Io vedo una famiglia

Oggi ho visto un padre con un figlio piccolo, e tornato a casa, non so bene come, ho ripensato a un monologo di Harry ti presento Sally:

[…] E un bel giorno ero uscita con la figlia di Alice perché le avevo promesso di portarla al circo, e in macchina giocavamo a “Io vedo”: io vedo un marciapiede, io vedo un lampione. Lei ha guardato dal finestrino e ha visto un uomo e una donna con due figli piccoli, l’uomo ne aveva uno sulle spalle. E lei ha detto: “Io vedo una famiglia“, e io ho cominciato a piangere… Non lo so, mi è presa così… […]

Quella frase, “io vedo una famiglia”, mi aveva già colpito in quel momento di questo meraviglioso film, perché poi si inquadrava in un contesto più ampio in cui Sally dice che lei e Jo, il compagno, non si volevano sposare:

Quando io e Jo abbiamo cominciato a uscire volevamo esattamente la stessa cosa: volevamo vivere insieme ma non ci volevamo sposare, perché ogni volta che qualcuno si sposava si rovinava la relazione. In pratica niente più sesso.

Ecco Sally nei momenti in cui dice la frase. sally-io-vedo-una-famiglia

E niente, anche io, oggi, ho visto una famiglia.

500 giorni insieme

Ho visto recentemente questo film, 500 giorni insieme appunto, e ispirato dalla storia, che è una storia d’amore, voglio dirvi una cosa, anche se mi rendo conto che nessuno me l’ha chiesto :).
Sapete cosa penso delle donne che dicono che non vogliono sposarsi, o che non vogliono una relazione? Che non è vero, cioè può essere anche vero che lo pensino, ma credo che nel loro intimo lo vogliano, solo che lo vogliono con l’uomo giusto.

L’importanza della comunicazione nelle relazioni

Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione

[Zygmunt Bauman, “Amore Liquido”]

Illuminanti. Alcune osservazioni, distillate da esperienza, ricerche, saggezza, possono letteralmente illuminare la realtà secondo nuove prospettive.
Una cosa così nitida come quella considerazione di Bauman ammetto di non averla mai pensata.
Eppure sono completamente d’accordo con lui.

In fondo non è che dica qualcosa di rivoluzionario, perché i rapporti umani si basano ovviamente sulla comunicazione tra le persone.
Ma a volte ci si focalizza troppo sui singoli fatti, senza distaccarsi da essi per capire che il problema non è solo quello che è stato detto, ma anche come lo si è fatto giungere all’altro.

Zygmunt Bauman, Amore liquidoPenso allora che una caratteristica dell’anima gemella sia che la comunicazione risulti semplice con lei; e risulta quasi incredibile pensare quanto si parli bene con certe persone e quante difficoltà si abbiano con altre. Incredibile ma d’altra parte così normale.

La frase che ho riportato è  il titolo di un “capitolo” di Amore liquido, l’opera di Bauman sull’amore “moderno”, liquido come lo chiama lui, per le caratteristiche che ha acquisito.
Amore nelle sue più varie accezioni, non solo di coppia. Ho solo sfogliato in fretta il libro, ma penso che mi piacerà. Per dire che ne è valso l’acquisto, mi basta già quella frase.

Frase a parte, il resto sono mie considerazioni, diverse da ciò che il capitolo citato contiene, e di cui vi parlerò.

Ma i blogger, quanti sono?

Ogni tanto faccio un giro per un po’ di blog, partendo dai miei “vicini”, condominialmente parlando.
E spesso trovo e ritrovo sempre gli stessi blogger a commentare in giro per blog che pure sono lontani parecchi click da me.
Forse è solo un’impressione, e in realtà non giro tantissimo, però questo mi sembra.
Secondo me la struttura delle connessioni tra blogger è un po’ a isole, dove cioè un insieme di blogger è interconnesso in modo abbastanza forte, poi però solo pochi di questi interagiscono con altre isole.
Non lo so se qualcuno ha fatto qualche programma per visualizzare i blog in questo modo, potrebbe anche essere utile per esplorare il mondo bloggoso.
Non ho fatto in realtà ricerche sulle domande che mi sono posto, e credo che forse qualche risposta potrebbe anche già esserci. Vedrò.

Struttura grafo blog ipotizzata
Struttura connessioni blog ipotizzata

Nell’immagine sopra, i tondi sono i blogger, le linee le connessioni tra loro. Potremmo dire che c’è una connessione tra un blogger A e uno B  se A ha B nel blogroll o se scrive pseudo-regolarmente nel suo blog (o se ha scritto almeno una volta, ma è solo questione di decidere: basta comunque un link – che è appunto un commento o un link diretto – per dimostrare la conoscenza e affinché altri vengano a conoscere l’altro blogger). Ps: mi rendo conto che gli archi avrebbero anche un verso, ma semplifichiamo dicendo che la conoscenza sia bidirezionale, va.

Margaret Mazzantini alla Festa del libro 2011 di Roma

Le luci si spengono, e i toni caldi della sala diventano scuri. Sul palco risaltano le due poltroncine semicircolari rosse, illuminate da due occhi di bue. Entra l’intervistatore, Marino Sinibaldi, introduce la manifestazione, e poi presenta la scrittrice: Margaret Mazzantini.

Volevo prender parte a qualcuna delle varie interviste/racconti che la Festa del libro e della lettura prevedeva. Questa sera erano in programma, in contemporanea, Margaret Mazzantini ed Elmore Leonard, in due sale diverse. Confesso che non ho letto un libro di nessuno dei due, e che se avessero fatto un’interrogazione tipo quelle di scuola con “alzi la mano chi ha letto almeno un libro dell’autore” avrei dovuto nascondermi sotto la poltrona :). Ma chi doveva parlare erano loro, e io poi ero interessato, per cui ero giustificato 🙂

Be’, avevo quasi scelto Elmore Leonard perché dalle informazioni sul suo intervento avevo appreso che avrebbe probabilmente parlato delle regole che secondo lui uno scrittore dovrebbe seguire.

Però, mi sono reso conto che, probabilmente, la Mazzantini avrebbe parlato di più di relazioni ed emozioni, e siccome nel libro che teoricamente vorrei scrivere ci dovrebbe essere un bel po’ di quella roba lì, allora ho optato per lei.

Come è fatto uno scrittore?
Poco tempo fa ho passavo per una libreria e ho assistito a una breve intervista a Wilbur Smith, e devo dire che di lui diresti “sì, potrebbe fare lo scrittore” (se non sapessi che già lo fa). Della Mazzantini non direi proprio la stessa cosa, ed in effetti lei non è scrittrice da sempre.Forse mi immagino gli scrittori tutti pensosi e riflessivi?

Lei no, lei era … agitata, ma no, non è il termine giusto, come dice lei è irrequieta e si vede tantissimo. Parla parla, e parla veloce, ma alla fine mi è piaciuto come ha parlato, mi è piaciuto perché si vedeva la sua passione per isuoi libri e per la scrittura, per le storie.

Già, perché sebbene il titolo della conferenza/intervista fosse “come scrivo i miei libri”, in realtà una buona mezz’ora è andata nella descrizione del suo ultimo libro, “Nessuno si salva da solo“, ma d’altra parte è giusto, e l’argomento ha comunque aperto la via ad altri.

Il titolo dice che glielo ha praticamente suggerito un signore anziano, che una sera al ristorante le ha chiesto “preghi per me, che nessuno si salva da solo”.

E il ristorante sembrerebbe essere per lei un luogo di ispirazione. Racconta come spesso dica al marito di stare zitto perché deve ascoltare le conversazioni degli altri (e Sinibaldi commenta “è una buona scusa per far star zitto il marito!“)

Sì, si fa i fatti degli altri, e in questo mi ci sono ritrovato :). E credo che solo con un’attenta osservazione del mondo, una persona possa poi raccontarlo. Infatti lei dice che è attenta ai dettagli, e questo si è sentito tanto quando ha descritto i personaggi del suo libro, ne parlava come se fossero persone vere, che conoscesse realmente.

E mi è tornata in mente una frase che ha detto Saviano nell’intervista sul primo dvd di “io scrivo”, il corso di scrittura del Corriere della sera, e cioè che leggendo un romanzo, se è scritto bene, è come se tu fossi stato nella storia narrata, e appunto la Mazzantini parlava di quelle persone come fossero state vere.

Sulla scrittura in senso stretto Margaret Mazzantini ha detto che non vede le scuole di scrittura come assolutamente necessarie, anche perché lei è arrivata ad essere scrittrice in uno strano modo, e il primo libro l’ha scritto su un quaderno che il marito le aveva regalato mentre erano a Parigi e lui lavorava. Fino ad allora non aveva avuto sentore che avrebbe potuto avere successo a scrivere.

E, cosa più importante, ha sottolineato ciò che mi era già arrivato da un altro libro che sto leggendo, e cioè che scrivere in senso professionale è un lavoro, e puoi avere tutto il talento che ti pare, ma poi devi metterti lì e stare ore e ore seduto a tirar su il tuo libro.

Riguardo la trama e la storia, quando parte non va avanti alla cieca ma ha già un po’ in mente ciò che succederà, sebbene confessi che le piace perdersi nelle storie laterali.

Come Wilbur Smith, anche la Mazzantini ha sottolineato come si soffermi sull’imperfezione, perché l’imperfezione è la realtà e ci rende diversi gli uni dagli altri. E come, con particolare riferimento alla sua ultima storia, l’imperfezione sia presente non solo nelle persone, ma anche nelle relazioni che si instaurano tra di esse.

Margaret Mazzantini ha parlato tra un personaggio e l’altro anche un po’ della sua vita, e mi ha colpito una cosa che ha detto a un certo punto. Non la ricordo esattamente, ma insomma era che quando si arrabbia, quello che ucciderebbe – diciamo scherzando ma non troppo – è proprio il marito, perché è proprio da lui che non si aspetterebbe certe cose. Insomma quella rabbia per qualcosa che può fare viene proprio da quella stima che prova per lui, per il credere in lui. E mi ha colpito perché mi è capitato qualcosa di simile, e… ho capito esattamente cosa voleva dire.

Alla fine Sinibaldi ha chiesto alla Mazzantini di leggere un brano del libro, e lei si è messa a sfogliarlo per decidere da che punto attaccare. I secondi passavano, regnava il silenzio totale, quando lei all’improvviso fa: “Sono simpatica a tutti sto sul cazzo solo a te”. E Sinibaldi, col quale sembravano amici, sottolinea sorridendo: “non era una sua affermazione finale…” :-D. Ilarità generale :). Immagino fosse appunto una frase del libro, anche se poi il brano scelto è stato da tutt’altra parte.

Vicino a me c’era l’ufficio stampa dell’Auditorium, che concretamente era una ragazza che durante l’intervista scriveva un pezzo su un netbook. Non so se fossero solo appunti, perché pensavo che forse è meglio scrivere di un fatto quando l’hai visto tutto, per soffermarti sui punti che sono stati quelli salienti. Be’, niente, solo una nota curiosa.

Sabato prossimo c’è il sociologo Bauman che parla di Facebook, forse ci vado. Sperando che non dica cose già sentite, ma non credo. E poi voglio vedere questo Bauman del libro “Amore liquido” che sento citare più volte.

Ah! Sebbene il nuovo libro della Mazzantini parli di un amore… imperfetto, cita la canzone One, degli U2. Un amore perfetto potrebbe esser visto come una fusione, come un unicum; e quel “one”, quel concetto che la canzone esprime, credo avesse tutto il diritto di stare di un libro che parla di una storia d’amore, comunque essa vada a finire.

Link a One

Il principio di reciprocità e le relazioni sociali

Ci ripensavo poco fa. È incredibile cosa riesce a fare il principio di reciprocità.
Anche se l’ho messo in pratica inconsapevolmente fin da quando sono nato, ho appreso della sua esistenza solo dalle parole di Jonathan Haidt, sul libro “Felicità, un’ipotesi“, di cui vi avevo accennato qui.

Il principio di reciprocità è quello secondo cui se qualcuno è gentile con te, tu tenderai a esserlo con lui. Questo modo automatico di comportarsi è uno degli elementi che contribuisce alla creazione delle relazioni umane.
E ora non ho il libro sotto mano, ma catalogo questo comportamento come automatico, anche ripensando alle mie esperienze. Perché non è che sto lì a pensare “lui è stato tot gentile con me, allora io sarò tot gentile con lui”, è qualcosa che nasce spontaneamente.
A volte, in caso, che so, di discussioni, litigi, il crescendo positivo a cui può portare il principio subisce una interruzione, e può essere più o meno difficile tornare alla situazione precedente.

Ma questo principio può essere usato anche in modo fraudolento. Ricordo come Haidt citi i venditori ambulanti di fiori, e ripenso a quelli di rose di cui Roma centro è piena. Mentre fino a qualche tempo fa proponevano semplicemente una rosa, già da un po’ cominciavo a notare anche io (come Haidt) come alcuni cerchino di mettere il fiore direttamente in mano alle persone, anche facendo finta di non chiedere nulla. In quel momento stanno sfruttando il principio di reciprocità ai loro fini, sapendo che la persona che si ritrova la rosa in mano tenderà ad offrire almeno qualcosa al gentile omaggiatore. A quel punto, dice Haidt, riconoscendo il comportamento disonesto, dobbiamo capire che non siamo certo obbligati alla gentilezza, perché quella che automaticamente potrebbe essere percepita come gentilezza è solo un tentativo di sfruttare un nostro comportamento innato.

Ecco, questo è uno dei temi trattati nel libro di Haidt sulla felicità. Come potete capire, è un libro che parla di aspetti che vanno molto più in là della felicità in senso stretto, e io sono veramente contento di averlo letto (anche se mi mancano sempre gli ultimi due capitoli, avendolo sospeso a favore di altri libri che ho considerato prioritari).

Serata gabbiana

Potrei diventare un po’ noioso aggiungendo “-gabbiano” a tutto quello che penso, mi sa :-). Va bene, prometto che userò la gabbianità con parsimonia.

Il titolo che ho dato al post precedente mi ha fatto pensare. Basta leggerlo per capire quale sia la mia principale idea del mio blog. Perché se scrivo una cosa e dico che è un intermezzo, allora vuol dire che non lo considero qualcosa dove scrivere così a caso, e infatti mi riferivo a una specie di articoli che avevo in mente, ma che alla fine, gira e rigira, potrebbero rimanere solo nei pensieri-gabbiani (ecco, sono ricascato nella gabbianità – non è vero, l’ho fatto apposta 🙂 ).

Be’, se non ricordo male la collega Ilaria diceva che il blog a un certo punto assume quasi una sua autonomia, ma il blog in fondo siamo noi, per cui anche se inconscia c’è una parte di noi che ci spinge a scrivere verso una direzione o l’altra. Non vuol dire che noi siamo solo quello che scriviamo sul blog, ma che sicuramente c’è qualche motivo per cui lo facciamo. Secondo me c’è un motivo per tutto. Poi è chiaro, non è che bisogna per forza trovarlo, perché a volte è impossibile, ma anche solo cercarlo a volte ti fa capire molte cose.

Stasera sono mezzo influenzato, comunque oggi è stata una giornata abbastanza produttiva e sono contento. Al momento sto scaricando i nuovi podcast con iTunes. Ascolto molte trasmissioni via podcast, trovo che sia estremamente comodo. Una specie di audio-registratore dove chi registra sono le emittenti.
E` incredibile quante possibilità dia oggi la Rete, è qualcosa di straordinario e straordinariamente potente. E` uno degli strumenti che ha potenziato la libertà espressiva, e comunicativa, più che altro, del genere umano. In fondo, riproduce quello che gli esseri umani fanno naturalmente: intessere relazioni. E lo fa sia a basso livello, con le interconnessioni tra tutti i dispositivi di rete, sia poi ad alto livello, ora coi social network, ma anche con le semplici mail, i forum…
Comunque evolverà l’umanità, credo che ciò che avrà successo sarranno sempre mezzi che aumentino ancora di più lo scambio tra gli essere umani.

Oddio dove sono andato a finire 🙂
Be’, vi rivelo alcuni podcast-gabbiani: i Vitiello di Radio dj, Salvadanaio di Radio24, English as a second language (una ripassatina fa sempre bene), Fahreneit di Radio2 (un po’ messo in disparte, ultimamente), BBC Global News, 2024 di Radio 24, e altri ancora.

buonanotte a tutti e buona domenica.

Gabbiano ispirato.