Nuovo tema!

Dopo molti anni di onorato servizio, ho mandato a riposo il vecchio tema del blog, che si chiamava Ocean Mist. Il tema gestisce l’aspetto del blog, decidendo come formattare il testo, quali colori usare, dove mettere le immagini…
Ocean Mist mi era piaciuto perché celeste, fatto apposta per un gabbiano!
Anche se non mi ero reso ben conto, all’epoca, che il colore dello sfondo si può cambiare su tutti i temi. È vero, non tutti i temi hanno uno sfondo, cioè alcuni hanno solo la parte centrale dove viene scritto il testo, ma molti ce l’hanno. Comunque di Ocean Mist erano celesti anche delle parti interne, come la barra laterale, che non si possono in genere colorare a piacimento.

Perché ho deciso di cambiare?
Esteticamente Ocean Mist mi piaceva abbastanza, anche se non faceva risaltare molto bene i titoli, cosa che secondo me in un blog è fondamentale. Aveva tutte le funzionalità, come mostrare menu e barra laterale, ma aveva, mi sono accorto oggi, soprattutto un problema.

Dovete sapere che i blog, come tutti i siti Internet, sono scritti in HTML, linguaggio in cui ci sono delle parole che delimitano il testo per far sì che venga formattato in un modo specifico.
Sono i tag, si chiamano così, a delimitare il testo normale, e per le intestazioni, come per i titoli, ci sono i tag H1 H2 H3 eccetera. Ebbene, risulta chiaro anche a chi non è esperto che l’H1 è più importante di H2, e cosa faceva Ocean Mist?
Assegnava H1 al nome del blog, e H2 ai titoli degli articoli.
Uno potrebbe dire che il titolo del blog è più importante del titolo di un articolo, ma secondo me quando leggi un articolo quello su cui ti focalizzi è l’articolo, non il blog.

Ocean Mist, negli anni chissà quanti accessi mi avrai fatto perdere, non si può fare così.
Quando Google andava a cercare di capire cosa fosse più importante nell’articolo, cercava l’H1, e trovava il nome del blog, mentre è molto meglio che il nome del blog sia del semplice testo e che l’H1 sia assegnato al titolo.
È vero, alcuni  articoli sono (erano) comunque ben posizionati su Google, però personalmente ritengo importante assegnare l’H1 ai titoli degli articoli.

E così, ho cercato un sostituto.
Ci sono molti temi disponibili per WordPress, la piattaforma su cui gira il blog, purtroppo ne ho provati un po’ e ognuno aveva le sue pecche.
Per il momento, il prescelto è stato il tema Twenty Sixteen, che gestisce bene i titoli e in generale offre un supporto moderno, spostando in modo intelligente le parti della pagina se ingrandite. Se per esempio ingrandite molto, l’articolo va a pagina piena.

C’è una cosa che non mi piace di Twenty Sixteen, ed è la barra laterale sinistra, che però non si può togliere. Per certi versi offre informazioni utili, per altri secondo me disturba un po’. Vedrò, per ora è Twenty Sixteen quello in cui ho trovato le feature che cercavo.

Ecco il blog come appariva con Ocean Mist

blog-con-ocean-mist

Buona lettura a tutti!

Disquisendo sul blog

Pochi giorni fa mi sono trovato a leggere un vecchio post, “Cosa resterà di questo blog?“, in cui mi chiedevo cosa avrei fatto un giorno in cui non mi fosse più andato di scrivere. Avrei chiuso il blog, o l’avrei lasciato comunque aperto?
Premetto che per ora l’intenzione di continuare a scrivere, quando c’è l’occasione, ce l’ho.
L’idea che ho è che il blog rimarrà aperto, magari non so potrei chiudere i commenti (buonanotte, vai a farlo per tutti i post 🙂 ). Comunque beh credo oggettivamente che i blog che contengono dei post con indicazioni su libri, film, musica, sia opportuno che rimangano aperti anche dopo che il proprietario non ha più voglia di scrivere.
Come farebbe per esempio il popolo di internet senza il post su Pollon? 🙂 (non immaginate quante visite arrivano su quel post)
Per quanto riguarda la propria vita, trovo che anche delle considerazioni su di essa, sebbene magari si legga solo un post estrapolato dal blog, possano essere utili e siano quindi degne di rimanere pubblicate.
Ho parecchi argomenti di cui potrei parlare, ma non l’ho fatto perché io in genere scrivo quando non solo ho un argomento in mente ma anche l’energia per scriverlo subito, o insomma a distanza di poche ore da quando ho sentito di volerlo scrivere. E ultimamente un po’ di energia di quel tipo mi è mancata.
Comunque, come dicevo, eccomi ancora qui, e anzi, avrei in programma di aprire un blog in inglese, sia per curiosità nei confronti del mondo dei blog in inglese, sia per rinfrescare il mio inglese quotidiano diciamo, visto che uso in genere quello tecnico.
E` curioso pensare di aprire un altro blog quando non hai avuto le energie per scrivere su quello che hai già, ma le idee ci sono.
Un saluto a tutti, per ora.

Tre anni

WordPress mi ricorda che siamo al terzo anniversario di questo blog.
Me lo ricordavano anche le nuvole, questi giorni, bianche, lassù, dopo i temporali, nel cielo limpido che torna a mostrare l’azzurro.
Mi ricordo anche i post scritti dopo qualche corsetta, che spesso portava qualche idea succulenta. Credo fosse la maggiore ossigenazione del cervello :-).
Vabbe’, in attesa ancora di ricaricarmi del tutto, vi saluto e vi dico che, nonostante tutto, rispetto allora un po’ più vicino alle nuvole mi ci sento.

Un purè coi pomodori rossi

Non so come mi sia venuta in mente quell’immagine: un purè di patate, con qualche pomodoro pachino sparso qua e là, di un rosso invitante, e intenso, e fresco.
Il purè stasera lo faccio io.
Ma non che lo cucini! 🙂 No io sono il purè per come stasera mi sento stanco. Però ci sono anche i pomodori, dei guizzi dettati da gruppi di neuroni che riunitisi per il sabato sera stanno facendo piccole festicciole qua e là, nel cielo un po’ grigio.

Ho tanti pensieri per la testa.
Pensieri dettati sicuramente anche dalla stanchezza, ma non solo.
Uno è che ho pensato più volte che il mio “esperimento” blog non è terminato ma quasi. Può essere solo il periodo, ma la verità è anche che io, ci ho riflettuto, sono piuttosto esploratore, e una volta conosciuto quanto basta il “terreno di gioco”, mi dedico magari a esplorare altro.
Per esempio ecco, adesso che ci ripenso potrebbe essere interessante scrivere il famoso blog in inglese, ma in realtà, ve lo dico, non è che sia del tutto in grado.
Però beh si penso che mi si capirebbe :), e se riprendo un po’ pratica magari potrei anche migliorare.
Perché ve l’immaginate di quanto si amplia la platea cambiando lingua???

L’amore. Ci ho ripensato, perché anche se risale a tanto tempo fa mi aveva colpito quell’osservazione della collega-vacante Ilaria. Quando diceva “love is in the air” o simile su qualche post amoroso tipo quelle poche poesie venutemi.
Non c’era un amore… oddio, come lo chiamo?… effettivo :), ma c’era una certa forma d’amore per chi e per come non vi sto a dire. E credo che l’amore, diciamo quello più inebriante dell’innamoramento, alla fine trabocchi in qualche modo, da qualche parte…
E sì è anche vero, per esempio, che un giorno mi ero soffermato su un libro di poesie di Neruda in libreria, e in poco tempo mi aveva lasciato una forte sensazione che poi mi aveva ispirato, ma non penso fosse solo quello.

Ehm, ma che sto facendo il “dietro le quinte gabbiane”?
Noooo, mai svelare i trucchi del mestiere!! 🙂
Ma che importa, e poi mica erano “trucchi”.

Inibito. Sì ecco, il problema è anche questo, che all’inizio pensavo di scrivere al nulla, e adesso no. Non che abbia mai raccontato troppo in dettaglio i fatti miei, ma la mia prospettiva è molto cambiata.
Anche perché se poi all’inizio pensavo di essere del tutto anonimo, adesso non lo sono più.

Cose belle.
Qui ci vorrebbe un post, ma sì ecco volevo dirlo che poi non si sa mai :).
Col blog mi sono successe alcune cose oltre le iniziali aspettative, che in realtà erano più o meno nulle.
“Cose belle”… eh, già, come spiegarvelo senza dire tutti i dettagli?
Mah.
Posso dirvi quella principale: la mia nuova consapevolezza. Tutto partito dal libro sulla felicità, e non finito lì.
Sarebbe un discorso piuttosto lungo che ora non ho le energie per fare, ma penso che non sarò mai abbastanza grato alla fuggevole commentatrice che lasciò quel titolo.
Le altre cose belle? Ehhhh….. alcune da far girare la testa, ma mi chiedo cosa penserete su queste parole e mi scuso per la cripticità.

Well, come direbbero gli inglesi, è vero, questo è un post retrospettivo, ma non è che chiudo qui, sono però un po’ scarico, e volevo fare il punto.

Ci rivedremo (e non è una minaccia) 😉 )

Privilegiati

Ciao a tutti.

Mi sono venute in mente varie cose, questa sera.
Di tutte queste, ce n’è una che ho pensato più volte e che adesso voglio scrivere.
È un pensiero su “noi” blogger, ma non solo.
Niente di speciale, ma pensavo che rispetto a tanti altri, sei un privilegiato, quando puoi metterti lì e pensare, scrivere, avere la tua brava connessione che ti fa gironzolare dove vuoi.
Molte cose le diamo per scontate, quando scontate non lo sono per niente. Ma è anche normale, altrimenti non vivremmo.

Nel frattempo, guardo la foto che ho messo da qualche giorno sulla scrivania. È la foto di  cui vedete un ritaglio nella testata del blog qui sulla scrivania. Quello era stato davvero un bel momento.

Gabbiano make-up

Edit: 19/1/2012 – modificato post, aggiunto link a categoria “mi racconto”

Oggi un po’ di sistemazioni al blog:

  • aggiunto l’indice, contenente l’elenco dei post. Il link è nella testata, alla base delle nuvole!
  • aggiunto link al mio canale Youtube, vicino all’indice.
  • rimossa la pagina “Percorso di volo”, alias “il meglio di”, perché non la aggiornavo e poi perché credo che ognuno possa apprezzare di più o di meno certi pensieri (anche se ovviamente ho dei miei post preferiti)

Era un po’ che volevo aggiungere l’indice, perché il blog, con la navigazione classica, seppellisce letteralmente gli articoli più vecchi. Ma visto che io tutto sommato ho scritto più un blog dei miei pensieri su certi temi che un blog personale, questo non andava bene.

Per il resto, sul canale Youtube non c’è molto ma forse in futuro crescerà, chissà.

Per quanto riguarda il “Su di me”, non credo aggiungerò per ora altre informazioni, ma probabilmente inserirò i link ai post in cui parlo in qualche modo di me meno genericamente di quanto spesso faccia 😉, ma vi ricordo che potete trovare i post in cui parlo un po’ di me selezionando la categoria “mi racconto“, in fondo alla pagina

Buona lettura 😉

Latitanza gabbiana

Quando prendi il via sembra quasi brutto lasciare il blog senza post per un po’.
Ma in un modo o nell’altro, capita!

Comunque, volevo mandare intanto un saluto agli eventuali passanti ;-), dicendovi che Gabbiano ha il becco puntato dritto verso il cielo, e queste mattine, al risveglio (poco dopo, in realtà) ascolta e sente il suo spirito in sintonia con questa canzone qua

Un saluto a tutti.

Da Geocities ai servizi a pagamento

Me lo ricordo ancora, quando Geocities offrì per la prima volta dello spazio gratuito su Internet.
Sembrava incredibile, perché allora (era il 1995 o giù di lì) ben pochi servizi sulla rete erano gratuiti (forse nessuno?), e infatti quella mossa attirò l’attenzione di tutto il mondo, e le pagine ospitate crebbero di giorno in giorno, fino a diventare milioni.

Geocities era un sito nato proprio con quello scopo, offrire uno spazio a tutti, gratis,  per pubblicare i propri contenuti.Poche utilità per creare le pagine, all’inizio in realtà nessuna; un primo concetto di aggregazione, con lo spazio del sito suddiviso in una sorta di zone, come, che so, Wallstreet per chi, in teoria, era più interessato all’economia o alla finanza (ma in realtà potevi pubblicare quello che volevi in qualunque zona tu risiedessi)

Un successo strepitoso, nuovi utenti e visitatori ogni giorno.

Poi il passaggio sotto Yahoo nel boom delle dotcom, poi la chiusura.

I tempi cambiano, il web cambia e a volte cambia molto rapidamente.

Oggi credo che la maggior parte delle persone si aspetti di fruire gratuitamente della maggior parte dei servizi su Internet, al contrario di quanto non fosse in passato.

Nuovi modelli di business, grazie anche a una quantità di utenti cresciuta esponenzialmente, consentono di guadagnare pur nella completa gratuità (apparente), ad esempio grazie alla pubblicità, facile da aggiungere ai propri contenuti grazie a gestori globali come lo stesso Google.

Ci pensavo perché pensavo al mio template wordpress, che globalmente mi soddisfa, ma non così tanto per i font e per i titoli, che vorrei avessero maggior risalto.

Ho l’impressione che l’unico modo per avere un template che mi piaccia completamente sia pagare per modificare uno di quelli offerti.
Considerato l’uso saltuario che faccio del blog, non mi è finora parso opportuno.
Inoltre, credo che a quel punto sarebbe più saggio pagare per un servizio di hosting esterno a wordpress.com, usando sempre wordpress come piattaforma che gestisce il blog. Perché in quel modo puoi modificare tutto quello che vuoi.
Sorgerebbe però la necessità di aggiornare da solo la piattaforma a ogni rilascio fornito da wordpress.org, perché nel software non sono presenti solo nuove funzionalità, ma anche aggiornamenti per la sicurezza, oggi molto importanti.
Ci sarebbe in effetti una via di mezzo, pagare un hosting wordpress esterno, che si occupasse lui di installare e aggiornare il software, ma consentisse ogni possibile modifica, invece di pagare, che so, per inserire contenuti multimediali, o per modificare il template come qui su wordpress.com. Il primo sito che ho trovato che offre un servizio del genere è Hostgator, con l’offerta per wordpress a circa 4 dollari al mese: http://www.hostgator.com/apps/wordpress-hosting.shtml. Non esattamente pochissimo, pare però sia affidabile e professionale.

Per un uso hobbistico direi tutto sommato che wordpress.com è ottimo.
Mi dà un po’ fastidio il fatto che il blog, e tutti i link, siano però legati al dominio wordpress.com, perché questo significa che nel momento in cui decidessi di staccarmi da esso, perderei il posizionamento sui motori di ricerca e tutti gli eventuali collegamenti dall’esterno non funzionerebbero più. A meno di non pagare per il servizio di reindirizzamento fornito da wordpress.com.
Una soluzione che non scomoderebbe trasferimenti e risolverebbe questo problema sarebbe pagare wordpress.com per avere un proprio dominio rimanendo in hosting su di esso. In caso di trasferimento, tutti i link punterebbero al dominio “acquistato” che ci si potrà portare appresso, e non sorgerebbero problemi nello sganciarsi.

Secondo me per certi servizi può valer la pena pagare, e trovo che a volte ci sia un fattore psicologico che ci fa percepire certi costi come maggiori rispetto a ciò che sono. Penso più che altro che a volte spendiamo cifre superiori per beni che magari usiamo molto meno di certi servizi, ma la questione è che se il servizio non è così importante per te, non ti sentirai certo spinto a pagare per usufruirne, considerato che alla fine non ti rimarrà in mano niente di concreto.

Ma i blogger, quanti sono?

Ogni tanto faccio un giro per un po’ di blog, partendo dai miei “vicini”, condominialmente parlando.
E spesso trovo e ritrovo sempre gli stessi blogger a commentare in giro per blog che pure sono lontani parecchi click da me.
Forse è solo un’impressione, e in realtà non giro tantissimo, però questo mi sembra.
Secondo me la struttura delle connessioni tra blogger è un po’ a isole, dove cioè un insieme di blogger è interconnesso in modo abbastanza forte, poi però solo pochi di questi interagiscono con altre isole.
Non lo so se qualcuno ha fatto qualche programma per visualizzare i blog in questo modo, potrebbe anche essere utile per esplorare il mondo bloggoso.
Non ho fatto in realtà ricerche sulle domande che mi sono posto, e credo che forse qualche risposta potrebbe anche già esserci. Vedrò.

Struttura grafo blog ipotizzata
Struttura connessioni blog ipotizzata

Nell’immagine sopra, i tondi sono i blogger, le linee le connessioni tra loro. Potremmo dire che c’è una connessione tra un blogger A e uno B  se A ha B nel blogroll o se scrive pseudo-regolarmente nel suo blog (o se ha scritto almeno una volta, ma è solo questione di decidere: basta comunque un link – che è appunto un commento o un link diretto – per dimostrare la conoscenza e affinché altri vengano a conoscere l’altro blogger). Ps: mi rendo conto che gli archi avrebbero anche un verso, ma semplifichiamo dicendo che la conoscenza sia bidirezionale, va.

D

D.

Questo post è stato scritto, prima di giungere su wordpress, su un file che si chiamava D, come “due settimane”. Dio, due settimane!! Non me ne ero mica accorto che erano passate addirittura due settimane dall’ultimo post.

Ho paura che il blog mi stia un po’ scivolando tra le mani, non so.

Eppure pensavo invece che sarebbe interessante scrivere un blog in inglese. Non che io sappia l’inglese così fluentemente da scrivere un blog come sono in grado di scriverlo in italiano, ma considerato che all’estero mi capiscono, credo di cavarmela (certo, però qui non c’è la gestualità!). Comunque, sarebbe sicuramente una buona occasione per praticare un po’ di inglese, secondo me un’ottima occasione. Perché l’inglese lo leggo più o meno tutti i giorni, ma scriverlo, creare, è un’altra cosa.

La mia prof. di inglese fece un buon lavoro, e soprattutto fece quello che ogni insegnante di inglese dovrebbe fare: parlare solo in inglese. Sì, solo che lo fece già dal primo giorno di lezione, e io, che alle medie l’inglese l’avevo fatto male, quel giorno non ci ho capito quasi niente! Poi, col tempo, è andata meglio.

Non so come sono finito a parlare dell’inglese… ah sì, il blog in inglese! mah, uno dei miei esperimenti, ma non credo di avere le risorse per seguirlo, anche se non è che uno deve scrivere come un forsennato.

“Uh?” – dice l’alce qui vicino a me. O … non proprio dice, ma me lo fa capire con lo sguardo. E` un’alce peluche, comprata a Stoccolma. Tutta marrone, col muso simpatico. A volte sembra cambiare espressione, ma probabilmente sono solo io che proietto su di lei quello che mi passa per la testa. In effetti, commentava una persona un po’ di tempo fa, il mondo per certi versi è una nostra creazione, perché il mondo è ciò che percepisci, e quello stesso mondo può essere qualcosa di completamente diverso per altri, in quello stesso momento.

Be’, forse l’alce un po’ ha ragione, il mio flusso di pensiero di questa sera è un po’ strano e forse in parte inedito per questo blog, ma per me abbastanza comune.

Be’, per ora vi saluto.

Ps: ci spreco pure la tastiera, ma volevo aggiungere che sono stato tremendamente contento che a Sgarbi gli abbiano chiuso il programma alla prima puntata. Non l’ho nemmeno visto, ma sono contento perché lui, pur avendo una certa cultura, si è costruito un personaggio che fa della violenza verbale una delle sue caratteristiche principali, e questo lo detesto.

Ps2: invece oggi a dire il vero mi ha colpito molto la notizia di quel ragazzo in sedia a rotelle che un po’ riesce ora a camminare grazie a degli elettrodi. E mi viene in mente che riusciamo a volte – diciamo pure spesso – ad apprezzare ciò che abbiamo solo quando lo perdiamo, ma almeno ogni tanto dovremmo ripensare, come diceva Dickens, alle nostre fortune più che alle nostre sfortune.