere un estratto del mio diario.
Ma non lo è, è tutta fantasia :). Una specie di esercizio.
Eppure a Parigi oggi ci ho pensato.
È stato il fresco. Il fresco col sole d’estate, come negli ultimi anni è capitato raramente qui a Roma.
Mi ha fatto pensare a Parigi, che visitai qualche anno fa, e che mi sorprese col fresco in quell’agosto più di quanto non avessi immaginato dalle previsioni.
Il clima atlantico è così, può essere ferragosto ma sembrarti ottobre. E poi magari il giorno dopo c’è il sole, il sole d’estate, quello caldo e luminoso che conosciamo bene dalle nostre parti.
Mi piace sempre sentire il vento fresco mentre lassù vedi l’azzurro del cielo terso, un po’ nascosto dalle nuvole bianche. Mi piace vedere il sole dietro le nuvole bianche, poterne ammirare lo splendore senza esserne abbagliato.
Oggi guardavo queste nuvole, certe volte penso che è come se fossero i nostri sogni, che sono più leggeri di noi, e volano liberi, lassù.

il sole dietro le nuvole

Affinità: lo stile del linguaggio

Se penso alla parola affinità mi viene subito in mente affinità di coppia in senso sentimentale, ma quanto sto per dire credo valga anche per l’amicizia, e così ho omesso la parola coppia.

Non ho mai pensato troppo a cosa rende due persone compatibili.
Cioè, ad esempio, perché siamo amici di alcuni piuttosto che di altri? E cosa esattamente ci rende più o meno compatibili con un esponente dell’altro sesso?
La psicologia si occupa di rispondere anche a domande come queste, e cercando informazioni a proposito dell’autore di Opening up, James Pennebaker , di cui ho parlato brevemente qui, mi sono imbattuto in una interessante considerazione.

Per la verità non è una considerazione, ma una ricerca intitolata Language Style Matching Predicts Relationship Initiation and Stability, pubblicata sulla rivista Psychological Science.
Lo studio descrive un metodo di previsione della compatibilità sentimentale, e i dati su cui si basa provengono da incontri di tipo speed-date . Secondo me, comunque, i risultati potrebbero essere applicati anche all’amicizia, ma scientificamente occorrerebbe un tipo diverso di esperimenti.

La ricerca sostiene che sono più compatibili sentimentalmente persone che si esprimono in modo simile.
Esprimersi, sì, ma in che senso?
Non si tratta tanto dei sostantivi o dei verbi usati, ma del vero e proprio stile. Il nostro stile è dettato dal modo in cui costruiamo le frasi, e in particolare  la ricerca si focalizza sull’uso delle parole-funzione, come pronomi o articoli.

Io avevo già fatto alcune riflessioni sul modo di comunicare. Più che altro a livello sentimentale diciamo, ma il punto è comunque che se non ti trovi a tuo agio nella comunicazione con un’altra persona, di sicuro non riuscirai a essere suo amico e neanche qualcosa di più.
Anni fa non ci facevo caso, ma poi nel tempo ho avuto modo di parlare con persone che usavano uno stile tanto diverso dal mio quasi da non comprenderle, o comunque da sentirle estranee. In questo senso, sì, credo che per instaurare una buona relazione sentimentale tu debba trovare dall’altra parte un “altro te”, mentre per tante altri aspetti questa non è una condizione necessaria.

Le mie considerazioni, che Pennebaker e soci hanno verificato sperimentalmente, non sono tutto sommato così sorprendenti, perché il linguaggio e il modo in cui lo gestiamo è uno dei modi in cui esprimiamo il nostro essere, ed è quindi ovvio che ci consenta di capire – anche inconsciamente – quanto ci sentiamo in sintonia con una persona.

Ecco, in sintonia. Nella ricerca che citavo è stato utilizzato uno strumento, un programma che analizzando testo che proviene da due persone (email o anche discorsi trascritti), valuta quanto esse siano compatibili. È disponibile sul sito In Synch: Language Style Matching.
Però da quanto apprendo è pensato per la lingua inglese e non so quanto sia attendibile per l’italiano. Sembra che ci sia stata una effettiva correlazione tra il punteggio di affinità stabilito dallo strumento rispetto alla affinità stimata in un breve speed-date tra i due interlocutori analizzati.
Già, lo speed-date. Penso sarebbe molto divertente parteciparvi, se impazzisco un altro po’ potrei anche farlo, ma, per ora. non è da me

Trappola al supermercato

Supermercato.
Entro, prendo il cestino, controllo l’elenco della spesa e mi dirigo al primo reparto di interesse.
Prendo i cereali. Comincio ad ascoltare la canzone in sottofondo.
Una canzone d’amore [non ricordo quale].Mi piace
Continuo il giro, ascolto la canzone successiva: toh! un’altra canzone d’amore.
Prendo questo e quest’altro, il cestino è pieno e io sono a quattro canzoni d’amore consecutive.
Mi ricordo: “ah ma oggi è San Valentino!!!” 😀
Se fosse stato un altro periodo ci sarei potuto rimanere secco 🙂
Invece non mi hanno fatto nessun particolare effetto, perché non ho gentile compagnia ma il problema si pone secondo me quando hai in mente qualcuno con cui le cose non vanno come vorresti, si pone quando i tuoi pensieri non sono a posto.
Il supermercato, per la cronaca, era sintonizzato su RTL 102.5 Italian style