La pubblicità Unicredit è indegna

Quello che segue è il testo della pubblicità Unicredit, che mi è capitato di ascoltare spesso in radio, in questi giorni:

Cos’è un’azione concreta? È aiutare un amico, è non ostacolare la carriera della tua compagna, è non temere di esporsi per sostenere una questione di principio.
Se sentite anche voi il bisogno di azioni concrete, partecipate all’aumento di capitale Unicredit, investite in una grande banca, per far crescere insieme un grande Paese, il nostro.
[…]

Ebbene, ascoltandola mi sono indignato.
Ho trovato veramente fuori luogo quel tirare in ballo i rapporti umani quando si sta vendendo un prodotto, agganciando il concetto di “azione concreta” da quell’ambito a quello dell’aumento di capitale, che è la vendita di azioni della banca. È quasi ridicolo, poi!
Sì, si tira in ballo il sentimento nazionale per spronare all’investimento in una banca italiana, ma, a parte avere fastidio anche per quello, trovo spregevole che si parta dalla nostra umanità, quando qui ci sono in ballo solo i soldi.

Riguardo il sentimento nazionale, trovo che debba essere scomodato per questioni più importanti, e che la scelta su chi premiare sia da fare in base alla qualità, alla competitività, non all’italianità o meno.

Interessante poi il contenuto: perché mai avranno scelto, per esempio, proprio “non ostacolare la carriera della tua compagna”? Credo che “aiutare un amico” risulti tutto sommato una classica buona azione, ma quella frase non è una a cui pensi subito. E poi, perché proprio al femminile? Secondo me chi l’ha scritta è una “creativA”, mi sembra una spiegazione plausibile.

Bene, cara pubblicità, sarai contenta: ho scritto questo articolo per una questione di principio.
Ma le azioni concrete, non saranno certo le tue.

Intimamente Carrie

Carrie Bradshaw al computer

Già: a volte, scrivendo qui, mi sono sentito un po’ come Carrie, Carrie Bradshaw, la Carrie di Sex and The City. Proprio come lei, che apre le puntate con le sue domande esistenziali (per lo più sull’amore, a dire il vero).

Il sottoscritto Gabbiano si è visto dalla prima all’ultima puntata di Sex and The City.
Più che altro perché piaceva da morire a una persona che aveva destato in lui un certo interesse.
Se devo dire una cosa di questa serie è che mi ha fatto divertire tantissimo. A volte quasi leggermente scandalizzare, ma di uno scandalo divertente, divertentissimo.
Non ho neanche voluto vedere i film, perché per me Sex and The City è la serie, punto e basta. Ma ora che ci penso sarei voluto andare al cinema solo per sentire i commenti delle donne ahah 🙂

Tornando a noi, io ho due pc, uno fisso e uno portatile, e mi rendo conto, ora che mi trovo al portatile, che c’è una dimensione più intima a scrivere qui. Forse perché è un pezzo solo, e ti ci rapporti come se fosse un’entità che in fondo non è, chissà.
Forse sono matto io, che lo penso come “entità” :), ma non è del tutto assurdo, molte persone danno anche dei nomi ai loro computer.

Mi piacevano quegli interrogativi di Carrie, giornalista, mi pare, del New Yorker. Che poi non erano sempre così “sex”, ma spesso anche molto “love”.
Situazioni forse più calzanti su una città come New York, ma molte applicabili ovunque, perché l’amore è amore ovunque, e i rapporti tra le persone continuano a riproporre spesso gli stessi temi, gli stessi schemi, anche se con tantissime sfumature legate alle singole storie.

Mi sa tanto che Ilaria aveva proprio ragione, quando diceva che questo è un blog un po’ da donna 🙂 (sì, quella cosa mi ha molto colpito).
Però per somigliare a Carrie dovrò necessariamente mettermi una parrucca bionda.
Chissà come potrebbe essere un post scritto da una bionda?
Attualmente, è scritto da un castano 😉

I principi, i dubbi. E le risposte?

Oggi mi sono fatto alcune domande (tanto per cambiare).
In particolare, per la verità, una, che ora vi dico, ma allo stesso tempo ho ascoltato un po’ i Cranberries, che mi piacciono molto. E una delle canzoni che ho ascoltato è Analyse, che a un certo punto dice:

Don’t analyse
Don’t go that way
Don’t lead that way
That would paralyse your evolution

Insomma, non analizzare, perché questo ti bloccherà. Ora, a dire il vero devo capire bene il testo di questa canzone, che mi pare si riferisca al rapporto tra due persone, ma direi che quella considerazione si potrebbe intendere in generale.

E mi chiedo, ma quanto è opportuno analizzare, e quanto lasciarsi andare?
Quanto è opportuno, per esempio, fidarsi ciecamente di chi senti di poterlo fare, e quanto invece controllare, e stare in guardia?
E se quel controllo fosse poi lui, a rovinare tutto?

E il mio dubbio…
Io cerco sempre di agire secondo onestà e giustizia, credo nei principi e agisco secondo i principi in cui credo.
Ma, mi sono chiesto oggi, se alcuni di questi principi in cui credo fossero sbagliati?
O meglio, prendiamo la giustizia – be’, sì, forse è un po’ troppo generico, ma comunque – dicevo, prendiamo la giustizia, se io agissi davvero secondo giustizia ma dovessi far soffrire qualcun altro, sarebbe ancora giusto quel comportamento?
Prima pensavo di sì, adesso non lo so più.

Questa canzone si apre, peraltro, con le parole esatte che riascoltando i Cranberries mi erano venute in mente: chiudere gli occhi, respirare l’aria aperta, mi vedevo già su una scogliera a ovest dell’Irlanda.
Cose da fare: andare in Irlanda e ascoltare i Cranberries mentre vicino a una scogliera ci si abbandona alla natura. Cose da fare prima di questo: risolvere i miei dubbi.

The Cranberries – Analyse

Close your eyes, close your eyes
Breathe the air, out there
We are free, we can be
Wide open

For you I open my eyes
To the beauty I see
We we will pray,
We we will stay
Wide open

Don’t analyse
Don’t analyse
Don’t go that way
Don’t lead that way
That would paralyse your evolution

Don’t analyse
Don’t analyse
Don’t go that way
Don’t lead that way
That would paralyse your evolution

Lalala this greatest moment
Lalala the strangest day
Lalala the greatest love of them all

Lalala. this greatest moment
Lalala, the strangest day
Lalala, the greatest love of them all

Close your eyes
Close your eyes
Breathe the air, out there
Fantazise, fantazise
We are open

For you I open my eyes
To the beauty I see
We we will pray
We we will stay …together

Lalala, this greatest moment
Lalala, the strangest day
Lalala, the greatest love of them all

Lalala, this greatest moment
Lalala, the strangest day
Lalala, the greatest love of them all

Lalalalala

Something you should know about Analyse Lyrics

Title: Cranberries – Analyse lyrics

Artist: Cranberries Lyrics

Visitors: 8792 visitors have hited Analyse Lyrics since June 03, 2010.

Send “Analyse” Ringtone to your Cell

Close your eyes, close your eyes
Breathe the air, out there
We are free, we can be
Wide open

For you I open my eyes
To the beauty I see
We we will pray,
We we will stay
Wide open

Don’t analyse
Don’t analyse
Don’t go that way
Don’t lead that way
That would paralyse your evolution

Riservatezza

Leggevo un post di una collega blogger :), questo qua, e riflettevo sulla riservatezza dei blogger.
Mi chiedevo, in particolare, se chi scrive della propria vita qui, dove chiunque può leggere, sia riservato o no. La verità è che ieri, o forse oggi, avrei voluto parlare di alcuni miei pensieri, ma non l’ho fatto, non mi è sembrato… opportuno.
Opportuno? Cos’è che è opportuno o no? Beh, diciamo che non mi sembrava “da me”, perché dovete sapere che sono molto riservato, e anche se telematicamente qualche volta mi lascio un po’ andare, con articoli scritti sul web e che rimangono perennemente qui non è la stessa cosa.
Perché metti che un giorno decidessi di ridurre il mio completo anonimato, poi magari non me la sentirei di farlo.
Vedo comunque che varie persone si pongono il problema di cosa scrivere e non scrivere, e credo che tutto sommato la risposta giusta sia sempre “scrivi quello che ti senti di scrivere”, perché dopotutto è un passatempo, no?
Non capisco in effetti quale sia il reale obiettivo di alcuni blog, alcuni che sono i top blog, come il noto antoniogenna.wordpress.com che parlano di tv, e mi riferisco in particolare non tanto a eventuali commenti su ciò che va nell’etere, quanto a dati tecnici come gli ascolti, che magari ti aspetteresti da un giornale. Probabilmente chi scrive di quegli argomenti ha una forte spinta verso di essi,  oppure lo farà per quel certo piacere che comunque si prova nel vedere accessi a ciò a cui si è comunque lavorato?
Forse, dovrei chiederglielo 🙂

Essere se stessi

Mentre penso alla felicità, su cui vorrei prossimamente approfondire, mi vengono in mente ogni tanto altre domande.

Per esempio, perché, relazionandoci con gli altri, e penso a chi conosciamo poco, a chi è più o meno un estraneo, non siamo del tutto noi stessi?

Voglio dire, con chi non conosci non ti apri come con un amico, con un tuo familiare, magari invece un bambino lo fa ugualmente, e allora cosa cambia in noi, a un certo punto?

Mentre scrivo penso che forse sono un po’ ingenuo, e non so, forse un po’ stupido? 🙂

Perché penso che la risposta probabilmente è che impariamo a difenderci da chi proprio buono non è, e dobbiamo conoscere le persone per fidarci di loro. Ma è questo?
Visto così non è molto bello. Uhm…

In realtà non credo che c’entri del tutto essere “buoni”. Perché penso che anche chi è, chiamiamolo così, buono, possa farti del male, magari senza volerlo.

E quindi, se anche i buoni possono essere a tratti “cattivi”, è per questo che tendiamo a corazzarci?

E dire che tutto ciò è nato da riflessioni su come porsi sul blog 🙂

Mah.