Tramonti autunnali

… sì, be’, lo so che l’autunno è passato e che tra un po’ finisce pure l’inverno (meno male), ma ho qui un tramonto immortalato a fine ottobre, che volevo condividere con voi.

Dietro le nuvole, c'è sempre il sole

A fine ottobre e a novembre  ci sono stati dei giorni dai tramonti meravigliosi, almeno qui a Roma; questo mi ha veramente molto colpito, più di altri magari più colorati.

Direi di poterlo chiamare Dietro le nuvole, c’è sempre il sole 🙂

Che sia d’auspicio per tutti i “passanti” 🙂

a risentirci

Gabbiano

La mostra fotografica National Geographic 2011: I colori del mondo

Gli ultimi giorni sono stati un po’ grigi, ma ieri è stato diverso. Perché è uscito il sole? No, perché ho visitato la mostra fotografica di National Geographic Italia per il 2011: I colori del mondo.
Presso il Palazzo delle esposizioni, a Roma, sono esposte 95 fotografie di numerosi fotografi, raggruppate secondo un criterio cromatico che osserva il nostro mondo tramite il bianco, il rosso, il verde e l’azzurro.

Tornato in quello spazio espositivo, ho provato le stesse sensazioni delle scorse edizioni: è stato come se in pochi metri avessi fatto il giro del mondo, e mi sono sentito più vicino a popoli e luoghi a cui ogni tanto non penso più.

E che dire, in certi momenti mi sono sentito fortunato, come quando ho visto nella sezione rossa una bambina che beveva un’acqua contaminata, dal colore più o meno arancione.

Mi sono stupito, osservando la foto Sforzo veneziano, in cui una coppia mascherata da Luigi XVI e Maria Antonietta, entrambi in rosso, si accompagnava ad un cane portato a spasso dentro una carrozzina rivestita anch’essa di piume rosse.
Per non parlare di Questione di stile, che ci fa vedere ad Harlem un nero vestito completamente di rosso.

Mi sono incuriosito, vedendo la foto di un cacciatore Inuit che traina con la sua motoslitta dei barili colorati sulla neve bianca; ho sorriso, trovandomi di fronte un bruco dal colore verde quasi fosforescente, in una foto grande tre metri per due.

Ma la foto che più mi è piaciuta è stata quella della Via Lattea vista dal parco di Oulanka in Finlandia. Ah, quante stelle! Quasi me le ero scordate, stando qui in città!!
Eh sì, perché poi le stelle mi erano venute in mente quando ho scritto Punto, guarda caso.

Tutte quelle foto, quel virtuale giro del mondo, ti mettono una gran voglia di viaggiare, di vedere quei posti di persona. Ti mettono voglia di fotografare, e stavolta, anche se già ci pensavo, mi hanno anche messo voglia di usare di più i colori.

La mostra chiude il primo maggio, l’entrata è gratuita.
Sicuramente consigliata, come la precedente di cui vi ho già parlato.

Qui, sul sito del Palazzo delle esposizioni, c’è l’introduzione alla mostra.

Qui, sul sito del National Geographic, trovate alcune foto. Ma se volete andare a vedere la mostra, non le guardate! 🙂

Una foto di me?

No, non troverete qui la foto di un gabbiano con gli occhiali da sole (sapete, sopra le nuvole il sole c’è ancora!! 🙂 ). No, dicevo, niente foto reali, ma una foto dei pensieri potrebbe essere lì, quella tag cloud nella colonna a destra. Ogni tanto la guardo, e guardo quella degli altri.
E` una immagine di noi?
Direi non del tutto, ma un po’ sì.
Perché è chiaro che un blog, specie se non contiene moltissimi articoli, o se questi articoli non sono molto personali, non può raccontare con esattezza chi è l’autore.
Però quella tag cloud è un riassunto molto potente, lo definirei così, di ciò che si scrive, specie se si cerca di inserire con la maggiore precisione possibile i tag.
In un modo o nell’altro, comunque, quella nuvola (toh!) di tag riassume, se non ciò che siamo, ciò di cui abbiamo sentito la spinta a parlare. Che non è poco.
Devo dire, tra l’altro, che non è a volte affatto facile assegnare i tag a un articolo, credo che questa operazione necessiti di particolari doti di astrazione, ed è un buon esercizio :).

tag cloud, foto dei miei pensieri
Nuvola tag al 15/10/2010

 

L’emozione… in uno scatto

La speranza - James P. Blair - National Geographic
La speranza - James P. Blair - National Geographic

Un mio amico è tornato da poco da un viaggetto, e mi ha fatto vedere via web le foto che ha scattato, diciamo un centinaio o forse qualcosa di più.
All’inizio le ho guardate con curiosità, poi, diciamo verso la quarantesima :), mi sono annoiato, e alla fine ho lasciato perdere.

Certo, vederne un numero eccessivo consecutivamente forse stanca comunque, però la questione, secondo me, è che una foto interessa gli altri solo se esprime qualcosa di particolare, se genera un sorriso, un’emozione.
A volte invece si vedono solo panorami statici che non vogliono dire molto per noi, mentre per chi ha scattato, almeno, essi significano tornare al momento in cui si era là, e qualcosa ci aveva colpito e spinto a immortalare quelle immagini. Non è facile catturare attimi che siano speciali non solo per noi ma per tutti.

E ho ripensato allora alla mostra fotografica National Geographic Il nostro mondo che ho visto qualche tempo fa, ho ripensato a quanto mi abbia colpito vedere tanta gente che si accalcava intorno a quelle foto, forse era bello più quello che le foto in sé :), rimango infatti molto colpito quando vedo un gran numero di persone che vogliono vedere, capire, emozionarsi.
Già, emozionarsi, perché le foto dei fotografi National Geographic, specie quelle scelte per la mostra, colgono delle particolari situazioni e credo possano essere paragonate a delle poesie, se ti fermi lì e le guardi un po’, cerchi di cogliere cosa vogliono esprimere.

Di questa ultima mostra, di cui trovate molte foto qui, la foto che ho inserito qui sopra è forse quella che mi ha colpito di più. Dovete immaginarvi una foto immensa, credo un tre metri per due, con questo cercatore d’oro che vi guarda. E mi ha colpito la sua espressione, che mi sembra esprima la fatica per un lavoro che a volte porta ben pochi frutti, ma contenga al tempo stesso quella speranza che fa andare avanti quella ricerca, è come se dicesse “è dura, ma sono fiducioso”.

Sebbene trovi che nella “normalità” ci sia molto da scoprire e da apprezzare, credo che ciò che nell’arte, e nella vita in generale, faccia la differenza, sia qualcosa di diverso, di originale, come quelle foto che generano emozioni.
In fondo, anche scoprire la bellezza di ciò che si pensa “normale”, scontato, ha qualcosa, in sé, di originale.
E ripensando alla foto del cercatore d’oro, forse è successo proprio questo, perché quell’emozione che la foto ha generato in me è venuta da chi ha saputo guardare quella persona stanca e un po’ sporca con un occhio diverso, da chi ha saputo coglierne l’anima.

Sorridevo

Sorridevo oggi, mentre tornando a casa guardavo come fossero venute le foto portate a sviluppare.
Amo la tecnologia, ma al momento uso ancora il rullino, e ogni volta che ritiro le foto è come quando da piccolo scartavo i regali sotto l’albero di Natale 🙂
Mentre apri il pacchetto ti chiedi se sei stato bravo, se la luce era giusta, se hai inquadrato quello che volevi inquadrare!
E come con i regali, a volte sei contento, a volte un po’ meno.
Stavolta lo sono stato 🙂

E ripensavo a una frase di un famoso fotografo, uno che lavora per National Geographic, Joel Sartore.
Raccontava come anch’egli fotografasse su pellicola, e non vedesse l’ora di controllare ogni volta come fossero venute le foto.
Ciò che mi colpì, in effetti, fu la sua riflessione sul fatto che quando non avesse più avuto quel desiderio di vedere le sue foto appena ritirate dal laboratorio, prima di tornare a casa, probabilmente sarebbe stato il momento di smettere di fare il fotografo.

Non fotografo molto, ma mi piace, e cerco di capire cosa una fotografia possa veramente catturare. Perché se una foto non racconta qualcosa, non ti colpisce od emoziona, vedrai solo una immagine statica. E tramite le foto di National Geographic mi sono reso conto che i bravi fotografi quello riescono a fare, a cogliere un momento, un concetto, una situazione, e a volte vedi foto che a cui tu non penseresti mai, e la verità è che … dobbiamo solo imparare a guardare.