Tramonto metropolitano

Tramonto romano

Orbene, (si, volevo proprio dirla questa parola, “orbene”, me la sento addosso, stasera)…

Orbene, dicevo, questi giorni non sono stati proprio da sapore delle nuvole, ma di nuvole io ne ho una scorta ;-).
E allora, eccole lì, delle nuvole romane.
Era la giornata della missione gabbiana di carnevale, e, sulla via di casa, mi sono trovato ad ammirare questo tramonto… metropolitano. Un tramonto dove il sole non lo vedi, ma il sole ti saluta di riflesso, là, dalle nuvole.

Non mi capita spessissimo di vedere questo tipo di tramonti, con le nuvole sopra la testa ma il sole più in là, ad illuminarle.
Mi era piaciuto molto, e mi piace ancora.

Tra le nuvole, lassù.

Finalmente ci siamo.
Era da quando avevo scritto L’odore delle patatine fritte che ci pensavo, a cambiare l’immagine della testata con quella foto delle nuvole che ora vedete lassù.
Non sto sempre col naso all’insù a scattare, ma quando qualche colore più intenso mi colpisce, quando qualche nuvola disegna qualche forma strana, o tanto deliziosa da desiderare di assaporarla, allora può capitare che la immortali. Un po’ come faceva la piccola Amélie.
E quella foto mi piace, forse più di tutto perché quegli uccelli che volano mi trasmettono un senso di leggerezza, e mostrano esattamente quello che un po’ pazzamente mi era venuto in mente, un GabbianoTraLeNuvole che andava a cercare quel Sapore di nuvole.
Va bene, credo siano rondini, ma rondini e gabbiani mi piacciono molto, li sento entrambi simboli di libertà.
E vedere quel cielo blu, sapere che in quegli istanti tirava un vento fresco e pulito, mi porta a respirare a pieni polmoni, mi porta a pensare che qualunque cosa accada, comunque grigia sia la luce intorno a noi, lassù, sopra le nuvole, c’è il sereno, e il sole, e l’azzurro, ad aspettarci.

Oggi è la giornata perfetta per questo cambiamento, perché qui a Roma, dopo una pioggia notturna,  il cielo è molto simile a quello immortalato nella foto; e forse, chi lo sa, è stato proprio questo a ricordarmi di nuovo di rendere questo blog un po’ più mio, aggiungendo quella immagine colta da me.
Ma a ricordarmi di cambiare la foto è stata anche Scrutatrice, col suo recente commento, e colgo l’occasione per ringraziarla.

Ma sì, c’è ancora poesia in questo mondo

Scena uno.
Iera sera, per strada.
Sto camminando sul marciapiede e a un certo punto vedo una ragazza, ferma, intenta a fotografare qualcosa dietro di me, in alto.
Mentre la supero lei ripone la macchinetta e se ne va nel senso opposto al mio; allora mi giro e guardo nella direzione in cui fotografava: vedo delle nuvole rosa.
Già! Tante nuvole di quel rosa che a volte si crea al tramonto, col sole che dal basso illumina le nuvole di quel colore delicato.
Avrà fotografato proprio le nuvole, o magari quella casa che hanno finito di ristrutturare da poco?
Facciamo che siano le nuvole, ma sì.

Scena due.
Oggi pomeriggio.
Mentre cammino sento della musica, forse Jovanotti. È un po’ confusa, viene da una macchina in fila, coi finestrini chiusi.
Dentro vedo una mamma e due bambini, seduti dietro.
La mamma gesticola come fanno i direttori d’orchestra, seguendo la musica; i due piccoli la seguono.

Ma sì, c’è ancora poesia in questo mondo.

Ps: credo che la musica fosse questa: Fango, di Jovanotti

Gabbiano news vol #3

Ahah, oddio, quanto rido certe volte a leggere Gabbiano.
Chissà, se avessero saputo della mia doppia identità, cosa avrebbero detto i gabbiani che ho provato a fotografare vicino Piazza di Spagna qualche giorno fa.
A dire il vero li ho immortalati, però non si vedono così bene come volevo, e comunque non ho ancora riordinato le foto.
Sebbene non sappia se i gabbiani fossero contenti di fare da modelli, sono state contente due coppie, che – dopo avermi visto stazionare col naso all’insù vicino a loro – mi hanno chiesto di essere fotografate. Lo faccio sempre con piacere, però temo di sbagliare qualcosa, sia perché spesso mi passano i telefonini più improbabili, sia perché ognuno ha i suoi gusti. Sembra che il risultato sia stato di loro gradimento.

Parlando d’altro, oggi ho sentito in radio Murder on the dance floor di Sophie Ellis Bextor, e anche se non sono un particolare appassionato del genere dance, devo dire che mi è sempre piaciuta (la canzone), e trovo sexy la voce della cantante (di cui conosco solo questa canzone, ma vabbe’).

Uhm…toccandomi i capelli mi accorgo di essere ancora un po’ bagnato.
No, non ho fatto il bagno al mare, né me li sono lavati.
Poco fa ero in terrazzo ad annaffiare le piante e la pistola da giardinaggio è caduta a terra e mi ha spruzzato un getto breve ma… bagnato! Per inciso, normalmente le piante si annaffiano da sole con l’impianto automatico, però questi giorni di forte caldo è meglio aumentare un po’ la dose. Anche perché i gocciolatoi hanno alcuni problemi, di cui in caso vi parlerò.

Ieri sera sono stato alla manifestazione Odio l’estate, a Villa Carpegna, qui a Roma.
Una manifestazione piccola ma carina :), anzi a dire il vero credo di sottovalutare decisamente la qualità dei musicisti che vi partecipano.
In effetti poi non è così piccola, né nello spazio che occupa né nel numero di concerti (31, di cui 20 gratuiti). Diciamo che l’ambiente è abbastanza raccolto e non troppo formale, ma comunque ben organizzato.

Odio l'estate - Villa Carpegna - Roma

Ieri, dopo aver assistito alla performance di un quintetto della scuola che organizza la manifestazione, ho potuto apprezzare la bravura di una pianista giapponese: Chihiro Yamanaka. Esile ma con una grande energia.
Ha presentato alcune sue composizioni jazz, di cui non ricordo il nome, mentre invece ricordo quello di alcuni classici, tra cui Take five.
È stata molto brava, e dannazione, li vedi quando sono bravi, o almeno io penso di vederlo: non è solo il suono a dirtelo, ma vedi che hanno la musica dentro, che la loro espressione rispecchia ciò che suonano. Mentre suonava pensavo che è un po’ come la trance agonistica, quando sei completamente immerso in un compito, in una impresa.
E in quello stesso momento mi veniva in mente quando certe volte sono andato a dormire tardi perché avevo un’idea in testa per un programma e dovevo svilupparla, è come un flusso di energia, che non fermi e che deve uscire.

Be’, tornando alla Yamanaka, oltre che brava è stata anche simpatica, e mentre suonava, di tanto in tanto, teneva il contatto visivo col pubblico, anche se era per tre quarti di spalle. E non è da tutti, e trovo sia importante. E comunque più che brava in certi momente è stata strepitosa, come il contrabbasso e la batteria che la accompagnavano. Alla fine c’è stata anche la standing ovation col bis.

Sono stato a Odio l’estate anche lo scorso anno, sul finire a dire il vero, e ricordo ancora il contrabbasso di Ben Allison e la meravigliosa tromba di Fabrizio Bosso (che tra l’altro ha suonato Follia d’amore a Sanremo 2011 con Raphael Gualazzi).

Mi raccomando, adesso che vi ho segnalato la manifestazione, non occupatemi tutti i posti!! 🙂

Fare il blogger mi piace

Sì, ci pensavo poco fa, facendo una specie di bilancio di questo mio quasi-mese di blogging, non così costante, ma più costante di quanto io pensassi prima di iniziare.

Pur avendo letto in passato qualche blog, non ero riuscito ad avere una comprensione di questo mondo come quella che sento di avere ora, che sarà comunque parziale rispetto a chi scrive da più tempo di me.

Perché non c’è niente da fare, le cose non le capisci davvero finché non le fai. E` un po’ come con gli esercizi, penso allo studio, e in particolare a quello scientifico. Gli esercizi non servono tanto e solo per fare qualche calcolo, ma per assorbire meglio la teoria, per mettere in pratica qualcosa che, a certi livelli, non puoi maneggiare concretamente e che allora maneggi risolvendo dei “veri” problemi.

Per quanto mi riguarda, sono davvero contento di come è andata, tanto che potrei anche chiudere qui :-).
Ciò che ho scritto ha ricevuto più commenti di quanto avessi prima immaginato, a partire dal primo commento di benvenuto di Aurora, passando per il ringraziamento di Fiamma che mi ha molto sorpreso, e poi mi è piaciuto molto sentire intorno a questo blog, intorno a me, persone che credo possano avere sensibilità simili alla mia. Perché forse questo era il mio vero desiderio.

Ma una delle cose più belle è stata che qualcuno giungesse qui cercando “bambina fotografa nuvole“, cosa quasi incredibile, perché io non avevo scritto niente in proposito, ma un insieme di parole ha portato il navigatore qui. E per me è incredibile non tanto per questo, ma perché la bambina che fotografa le nuvole è Amèlie, sempre lei, Amèlie Poulain del Favoloso mondo di Amèlie.E di lei ho parlato, ho accennato, ma non avevo raccontato di quella poetica immagine di lei alla ricerca di strane e più o meno reali figure tra le nuvole!

Avere un blog è un po’ come avere una parte di se sempre “lì fuori”, è una specie di complessa seppur parziale carta di identità, se sei te stesso, anche solo coi pensieri che scrivi.
Ti dà comunque l’idea di cosa sia scrivere sapendo di esser letto da altri, ed è qualcosa che senza Internet non sarebbe mai accaduto, e trovo in un certo senso affascinanti queste nuove possibilità di comunicazione e a volte collaborazione, socializzazione, che la Rete dà, e che in passato nessuno avrebbe mai potuto pensare sarebbero esistite.

Guardavo i tag, quelli che ho usato di più, anche se non so se ho scelto quelli giusti! Ma in fondo, erano giusti per me, anche se forse esiste un “giusti” in assoluto.
Beh, dicevo, guardavo i tag e mi chiedevo se rappresentassero ciò che mi sta più a cuore al momento, e non so se è così, certamente sono una piccolissima parte di me, però mi piacciono, e allo stesso tempo mi fanno un po’ pensare (tanto per cambiare 🙂 ): amore, dubbi, felicità, musica, nuvole, passioni, ridere, riflessioni, sensazioni, sentimenti, sognare.
Mi fa ridere molto “nuvole”. Ah ah, poteva forse essere altrimenti, per un blog che si chiama Sapore di nuvole?? 🙂

Amèlie bambina fotografa le nuvole
Amèlie Poulain fotografa le nuvole

Sorridevo

Sorridevo oggi, mentre tornando a casa guardavo come fossero venute le foto portate a sviluppare.
Amo la tecnologia, ma al momento uso ancora il rullino, e ogni volta che ritiro le foto è come quando da piccolo scartavo i regali sotto l’albero di Natale 🙂
Mentre apri il pacchetto ti chiedi se sei stato bravo, se la luce era giusta, se hai inquadrato quello che volevi inquadrare!
E come con i regali, a volte sei contento, a volte un po’ meno.
Stavolta lo sono stato 🙂

E ripensavo a una frase di un famoso fotografo, uno che lavora per National Geographic, Joel Sartore.
Raccontava come anch’egli fotografasse su pellicola, e non vedesse l’ora di controllare ogni volta come fossero venute le foto.
Ciò che mi colpì, in effetti, fu la sua riflessione sul fatto che quando non avesse più avuto quel desiderio di vedere le sue foto appena ritirate dal laboratorio, prima di tornare a casa, probabilmente sarebbe stato il momento di smettere di fare il fotografo.

Non fotografo molto, ma mi piace, e cerco di capire cosa una fotografia possa veramente catturare. Perché se una foto non racconta qualcosa, non ti colpisce od emoziona, vedrai solo una immagine statica. E tramite le foto di National Geographic mi sono reso conto che i bravi fotografi quello riescono a fare, a cogliere un momento, un concetto, una situazione, e a volte vedi foto che a cui tu non penseresti mai, e la verità è che … dobbiamo solo imparare a guardare.