Istantanea di un pensiero

I pensieri spuntano a volte all’improvviso come gli arcobaleni, e come questi risplendono per un po’, e se non li catturi con una foto, si dissolvono.
E allora, ecco, sì, in questo esatto momento ero ispirato a scrivere, e sebbene dovrei essere già a letto, eccomi invece qui, davanti a delle parole che si formano.
Forse sto impazzendo, chi lo sa. Sì, perché mentre mi avviavo per i preparativi pre-letto mi sono messo a ridere, come un bambino che sta davanti ai cartoni animati con un panino con la nutella in mano :).
E in realtà, oggettivamente parlando, non avrei proprio troppo da ridere, ma sono contento come quel bambino con la nutella per vari motivi, per pensieri risolti e azioni messe in atto; ma forse prima ridevo perché avevo appena sfogliato l’altro libro che avevo ordinato, quello che, potrei dire riassumendo, ti insegna a scrivere, ma se ho capito bene dovrebbe insegnarti a farlo facendo sì che al tempo stesso quella scrittura ti sia utile per la tua crescita personale.
E potrebbe essere niente come potrebbe essere tutto, ma sento come se avessi spalancato un portone verso degli infiniti spazi da esplorare, e mi sento quasi emozionato. E curioso, che starei tutta la notte a leggere il libro, e invece se non vado a dormire subito so che domani mattina sarò a pezzetti :).
Be’, direi che una specie di istantanea l’ho fatta, spero che potrò utilizzarla come copertina del libro che si andrà a comporre da qui in poi.

Ma perché i cani non ridono??

Oggi, tornando a casa dal supermercato (dove entrando sbircio sempre per vedere se per caso fosse riapparsa la commessa sorridente), ho visto un cane,  dietro un cancello, un cane che “conosco”. E` un Setter, bianco a macchie scure.
All’inizio mi abbaiava, quando passavo, poi dopo un po’ non l’ha più fatto, e ci salutiamo, quando ci si vede :-).
Be’, lui mi guarda, e io oggi gli ho addirittura sorriso :-). E resomi conto di ciò, mi sono messo un po’ a ridere.

E mi sono detto: pensa che roba se gli animali potessero ridere. Sorridere, intendo.
Sarebbe un altro mondo.

E perché lo fanno solo gli esseri umani?
E` una di quelle forme di comunicazione che abbiamo sviluppato, evidentemente.

Chissà, se un cane lo pensa, un sorriso!
E se un cane, o un animale in generale, non sa sorridere, saprà interpretare il nostro sorriso??

A lezione d’amore

Il vero scopo di questa professione non è curare le malattie. Ma prendersi cura del malato

Queste sono le parole di Hunter Doherty Adams, il medico-clown noto come Patch Adams.

Patch Adams
Hunter "Patch" Adams

Sono venuto a sapere di lui, la prima volta, tramite l’omonimo film con Robin Williams. Un bel film, che narra le vicende di Patch Adams e illustra le sue rivoluzionarie idee. Un film divertente e commovente, ma in questo caso la realtà, la visione, l’amore e l’innovazione del vero Patch Adams superano probabilmente quelle viste nel film.

Patch Adams ha portato all’attenzione del mondo intero come essere medico non voglia, e più che altro non dovrebbe dire, essere un tecnico che cura le malattie. Essere medico dovrebbe significare avere cura della persona nel suo insieme, pensando anche alle  sue emozioni, ai suoi stati d’animo.

Mi ha colpito leggere da un articolo su Repubblica di qualche tempo fa, contenente la relativa videointervista, come, secondo Patch Adams, non dovrebbero esserci insegnati a scuola solo la matematica o le lettere, ma anche l’amore.

Non credo, in realtà, che l’amore si possa insegnare a scuola, in un tempo ben definito. Perché credo che l’amore si assorba da chi hai intorno a te, in un tempo molto lungo. O che al massimo puoi svilupparlo a seguito di qualcosa di grave che ti capita, che ti fa sviluppare una nuova sensibilità, una nuova visione del mondo, come forse accadde con  gli episodi di suicidio in cui si ritrovò Patch Adams da giovane.
Credo, però, che le sue parole non vadano prese alla lettera, e sottolineino come si pensi oggi a tante cose concrete e poco a ciò che ci rende effettivamente esseri umani, almeno come penso io dovremmo essere.

Patch Adams sottolinea come pensare all’esser clown possa sminuire il suo messaggio complessivo, perché essere clown in corsia è solo uno dei  modi di donare amore.

Ho incontrato medici che non erano dotati di quella umanità necessaria per svolgere il loro lavoro, e trovo che a queste persone dovrebbe essere impedito di svolgere la loro professione. Ma non esistono dei parametri oggettivi per valutare l’umanità e l’amore, e allora, come si potrebbe fare?
Spero allora che, invece di pensare a rimuovere chi non ha tali doti umane, il messaggio di Patch Adams penetri sempre di più nella nostra società, e si comprenda cosa la parola medico deve realmente significare.

Mi è piaciuto molto un articolo di un giovane medico che ha assistito a una conferenza di Patch Adams, potete leggerlo qui. Mi è piaciuto specialmente alla fine, quando  dice

I won’t be dressed in funny clothes, or tell jokes to all my patients (mainly because I’m not so funny), but I will treat my patients with the respect they deserve, I want to see them as persons and not as a disease, I want to help as much as possible and not turn into a cold person like I’ve seen so many doctors do.

traduco (spero bene 🙂 ):

Non sarò vestito in modo curioso, o scherzerò con tutti i miei pazienti (più che altro perché non sono così divertente), ma tratterò i miei pazienti col rispetto che meritano, voglio pensarli come persone e non come malattie, voglio aiutarli quanto posso e non trasformarmi in una persona fredda come fanno tanti medici

Ma alle mucche, piacerà il cappuccino?

Ebbene sì, stamattina mi sono posto questa domanda, e, immaginandomi mentre ascoltavo attento la risposta di una mucca, mi sono messo a ridere 🙂
Mi vedevo porgere un microfono, magari muccato, all”intervistata, ed ascoltare dettagli inediti sulle varie qualità di latte, ricevere consigli sulle giuste temperature e proporzioni.
Penso sarebbe interessante ascoltare un’esperta!

Non so bene da dove venga la mia domanda, potrebbe essere che ieri davo un’occhiata alla cow parade di Roma, che a dire il vero mi sono un po’ perso. Oppure potrei aver rielaborato la più curiosa questione Ma gli androidi sognano pecore elettriche?

Forse, più semplicemente, ho versato per sbaglio un po’ di grappa nel mio cappuccino quotidiano 🙂

Se Gandhi fosse qui

Se Mohandas Gandhi (detto poi Mahatma) fosse qui, ancora tra noi, credo che potrebbe tranquillamente scrivere un suo blog.
Ve lo immaginate? 🙂
Considerato il legame tra l’India e le mucche, probabilmente sceglierebbe uno sfondo… muccato! 🙂

Faccio queste considerazioni perché sto leggendo, da un po’, la sua autobiografia, La mia vita per la libertà. Che, se non ricordo male, è una raccolta degli articoli che un giornale gli chiese di pubblicare periodicamente, raccontando la sua vita ad episodi.
Un po’ come un blog.

Penso che ne scriverò, perché la vita di Gandhi è stata molto varia, e nel libro parla di molti argomenti diversi e interessanti riguardanti la nostra vita, l’uomo e la società.

Le sue considerazioni sono sempre abbastanza profonde, oggi comunque ho sorriso leggendo la seguente frase:

Avevo deciso di alloggiare da un panda

🙂

Me lo sono immaginato condividere con un bel panda grosso e morbido, come questo qui, delle gustose foglie di bambù, aPandahah

E penso che Gandhi ne sarebbe anche stato capace, perché amava la dieta vegetariana, parte del suo cammino di purificazione.

Panda, in realtà, è il nome indiano dei preti!

Lo confesso

Ebbene, cari lettori, la mia coscienza mi impone di svelarvi la provenienza del nome di questo blog.
Niente sogni, o pensieri che svolazzano, eh no… la verità, l’unica e vera verità, è che lavoro in una gastronomia che si chiama così.
“Sapore di nuvole, per gustare sapori impalpabili”
Un bel negozietto, piccolo ma ben gestito.
Ci avete creduto? 🙂
Mah, non so, lo slogan non è dei migliori, però penso che questo nome potrebbe andare proprio bene per un negozio mangereccio ahah 🙂
Me lo vedo già, con dei bei panini a forma di nuvola :), leggeri, ovviamente!!