La febbre del sabato sera

Oggi ho visto La febbre del sabato sera, e vi dirò, mi ha trasmesso energia, l’energia del ballo, sarà poi che un po’ mi piace la disco music anni ’70. E ho pensato che io non sono del tutto io, cioè io sono un po’ ingessato e un ballerino è qualcosa di piuttosto lontano da me, eppure mi ci sono quasi visto a ballare.
Ed essendo animato dalla pazzia-gabbiana, chissà, magari prima o poi mi vedrete iscrivermi addirittura a un corso di ballo!

Gabbiano news vol #3

Ahah, oddio, quanto rido certe volte a leggere Gabbiano.
Chissà, se avessero saputo della mia doppia identità, cosa avrebbero detto i gabbiani che ho provato a fotografare vicino Piazza di Spagna qualche giorno fa.
A dire il vero li ho immortalati, però non si vedono così bene come volevo, e comunque non ho ancora riordinato le foto.
Sebbene non sappia se i gabbiani fossero contenti di fare da modelli, sono state contente due coppie, che – dopo avermi visto stazionare col naso all’insù vicino a loro – mi hanno chiesto di essere fotografate. Lo faccio sempre con piacere, però temo di sbagliare qualcosa, sia perché spesso mi passano i telefonini più improbabili, sia perché ognuno ha i suoi gusti. Sembra che il risultato sia stato di loro gradimento.

Parlando d’altro, oggi ho sentito in radio Murder on the dance floor di Sophie Ellis Bextor, e anche se non sono un particolare appassionato del genere dance, devo dire che mi è sempre piaciuta (la canzone), e trovo sexy la voce della cantante (di cui conosco solo questa canzone, ma vabbe’).

Uhm…toccandomi i capelli mi accorgo di essere ancora un po’ bagnato.
No, non ho fatto il bagno al mare, né me li sono lavati.
Poco fa ero in terrazzo ad annaffiare le piante e la pistola da giardinaggio è caduta a terra e mi ha spruzzato un getto breve ma… bagnato! Per inciso, normalmente le piante si annaffiano da sole con l’impianto automatico, però questi giorni di forte caldo è meglio aumentare un po’ la dose. Anche perché i gocciolatoi hanno alcuni problemi, di cui in caso vi parlerò.

Ieri sera sono stato alla manifestazione Odio l’estate, a Villa Carpegna, qui a Roma.
Una manifestazione piccola ma carina :), anzi a dire il vero credo di sottovalutare decisamente la qualità dei musicisti che vi partecipano.
In effetti poi non è così piccola, né nello spazio che occupa né nel numero di concerti (31, di cui 20 gratuiti). Diciamo che l’ambiente è abbastanza raccolto e non troppo formale, ma comunque ben organizzato.

Odio l'estate - Villa Carpegna - Roma

Ieri, dopo aver assistito alla performance di un quintetto della scuola che organizza la manifestazione, ho potuto apprezzare la bravura di una pianista giapponese: Chihiro Yamanaka. Esile ma con una grande energia.
Ha presentato alcune sue composizioni jazz, di cui non ricordo il nome, mentre invece ricordo quello di alcuni classici, tra cui Take five.
È stata molto brava, e dannazione, li vedi quando sono bravi, o almeno io penso di vederlo: non è solo il suono a dirtelo, ma vedi che hanno la musica dentro, che la loro espressione rispecchia ciò che suonano. Mentre suonava pensavo che è un po’ come la trance agonistica, quando sei completamente immerso in un compito, in una impresa.
E in quello stesso momento mi veniva in mente quando certe volte sono andato a dormire tardi perché avevo un’idea in testa per un programma e dovevo svilupparla, è come un flusso di energia, che non fermi e che deve uscire.

Be’, tornando alla Yamanaka, oltre che brava è stata anche simpatica, e mentre suonava, di tanto in tanto, teneva il contatto visivo col pubblico, anche se era per tre quarti di spalle. E non è da tutti, e trovo sia importante. E comunque più che brava in certi momente è stata strepitosa, come il contrabbasso e la batteria che la accompagnavano. Alla fine c’è stata anche la standing ovation col bis.

Sono stato a Odio l’estate anche lo scorso anno, sul finire a dire il vero, e ricordo ancora il contrabbasso di Ben Allison e la meravigliosa tromba di Fabrizio Bosso (che tra l’altro ha suonato Follia d’amore a Sanremo 2011 con Raphael Gualazzi).

Mi raccomando, adesso che vi ho segnalato la manifestazione, non occupatemi tutti i posti!! 🙂

Energie gabbiane, a me!

Energie gabbiane, forse vi ho riacchiappato!
Eh, le energie gabbiane mi avevano un po’ lasciato negli ultimi tempi, per problemi di digestione!! Forse qualche pesce avariato, sapete, con l’inquinamento che c’è oggi! 😉
Vediamo un po’. Ho un sacco di cose da fare, di tutti i tipi. Più svuoto la coda delle cose da fare più ce ne sono, perché poi da quando sono diventato particolarmente curioso mi vado a cercare forse troppe cose senza finire di approfondire quelle a cui mi ero già incuriosito prima :-).
Ok, It’s all right, per agganciarmi a una canzone sentita ultimamente che mi piace, questa qua, Bright Lights Bigger City di Cee Lo Green (ma che nome è? :-)).


Non ho capito se è stato dichiarato ufficialmente, ma a parte qualche “aggiunta” sembra effettivamente identica a Billy Jean di Michael Jackson!!

Ho volato, come un gabbiano

seagull by tetikarslan@DeviantArt

Aveva appena smesso di piovere, qualche goccia veniva ancora giù.
Sono uscito, pensavo solo per fare due passi.
Ho iniziato così, camminando, e ascoltando Analyze dei Cranberries, di cui vi ho parlato ieri, ho chiuso gli occhi, ho respirato l’aria fresca e pulita, ancora bagnata di pioggia.
E poi mi è venuta voglia di correre, di liberare tutte le energie che avevo accumulato negli ultimi giorni, perché sono stato un po’ male (niente, solo un po’ di raffreddamento) e sono stato un po’ fermo.
E giunto a un rettilineo mi sono lanciato, e ho corso con ampie falcate abbandonandomi leggero, ascoltando di nuovo quella canzone, sentendo l’aria che mi veniva addosso, guardando solo avanti, come se il terreno non ci fosse più.
E` stato un po’ come volare. E` stato bello.
Solo un’altra volta l’ho fatto, così, intensamente.
La canzone, quella volta, era Innuendo, dei Queen.
Lì il ritmo aumenta gradualmente dal minuto 3:30, e così fece il ritmo delle mie falcate, crescendo e crescendo appresso alla musica, fino ad una corsa a perdifiato quando Freddie Mercury dice

you can be anything you want to be,
just turn yourself into anything that you think you could ever be,
surrender your ego be free

Potete essere ciò che volete, dovete solo trasformarvi in ciò che sentite di poter essere, arrendetevi alla vostra vera essenza. Uno dei più begli inni alla libertà.


E poi ha ricominciato a piovere, piano per fortuna, ma, dopo aver smesso di correre, ho continuato a camminare tranquillo, visto che, pensavo, quelle gocce venivano dalle nuvole, ed erano mie amiche. Sono o non sono un gabbiano tra le nuvole?

E se il tempo si fermasse?

Clock by numbpurplehaze@DeviantArt

«Bene, avevo appena terminato la prima strofa», disse il Cappellaio,  «quando la Regina urlò “Sta assassinando il tempo! Tagliategli la testa!”»
«Che cosa orribilmente selvaggia!», esclamò Alice.
«E da allora», continuò il Cappellaio con voce afflitta, «lui si rifiuta di fare qualsiasi cosa io gli chieda! Ora sono sempre le sei»

Questo è uno stralcio della conversazione tra il Cappellaio Matto e Alice, da Alice nel paese delle meraviglie.

E se il Tempo, davvero, decidesse di fermarsi?
Vi piacerebbe?
E quale sarebbe il momento della giornata in cui preferireste vivere?
In quale stagione?
O, addirittura, in quale età della vostra vita vorreste vivere?

Si potrebbe pensare: “in un momento di felicità
Ma se il tempo si fermasse in un momento di felicità, sapremmo poi riconoscerla?
Spesso riconosciamo le cose per confronto, e così come la felicità è quella pienezza gioiosa e colorata che si distingue dall’incolore normalità, sapremmo godere di una felicità ininterrotta?
Sarebbe ancora, felicità?

E che fine farebbe, la speranza?
La speranza, che è il nostro proiettarsi in un futuro, che a quel punto non esisterebbe!

Io non vorrei che il tempo si fermasse, casomai che, in alcuni momenti, rallentasse, per poterne godere più a lungo.

Ma se proprio dovesse fermarsi, dove vorrei farlo fermare?
Nell’estate appena iniziata.
Non solo come stagione, ma anche come momento della giornata, della vita.

Amo l’estate, i suoi colori sgargianti, il sole che ti dà energia, le giornate lunghe, il cielo azzurro, le piante nel loro massimo vigore.
Amo l’anguria zuccherosa seguita dal gelato, il poter uscire con solo una maglietta addosso, il barbecue sul terrazzo.
Amo il mare caldo, le nuotate, amo potersi asciugare la testa senza phon.

E non so quale sia esattamente l’inizio dell’estate nella vita, ma per me è quando hai ancora il pieno possesso delle tue energie, ma hai capito un po’ del mondo.
Credo comunque che ogni età abbia pro e contro che si bilanciano. Così come col tempo si perde un po’ di energia, si acquista consapevolezza, che può dare a quella stessa energia maggiore qualità.

Nella giornata  l’inizio della mia estate è il primo pomeriggio.
A quell’ora le mie energie si sono finalmente messe in moto, e sono pronto ad affrontare le mie ore più produttive.
E così come all’inizio dell’estate, so che quella vitalità si protrarrà,  mi sento bene.

Ma cosa ci stiamo a fare in questo mondo?

Vedo nella classifica del mio iPod Living on my own dei Queen, e decido di ascoltarla, per la precisione nella versione qui sotto:


La canzone non c’entra molto né col titolo né con quanto vado a scrivere, ma è sicuramente una che dà una energia pazzesca. E l’avevo ascoltata anche qualche giorno fa, quando pensavo al mio sogno. E potrei dire che è una energia tipo quella, che sento quando penso al mio sogno.
Quando mi sento così particolarmente vivo potrei mettermi anche a ballare come Freddie Mercury, anche se sono molto tranquillo e qualcuno potrebbe pensare che io sia impazzito anche solo per aver pensato questo :).

E sentendo addosso quell’energia oggi mi è tornata in mente una domanda che mi faccio ogni tanto, e che è esattamente quella nel titolo: ma cosa ci facciamo, esattamente, su questa terra? Quale è il nostro obiettivo in questa vita, come dovrebbe uno vivere la propria vita perché essa abbia avuto un significato?
Mah, forse la domanda originaria si presta ad altre declinazioni che ora mi sfuggono, e devo dire che per certi versi mi ricorda quella che ci fece la prof. di religione al liceo, quelle cose tipo “da dove veniamo, dove andiamo”. All’epoca la mia coscienza in proposito era un po’ intorpidita, ma nel tempo le cose sono cambiate.
Mi pare di ricordare che quella volta una compagna di classe, che voleva fare l’architetto e ora lo fa, disse che le sarebbe piaciuto realizzare qualche opera degna di essere ricordata, che rimanesse lì anche dopo di lei.
Ecco, pur pensandoci poco, sappiamo tutti che siamo di passaggio, ed è proprio questo il punto, come rendere significativo questo passaggio.
A me non basta il mio sogno personale, nel senso che quello di cui parlavo era mio, riguardava la mia vita privata. Ma quello non penso che basti, è riduttivo, per una vita.
Non sono (“non sono più”, se mai lo sono stato davvero) religioso, anche se in teoria credo nell’esistenza di un possibile Dio, senza collegamenti particolari con un religione o con l’altra (che penso siano solo costruzioni umane).
Ma nel tempo ho incontrato alcune figure storiche che a volte mi hanno davvero emozionato per la loro grandezza, per la loro forza, e vorrei imparare da loro, sono i miei modelli.
E` capitato proprio oggi che abbia ritrovato nel comodino due fogli che avevo stampato, con il discorso I have a dream di Martin Luther King, che si può leggere ed ascoltare qui, http://www.hpol.org/transcript.php?id=72
Rimasi profondamente colpito ed emozionato la prima volta che lessi in particolare queste righe:

I have a dream that one day on the red hills of Georgia the sons of former slaves and the sons of former slave owners will be able to sit down
together at the table of brotherhood.

Mi sono emozionato perché quel sogno, quella fratellanza utopistica tra i figli degli schiavi neri e quelli dei loro padroni, è oggi (quasi) realtà.
Un sogno ha bisogno di molta energia, e in quelle parole, in quei pensieri, ce n’era davvero tanta. Quella è una dimostrazione che i sogni sono possibili, anche quelli apparentemente impossibili.

Io vorrei lasciare una mia traccia nel mondo, non so bene di che tipo, ma so che voglio fare qualcosa per migliorarlo, perché sinceramente certe cose non mi piacciono per niente. Sto iniziando a fare qualcosa di concreto. Il minimo, credo sia vivere come si ritiene giusto nella vita di tutti i giorni, ma i miei pensieri si dirigerebbero verso obiettivi più grandi.
Sono profondamente idealista, e questo per alcune cose mi dà non pochi problemi nel mondo reale, ma per ora sono così, e spero di non abbandonare certe mie idee profondamente radicate in me solo perché “il mondo va così”, come sento a volte dire.
Ho l’impressione che la mia vita potrebbe finire molto bene o molto male, io ovviamente lavoro per il molto bene 🙂
Alcune persone che mi hanno conosciuto potrebbero non aver visto realizzarsi concretamente questi miei pensieri, a cui credo con tutto me stesso. Purtroppo si fanno degli errori, anche se non si parte per farli. Ma spero che almeno la consapevolezza del passato e il desiderio del futuro mi aiuteranno ad essere migliore, e a realizzare non solo il mio sogno personale, ma anche a dare un senso alla mia vita all’interno di questo mondo.

Vedo nella classifica del mio iPod Living on my own dei Queen, e decido di ascoltarlo, per la precisione nella versione qui sotto:

La canzone non c’entra molto né col topic né con quanto vado a scrivere, ma è sicuramente una che dà una energia pazzesca. E l’avevo ascoltata anche qualche giorno fa, quando pensavo al mio sogno. E potrei dire che è una energia tipo quella, che sento quando penso al mio sogno.
Quando mi sento così particolarmente vivo potrei mettermi anche a ballare come Freddie Mercury, anche se sono molto tranquillo e qualcuno potrebbe pensare che io sia impazzito anche solo per aver pensato questo :). Per ora, diciamo, “ballo dentro”.

E sentendo addosso quell’energia oggi mi è tornata in mente una domanda che mi faccio ogni tanto, e che è esattamente quella nel titolo: ma cosa ci facciamo, esattamente, su questa terra? Quale è il nostro obiettivo in questa vita, come dovrebbe uno vivere la propria vita perché essa abbia avuto un significato?
Mah, forse la domanda originaria si presta ad altre declinazioni che ora mi sfuggono, e devo dire che per certi versi mi ricorda quella che ci fece la prof. di religione al liceo, quelle cose tipo “da dove veniamo, dove andiamo”. All’epoca la mia coscienza in proposito era simile a quella di una anguilla lessa, ma nel tempo le cose sono cambiate.
Mi pare di ricordare che quella volta una compagna di classe, che voleva fare l’architetto e ora lo fa, disse che le sarebbe piaciuto realizzare qualche opera degna di essere ricordata, che rimanesse lì anche dopo di lei.
Ecco, pur pensandoci poco, sappiamo tutti che siamo di passaggio, ed è proprio questo il punto, come rendere significativo questo passaggio.
A me non basta il mio sogno personale, nel senso che quello di cui parlavo era mio, riguardava la mia vita privata. Ma quello non penso che basti, è riduttivo, per una vita.
Non sono (“non sono più”, se mai lo sono stato davvero) religioso, anche se in teoria credo nell’esistenza di un possibile Dio, senza collegamenti particolari con un religione o con l’altra (che penso siano solo costruzioni umane).
Ma nel tempo ho incontrato alcune figure storiche che a volte mi hanno davvero emozionato per la loro grandezza, per la loro forza, e vorrei imparare da loro, sono i miei modelli.
E` capitato proprio oggi abbia ritrovato nel comodino due fogli che avevo stampato, con il discorso “I have a dream” di Martin Luther King, che si può leggere ed ascoltare qui, http://www.hpol.org/transcript.php?id=72
Rimasi profondamente colpito ed emozionato la prima volta che lessi in particolare queste righe:

I have a dream that one day on the red hills of Georgia the sons of former slaves and the sons of former slave owners will be able to sit down
together at the table of brotherhood.

Mi sono emozionato perché quel sogno, quella fratellanza utopistica tra gli schiavi neri e i loro padroni, è oggi (quasi) realtà.
Un sogno ha bisogno di molta energia, e in quelle parole, in quei pensieri, ce n’era davvero tanta. Quella è una dimostrazione che i sogni sono possibili, anche quelli apparentemente impossibili.

Io vorrei lasciare una mia traccia nel mondo, non so bene di che tipo, ma so che voglio fare fare qualcosa per migliorarlo, perché sinceramente certe cose non mi piacciono per niente. Sto iniziando a fare qualcosa di concreto. Il minimo, credo sia vivere come si ritiene giusto nella vita di tutti i giorni, ma i miei pensieri si dirigerebbero verso obiettivi più grandi.
Sono profondamente idealista, e questo per alcune cose mi dà non pochi problemi nel mondo reale, ma per ora sono così, e spero di non abbandonare certe mie idee profondamente radicate in me solo perché “il mondo va così”, come sento a volte dire.
Ho l’impressione che la mia vita potrebbe finire molto bene o molto male, io ovviamente lavoro per il molto bene 🙂
Alcune persone che mi hanno conosciuto potrebbero non aver visto realizzarsi concretamente questi miei pensieri, a cui credo con tutto me stesso. Purtroppo si fanno degli errori, anche se non si parte per farli. Ma spero che almeno la consapevolezza del passato e il desiderio del futuro mi aiuteranno ad essere migliore, e a realizzare non solo il mio sogno personale, ma anche a dare un senso alla mia vita all’interno di questo mondo.