Scrivere libri

Mi è venuto in mente che scrivere un libro deve essere una cosa fantastica.

Se ti piace, ovviamente.

Una cosa fantastica perché è come quando giocavi coi Lego, puoi comporre le cose come ti viene in mente, puoi creare personaggi, fargli fare quello vuoi.

Credo tuttavia che per scrivere un libro che non sia di due pagine occorra una certa tecnica, e questo mi scoccia un po’. Nel senso che non credo tu possa scrivere un libro solo con l’ispirazione a meno che non sia una specie di genio e non ce l’abbia tutto in mente. Perché credo ti ritroveresti a riscrivere parti del libro non so quante volte.

Forse prima o poi un libro lo scriverò, anche se quest’idea è andata e venuta parecchie volte. Vedremo.

Quasi un papero normale

Paperinik

 

L’ultimo numero di Topolino è dedicato interamente a Paperino.
Adoro questo personaggio, non so esattamente perché, ma mi sta tremendamente simpatico. Saranno forse i suoi difetti, che lo rendono un papero normale; sarà forse la sua sfortuna, che ci fa pesare un po’ meno quella che a volte ci capita? o sarà che magari, pur senza essere lo strafigo e fortunatissimo Gastone, è comunque amato da Paperina, per quella che è la sua bontà, la sua semplicità?

Ma, forse più di Paperino, adoro il suo alter ego Paperinik.
Mi piace la sua tutina da supereroe e me ne sono comprata una uguale, con la quale mi aggiro nel quartiere, di notte, per controllare che tutto sia a posto. Fa un po’ freddo in queste nottate, dovrò vedere se vendono la tuta in versione felpata.
No, non è vero :), però mi piacerebbe, che so, una volta, fare un giro sugli stivaletti a molla!

Mi piace molto che un papero comune, un po’ svogliato, possa trasformarsi in un supereroe. Mi piace e mi pare onorevole che Paperino accetti di essere considerato un po’ indolente pur di non rivelare la sua doppia identità, quando invece riceverebbe grandi onori se tutti la  conoscessero.

L’armadio di Paperinik mi fa morire dal ridere, pieno di tutine uguali, e a volte mi immagino che certe persone abbiano un armadio simile, e rido tra me e me. Una soluzione un po’ monotona, ma incredibilmente efficace: potete scegliere anche ad occhi chiusi 🙂

Presa di possesso

Ci vuole un po’ per capire come rapportarsi col proprio blog, o meglio, direi coi lettori del blog.
Ecco, ho trovato molto interessante il commento di Ilaria, in questo post:

anche se il bloggher si sente sempre in tribunale tanto da doversi giustificare se i post si fanno attendere, se sono deludenti eccetera, alla fine secondo me sevono solo a fare chiarezza a noi stessi, a noi stesse

Trovo che abbia ragione, perché ovviamente ciò che spiega l’ho provato anche io. Quella specie di richiamo alla scrittura quando la tua frequenza di pubblicazione sta diminuendo, quel dubbio di aver scritto qualche cretinata che pensi che sinceramente potevi tenerti per te, e non sprecare quel po’ di elettricità che è servita a trasportare quei bit. E tutto il resto.

Be’, dopo alcuni eventi, sono giunto esattamente alla conclusione di Ilaria. Ho attraversato una fase in cui avevo messo il pubblico di questo blog quasi prima di me, adesso invece ho cambiato prospettiva: il blog è mio e serve a me. Chi sente una spinta a commentare qualcosa è il benvenuto, ma non è quello che principalmente cerco.
Forse mi lascerò andare a racconti più dettagliati della mia vita, ma questo precluderà qualsiasi possibile passaggio di eventuali amicizie dal virtuale al reale, e per quello mi sono sempre trattenuto, per mantenere la mia libertà di decidere poi.

Sono dispiaciuto per alcune reazioni scaturite ieri dalla mia “invenzione”; evidentemente ho costruito nel tempo qualcosa di più di quanto io non mi rendessi conto. E, pur ritenendo mio il blog, non voglio nuocere a nessuno.
Ma non aspettatevi che tutto ciò che scrivo qui, almeno per ora che mi tengo un po’ sul vago, sia esattamente e letteralmente la descrizione della mia vita. Una cosa sono le cose che scrivo per mail, una cosa quelle che scrivo qui. Tuttavia, per ora al massimo ho usato qualche volta alcune similitudini o analogie.

Visto che sto facendo alcune osservazioni riguardo il blog, vorrei aggiungerne alcune riguardo il successo dei blog.
Ho trovato in giro numerosi consigli su come portare un blog al “successo”, dove per successo si intende in genere il numero di lettori e/o commentatori.
In realtà, non considero quel parametro per forza un “successo”. Dipende dalla qualità dei commenti, secondo, me, principalmente.
Perché se allora vado a vedere i blog sulla homepage di wordpress dovrei dire che sono di successo, ma ci credo, parlano più o meno tutti di TV!

Mi sono soffermato ad analizzare cosa portasse ad avere alcuni blog un elevato numero di lettori e/o commentatori.
A parte una specie di pubbliche relazioni (tipo: io scrivo da te, quindi si crea una specie di legame di amicizia e ti sentirai di rispondere a me, anche se scrivo qualche stupidaggine), sono come sempre molto importanti le parole che si usano.
Intendo relativamente alle le ricerche che attraverso i motori di ricerca portano nuovi lettori.
Alcuni blogger sono molto scaltri riguardo quello, ed evidentemente hanno letto ciò che riguarda la search engine optimization (SEO – ottimizzazione per i motori di ricerca).
Essa prevede di assegnare al testo attributi che possano far sì che i motori di ricerca pongano le pagine tra le prime posizioni nei risultati di ricerca.
Ho letto molto in passato di come Google agisce per stilare la classifica delle pagine. E` molto importante, in particolare, il titolo e l’URL (l’indirizzo) delle pagine chi si creano; anzi, direi quasi fondamentale.
Poi sono importanti anche attributi assegnati alle parole, come il grassetto, il corsivo eccetera. E insieme a questo, la frequenza delle parole nel testo (per questo, credo che – tra le altre cose – il blog Oltre il cancello abbia “successo” di lettori: l’autrice scrive utilizzando un vocabolario per certi versi ricercato e non banale)

Riguardo questo tipo di ottimizzazione, Mr Loto, che gira ogni tanto tra i blog di WordPress, è un mago 🙂
Vorrei dedicare due parole a lui (lui chi? se è un personaggio di fantasia? – vedi il suo chi sono), per dirgli che non è il benvenuto sul mio blog.
Non lo è perché il suo sito, a mio avviso, è studiato appositamente per attirare lettori e guadagnare in pubblicità.
Guardate le parole evidenziate nei suoi testi Sembrano testi studiati ad arte per attirare quante più persone su argomenti di interesse molto comune. E guardate anche le pubblicità poi sparse in giro.
E` lecito, più che lecito, costruirsi un sito con cui guadagnare, ma io non voglio essere sfruttato per fini commerciali.
Perché dovete sapere che un altro importante parametro che porta le pagine nelle prime posizione sui motori di ricerca sono i link entranti. Più pagine e più siti puntano verso di te, più la tua popolarità e la tua posizione aumenta.
Be’, non mi sta bene che qualcuno si faccia un giro ogni tanto lasciando il proprio link al suo sito “commerciale”, qui sul mio che non lo è.
Avvertirò Mr Loto di questo post.
Gli avevo già chiesto, in risposta a un suo commento qui, chi fosse effettivamente, perché appunto Mr Loto è un personaggio inventato. Ma non avendo ricevuto risposte, ho deciso di procedere diversamente.

Non ho ritenuto per ora di utilizzare le mie conoscenze e mettermi a evidenziare parole di interesse nei post. Più che altro, perché in qualche caso rendono il testo innaturale.
Però forse qualche esperimento lo farò.

Stilisti

In questi giorni di sfilate d’alta moda si vedono vari servizi ai tg, e ieri mia madre, al termine di uno di questi, commentava dicendo che gli stilisti vivono in un mondo tutto loro.

Diciamo che per ogni persona si potrebbe dire che vive in un mondo proprio, costruito dalla nascita in poi.
Tuttavia, quell’espressione credo significasse un mondo a volte fantastico, un mondo in cui sognare ad occhi aperti, in cui puoi essere amico del BianConiglio, dove puoi magari parlare a una lumaca, che, viste le antenne e il portamento quasi regale, potrebbe chiamarsi col nome di una regina.

Credo che le peculiarità e gli interessi che ti spingono verso un mestiere siano gli stessi che compongono la tua vita quotidiana, e mi sorprenderei a vedere qualcuno privo di fantasia fare lo stilista, tanto per rimanere in tema.

Pensavo che potrebbe sembrare strano che Lewis Carroll, un matematico, sia stato capace di inventare Alice nel paese delle meraviglie. Dico strano perché la matematica richiede notevoli doti di razionalità, che spesso contrastano con la fantasia.
Ma riflettendoci direi che la matematica necessita di astrazione, di staccarsi dalla realtà, le stesse cose che servono nello scrivere, nell’inventare.

Credo non si possa generalizzare, ma penso che tutti i mestieri in cui si crea, si progetta qualcosa, necessitino di uno sguardo che comprenda e osservi la realtà da punti di vista non comuni a tutti.

Perché quell’immagine lassù? Secondo me potrebbe rappresentare la creatività al lavoro, è molto bella quella raffigurazione della creazione di un arcobaleno col proprio pennello, là, in mezzo alle nuvole. L’immagine è intitolata Painting Rainbow, e l’ho tratta da qui .

Per inciso, noto come spesso, almeno al tg1, i servizi di moda siano accompagnati da un brano della colonna sonora del Favoloso mondo di Amèlie, uno dei film più sognanti che io abbia mai visto.