La gatta con le cuffie

Mi è tornata in mente quella gatta che avevo sognato, l’ho vista entrare dalla porta della mia camera.
È strano, aveva su delle cuffie, bianche come il suo pelo lungo e morbido.
Mentre si dirige con passi flessuosi verso la finestra la guardo, e, sovrappensiero, le chiedo: «miciona, che ascolti?»
Lei si volta verso di me, mi scruta incuriosita, e prosegue.
Fuori c’è un cielo azzurro senza nubi, un sole splendente che illumina la stanza.
«Sono proprio matto, anche coi gatti mi metto a parlare! Però sarebbe bello se potessimo comunicare con gli animali, chissà quanto potrebbero sorprenderci», penso ad alta voce.
– «Ma quello non è un problema» sento all’improvviso dire alla gatta, «basta però che non mi interrompi mentre ascolto la Primavera di Vivaldi!»
– «Ma tu… parli!» mi stupisco io.
– «Perché, tu no?» replica lei.
– «Certo, ma io… io sono umano!»
– «A parte che tu sei un gabbiano, comunque dovresti sapere che aprendo la nostra mente possiamo capire più  di quanto non crediamo!»
– «Hai ragione miciona. Ma dimmi, come mai ascolti la Primavera
– «La sento nell’aria, e non vedo l’ora di andare a gironzolare per i tetti. Però fa ancora un po’ fresco, anche qui dentro»
– «Hai ragione, sai?», rispondo io. Con un gesto la invito allora a me: si avvicina alla mia sedia, poi con un balzo mi salta in grembo, e si acciambella.
La cingo delicatamente, mentre sta lì ferma, mentre fa le fusa.
Sebbene il suo candore richiami la neve di rigidi inverni, sento il suo calore, e lei sente il mio.
«Chi sarai, miciona? Mi parlerai ancora?», penso, mentre continuo ad accarezzarla.

Una sera con Audrey

Se il filmato che vedrete ballerà un po’, è perché mentre lo riprendevo ero emozionato.
È passato un po’, da quella sera del 19 novembre, ma per certi versi sono così appropriati questi giorni, per scriverne.
Perché quel balletto elegante mi fa venire in mente in qualche modo anche un ballo di capodanno, un ballo romantico e intimo, quasi da sogno.

Ma di quale balletto stiamo parlando? Di quello intitolato Dedicato ad Audrey: Colazione da Tiffany, che, come potete intuire, ha voluto essere un omaggio a Audrey Hepburn, con una danza sulle note di quella che si può definire la canzone di Colazione da Tiffany: Moon River.
E se ero emozionato è forse anche perché, poco tempo prima, qui, avevo un po’ sognato pensando a quella melodia, abbandonandomi, come qualche volta avviene ;-), a sogni romantici.

Il balletto si è tenuto presso l’Ara Pacis, in quell’unica sera del 19, la sera dei “Musei in musica”, arricchendo la mostra Audrey a Roma: esterno giorno, di cui vi avevo parlato.
Essere presenti a quel balletto, in quel luogo già speciale, vedere “Audrey” scendere da quelle scale, be’, si, mi ha emozionato!

Delle foto che ho fatto, credo che quella con cui ho aperto l’articolo colga più di tutte lo spirito del balletto. Ho preferito trasformarla, “anticandola” (anche grazie all’aiuto di una amica più brava di me nel fotoritocco), perché entrare quella sera all’Ara Pacis era come fare un viaggio nel tempo, tornando a quegli anni dalle foto in bianco e nero.

Ma volete forse vedere questo famoso ballo? Eccolo!

Per l’occasione, ho aperto su Youtube il nuovo canale-gabbiano, dove è stato inserito questo video.

Visto il balletto, ho visitato la mostra, apprendendo una notizia molto interessante, per me! Le sopracciglia di Audrey erano ad ala di… gabbiano! 😉
Non avevo mai notato quel particolare, e sembra che quell’accorgimento la aiutasse ad addolcire i lineamenti, così come i suoi mitici occhiali da sole grandi e tondeggianti.

Una foto di Audrey Hepburn a Roma

Osservando le foto di Audrey a spasso per Roma, come per esempio dal fioraio a Piazza di Spagna, si percepiva come fosse rimasta una persona semplice pur essendo già famosa.
Belli i vestiti in mostra, parecchi di Valentino. Sobri ed eleganti, come lei. Quello che mi è piaciuto di più è stato uno molto delicato, color malva, plissettato.
Ma oltre ai meri oggetti, Audrey ci ha lasciato anche un messaggio, un messaggio di generosità, col suo essere ambasciatrice Unicef, organizzazione a cui è stato devoluto parte dell’incasso della mostra.

Mentre giravo tra le foto, mentre curiosavo tra i vestiti, sentivo ogni tanto ripartire Moon River al piano di sopra (il balletto è stato ripetuto più volte), e quell’accompagnamento sonoro, che si andava ad unire a quelle sensazioni visive, infondeva al tutto una magia.

Che il nuovo anno possa essere per tutti voi sereno, come quella serenità che mi è giunta dal sorriso semplice di Audrey.

🙂

A cena col gabbiano

Parecchi blogger pubblicano la loro foto sul blog. Ho pensato a lungo che avere un’immagine precisa dell’autore di un blog modificasse la percezione delle parole che vi si scrivono; e per questo, ma comunque soprattutto per la mia volontà di mantenere l’anonimato in pubblico, avevo deciso di non mostrare il mio aspetto.
Ma ora mi sono detto: non sarà forse eccessivo ipotizzare che una foto modifichi il modo in cui le persone percepiscono dei testi?
E poi, quanti, di quelli che conosco, giungeranno mai qui??
Quindi, eccomi in una foto di agosto scorso, fuori di un ristorante:

Gabbiano per strada

Be’, cosa avete da ridire, non sono forse un Gabbiano tra le nuvole? 😉
La foto è stata scattata per l’appunto verso fine agosto, vicino Piazza Navona, qui a Roma.
Il gabbiano è atterrato nei pressi di un ristorante, ed è rimasto lì, per strada, zampettando tranquillo, per un po’. Nel frattempo una piccola folla si era radunata per osservare l’inattesa apparizione, che è durata comunque poco, impedendomi di scattare una foto decente.
Considerato che il gabbiano, dapprima a lato della strada, aveva poi deciso di stazionare al centro della stessa, e che, seppur ad agosto e di sera, qualche macchina transitava, stavo cominciando a pensare di attraversare per mandarlo via.
Ma, a quanto pare, il mio parente, pur attratto – come qualcuno commentava – dal cibo del ristorante, ha poi deciso che era meglio tenere salva la pelle, e così ha spiccato il volo 🙂

“Sono un sognatore”

Le nuvole. I sogni.
Sono un po’ la stessa cosa per me.
E allora non credo di aver sbagliato molto, ad indicare quell'”esser sognatore”, nell’about (il “Su di me“).
Certo, è un po’ poco, ma in quel testo che scrissi appena dopo il primo articolo, stavo di fatto indicando l’essenza a cui si sarebbe voluto dar spazio in questo blog.

Sogno può voler dire molte cose.
Un sogno può essere una nostra aspirazione concretamente raggiungibile, come quei sogni amorosi che spuntano qui di quando in quando :).
Ma un sogno può essere inteso anche in senso più alto, come un principio che si desidera vedere rispettato; come un sogno di giustizia, di un mondo giusto, per esempio.
In generale, i sogni a cui pensavo sono quelli che come le nuvole stanno lassù, e rappresentano in qualche modo un obiettivo, un ideale.
E quale modo migliore per raggiungere le nuvole, se non essendo un gabbiano, bianco come le nuvole, simbolo di quella libertà che ci permette di essere noi stessi, di supportare ciò in cui crediamo?

Come scrivevo nel testo dell’about, essere sognatore è comunque solo una parte di me, e nemmeno quella più evidente. Se mi conosceste realmente, ma in modo non approfondito, credo che non vi giungerebbe facilmente quell’aspetto di me. Perché sono anche molto concreto e perché lascio trasparire difficilmente la mia interiorità con chi non conosco bene.
Una volta una persona mi chiese come facessi a essere concreto pur essendo sognatore, perché così le avevo detto più o meno di essere. Non ho mai capito se quella domanda fosse stupida o intelligente. Un po’ mi era piaciuta, perché mi piace sempre quando le persone vogliono capire; tuttavia, non mi pare che sussistesse in quella mia descrizione una contraddizione, perché io credo che per forza di cose dobbiamo essere ancorati alla realtà, ma questo non necessariamente blocca la nostra immaginazione, le nostre speranze, i nostri desideri.
Ma forse la mia ottica è ristretta, e ignoro che possa esistere chi è un po’ “fuori dal mondo”, immerso solo e unicamente nei suoi sogni?
Non so, io posso parlare per me, e credo in effetti di essere molto concreto per alcuni aspetti, ma allo stesso tempo riuscire a perdermi completamente tra scenari soffici e gustosi come le nuvole 🙂

In definitiva, sì, direi che non è del tutto ridicola – come qualche volta ho pensato – quella breve descrizione di me che scrissi a suo tempo; tuttavia, come dicevo, è un po’ troppo stringata.
Vedo che ogni tanto qualcuno consulta quella sezione, e allora credo che prima o poi la arricchirò in qualche modo. Perché è vero che per conoscermi basta seguire il blog, ma rileggersi tutti i post passati è un po’ lungo; e poi potrei forse inserire qualche notizia un po’ più concreta che non ha senso scrivere in un articolo.

Non so quando aggiornerò il “Su di me”; non credo a brevissimo. Quando lo farò, aggiungerò il testo “(Aggiornato)” vicino al nome della pagina, lassù, nelle linguette.

Benvenuti

Sono emozionato,

e curioso, curioso su cosa scriverò :-),

curioso su chi mi leggerà.

Cosa potrò mai dire di così interessante, perché qualcuno decida di spendere del tempo della sua vita leggendo me?

Chissà.

Ho sentito la necessità di scrivere un blog qualche tempo fa, forse perché scrivere mi piace, anche se non lo faccio certo di professione.

Ma non trovavo un titolo che mi piacesse!

E allora, non lo aprivo!

Stasera mi è venuto in mente “chissà qual è il sapore delle nuvole?”, e ho pensato che devono essere leggere, devono essere buone, possono forse essere apprezzate solo da chi sa volare lassù, anche senza muoversi da terra.

E penso che chi sa immaginare, sentire, quale sia il sapore delle nuvole, potrebbe apprezzare questo blog.

Sapete, a volte dicono che penso troppo.

Non so, potrebbe anche essere vero 🙂

Ma allora, mi sono detto, perché non condividere i miei pensieri con voi?

Non so ancora bene cosa scriverò, ma sento quell’emozione che è forse del pittore che trova davanti a sé una tela bianca, e può creare tutto ciò che vuole.

A presto

unGabbianoTraLeNuvole