Oggi è estate

Oggi mi sento come fosse iniziata l’estate.
È stato prima, quando il mio ricordo è andato a due canzoni, di cui avevo già parlato (qui e qui): Sweet Disposition e Time of my life, da Dirty Dancing.
Non tanto per il tema amoroso di cui trattano, quanto per le emozioni che mi hanno ricordato, che ho provato di nuovo riascoltandole.
Mi sono reso conto che certe volte non senti fino in fondo l’intensità di certe cose, anche se, in effetti, questa osservazione è quasi banale.
Però oggi quell’intensità c’è, e sono contento.
Buona estate a tutti 🙂

Musica, siori!

Ciao a tutti. Oggi tra le varie cose ho ascoltato un po’ di musica.

Be’,  la seguente mini-selezione (due brani) potrebbe essere piuttosto curiosa, ma mi sono piaciuti entrambi.

Uno è Mozart, Concerto per pianoforte e orchestra N. 21

Quando l’ho ascoltato ho pensato che è probabile che chi sa apprezzare la musica classica abbia in sé quella grazie che essa trasmette, perché se non cogli ciò che ti arriva, non potrà mai piacerti ciò che ascolti. Nota: non sono un particolare amante e ascoltatore di classica, dovrei imparare ad ascoltarla, secondo me.

E poi, diversifichiamo!! Negli ultimi anni ha iniziato a piacermi la musica 70/80, trovo che ci siano dei veri e propri capolavori. Visto che oggi su RadioDue ascoltavo un concerto dei SuperTramp a Lucca, eccoveli qua 🙂 : The logical song.

Inspiration

Che bello. Stasera mi sento ispirato a scrivere.
Era un po’ che mi mancava una ispirazione come questa.
Pregustavo già il ticchettare della tastiera sotto le dita, poco fa.
Quando sono in forma la sento un po’ come un pianoforte, anche se il pianoforte non l’ho mai suonato. A proposito, mi piacerebbe imparare a suonarlo. L’ho pensato un po’ di tempo fa. Pensavo che dà delle possibilità espressive – lui, come comunque altri strumenti – che altrimenti non hai, e che in certi momenti mi sarebbe piaciuto suonarlo. Ma, non possedendone uno, e avendo in vita mia suonato solo una pianola da piccolo, direi che per ora non è possibile.
Chi lo sa, forse in futuro.

Nel mentre, mi rendo conto di aver scritto frasi brevi. Vorrà dire qualcosa?
Va bene, non importa, ma mi guardavo scrivere, diciamo così, e mi sembrava un dettaglio interessante.

Ho varie bozze lì pronte a esser completate e pubblicate, e invece poi ogni volta prendo e mi metto a scrivere quello che il momento mi ispira di più. In fondo, in questo modo rispetto di più il concetto di blog, pubblicando in un certo momento ciò che sento di più di voler dire. Comunque non è che lo faccia apposta, ma ormai che va così l’ho capito.

Volevo intitolare questo post “come ai vecchi tempi”. Vecchi quali?
Vecchi quando a leggermi c’erano una o due persone, e per lo più mi sentivo molto poco osservato.
Ho capito molte cose scrivendo questo blog.
Ho capito per esempio cosa piace leggere alle persone, e mi sa che qualche volta mi sono fatto un po’ trascinare da una specie di smania editoriale. Ma io non sono “così”.
Comunque, spesso non ho scritto perché sapevo che poi non avrei potuto star dietro ai commenti, e sarebbe stato maleducato. Però, questo è comunque il mio blog, e perdonatemi se magari mi metto a scrivere ma non rispondo subito o non rispondo a qualche commento.

Vi dirò una cosa.
Ho letto Norwegian Wood, il libro di Murakami Aruki, e all’inizio, o anche fino all’ultima pagina, non sapevo bene come valutarlo.
Non è un libro divertente, volendo lo si potrebbe definire anche un po’ triste.
Comunque, è passato ora credo un mesetto da quando l’ho finito, e volete sapere una cosa? Secondo me è proprio un bel libro.
Ha cambiato in parte la mia visione del mondo, ma forse esagero.
Però descrive in modo sublime l’imperfezione del mondo, le vite che prendono direzioni inaspettate, e… così, ripensandoci, mi rendo conto di come quel racconto mi sia risultato molto vero; tanto che in mente ho quasi un film, anche se il film non l’ho visto. Un film non troppo divertente, ma in fondo chi l’ha detto che tutto deve essere divertente? (be’, nemmeno tutto triste, ovviamente)

Guardare il mondo essendone più consapevoli di prima, ma non dico per il libro, dico in generale, è un po’ strano.
Quasi … non dico noioso, perché comunque ci sono milioni di cose che non sai, che non capisci e non puoi magari nemmeno capire, ma ecco rimani meno sorpreso per certi fatti, meno sorpreso vedendo certe persone.

Be’, la vita è molte cose, e per questo, cioè per il capire ciò che non capisci, potrei quasi dire che sia divertente, anche se certe volte quel divertimento lo paghi un po’ caro.
Ora vado, chi lo sa quando tornerà l’ispirazione.

ciao.

Latitanza gabbiana

Quando prendi il via sembra quasi brutto lasciare il blog senza post per un po’.
Ma in un modo o nell’altro, capita!

Comunque, volevo mandare intanto un saluto agli eventuali passanti ;-), dicendovi che Gabbiano ha il becco puntato dritto verso il cielo, e queste mattine, al risveglio (poco dopo, in realtà) ascolta e sente il suo spirito in sintonia con questa canzone qua

Un saluto a tutti.

Ma sì, c’è ancora poesia in questo mondo

Scena uno.
Iera sera, per strada.
Sto camminando sul marciapiede e a un certo punto vedo una ragazza, ferma, intenta a fotografare qualcosa dietro di me, in alto.
Mentre la supero lei ripone la macchinetta e se ne va nel senso opposto al mio; allora mi giro e guardo nella direzione in cui fotografava: vedo delle nuvole rosa.
Già! Tante nuvole di quel rosa che a volte si crea al tramonto, col sole che dal basso illumina le nuvole di quel colore delicato.
Avrà fotografato proprio le nuvole, o magari quella casa che hanno finito di ristrutturare da poco?
Facciamo che siano le nuvole, ma sì.

Scena due.
Oggi pomeriggio.
Mentre cammino sento della musica, forse Jovanotti. È un po’ confusa, viene da una macchina in fila, coi finestrini chiusi.
Dentro vedo una mamma e due bambini, seduti dietro.
La mamma gesticola come fanno i direttori d’orchestra, seguendo la musica; i due piccoli la seguono.

Ma sì, c’è ancora poesia in questo mondo.

Ps: credo che la musica fosse questa: Fango, di Jovanotti

Ho volato, come un gabbiano

seagull by tetikarslan@DeviantArt

Aveva appena smesso di piovere, qualche goccia veniva ancora giù.
Sono uscito, pensavo solo per fare due passi.
Ho iniziato così, camminando, e ascoltando Analyze dei Cranberries, di cui vi ho parlato ieri, ho chiuso gli occhi, ho respirato l’aria fresca e pulita, ancora bagnata di pioggia.
E poi mi è venuta voglia di correre, di liberare tutte le energie che avevo accumulato negli ultimi giorni, perché sono stato un po’ male (niente, solo un po’ di raffreddamento) e sono stato un po’ fermo.
E giunto a un rettilineo mi sono lanciato, e ho corso con ampie falcate abbandonandomi leggero, ascoltando di nuovo quella canzone, sentendo l’aria che mi veniva addosso, guardando solo avanti, come se il terreno non ci fosse più.
E` stato un po’ come volare. E` stato bello.
Solo un’altra volta l’ho fatto, così, intensamente.
La canzone, quella volta, era Innuendo, dei Queen.
Lì il ritmo aumenta gradualmente dal minuto 3:30, e così fece il ritmo delle mie falcate, crescendo e crescendo appresso alla musica, fino ad una corsa a perdifiato quando Freddie Mercury dice

you can be anything you want to be,
just turn yourself into anything that you think you could ever be,
surrender your ego be free

Potete essere ciò che volete, dovete solo trasformarvi in ciò che sentite di poter essere, arrendetevi alla vostra vera essenza. Uno dei più begli inni alla libertà.


E poi ha ricominciato a piovere, piano per fortuna, ma, dopo aver smesso di correre, ho continuato a camminare tranquillo, visto che, pensavo, quelle gocce venivano dalle nuvole, ed erano mie amiche. Sono o non sono un gabbiano tra le nuvole?