Stand by me

Qualche giorno fa ho visto Stand by me. Stand by me è un film sull’amicizia a 12 anni, un’amicizia a cui credo abbiano fatto bene a dedicare un film.

All’inizio il film mi sembrava un po’ troppo semplice, ma…credo di aver capito cosa avevo visto grazie all’ultima frase del film, che, per chi non l’avesse visto, non rivelerò ;-).

Credo che ogni età abbia i suoi pro e contro. Certo, quando sei spensierato sembra tutto più bello e più facile, ma è anche vero che magari riesci ad apprezzare meglio certe cose quando capisci un po’ più del mondo.
Ogni età comunque passa, e bisogna viverla più che si può, perché quei momenti non torneranno mai più.

Questa è Stand by me, la canzone. Era tanto che non la sentivo, e vi confesso che mi piace un sacco. La sento mia, mi sento in sintonia col suo ritmo, con la sua melodia.

Mi è capitato di trovare un’altra versione di Stand by me, eccola. Sono morto dalle risate guardando il video. Non dico altro 😉

Senza conoscere il passato, non potremmo immaginare un futuro diverso

Senza conoscere il passato, non potremmo immaginare un futuro diverso

Mi è piaciuta questa riflessione, ascoltata in una intervista di Fahreneit collegato dal salone del libro di Torino. E` di una donna che non ricordo chi fosse, ed era riferita in particolare ai diritti delle donne.

E credo che in parte sia vero, che senza conoscere i cambiamenti che ci sono stati in passato, è più difficile immaginare un futuro diverso, e si può rimanere impantanati in un presente che può diventare infinito.

Forse certe persone, particolarmente sognatrici, riescono comunque a immaginare un futuro diverso da ciò che vedono davanti ai loro occhi, ma certo un sostegno da fatti già accaduti può essere di aiuto.

Un anno

E così ci siamo. E` passato un anno da quel post di benvenuto con cui inauguravo il blog e davo il benvenuto ai miei futuri lettori.

Me lo ricordo ancora, quel pomeriggio in cui mi venne in mente il nome del blog, e a dire il vero mi sto ancora chiedendo come l’abbia pensato :-). Però mi piaceva e mi piace ancora; e meno male, perché il nome te lo porti appresso per sempre (almeno finché non cambi blog!).

Che dire.
A un anno di distanza sono sicuro di non essere più la stessa persona che ero, e non so quanto sia stato importante il blog in tutto ciò. Per un fatto, e cioè quella segnalazione del libro sulla felicità, che mi ha portato poi a leggere dell’importanza dell’elaborazione delle nostre emozioni tramite il linguaggio, è stato sicuramente importantissimo.
Non ne ho più scritto come volevo, e credo che prima o poi lo farò, ma l’elaborazione, la ricostruzione dei propri pensieri e dei fatti che li hanno generati è qualcosa a cui non avevo dato tutta questa importanza in passato. E`, alla fine, forse, come mi pare di aver letto, una questione di controllo: qualsiasi cosa ti capiti, il fatto che tu la descriva nei dettagli, ti fa credere che comunque tu ne abbia il controllo. E mi sono trovato curiosamente a pensare che questo strumento, la scrittura, potrà farmi affrontare meglio qualsiasi cosa mi capiterà, perché potrò scriverne :-). Che strani pensieri!

Sono un po’ diverso da un anno fa anche perché mi sono “ricompattato”. O forse no, non è questo il termine giusto, però, ecco, tra una cosa e l’altra credo mi ritrovassi a vivere tra il presente e il futuro, essendomi perso un po’ il passato. Ora, il passato è importante? Un po’ sì, anche se non deve esserlo troppo per non rimanere fossilizzati in ciò che siamo stati.
Però, ecco, per dirvi, per me è stato molto importante il ritrovamento di quella tessera dei baci  nella mia (pseudo)scatola dei ricordi.
Dovrei dirvi un po’ troppi fatti miei per spiegarvi perché, ma non è qualcosa di direttamente correlato. Ma ecco, quella tessera dei baci rappresenta qualcosa che in fondo sono sempre stato.

Vicini (di blog) acquisiti ma anche persi, alcuni senza dispiacere, altri no. Battaglie che mi potevo anche risparmiare, ma che alla fine rifarei, in modo diverso in alcuni casi. Stupidaggini (Ma alle mucche, piacerà il cappuccino?), Sweet disposition  accese forse più nella stagione calda :-), pazzie temporanee (Radio Gabbiana), tentativi di poesia divertente e sognatrice (Punto) , e forse poesie vere? (Risveglio).

Tutto sommato, sì, mi sono divertito e mi è piaciuto, e sono successe più cose di quante io inizialmente avessi immaginato.

Grazie di aver letto questo lungo post, e grazie in particolare a chi mi segue da più tempo, nella speranza che sia degno di continuare a meritare le attenzioni anche dei nuovi vicini acquisiti e chissà, di qualche silenzioso lettore 🙂

Gabbiano Francesco

La gabbianella

E` così, non sono un gabbiano ma una gabbianella.
Non sapevo bene come dirvelo, ma quando Stefy ieri ha citato la gabbianella ho deciso di uscire del tutto allo scoperto, non ce l’ho fatta più.
Spero che non ve la prenderete, ma ora vi spiego.
Prima di questo blog ne avevo aperto un altro, su un altro sito.
Avevo messo la mia foto e scrivevo con la mia vera identità.
Parlavo della mia vita quotidiana più apertamente di quanto non faccia qui, ma ogni tanto mi contattava qualche uomo, sul blog o in privato, che mi diceva quanto fossi meravigliosa, che voleva scrivermi, conoscermi, ecc ecc. Io non ero lì per quello, perché poi, ero fidanzata!
Già, lo ero. E in parte ne ho parlato qui, diciamo… vedendo le cose secondo un’altra ottica.
Ero io la musa ispiratrice, così mi diceva il mio ragazzo; la sua musetta mi chiamava, perché, come vi spiegavo, sono piccolina!
Ah, quanto era bello sentirselo dire, mi riempiva il cuore.
E` finito tutto da un po’, e ho voluto voltare pagina su molte cose, non ultimo il blog.
Avevo deciso di mascherarmi, in fondo ho pensato che qui non è così importante il nostro sesso, ma le nostre idee.
Ma era diventato un po’ pesante immaginarsi sempre con un’altra identità; o meglio, ero io, perché quelli che ho scritto sono i miei pensieri, ma dovevo stare attenta a come scrivevo, a come raccontavo certe cose.
Ora getto la maschera, e spero mi perdonerete.
La gabbianella e il gatto che le insegnò a volare è il racconto che mi fece conoscere il mio lui. Tutto iniziò su un forum dove si parlava di libri. Mi colpì subito la sua sensibilità, col tempo ne rimasi affascinata. Poi, be’, le cose non vanno sempre per il verso giusto.
Ho fatto un errore. Un grosso errore direi. Ho collegato, per certi versi, per il suo nome, questo blog alla nostra storia. Che io volevo dimenticare. E ora che faccio, cancello il blog? Lo stavo per fare, stavo per chiudere tutto, ma non mi sembrava giusto.
In fondo, poi, mi sono resa conto che nascondere tutto ciò che me lo ricordava era del tutto inutile, perché ciò che mi è rimasto è l’idea di lui, e anche oggetti, canzoni, mai collegate a lui prima, me lo riportano ogni tanto alla mente. Credo che solo il tempo potrà sistemare le cose.
Scusate.

 

[modifica del 16/11/2010: questo post è un falso, come riportato nei commenti]

La scatola dei ricordi

La scatola dei ricordi

Povero armadio, necessitava proprio di una bella sistemata!
Gliel’ho data di recente, e mi sono trovato davanti qualcosa di inatteso.
Qualcosa che non è così soprendente che fosse lì, perché ce l’avevo messa io, ma sono quelle cose che non cerchi per tanto tempo, e ti dimentichi addirittura che esistano.
La mia scatola dei ricordi.
A dire il vero non è proprio una scatola dei ricordi doc, nel senso che non era stata creata col preciso obiettivo di custodire nel tempo piccoli ma preziosi oggetti del passato, però di fatto è diventata proprio questo.
Ho provato una strana sensazione, aprendola, e rivedendo alcuni ricordi.
La mia medaglia del nuoto, la spilla a forma di chip che vinsi inviando a una rivista di computer una lettera colorata, il libretto che mi diedero in chiesa per la comunione. Il mio primo orologio digitale con calcolatrice, a cui tenevo tanto, una piccola macchinetta fotografica che scattava utilizzando un rullino anch’esso piccolissimo, e quante altre cose.

Venire proiettati in un solo istante nel passato.
Rivivere dei momenti in modo così nitido da sorprendersene.
Ripensare a quello che ero, al tempo che passa.
Fare confronti col me attuale.
Da giovani si è proiettati verso il futuro più che al passato, ma credo di aver sottovalutato il valore dei ricordi.
Come dei riflettori illuminano quei momenti che abbiamo vissuto, che sono ora un po’ nell’ombra ma sono sempre con noi e parte di noi.

E, ritrovata la mia scatola, ho pensato a quella di Amèlie, sempre lei, del Favoloso mondo di Amèlie.

Amelie e la scatola dei ricordi

Quella scatola che cambierà il suo destino. Quella scatola che la farà riflettere su ciò che vuole, per gli altri e per se stessa.
Stavolta, ed è stata forse la prima volta, nella mia mente si è creata una specie di fusione tra quel ricordo di Amèlie e l’immagine di me che ero lì a prendere quei piccoli oggetti uno per uno, a farmi riportare da essi nel passato.
Mi è servito, mi ha fatto pensare al me di una volta e al me attuale, al perché e percome sono cambiato, cosa c’era e c’è di buono e meno buono prima e ora, e a tante altre cose.

Ho voluto scrivere a mano il titolo, un po’ perché non mi piace molto come questo template scrive i titoli, per me molto importanti, un po’ perché scrivere quella elle così in corsivo mi ricorda sempre quando ero piccolo e utilizzavo una scrittura che ora, a volte per velocità, ho in parte semplificato.