The big cheese

big_cheese

Con una mossa a sorpresa Gabbiano spiazza tutti e invece di ripresentarsi a scrivere di nuovo dopo enne mesi eccolo qua, tutto svolazzante come non mai 🙂

Ebbene sì, rieccoci qua.
Ho iniziato a leggere On Writing, di cui vi ho parlato sommariamente in questo post. Prima mi  sono messo a sfogliarlo un po’ a caso, e una delle prime parole che ho trovato è stata “big cheese”. Ho cercato cosa significasse e ho letto che vuol dire “persona importante”. Big poteva forse indirizzare verso qualcosa del genere, ma non era per niente scontato e non avevo mai sentito una espressione come questa. Non mi ricordo nemmeno se è US English o no, comunque vuol dire quello.

Ho iniziato poi a leggere il libro da capo, e a proposito, Stephen King dice che quella che ha scritto all’inizio non è una vera e propria biografia, ma un curriculum vitae su come è diventato scrittore. In effetti messa così la cosa è un po’ più interessante. Perché devo confessare che cercavo un libro che non divagasse troppo, e da quanto ho capito solo parte di On Writing parla veramente della scrittura.

In effetti, dopo il primo capitolo sono saltato alla parte “The Toolbox” (la cassetta degli attrezzi), a pag. 121, proprio per andare al sodo. King la prende un po’ alla larga 🙂 e parla prima della cassetta degli attrezzi dello zio, comunque beh tra un po’ di pagine arriverà anche il vero argomento.

Mi urta un po’ cercare un certo numero di parole, ma tutto sommato sono contento di aver comprato la versione inglese del libro. Perché mi rendo conto di andare abbastanza bene sull’inglese tecnico ma di ignorare o di aver scordato parole di uso tutto sommato comune. Per esempio, se mai l’avevo imparata, non ricordavo che brass volesse dire ottone, mamma mia! 🙂

Però copper lo ricordo :-).

Sto ripensando a un blog in inglese. Dovete sapere che il 71% dei blog è in inglese, almeno quelli su wordpress.com. Lo potete vedere dalla pagina di statistiche di wordpress.com, che fa sempre un certo effetto per la sua mappa animata dei blog. Ho fatto in effetti qualche giro per blog inglesi e ho visto che non di rado ci sono migliaia di follower.
Sarebbe una esperienza da provare. Ci vorrà la giusta energia per partire, che ancora non mi pare ci sia, come attesi tanti anni fa il momento per partire col blog.

Me lo ricordo ancora, aspettavo il nome, che alla fine arrivò. Vedremo!

Disquisendo sul blog

Pochi giorni fa mi sono trovato a leggere un vecchio post, “Cosa resterà di questo blog?“, in cui mi chiedevo cosa avrei fatto un giorno in cui non mi fosse più andato di scrivere. Avrei chiuso il blog, o l’avrei lasciato comunque aperto?
Premetto che per ora l’intenzione di continuare a scrivere, quando c’è l’occasione, ce l’ho.
L’idea che ho è che il blog rimarrà aperto, magari non so potrei chiudere i commenti (buonanotte, vai a farlo per tutti i post 🙂 ). Comunque beh credo oggettivamente che i blog che contengono dei post con indicazioni su libri, film, musica, sia opportuno che rimangano aperti anche dopo che il proprietario non ha più voglia di scrivere.
Come farebbe per esempio il popolo di internet senza il post su Pollon? 🙂 (non immaginate quante visite arrivano su quel post)
Per quanto riguarda la propria vita, trovo che anche delle considerazioni su di essa, sebbene magari si legga solo un post estrapolato dal blog, possano essere utili e siano quindi degne di rimanere pubblicate.
Ho parecchi argomenti di cui potrei parlare, ma non l’ho fatto perché io in genere scrivo quando non solo ho un argomento in mente ma anche l’energia per scriverlo subito, o insomma a distanza di poche ore da quando ho sentito di volerlo scrivere. E ultimamente un po’ di energia di quel tipo mi è mancata.
Comunque, come dicevo, eccomi ancora qui, e anzi, avrei in programma di aprire un blog in inglese, sia per curiosità nei confronti del mondo dei blog in inglese, sia per rinfrescare il mio inglese quotidiano diciamo, visto che uso in genere quello tecnico.
E` curioso pensare di aprire un altro blog quando non hai avuto le energie per scrivere su quello che hai già, ma le idee ci sono.
Un saluto a tutti, per ora.

…e quindi uscimmo a riveder le stelle

Cielo Stellato

No Dante, torna pure dentro, che tanto le stelle ormai non si vedono più!

Non so da voi, ma qui a Roma, se una notte punti il naso verso l’alto, non è così scontato che tu veda qualche stella.
Principalmente per l’inquinamento luminoso, come in molte parti del mondo.

E perché parlo di ciò?
Perché ogni tanto ascolto “Six Minute English“, un programma BBC radio che ascolto in podcast per tenere l’inglese in allenamento, e hanno colto l’occasione per pubblicizzare la prima “dark sky reserve” (diciamo il primo parco per la preservazione dell’oscurità del cielo?) d’Europa, l’Exmoor National Park.
Il parco è quindi una zona molto buia, e viene fatto sì, attraverso la protezione del territorio con regole e controlli, affinché rimanga tale.
Il parco si trova in Inghilterra, in zona sud ovest.

Sulla pagina della BBC potete trovare un filmato che illustra la notizia, con delle immagini sempre affascinanti della Terra vista di notte.

E ora, tutti in gita, con la Gabbiano-travel! 😉

fonte immagine: http://www.keplero.org/2009/12/il-cielo-stellato-sopra-di-me.html

D

D.

Questo post è stato scritto, prima di giungere su wordpress, su un file che si chiamava D, come “due settimane”. Dio, due settimane!! Non me ne ero mica accorto che erano passate addirittura due settimane dall’ultimo post.

Ho paura che il blog mi stia un po’ scivolando tra le mani, non so.

Eppure pensavo invece che sarebbe interessante scrivere un blog in inglese. Non che io sappia l’inglese così fluentemente da scrivere un blog come sono in grado di scriverlo in italiano, ma considerato che all’estero mi capiscono, credo di cavarmela (certo, però qui non c’è la gestualità!). Comunque, sarebbe sicuramente una buona occasione per praticare un po’ di inglese, secondo me un’ottima occasione. Perché l’inglese lo leggo più o meno tutti i giorni, ma scriverlo, creare, è un’altra cosa.

La mia prof. di inglese fece un buon lavoro, e soprattutto fece quello che ogni insegnante di inglese dovrebbe fare: parlare solo in inglese. Sì, solo che lo fece già dal primo giorno di lezione, e io, che alle medie l’inglese l’avevo fatto male, quel giorno non ci ho capito quasi niente! Poi, col tempo, è andata meglio.

Non so come sono finito a parlare dell’inglese… ah sì, il blog in inglese! mah, uno dei miei esperimenti, ma non credo di avere le risorse per seguirlo, anche se non è che uno deve scrivere come un forsennato.

“Uh?” – dice l’alce qui vicino a me. O … non proprio dice, ma me lo fa capire con lo sguardo. E` un’alce peluche, comprata a Stoccolma. Tutta marrone, col muso simpatico. A volte sembra cambiare espressione, ma probabilmente sono solo io che proietto su di lei quello che mi passa per la testa. In effetti, commentava una persona un po’ di tempo fa, il mondo per certi versi è una nostra creazione, perché il mondo è ciò che percepisci, e quello stesso mondo può essere qualcosa di completamente diverso per altri, in quello stesso momento.

Be’, forse l’alce un po’ ha ragione, il mio flusso di pensiero di questa sera è un po’ strano e forse in parte inedito per questo blog, ma per me abbastanza comune.

Be’, per ora vi saluto.

Ps: ci spreco pure la tastiera, ma volevo aggiungere che sono stato tremendamente contento che a Sgarbi gli abbiano chiuso il programma alla prima puntata. Non l’ho nemmeno visto, ma sono contento perché lui, pur avendo una certa cultura, si è costruito un personaggio che fa della violenza verbale una delle sue caratteristiche principali, e questo lo detesto.

Ps2: invece oggi a dire il vero mi ha colpito molto la notizia di quel ragazzo in sedia a rotelle che un po’ riesce ora a camminare grazie a degli elettrodi. E mi viene in mente che riusciamo a volte – diciamo pure spesso – ad apprezzare ciò che abbiamo solo quando lo perdiamo, ma almeno ogni tanto dovremmo ripensare, come diceva Dickens, alle nostre fortune più che alle nostre sfortune.

La crescita personale attraverso l’espressione delle emozioni

Come un bambino apre raggiante i regali la mattina di Natale, oggi prendendo in mano il libro “Opening up – The Healing Power of Expressing emotions“, ero raggiante anche io.
Perché per quanto ho potuto leggerne prima di conoscerne l’esatto contenuto, credo sia uno dei libri che può cambiare in meglio la vita delle persone. Dopotutto, non era forse citato nel libro della felicità? 🙂
Ero raggiante perché come col libro della felicità ho avuto da subito l’impressione, che a questo punto ritengo corretta, che fosse uno di quei momenti che aprono l’esplorazione verso settori che non avevi mai preso in seria considerazione. Perché quello che tenevo in mano non era solo un libro, ma uno strumento che potrebbe far parte di tutta la mia vita.

Come dice il titolo, che tradurrei in “Aprirsi – Il potere curativo dell’esprimere le emozioni” (si accettano traduzioni che suonino meglio), il libro parla della scoperta che ha fatto l’autore, James Pennebaker – professore di psicologia – , trovando una correlazione tra lo stato del sistema immunitario (e la salute in generale) e l’abitudine a mettere per scritto i propri pensieri, ma soprattutto le proprie emozioni.

Devo dire che ad alcune considerazioni che ho letto, per ora molto velocemente, ci ero arrivato anche io. Uno dei punti fondamentali è quello che io chiamo il “parcheggio dei pensieri“: una volta che scrivi quache tuo pensiero, è come se lo estraessi da te, e lo parcheggiassi sul foglio. Quel pensiero rimarrà con te, ma non lo penserai più come prima.

Credo che inaugurerò un tag apposito per il libro, e forse userò il blog come una specie di appunti, ma non ne sono del tutto sicuro. Questa è una specie di anteprima. (ma non vorrei che andasse a finire però come il libro sulla felicità, di cui volevo dire molto ma che mentre devo ancora finire ho sospeso in favore di quest’altro, che desideravo leggere con molta curiosità 🙂  – comunque c’è sempre tempo e mi sono segnato i brani che ho ritenuto più importanti).

Mi hanno colpito le due dediche che Pennebaker scrive al padre e alla madre:

To my mother,
Elizabeth Withing Pennebaker,
who taught me to laugh with others
and at myself.

And to my father,
William Fendall Pennebaker,
who aroused my curiosity
about the world

A mia madre,
Elizabeth Withing Pennebaker,
che mi ha insegnato a ridere con gli altri
e di me stesso

E a mio padre,
William Fendall Pennebaker,
che ha stimolato la mia curiosità
riguardo il mondo

Trovo che siano due dediche molto belle e trovo che quelle due qualità trasmessegli dai genitori siano due tra quelle che un essere umano dovrebbe sicuramente possedere.

Opening up - copertina
Opening up - copertina

Scopro ora :-), che del libro ne esiste una traduzione italiana, “Scrivi cosa ti dice il cuore, Autoriflessione e crescita personale attraverso la scrittura di sé” – Edizioni Erickson – http://www.erickson.it/erickson/product.do?id=104. (al link c’è anche un estratto pdf del libro in italiano). Ecco la traduzione “migliore” (a volte, in effetti, occorre stravolgere un po’ il titolo, anche se stavolta forse è un po’ tantino)

A dire il vero non credevo esistesse la versione italiana, comunque visto che non sembro avere problemi nella comprensione della versione originale, sono contento di avere quella.

Note: questo libro non è troppo pratico, nel senso che descrive la questione più che altro dal punto di vista teorico. Un altro, di cui vi parlerò a breve, riporta alcune indicazioni su come procedere effettivamente.