La vita è breve

Stasera ho letto l’articolo/saggio “La vita è breve” (Life is short  in inglese) di Paul Graham , programmatore, saggista, imprenditore.
Il titolo è piuttosto esplicativo, e nel testo sono riportate le considerazioni che spesso si ritrovano sull’argomento, come l’importanza di eliminare ciò che non è importante, di assaporare i momenti importanti una volta che ti accorgi di quanto la vita sia breve.
Voglio però riportare alcuni punti che mi hanno colpito.

Uno è quando Graham racconta di essersi interrogato sulla brevità della vita da piccolo, di non averci più pensato, e di esserci tornato a pensare una volta avuti dei figli. Graham considera come il Natale “magico” con i tuoi figli piccoli, pensandolo magico nell’età da tre a dieci anni, lo vivrai solo otto volte. E come hai solo 52 fine settimana l’anno per stare con loro.

Un suggerimento interessante è poi come capire se una cosa è importante o no: basta pensare se la riterremo importante in futuro.
L’avevo già sentito, ma in effetti non ci penso spesso e forse farei meglio a farlo.

Graham ricorda poi come diamo per scontato che avremo sempre la possibilità, che so, di scrivere un libro, scalare una montagna, ma non è così, perché certe finestre temporali si chiudono. Per cui, se vogliamo fare qualcosa, è meglio farla il prima possibile.

Capita di vivere la vita senza pensare a quanto sia importante quello che facciamo, e forse serve anche questo, forse serve fare anche delle stupidaggini, perdere tempo, ma non troppo però, e credo che in effetti bisogna anche interrogarsi su come il nostro tempo lo impieghiamo.

Tra le nuvole

Stasera mi sono visto Tra le nuvole, un film di Jason Reitman… dopotutto era quasi d’obbligo, no? 😉
Jason Reitman è il regista di  Thank you for smoking; uno specializzato nei cinici, diciamo.

All’inizio mi sembrava uno di quei film molto americani, un po’ stupidi se vogliamo.
Terminato il film avevo cambiato un po’ opinione, non foss’altro per quella fine oserei dire poetica, con il protagonista, Clooney, che dice

Stasera molti rientrando a casa saranno salutati da cani saltellanti e figli che strillano.
Il loro coniuge gli chiederà come è andata la giornata e stasera si addormenteranno.
Le stelle usciranno discrete dai loro nascondigli diurni, e una di quelle luci, appena più luminosa delle altre, sarà l’ala del mio aereo che passa.

Queste parole dicono relativamente poco a chi non ha visto il film, ma ecco, da bravo non-recensore vi accenno comunque che il protagonista è uno che gira di continuo per gli States, che non ha rapporti stabili.
E…cosa mi ha fatto pensare questo film?
Quello che già altre volte avevo pensato: che anche i cinici, nel loro profondo, nella loro vera essenza, non lo sono del tutto.
Ho pensato che dipende a volte solo dalla persona che incontri, o magari be’ si anche la vita può cambiarti.
E io, a chi dice “non voglio legami” non gli ho mai creduto fino in fondo: penso che in realtà sia solo un modo per dire che il legame giusto non l’ha ancora trovato.

Mi chiamo Sam

Stasera ho visto un film, “Mi chiamo Sam“.
Narra delle vicende di un padre con problemi mentali a cui vogliono sottrarre la figlia, per affidarla a una famiglia più “adeguata”. Sam infatti ha capacità intellettive pari a un bambino di sette anni, ma ha l’amore di un genitore per un figlio, o almeno l’amore che credo che un buon genitore debba avere per un figlio.
E mi sono commosso un sacco di volte vedendo il film, e certe volte stavo lì e mi chiedevo perché mi commuovevo, perché lo sapete, che io mi chiedo sempre il perché di tutto :-). Ma non mi rispondevo, però ecco, ho visto l’amore quando la bambina, Lucy, sta leggendo un libro insieme al padre e dice di non voler leggere una porola, e dice di non saperla leggere, e il padre le dice che lo sa fare, e alla fine lei confessa di non volerla leggere perché lui non è in grado di farlo.
E non vi svelerò tutto il film, semmai voleste vederlo, ma fondamentalmente è stato un film sull’amore dei genitori per i figli, e non lo so come si fa il genitore, ma credo che l’amore sia sempre quello, e quando lo impari riuscirai a distribuirlo, diciamo così, in tante occasioni diverse, accomunate dal fatto che pensi all’altro in un modo speciale.

Il nostro nome influenza il nostro carattere?

Me lo sono chiesto più volte.
E non sono mai riuscito a darmi una risposta certa.

Il nome che portiamo, influenza il nostro carattere?

Perché tante, ma veramente tante volte, ho notato una certa associazione tra nomi che io definisco “strani” (come Jessica, senza offesa per eventuali Jessiche), e comportamenti diciamo inusuali.
Forse alla fine ho capito.
Premetto che non si può certo generalizzare il concetto così semplicemente.
Però penso di aver capito che non è che è il nome a influenzare come sei, ma siccome il nome lo hanno scelto i tuoi genitori, quella scelta rispecchia in realtà le loro idee e il loro modo di essere, che a sua volta ti sarà stato probabilmente trasmesso, almeno in parte.
Basta pensare ai nomi non di rado  scelti dai personaggi dello spettacolo, che essendo spesso estrosi rispecchiano tale loro caratteristica nel nome che scelgono per i figli, trasmettendo poi loro quella estrosità non certo dal nome ma dal loro modo di essere.
Io credo sia così. Be’, magari voi c’eravate arrivati prima, io no. 🙂