Tra le nuvole, lassù.

Finalmente ci siamo.
Era da quando avevo scritto L’odore delle patatine fritte che ci pensavo, a cambiare l’immagine della testata con quella foto delle nuvole che ora vedete lassù.
Non sto sempre col naso all’insù a scattare, ma quando qualche colore più intenso mi colpisce, quando qualche nuvola disegna qualche forma strana, o tanto deliziosa da desiderare di assaporarla, allora può capitare che la immortali. Un po’ come faceva la piccola Amélie.
E quella foto mi piace, forse più di tutto perché quegli uccelli che volano mi trasmettono un senso di leggerezza, e mostrano esattamente quello che un po’ pazzamente mi era venuto in mente, un GabbianoTraLeNuvole che andava a cercare quel Sapore di nuvole.
Va bene, credo siano rondini, ma rondini e gabbiani mi piacciono molto, li sento entrambi simboli di libertà.
E vedere quel cielo blu, sapere che in quegli istanti tirava un vento fresco e pulito, mi porta a respirare a pieni polmoni, mi porta a pensare che qualunque cosa accada, comunque grigia sia la luce intorno a noi, lassù, sopra le nuvole, c’è il sereno, e il sole, e l’azzurro, ad aspettarci.

Oggi è la giornata perfetta per questo cambiamento, perché qui a Roma, dopo una pioggia notturna,  il cielo è molto simile a quello immortalato nella foto; e forse, chi lo sa, è stato proprio questo a ricordarmi di nuovo di rendere questo blog un po’ più mio, aggiungendo quella immagine colta da me.
Ma a ricordarmi di cambiare la foto è stata anche Scrutatrice, col suo recente commento, e colgo l’occasione per ringraziarla.

Stay hungry, stay foolish

Non sono contento che sia morto, sono contento che se ne sia andato
[I’m not glad he’s dead, but I’m glad he’s gone.]

Cosa avrebbe commentato Steve Jobs, leggendo queste parole che Richard Stallman ha scritto su di lui il giorno in cui ci ha lasciati?
Richard Stallman è  il fondatore della Free Software Foundation, organizzazione no-profit che si occupa di sostenere e promuovere il software libero (che non solo è gratuito, ma che può essere anche modificato e ridistribuito liberamente da tutti).
Stallman, proprio per questa sua visione, provava e prova un certo fastidio, forse odio, nei confronti di chi, come Apple, costruisce sistemi chiusi, che limitano la libertà degli utenti. Un esempio di essi è il meccanismo secondo il quale le applicazioni installabili su iPhone e iPad devono essere autorizzate da Apple, senza che gli utenti ne possano aggiungere altre; così si offre una certa sicurezza, ma si limita decisamente la libertà di uso dei dispositivi, la libertà di scelta.

Nonostante ciò, c’è da rimanere a bocca aperta, a leggere parole come quelle che ho citato nell’apertura  dell’articolo.
Eppure, credo che per certi versi Jobs avrebbe potuto, almeno in parte, apprezzarle, essendo lui un sostenitore delle voci fuori dal coro, di chi pensa con la propria testa.
Apprezzo la schiettezza delle parole di Stallman, però non le condivido.
Secondo me non sono leali, perché se uno se ne va perché la malattia se lo porta via, non è che se ne va perché ha perso una guerra giocata ad armi pari. E trovo allora che dette da uno che poi è nella posizione di Stallman siano piuttosto gravi.
Ma queste esternazioni sono spesso tipiche di chi smuove il mondo: come diceva una pubblicità Apple, magari potrai non condividere ciò che dicono, ma non puoi ignorare queste persone. Eccola, era la pubblicità Think different di qualche anno fa.  Molto bella. (qui la versione inglese, narrata dalla voce di Steve Jobs)

Sono rimasto molto colpito e dispiaciuto per la morte di Steve Jobs.
In effetti, non lo conoscevo nel suo privato, e non sono neanche un particolare fan della Apple.
Ma lui era uno a cui per alcuni aspetti mi ispiravo.
Per l’ergonomia, prima di tutto: quell’attenzione all’usabilità e alla gradevolezza dei prodotti informatici che forse troppo spesso è stata trascurata.
Per l’innovazione, per la capacità di creare dispositivi prima non esistenti: delle vere e proprie invenzioni.
Ma mi piaceva vedere Steve Jobs anche nei suoi keynote, le conferenze di presentazione dei prodotti: era straordinario, perfetto.
E seguendo gli ultimi keynote, che si tenevano con cadenza semestrale o annuale, vedevo come Jobs apparisse sempre più magro; però, nonostante tutto, stava là, perché lui era il capo.
Ecco, sì, per lui ho provato sicuramente ammirazione; per questo aspetto, se non altri.

E quando la mattina del sei ho appreso della notizia della morte dai giornali online, mi sono scese delle lacrime. E mentre succedeva pensavo che era una cosa stupida, perché credo che devi piangere per qualcuno che hai conosciuto davvero, come minimo. Eppure era così.

Vicino al computer da cui vi scrivo, sulla parete, ho una specie di bacheca. In realtà non è proprio una bacheca, è un poster di un pastore tedesco. Be’, insomma, su questa “bacheca” appendo ogni tanto dei fogli con degli schemi, dei principi su cui riflettere: stando lì, li vedo spesso.
Da poco ho aggiunto questa frase ormai famosa

Stay hungry, stay foolish
[Siate affamati, siate folli]

che Jobs citò nel discorso ai neolaureati di Stanford nel 2005.
Me lo ricorderà, perché credo che riassuma bene la sua vita.
E mi ricorderà, se dovessi “addormentarmi”, che spesso i sogni sono realtà, se ci credi.
Mi ricorderà di continuare a cercare la mia strada finché non la sentirò del tutto mia.
Mi ricorderà di dare il meglio, e osare, perché abbiamo da perdere meno di quello che pensiamo e meravigliosi scenari stanno solo lì ad aspettarci.

Stay Hungry Stay Foolish

Il miglior omaggio che possiamo fare a chi ci lascia credo sia prendere il meglio degli insegnamenti, della vita che è stata vissuta, affinché essa continui, in qualche modo, nella nostra, e la migliori.

E così, caro Steve, cercherò di ricordare quel tuo discorso ai neolaureati, quella guida per la vita.
È un peccato che tu non possa continuare ad inventare, a progettare. Ma l’avevi detto, in quel discorso: “se vivi ogni giorno come fosse l’ultimo, prima o poi avrai di sicuro ragione” 🙂
Addio.

Steve Jobs
Steve Jobs, 1955-2011

“Sono un sognatore”

Le nuvole. I sogni.
Sono un po’ la stessa cosa per me.
E allora non credo di aver sbagliato molto, ad indicare quell'”esser sognatore”, nell’about (il “Su di me“).
Certo, è un po’ poco, ma in quel testo che scrissi appena dopo il primo articolo, stavo di fatto indicando l’essenza a cui si sarebbe voluto dar spazio in questo blog.

Sogno può voler dire molte cose.
Un sogno può essere una nostra aspirazione concretamente raggiungibile, come quei sogni amorosi che spuntano qui di quando in quando :).
Ma un sogno può essere inteso anche in senso più alto, come un principio che si desidera vedere rispettato; come un sogno di giustizia, di un mondo giusto, per esempio.
In generale, i sogni a cui pensavo sono quelli che come le nuvole stanno lassù, e rappresentano in qualche modo un obiettivo, un ideale.
E quale modo migliore per raggiungere le nuvole, se non essendo un gabbiano, bianco come le nuvole, simbolo di quella libertà che ci permette di essere noi stessi, di supportare ciò in cui crediamo?

Come scrivevo nel testo dell’about, essere sognatore è comunque solo una parte di me, e nemmeno quella più evidente. Se mi conosceste realmente, ma in modo non approfondito, credo che non vi giungerebbe facilmente quell’aspetto di me. Perché sono anche molto concreto e perché lascio trasparire difficilmente la mia interiorità con chi non conosco bene.
Una volta una persona mi chiese come facessi a essere concreto pur essendo sognatore, perché così le avevo detto più o meno di essere. Non ho mai capito se quella domanda fosse stupida o intelligente. Un po’ mi era piaciuta, perché mi piace sempre quando le persone vogliono capire; tuttavia, non mi pare che sussistesse in quella mia descrizione una contraddizione, perché io credo che per forza di cose dobbiamo essere ancorati alla realtà, ma questo non necessariamente blocca la nostra immaginazione, le nostre speranze, i nostri desideri.
Ma forse la mia ottica è ristretta, e ignoro che possa esistere chi è un po’ “fuori dal mondo”, immerso solo e unicamente nei suoi sogni?
Non so, io posso parlare per me, e credo in effetti di essere molto concreto per alcuni aspetti, ma allo stesso tempo riuscire a perdermi completamente tra scenari soffici e gustosi come le nuvole 🙂

In definitiva, sì, direi che non è del tutto ridicola – come qualche volta ho pensato – quella breve descrizione di me che scrissi a suo tempo; tuttavia, come dicevo, è un po’ troppo stringata.
Vedo che ogni tanto qualcuno consulta quella sezione, e allora credo che prima o poi la arricchirò in qualche modo. Perché è vero che per conoscermi basta seguire il blog, ma rileggersi tutti i post passati è un po’ lungo; e poi potrei forse inserire qualche notizia un po’ più concreta che non ha senso scrivere in un articolo.

Non so quando aggiornerò il “Su di me”; non credo a brevissimo. Quando lo farò, aggiungerò il testo “(Aggiornato)” vicino al nome della pagina, lassù, nelle linguette.

L’innovazione e la libertà

L’innovazione richiede libertà

Questo è il concetto espresso da Sun Shuyun, una scrittrice e documentarista cinese,  in una discussione sull’Asia e l’innovazione, nel programma radiofonico della BBC Forum, a world of ideas.
Si dibatteva se e quanto l’Asia (e in particolare la Cina) innovasse, e quello che  emergeva dagli ospiti è che sebbene la Cina ricopra un ruolo importante nella produzione mondiale, questo non vale per l’innovazione.
E quella di Sun Shuyun era una delle possibili motivazioni, che direi di condividere.
Sun Shuyun si riferiva in particolare alla libertà intesa come diritti civili, commentando che se tu sei occupato a lottare per la tua libertà, allora i tuoi pensieri non spazieranno verso ciò che può diventare innovazione.

E non so se l’avevo già scritto, ma questo comunque rientra nel meccanismo secondo cui se sei preso continuamente da pensieri vari, il tuo cervello non starà lì ad essere creativo e a produrre idee.
Leggevo tempo fa come una condizione che agevola la creatività sia proprio quello che ora mi viene in mente come “mind-wandering”, cioè quando la tua attenzione non è focalizzata su qualcosa di particolare, ma i tuoi pensieri saltano liberi di argomento in argomento; questa condizione si facilita per esempio col gioco, o comunque con qualcosa che ti rilassa e ti distrae.

La trasmissione in cui il tema era dibattuto si intitolava The past and the future of Asian innovation, con Poh Kam Wong, Kenneth Cobonpue, Sun Shuyun; è disponibile in formato mp3 qui fino al 18 luglio, ed appartiene alle registrazioni podcast della trasmissione Forum, a world of ideas, che – come da descrizione – interroga filosofi, scienziati, politici, scrittori sugli argomenti più diversi.
L’elenco completo dei podcast della BBC è invece disponibile sul sito BBC podcasts.

Libero

Libero. Mi sento in questi giorni esattamente così.
E` una bella sensazione, e non era così da un bel po’ di tempo.
Guardo la mia scrivania e mi accorgo che adesso è anch’essa libera; e penso che spesso, anche se non sempre, l’ordine intorno a te rispecchia il tuo ordine interiore.

Perché mi sento libero?
Perché ho risolto, ho capito fino in fondo una questione che mi ha dato da pensare per mesi e mesi. E a risolverla mi ha aiutato il libro sulla felicità di cui parlai, che ha svolto egregiamente la sua funzione 🙂
Ma non è così semplice, e non è stato, come pensavo, il blog in sé ad aiutarmi e sistemare i miei pensieri, ma è stato il blog che ha fatto nascere un breve scambio di messaggi che ha portato alla segnalazione di quel libro.

E il libro mi ha portato all’altro libro, quello sulla scrittura.
Ed è stato grazie alla scrittura che ho compreso definitivamente quei pensieri che erano, evidentemente, ancora un po’ aggrovigliati.
E a dire il vero mi ero già avviato verso quel sistema per capire meglio la questione, ma da quando ho letto che scrivendo vedi le cose più oggettivamente, che percepisci le tue sensazioni come se fossero un po’ staccate da te, e che man mano che riscrivi di fatti complessi ti focalizzi sui punti fondamentali, ecco, mi sono messo a scrivere (per conto mio)  con un impegno che non avevo mai messo prima.

Perché scrivere di certe cose può risultare non del tutto piacevole, però se qualcuno ti dice che ci sarà un risultato, allora tu lo fai sicuramente più invogliato.

Il libro della felicità ha portato un altro risultato decisamente interessante: mi ha fatto riflettere in un modo nuovo rispetto alle nostre componenti razionale e istintiva. E certe volte mi sembra quasi di distinguerle chiaramente; e forse è impossibile, però sono sicuro di vedermi diversamente da prima. E mi sembra qualcosa di estremamente potente.

Libero… ecco, in realtà volevo parlare di un’altra libertà, quella di scrivere sul blog.
E` paradossale, ma non raramente la libertà è il controllo.
Perché quando decidi tu i limiti, allora sei chiaramente libero.
E ci pensavo perché ieri sono stato un po’ indeciso se scrivere quel post.
Riflettevo oggi su quali fatti sia opportuno per me scrivere qui, e mi sono detto che in realtà mi è già abbastanza chiaro: ce ne sono alcuni su cui non ho dubbi a tenere solo miei, e di quelli non scriverò; quelli su cui ho dubbi, be’, non sono in realtà così importanti, e scriverne ci può stare.

Perché poi non mi piace troppo un blog impersonale. Il blog è per certi versi uno strumento tecnico dove puoi pubblicare di tutto, anche articoli giornalistici.
Eppure, per la sua stessa struttura, è stato ideato per essere una memoria personale, tanto che in numerosi template viene dato molto risalto alla data.
Insomma, secondo me il blog nel senso più autentico del termine è un blog che dica qualcosa di te.
E` vero, si può parlare di sé in molti modi, senza essere troppo espliciti.
Però, mi ritrovo a sentire quei blog in qualche modo distanti, come in fondo è l’intenzione dell’autore.

Ora che sto terminando questo papiro, ripenso al titolo, e trovo che questo sia forse il post più appropriato per questo blog: chi potrebbe scrivere un post intitolato Libero, se non un gabbiano? 🙂

Amor, ch’a nullo amato amar perdona

Amos Cassioli - Paolo e Francesca
Amos Cassioli - Paolo e Francesca

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi fece dalla di lei amicizia
allontanar con lieve senso di mestizia,
e poscia dimandare:
è questo Amor, o semplice catena?

[primo verso: Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno – Canto V;
altri: Gabbiano, che fintamente imita Dante]

Amore… sì, tanti dicono amore, ma sarà poi, veramente, amore?
Mi scrive, mi dice che mi ha visto per strada, ma che non poteva fermarsi.
Ci eravamo conosciuti tempo prima, stimati ma al tempo stesso scontrati.
Poi persi di vista, poi reincontrati per via telematica, riappacificati. Ci sentivamo sporadicamente.
Il nostro nuovo quasi-incontro era stato veramente casuale, perché avevo preso una strada diversa dal solito, quel giorno.
Lei mi dice che sarebbe stata qui per pochi giorni, che si è trasferita.
E allora io le dico «Mi piacerebbe salutarti! Potremmo creare un nuovo incontro casuale, dove io, arrivando, ti direi “oh, come mai qui?”». Mi sembrava un’idea carina, divertente!
Replicare quello che il destino per poco non aveva fatto accadere.
Lei mi dice che non è il caso, perché essendo fidanzata, cosa di cui ero a conoscenza, anche solo parlare con qualcuno mentre è via le sembrerebbe un piccolo tradimento morale, e così si aspetta che sia per il suo lui.

Un po’, me lo aspettavo, perché per quanto poco, l’avevo conosciuta, per quell’aspetto.
Ed era questa estrema possessività che non mi era piaciuta di lei, che mai me l’avrebbe fatta sentire come la mia anima gemella.
Dannazione, parlare! E allora, non mi hai forse scritto, ragazza? Non sono forse quelle, parole?
Hai forse paura del mio sguardo magnetico? (che non ho 🙂 )
Io la vedevo ormai come un’amica… o quasi, ma insomma qualcuno che mi sarebbe piaciuto rivedere, anche una volta sola. Non avevo assolutamente alcun secondo fine.

E` questo amore? E` amore pretendere che ci si isoli addirittura da un saluto una tantum?
Certo, una frequentazione assidua potrebbe essere diversa, e un po’ di gelosia la trovo giusta.
Ma quell’amor ch’a nullo amato amar perdona, quel mancato perdono di chi è amato ma ama al contempo altri, può essere portato fino a questi livelli?
Secondo me no, secondo me pretendere l’isolamento vuol dire essere insicuri, non vuol dire amare.
E potrebbe voler dire rischiare, prima o poi, di distruggere quell’amore che per altri aspetti potrebbe invece esistere davvero.

E se invece lei non mi avesse visto, ora, come un amico, come io ormai la penso?
E chi lo sa.

Libertà

Poco fa stavo pensando a cosa fosse giusto scrivere qui riguardo alcuni fatti e pensieri recenti, e mi chiedevo: “sono veramente libero se non posso lasciarmi andare a ciò che io stesso sento di voler fare?” (in questo caso, scrivere tutto quello che vorrei condividere). Be’, qui davanti a me ho un bel monitor e sembriamo molto intimi, ma non mi dimentico certo che lì fuori c’è il mondo intero. E la questione è che non mi sembra giusto riportare certe cose; e mi chiedo allora cos’è che mi fa ritenere giusto o meno rendere pubblici certi miei pensieri e certi altri no.
Non saranno forse dei condizionamenti che potrebbero essere del tutto sbagliati?
Credo comunque che la libertà non stia tanto nel lasciarsi andare completamente, ma nel saper e poter decidere quanto e come farlo. Per cui, be’, come ho fatto finora valuterò cosa ritengo, per motivi in parte ignoti a me stesso, sia giusto scrivere qui e cosa no.