Depilati

Poco fa mi è venuta voglia di scrivere.
Penso al blog, e, quasi automaticamente, entro in modalità sapore di nuvole :).
Be’, sì, vi dico che ancora oggi quel nome mi piace un sacco, però, forse, se aprissi un nuovo blog lo chiamerei “Semplicemente Francesco”.
Bene, fate conto di trovarvi su quel blog (ma quanto sono complicato? Oddio!! 🙂 )

Niente, solo una piccola considerazione senza la quale il mondo non potrebbe vivere.

I depilati, dico gli uomini depilati, a me fanno un po’ senso.
Mamma mia, adesso che si vedono pantaloncini corti in giro vedo ogni tanto quelle gambe senza un pelo, e veramente, sì, mi fanno un po’ senso.
Mi sembrano dei polli pronti per lo spiedo :).

Va bene, sarà che non sono particolarmente sportivo e che in qualche sport quel tipo di depilazione può essere utile, ma esteticamente, su un uomo, non mi piace.
Ovvio che per le donne non la penso allo stesso modo 😉

Senza conoscere il passato, non potremmo immaginare un futuro diverso

Senza conoscere il passato, non potremmo immaginare un futuro diverso

Mi è piaciuta questa riflessione, ascoltata in una intervista di Fahreneit collegato dal salone del libro di Torino. E` di una donna che non ricordo chi fosse, ed era riferita in particolare ai diritti delle donne.

E credo che in parte sia vero, che senza conoscere i cambiamenti che ci sono stati in passato, è più difficile immaginare un futuro diverso, e si può rimanere impantanati in un presente che può diventare infinito.

Forse certe persone, particolarmente sognatrici, riescono comunque a immaginare un futuro diverso da ciò che vedono davanti ai loro occhi, ma certo un sostegno da fatti già accaduti può essere di aiuto.

Suonerie…rompiscatole!

Non so a voi, ma a me le canzoni usate come suoneria danno un po’ fastidio.
Più che altro, mi dà fastidio sentire un bel pezzo di musica – magari di quella dance un po’ martellante – perché il proprietario non riesce a trovare il cellulare!
Stamattina è passata mia cugina a prendere una cosa: ecco, lei è una di quelle persone che come suoneria hanno una canzone, e puntuale mentre parlavamo ecco “squillare” il suo cellulare a tutto volume. Non solo, è un sacco di tempo, credo addirittura da Sanremo, che ha su sempre la stessa canzone : “La notte delle fate“, di Ruggeri.

Stavolta (visto che ci vediamo spesso e non si sa quante volte è capitata la stessa scena) le ho detto “ma non ti sei stufata di risentire sempre la stessa canzone?”. Lei se l’è presa a male, dice che le piace tantissimo. E` buona e cara ma non fatela arrabbiare o saranno affari vostri 🙂 (un po’ ha ragione, in genere non mi intrometto nei gusti degli altri, però… c’è un limite!)
Be’, comunque, già che mi ha dato lo spunto, che ne dite, soprattutto voi care mie lettrici, di questa canzone?
Ruggeri non mi piace moltissimo, però il concetto espresso sì: quella rinascita, quelle ali che dopo essersi piegati in sé (come dice la canzone) si possono dispiegare in un volo sempre possibile.
Ruggeri parla delle donne, ma per quanto mi riguarda vale per tutti, anche per gli uomini! Dopotutto le ali ce le ho anche io, aspirante gabbiano, no? 🙂

La commessa sorridente

Sto per andare al supermercato.
E ripenso a una commessa, anzi per la precisione a una cassiera, con cui successe un curioso episodio.
Giunto alla cassa, essendo primo pomeriggio, ero da solo, e lì con lei c’era un ragazzino, diciamo dieci anni? Forse il fratello, perché anche lei era molto giovane. Era la prima volta che la vedevo lì.
Beh, il ragazzino aveva a che fare con un problema di matematica, non capiva bene il testo, e stava chiedendo spiegazioni a lei. Arrivato alla cassa, lei fa, rivolta a me: “secondo me lui lo sa” 🙂
Ah ah, oddio, non me l’aspettavo proprio, io poi non sono uno che in genere attacca conversazione così a bruciapelo, comunque, ormai interrogato, dissi come secondo me andava interpretato il testo. Mi pare che alla fine io, lei  e lui concordammo 🙂
Battuto il conto, ci salutammo, con un ciao e un sorriso.
La ritrovai al lavoro credo altre due volte, nelle quali, ancora lontani per via della fila, ci sorridemmo all’incrociarsi dei nostri sguardi.
Non ci dicemmo nient’altro di particolare, se non i soliti saluti. Poi non la trovai più, forse ha cambiato lavoro, o, chissà, magari supermercato.
Mi sbaglierò, ma lei non sorrideva a tutti in quel modo.
Mi sarebbe piaciuto rivederti, ragazza della cassa, rivedere il tuo sorriso.
Ma grazie per quelli che mi hai regalato, mi rasserenavano.

Il sospetto rovinò tutto

Sono contento. Ah quanto sono contento!!
Sto anche ridendo, guardando che scrivo di essere contento.
Sì, ma perché lo sono?
Perché oggi ho visto finalmente dopo tanto, tantooooo tempo, una cosa sotto una luce diversa.
Diciamo dei rapporti con una persona, una ragazza.
Conclusisi da un bel po’.

Beh, dovete sapere che a volte mi scervello davvero per capire i motivi delle cose, e fino a quando non l’ho fatto, non riesco ad “archiviare” certi ricordi.
Ultimamente ho fatto alcuni riferimenti a lei, e leggendo il commento di Martina che mi scriveva che era probabile che semplicemente non mi piacesse, mi sono detto che non era vero.
Perché lei per tante cose era meravigliosa, potrei dire anche straordinaria, ma non mi spingerei troppo in là perché l’ho conosciuta poco.

E il problema sta proprio qua, perché l’ho conosciuta poco?
Perché da una conoscenza nata secondo ottimi auspici il tutto è franato con una velocità che non mi sarei mai aspettato.

E ultimamente ho ascoltato una musica, e mi è tornata in mente lei, perché ho pensato che le sarebbe piaciuta sicuramente.
E l’ho pensata per giorni e giorni (beh, non tutto il giorno, però spesso).
Ma l’ho pensata indossando un paio di sfavillanti – virtuali – occhiali rosa, e pensavo a quanto fosse carina, creativa, romantica… Sì, ma allora, mi sono chiesto ripensando alle parole di Martina, mi piaceva o no?

La verità è che non importa quanto tu sia meraviglioso in sé, ma importa quanto tu sia meraviglioso rapportandoti con chi ti sta vicino.
Importa che tu senta piacevole stare con una persona.
Ebbene, ci avevo già pensato tanto tempo fa, ma da un certo momento avevo sentito pesantissimamente il sospetto di lei, quando poi io non avevo fatto niente per essere sospettato.
Tutto nacque forse da un fraintendimento, in una giornata che peraltro era stata pesante per me. Purtroppo, tutto il periodo in cui la conobbi fu pesante per me, ma d’altra parte quei momenti facevano parte di me.
E successe poi una cosa incredibile, che non vi racconto perché certi fatti voglio tenerli privati, voglio tenere private le sue parole. E lì forse avrei pensato anche io che non fosse come spiegai, ma era tutto incredibilmente vero.

Ognuno ha la sua storia passata, che ci può portare a stare in guardia nei confronti degli altri, ma quando senti che qualcuno non si fida di te quando secondo te non c’è davvero motivo, cominci a infastidirti. E magari diventi un po’ scontroso, e l’altra persona vede un te che non è il te che vorresti essere, ma è un te che in qualche modo si sta difendendo.

Tempo fa ho visto Mission Impossible, non ricordo se 2 o 3, in cui Tom Cruise dice alla sua amata qualcosa tipo “ti fidi di me?” chiedendole di fare qualcosa di pericoloso a scatola chiusa.
Ecco, è la fiducia uno degli elementi fondamentali di un rapporto. E tra sconosciuti ci può anche stare che non ci sia fiducia all’inizio, perché la fiducia si costruisce con la conoscenza. Però, non so, non so se ho sbagliato, ma quando ti senti fare una specie di interrogatorio quando magari vorresti solo fare una passeggiata con una persona, beh, potresti non prenderla bene.

Può essere che sia andata così perché in fondo non eravamo compatibili. Può essere che se non mi fossi sentito attaccato avremmo potuto conoscerci meglio. Chissà.

In fondo, Martina aveva un po’ ragione, quella persona non mi era piaciuta così tanto come poi ho pensato.
Eppure tempo fa qualcuno mi ha detto che ne parlavo come se ne fossi innamorato, e questo mi ha molto colpito.
Sì, è vero, ho pensato di capire alcune cose di lei solo dopo che tutto era finito. Ma quei fatti, spiegati lì su, comunque rimangono tali, e non credo che sarebbe cambiato molto se quelle cose le avessi capite prima.
E c’è da stare attenti ai ricordi: giocano brutti scherzi, e l’idealizzazione e l’immaginazione costruiscono persone che non ci sono.

Per queste riflessioni ringrazio Martina, col suo parere,  Marta, con questo articolo, e, in particolare, Romina, con quest’altro.

Colpo di fulmine

Non so a voi, ma a me sono capitati dei colpi di fulmine.
Pochi, forse tre nella vita.
Ma non… concretizzati, nel senso che non ho aperto bocca.
Uno, forse, c’è stato questa sera.
“Forse” perché ero così di sfuggita che non ho nemmeno fatto in tempo a capire quali sensazioni provassi.
Ma come le altre volte, c’è stata una forte emozione, tutta insieme in un istante, una specie di spavento :-). Un bellissimo spavento.
Giro l’angolo e vedo lei, sorridente, rilassata, colorata, semplice ma così graziosa.
Era col ragazzo…
I colpi di fulmine di cui parlo sono visivi (ce ne sono forse di non visivi?), poi magari la ragazza in questione potrebbe sembrare uno scaricatore di porto appena aprisse bocca, chissà.
Ma quando capitano queste cose la guardi e provi una sensazione piacevole, può anche capitare di sorridere.
Pensavo che in un solo istante percepisco tantissime caratteristiche, ed è quasi incredibile. Non so quali siano quelle che contano di più, la bellezza c’entra ma fino a un certo punto. Penso conti il modo in cui vedo qualcuno muoversi, anche stare fermo, in piedi, perché come ti comporti, la tua espressione, dice molto di te. Certo, non tutto.

Perché colpi di fulmine non concretizzati? Me lo sono chiesto, a volte.
Perché se è un colpo di fulmine, se cioè quella persona ti colpisce così tanto, perché non fare qualcosa?
Primo perché so, razionalmente, che è qualcosa di puramente visivo, per cui sarà anche un’emozione ma è solo un possibile inizio.
E poi, cosa dovrei dire a una emerita sconosciuta incontrata per caso non so bene dove? Magari la vedi in metropolitana, scende dopo una fermata… Io poi non sono tipo da queste cose, così. Ma, come mi ha detto qualcuno, “Francesco è impazzito” 🙂 (poi magari vi racconto), per cui non so se io sono quell’io che vi ho appena raccontato.
Beh, chissà, potrei provare con “ciao, sai che fu Benjamin Franklin a inventare il parafulmine?” :-). La sua risposta potrebbe darmi notevoli indizi se il colpo di fulmine ci abbia preso o no. E magari ci proverò davvero, prendendo il tutto come un esperimento divertente.

Quando è troppo presto

Nella costruzione del rapporto tra due persone, penso in particolare a un rapporto sentimentale, credo che ci siano dei tempi.
Nel senso che un rapporto è un po’ come una persona, nasce con la conoscenza iniziale, cresce, diventa qualcosa di solido. Però sono coinvolte due persone, e questa crescita deve avvenire parallelamente.

Quando i tempi dei due possibili partner sono diversi, secondo me sorge un grosso problema, e forse l’anima gemella potrebbe definirsi anche come quella che ha tempi simili ai tuoi. Ecco, per me l’anima gemella non è una persona identica a te, anzi potrebbe essere completamente diversa da te, però deve incastrarsi con te, deve essere stimolata, attratta, da te e dal tuo modo di essere, e viceversa.
Comunque, tornando all’argomento principale, ho idea che certe coppie non decollino proprio per i tempi diversi, e che in alcuni casi, quando ti raccontano che dopo anni si sono rivisti e sono stati magari insieme tutta la vita, possa essere anche perché ci si è un po’ modificati e si è di più sulla stessa lunghezza d’onda.
I tempi sono secondo me dettati anche da un certo modo di procedere che, ovviamente, prevede che tu conosca qualcuno prima che possa, come dire, desiderare di lanciarti verso di lui :).

Ma è quel conoscere che può essere diverso per ognuno di noi.
Un po’ dipende dalla nostra voglia di lasciarci andare, dal nostro essere sognatori o concreti osservatori, un po’ dipende dalla nostra sensibilità, che credo possa davvero far sentire il mondo e le persone più di quanto non sia per altri.
Mi capita di ripensare a delle parole meravigliose che mi sono state dette, e sulla base di tutto quello che ho scritto, mi chiedo se sono stato un po’ matto, un po’ ragioniere dei sentimenti.
Perché, ecco, se qualcuno ti dice delle cose bellissime, e tu pensi che in fondo non ti conosca quanto dovrebbe per dirti quelle cose, quelle stesse meravigliose parole potrebbero farti storcere un po’ il naso.
Ma continuo però a chiedermi: e se invece quella persona, per una specie di sesto senso, per una attenzione ai particolari, fosse stata in grado di percepire davvero un po’ del mio essere, anche da relativamente poco?

Woody Allen sosteneva, almeno in Io e Annie (non so la sua posizione attuale), che i rapporti uomo donna sono irrazionali, e un po’ lo credo anche io. E mi chiedo allora se ha un senso mettersi a pensare tutto questo.

La verità è che mi sono chiesto se quella volta quelle parole meravigliose, che mi commossero addirittura, fossero rivolte a me o a una voglia di amore. Ma credo che anche su questo non si possa arrivare a una conclusione precisa, e che quando arriva la persona giusta per te lo senti e basta, perché stai bene con lei e desideri condividere la tua vita con lei.