Eleonora

Stamattina giravo per blog e mi è capitato di vedere una commentatrice che si chiamava Eleonora.
Mi ha fatto tornare in mente una Eleonora che conobbi quando eravamo in vacanza con la mia famiglia al mare, tanti anni fa, credo avessi una decina di anni.
Stava nella casa adiacente alla nostra, che avevamo preso in affitto. I miei genitori avevano fatto conoscenza con i suoi, e noi ci vedevamo lì a casa, o forse pure al mare, non mi ricordo.
Credo fosse più che altro lei a proporre cose e a cercarmi, io sono sempre stato abbastanza timido ma più che altro, almeno per come ce l’ho in mente ora, non me la ricordo troppo simpatica.
Questo anche per un fatto particolare, che è quello per cui sto scrivendo.
Avevo comprato qualche giorno prima delle cartoline su cui erano disegnati Paperone, Paperino e forse Topolino mediante numerosi fili cuciti sopra il cartoncino, e ci tenevo abbastanza. Un giorno eravamo nella mia camera da letto e lei mi chiede se gliene regalo una. Non mi ricordo bene quello che pensai o che dissi, ma ricordo che non volevo in realtà dargliela ma cedetti alle sue richieste, e quella cosa mi scoccia ancora oggi.
Le nostre famiglie si incontrarono una volta dopo le vacanze, poi non ci vedemmo più. Avrei dovuto risponderle diversamente, magari un’altra cosa gliela regalavo, ma quelle cartoline no.

Stand by me

Qualche giorno fa ho visto Stand by me. Stand by me è un film sull’amicizia a 12 anni, un’amicizia a cui credo abbiano fatto bene a dedicare un film.

All’inizio il film mi sembrava un po’ troppo semplice, ma…credo di aver capito cosa avevo visto grazie all’ultima frase del film, che, per chi non l’avesse visto, non rivelerò ;-).

Credo che ogni età abbia i suoi pro e contro. Certo, quando sei spensierato sembra tutto più bello e più facile, ma è anche vero che magari riesci ad apprezzare meglio certe cose quando capisci un po’ più del mondo.
Ogni età comunque passa, e bisogna viverla più che si può, perché quei momenti non torneranno mai più.

Questa è Stand by me, la canzone. Era tanto che non la sentivo, e vi confesso che mi piace un sacco. La sento mia, mi sento in sintonia col suo ritmo, con la sua melodia.

Mi è capitato di trovare un’altra versione di Stand by me, eccola. Sono morto dalle risate guardando il video. Non dico altro 😉

Quasi a Parigi

Partiremo la prossima settimana.
Io in genere non faccio le cose così in fretta, ma quel sogno, quel bacio che mi ha lasciato il sorriso, ha cambiato tutto.
Lo dicevo, quel sogno poteva essere il me più vero che mi parlava, ma non è stato solo quello. Perché da quel momento non ho più pensato alla ragazza del sogno come prima.
Mi sono accorto di essere attratto da lei, ma non sapevo se dirglielo. Quando qualche giorno fa l’ho incontrata ho cercato di lasciarla prima che potessi, per non rivelarle i miei veri pensieri.
È una mia amica, mi sono sempre trovato bene con lei, ma prima non c’era niente di più.
Che situazione… tante volte a riflettere sull’amicizia uomo donna… ed eccomici dentro.
Che fare, già… che fare? Ci ho pensato un po’, e quello che ho pensato è che ho lasciato andare troppe occasioni, e così ho deciso di parlarle.
Venerdì sono passato da lei e le ho portato un regalo: un nano da giardino.
Un po’ stupita mi ha detto che sono matto, e che lei un giardino non ce l’ha nemmeno! Però si è messa a ridere, perché ogni tanto scherziamo sul nano di Amélie, e le ho detto che era passato a trovarla.
Mi ha chiesto il perché di quel regalo inaspettato, e le ho rivelato tutto: che l’avevo sognata, e che mi ero reso conto di non vederla più come una semplice amica.
Mi ha chiesto se scherzassi. Al mio “no” è diventata seria e silenziosa, lei che parla sempre.
Ho avuto paura di aver sbagliato, di essere andato troppo di fretta.
Un po’ imbarazzato le ho chiesto se volesse venire con me a Parigi per riaccompagnare il nano a casa, e poi con una scusa l’ho lasciata, chiedendole di farmi sapere.
Ci ha pensato un giorno intero.
Un giorno lunghissimo. Poi stamattina il suo sms, che diceva .
Sono felice, lo guardo e lo riguardo, e il mio cuore è più leggero. Perché non so come andranno le cose, ma se non avesse accettato, la nostra amicizia non sarebbe comunque stata più la stessa.
Un weekend, un weekend a Montmartre… cioè, staremo in albergo lì… trovo che sia una zona così romantica, con quella vista su Parigi.
Mi sento come dentro un flusso, sento che le cose andranno bene, ci credo.

Ecco, questo potrebbe essere un estratto del mio diario.
Ma non lo è, è tutta fantasia :). Una specie di esercizio.
Eppure a Parigi oggi ci ho pensato.
È stato il fresco. Il fresco col sole d’estate, come negli ultimi anni è capitato raramente qui a Roma.
Mi ha fatto pensare a Parigi, che visitai qualche anno fa, e che mi sorprese col fresco in quell’agosto più di quanto non avessi immaginato dalle previsioni.
Il clima atlantico è così, può essere ferragosto ma sembrarti ottobre. E poi magari il giorno dopo c’è il sole, il sole d’estate, quello caldo e luminoso che conosciamo bene dalle nostre parti.
Mi piace sempre sentire il vento fresco mentre lassù vedi l’azzurro del cielo terso, un po’ nascosto dalle nuvole bianche. Mi piace vedere il sole dietro le nuvole bianche, poterne ammirare lo splendore senza esserne abbagliato.
Oggi guardavo queste nuvole, certe volte penso che è come se fossero i nostri sogni, che sono più leggeri di noi, e volano liberi, lassù.

il sole dietro le nuvole

Affinità: lo stile del linguaggio

Se penso alla parola affinità mi viene subito in mente affinità di coppia in senso sentimentale, ma quanto sto per dire credo valga anche per l’amicizia, e così ho omesso la parola coppia.

Non ho mai pensato troppo a cosa rende due persone compatibili.
Cioè, ad esempio, perché siamo amici di alcuni piuttosto che di altri? E cosa esattamente ci rende più o meno compatibili con un esponente dell’altro sesso?
La psicologia si occupa di rispondere anche a domande come queste, e cercando informazioni a proposito dell’autore di Opening up, James Pennebaker , di cui ho parlato brevemente qui, mi sono imbattuto in una interessante considerazione.

Per la verità non è una considerazione, ma una ricerca intitolata Language Style Matching Predicts Relationship Initiation and Stability, pubblicata sulla rivista Psychological Science.
Lo studio descrive un metodo di previsione della compatibilità sentimentale, e i dati su cui si basa provengono da incontri di tipo speed-date . Secondo me, comunque, i risultati potrebbero essere applicati anche all’amicizia, ma scientificamente occorrerebbe un tipo diverso di esperimenti.

La ricerca sostiene che sono più compatibili sentimentalmente persone che si esprimono in modo simile.
Esprimersi, sì, ma in che senso?
Non si tratta tanto dei sostantivi o dei verbi usati, ma del vero e proprio stile. Il nostro stile è dettato dal modo in cui costruiamo le frasi, e in particolare  la ricerca si focalizza sull’uso delle parole-funzione, come pronomi o articoli.

Io avevo già fatto alcune riflessioni sul modo di comunicare. Più che altro a livello sentimentale diciamo, ma il punto è comunque che se non ti trovi a tuo agio nella comunicazione con un’altra persona, di sicuro non riuscirai a essere suo amico e neanche qualcosa di più.
Anni fa non ci facevo caso, ma poi nel tempo ho avuto modo di parlare con persone che usavano uno stile tanto diverso dal mio quasi da non comprenderle, o comunque da sentirle estranee. In questo senso, sì, credo che per instaurare una buona relazione sentimentale tu debba trovare dall’altra parte un “altro te”, mentre per tante altri aspetti questa non è una condizione necessaria.

Le mie considerazioni, che Pennebaker e soci hanno verificato sperimentalmente, non sono tutto sommato così sorprendenti, perché il linguaggio e il modo in cui lo gestiamo è uno dei modi in cui esprimiamo il nostro essere, ed è quindi ovvio che ci consenta di capire – anche inconsciamente – quanto ci sentiamo in sintonia con una persona.

Ecco, in sintonia. Nella ricerca che citavo è stato utilizzato uno strumento, un programma che analizzando testo che proviene da due persone (email o anche discorsi trascritti), valuta quanto esse siano compatibili. È disponibile sul sito In Synch: Language Style Matching.
Però da quanto apprendo è pensato per la lingua inglese e non so quanto sia attendibile per l’italiano. Sembra che ci sia stata una effettiva correlazione tra il punteggio di affinità stabilito dallo strumento rispetto alla affinità stimata in un breve speed-date tra i due interlocutori analizzati.
Già, lo speed-date. Penso sarebbe molto divertente parteciparvi, se impazzisco un altro po’ potrei anche farlo, ma, per ora. non è da me

Amor, ch’a nullo amato amar perdona

Amos Cassioli - Paolo e Francesca
Amos Cassioli - Paolo e Francesca

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi fece dalla di lei amicizia
allontanar con lieve senso di mestizia,
e poscia dimandare:
è questo Amor, o semplice catena?

[primo verso: Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno – Canto V;
altri: Gabbiano, che fintamente imita Dante]

Amore… sì, tanti dicono amore, ma sarà poi, veramente, amore?
Mi scrive, mi dice che mi ha visto per strada, ma che non poteva fermarsi.
Ci eravamo conosciuti tempo prima, stimati ma al tempo stesso scontrati.
Poi persi di vista, poi reincontrati per via telematica, riappacificati. Ci sentivamo sporadicamente.
Il nostro nuovo quasi-incontro era stato veramente casuale, perché avevo preso una strada diversa dal solito, quel giorno.
Lei mi dice che sarebbe stata qui per pochi giorni, che si è trasferita.
E allora io le dico «Mi piacerebbe salutarti! Potremmo creare un nuovo incontro casuale, dove io, arrivando, ti direi “oh, come mai qui?”». Mi sembrava un’idea carina, divertente!
Replicare quello che il destino per poco non aveva fatto accadere.
Lei mi dice che non è il caso, perché essendo fidanzata, cosa di cui ero a conoscenza, anche solo parlare con qualcuno mentre è via le sembrerebbe un piccolo tradimento morale, e così si aspetta che sia per il suo lui.

Un po’, me lo aspettavo, perché per quanto poco, l’avevo conosciuta, per quell’aspetto.
Ed era questa estrema possessività che non mi era piaciuta di lei, che mai me l’avrebbe fatta sentire come la mia anima gemella.
Dannazione, parlare! E allora, non mi hai forse scritto, ragazza? Non sono forse quelle, parole?
Hai forse paura del mio sguardo magnetico? (che non ho 🙂 )
Io la vedevo ormai come un’amica… o quasi, ma insomma qualcuno che mi sarebbe piaciuto rivedere, anche una volta sola. Non avevo assolutamente alcun secondo fine.

E` questo amore? E` amore pretendere che ci si isoli addirittura da un saluto una tantum?
Certo, una frequentazione assidua potrebbe essere diversa, e un po’ di gelosia la trovo giusta.
Ma quell’amor ch’a nullo amato amar perdona, quel mancato perdono di chi è amato ma ama al contempo altri, può essere portato fino a questi livelli?
Secondo me no, secondo me pretendere l’isolamento vuol dire essere insicuri, non vuol dire amare.
E potrebbe voler dire rischiare, prima o poi, di distruggere quell’amore che per altri aspetti potrebbe invece esistere davvero.

E se invece lei non mi avesse visto, ora, come un amico, come io ormai la penso?
E chi lo sa.

Sciolgo le bionde trecce

Stamattina, quando ho scritto, avevo le lacrime agli occhi.
Sì, per quanto ridevo.
E` stata una esperienza mai fatta prima, è stato bellissimo. Bellissimo perché per cercare di mettere insieme qualcosa di credibile mi sono immedesimato completamente nella persona che avevo costruito nella mia immaginazione.
Ho quasi sentito le sue emozioni.
Ci avrete creduto del tutto? Non lo so, ma ci scommetto che un bel dubbio ve l’ho messo.

Ebbene, no, niente collega blogger Francesca, qui trovate sempre il vecchio gabbiano FrancescO.
Come potete essere sicuri che sia io, ora? Eh, in effetti a me il dubbio verrebbe.
Ma in fondo, come dicevo, è così importante sapere se qui dietro c’è una A o una O?
Io sono molto curioso e a me un po’ importerebbe. Ma in generale, tranne in rari casi che possono destare interesse, sono giunto a rapportarmi coi pensieri che leggo in giro nei blog come delle idee che vagano, quasi da sole, nell’iperuranio.
Magari a gruppi, come delle nuvolette, nuvolette di idee che vengono dallo stesso blog.

Dovrei preoccuparmi, se Ilaria mi dice che il blog sembra effettivamente un po’ da donna? Ah ah 🙂
La verità è che le nostre opinioni sono indirizzabili, e solo accurate, oggettive, e approfondite indagini possono fornire delle indicazioni precise.
Nel mio caso, ci sarebbe stata da notare la J della mia mail, gabbianoj.
Ecco, se mi fossi ispirato ai gabbiani per via della gabbianella, quella j, che sta per la J di Jonathan Livingston, il famoso gabbiano – mio ispiratore -, non ci sarebbe stata.
Dettaglissimo, certo… ma… poi, non so, sinceramente non so se certi post una donna li scriverebbe, tipo Ho volato, come un gabbiano.
La commessa sorridente, poi, certo, poteva essere interpretato al contrario, ma a dire il vero ho idea che per gli uomini il sorriso delle donne sia più importante che viceversa.

Nel post di oggi c’è qualcosa di vero, pezzetti di realtà vissuta direttamente o di riflesso, e a mie spese ho imparato che le bugie meglio costruite sono quelle che mischiano realtà e fantasia.
Io non sono di fatto capace di mentire. Intendo che, se avessi dovuto recitare quella parte (be’, certo, non proprio quella, diciamo qualche tipo di finzione) dal vero, mi sarei messo a ridere dopo un secondo. Qui, ecco, cose come questa sono molto più semplici.

Come si dice, un bel gioco dura poco, per cui meglio fermarsi qui.
E scusate, stavolta davvero, ma ieri sera a un certo punto c’ho preso gusto, e la mia immaginazione si è scatenata 🙂
In fondo, quasi ve lo annunciavo che era una falsification!
Un po’, mi ero annoiato di una certa monotonia.

Ho idea che a fare qualcosa di questo genere dal vero potrebbe essere un po’ pericoloso. Creare una incrinatura nella fiducia, senza magari motivo.
La fiducia è uno dei beni più preziosi di cui possiamo godere nel rapporto con qualcuno, e bisogna maneggiarla con cura.

Discrezione

Ognuno di noi è discreto a livelli diversi, assegnando a ogni notizia in suo possesso un certo valore e una certa sfera d’appartenenza.
Può sorgere qualche problema quando un tuo amico non ti sembra più così discreto come ti sembrava che fosse.

In particolare, mi trovo un po’ in difficoltà, data la situazione che ora spiegherò.
Ho conosciuto all’università due persone, chiamiamole A e B, già amici tra loro. A è diventato mio amico abbastanza stretto, B lo vedo e sento ora raramente, e lo definirei un conoscente.
Conosco moltissime cose di B perché me le racconta A, e finché si trattava, che so, di che lavoro avesse iniziato o di dove andasse in vacanza, la cosa non mi sembrava così strana. Sono cose che, per dire, B condivide anche su Facebook.
Purtroppo B si è ammalato di recente di una malattia abbastanza grave, e io lo sono venuto a sapere da A. E A ogni tanto continua a raccontarmi della terapia che B segue.
A me, onestamente, questo non è sembrato giusto.
Intendo dire che una cosa come quella è molto intima, e secondo me, se volesse, dovrebbe essere il diretto interessato a comunicarmela.

Mi sono posto il problema e l’ho posto apertamente ad A, chiedendogli se per B andava bene questo passaggio di informazioni. A dice che per B non è un problema perché lui sa com’è fatto e che si parla tra amici, e nel parlare mi aveva detto che comunque lo avrebbe chiesto a B.
Dopo un po’ di tempo ho chiesto ad A se poi ne avesse parlato con B, ma mi ha detto che non aveva avuto occasione.
E le cose continuano come prima.
Io sono estremamente discreto e non mi comporterei mai così, e ho iniziato a non raccontare alcuni fatti miei ad A, perché penso che si comporti così anche con altri. Ma così, secondo me, piano piano l’amicizia potrebbe svanire, e mi dispiace.
Da un lato apprezzo che A mi consideri, come dire, degno di ricevere tali informazioni, ma mi sembra che B dovrebbe esserne almeno informato. In più, se incontro B, cosa che non è ancora successa dalla “notiziaccia”, non so davvero cosa fare, perché non so se lui ha idea che tutte quelle informazioni sono già giunte a me.

Secondo me il modo opportuno di procedere con informazioni personali è di chiedere ai diretti interessati se sono divulgabili, anche a persone che non sono così sconosciute.
Qui, sul blog, ho raccontato alcuni fatti in cui sono presenti protagonisti terzi rispetto a me, ma l’ho fatto perché mai nessuno di chi legge potrà collegare quelle storie a persone vere. Quando passiamo invece al reale, le cose diventano ben diverse.