A cat may look at the king

A cat may look at the king è una espressione inglese, risalente al sedicesimo secolo.
Significa letteralmente “anche un gatto può guardare in faccia un re”, e le note di Alice nel paese delle meraviglie spiegano come,  concretamente, voglia dire che non c’è nessuno nella scala sociale che perda ogni diritto di fronte al potere.

Oggi, da noi, e in gran parte del mondo, il potere acquisito per vie nobiliari non esiste più. Eppure ci sono alcuni casi in cui sembra che si debba prestare una certa riverenza di fronte a certe figure. Penso a certi professori, o a certi medici, per esempio.

Il rispetto è sacrosanto, per tutti.
Ma ci sono delle persone che, mi pare, si costruiscono una specie di reggia, reale o virtuale, che non li rende dei semplici professionisti, più o meno bravi, ma quasi degli dei o semi-dei.
Una reggia costruita per rendere gli altri dei sudditi, per imporre un rapporto dall’alto.

Credo che sia giusto riconoscere i meriti di chi è più bravo, o magari, che so, più intelligente. Ma è solo un altro essere umano, che si presenta agli altri nel ruolo che  ricopre nella società.

Mi ha colpito quindi come alcuni politici desiderino essere al di sopra delle leggi applicate al popolo “comune”, quando loro stanno svolgendo un lavoro assegnatogli proprio da quel popolo, e facciano parte, di quel popolo.

E penso ora, che so, agli abiti sfarzosi utilizzati in tante religioni, e non so se la mia è una visione oggettiva, ma mi pare che stiano lì per dare un risalto visivo, una importanza, a delle figure che quel risalto e quella importanza dovrebbero averla non per degli effetti speciali, ma per ciò che dicono e ciò che fanno realmente.

Spero che tutto ciò, come sono più o meno spariti i re, sparirà nella società del futuro, anche se credo che non sarà affatto facile.

E se il tempo si fermasse?

Clock by numbpurplehaze@DeviantArt

«Bene, avevo appena terminato la prima strofa», disse il Cappellaio,  «quando la Regina urlò “Sta assassinando il tempo! Tagliategli la testa!”»
«Che cosa orribilmente selvaggia!», esclamò Alice.
«E da allora», continuò il Cappellaio con voce afflitta, «lui si rifiuta di fare qualsiasi cosa io gli chieda! Ora sono sempre le sei»

Questo è uno stralcio della conversazione tra il Cappellaio Matto e Alice, da Alice nel paese delle meraviglie.

E se il Tempo, davvero, decidesse di fermarsi?
Vi piacerebbe?
E quale sarebbe il momento della giornata in cui preferireste vivere?
In quale stagione?
O, addirittura, in quale età della vostra vita vorreste vivere?

Si potrebbe pensare: “in un momento di felicità
Ma se il tempo si fermasse in un momento di felicità, sapremmo poi riconoscerla?
Spesso riconosciamo le cose per confronto, e così come la felicità è quella pienezza gioiosa e colorata che si distingue dall’incolore normalità, sapremmo godere di una felicità ininterrotta?
Sarebbe ancora, felicità?

E che fine farebbe, la speranza?
La speranza, che è il nostro proiettarsi in un futuro, che a quel punto non esisterebbe!

Io non vorrei che il tempo si fermasse, casomai che, in alcuni momenti, rallentasse, per poterne godere più a lungo.

Ma se proprio dovesse fermarsi, dove vorrei farlo fermare?
Nell’estate appena iniziata.
Non solo come stagione, ma anche come momento della giornata, della vita.

Amo l’estate, i suoi colori sgargianti, il sole che ti dà energia, le giornate lunghe, il cielo azzurro, le piante nel loro massimo vigore.
Amo l’anguria zuccherosa seguita dal gelato, il poter uscire con solo una maglietta addosso, il barbecue sul terrazzo.
Amo il mare caldo, le nuotate, amo potersi asciugare la testa senza phon.

E non so quale sia esattamente l’inizio dell’estate nella vita, ma per me è quando hai ancora il pieno possesso delle tue energie, ma hai capito un po’ del mondo.
Credo comunque che ogni età abbia pro e contro che si bilanciano. Così come col tempo si perde un po’ di energia, si acquista consapevolezza, che può dare a quella stessa energia maggiore qualità.

Nella giornata  l’inizio della mia estate è il primo pomeriggio.
A quell’ora le mie energie si sono finalmente messe in moto, e sono pronto ad affrontare le mie ore più produttive.
E così come all’inizio dell’estate, so che quella vitalità si protrarrà,  mi sento bene.

Stilisti

In questi giorni di sfilate d’alta moda si vedono vari servizi ai tg, e ieri mia madre, al termine di uno di questi, commentava dicendo che gli stilisti vivono in un mondo tutto loro.

Diciamo che per ogni persona si potrebbe dire che vive in un mondo proprio, costruito dalla nascita in poi.
Tuttavia, quell’espressione credo significasse un mondo a volte fantastico, un mondo in cui sognare ad occhi aperti, in cui puoi essere amico del BianConiglio, dove puoi magari parlare a una lumaca, che, viste le antenne e il portamento quasi regale, potrebbe chiamarsi col nome di una regina.

Credo che le peculiarità e gli interessi che ti spingono verso un mestiere siano gli stessi che compongono la tua vita quotidiana, e mi sorprenderei a vedere qualcuno privo di fantasia fare lo stilista, tanto per rimanere in tema.

Pensavo che potrebbe sembrare strano che Lewis Carroll, un matematico, sia stato capace di inventare Alice nel paese delle meraviglie. Dico strano perché la matematica richiede notevoli doti di razionalità, che spesso contrastano con la fantasia.
Ma riflettendoci direi che la matematica necessita di astrazione, di staccarsi dalla realtà, le stesse cose che servono nello scrivere, nell’inventare.

Credo non si possa generalizzare, ma penso che tutti i mestieri in cui si crea, si progetta qualcosa, necessitino di uno sguardo che comprenda e osservi la realtà da punti di vista non comuni a tutti.

Perché quell’immagine lassù? Secondo me potrebbe rappresentare la creatività al lavoro, è molto bella quella raffigurazione della creazione di un arcobaleno col proprio pennello, là, in mezzo alle nuvole. L’immagine è intitolata Painting Rainbow, e l’ho tratta da qui .

Per inciso, noto come spesso, almeno al tg1, i servizi di moda siano accompagnati da un brano della colonna sonora del Favoloso mondo di Amèlie, uno dei film più sognanti che io abbia mai visto.

La strada da prendere

Non di rado mi ritrovo ad elaborare rapidamente e involontariamente catene di associazioni mentali, e oggi, dopo aver visto una carinissima ragazza in ballerine, ho pensato ad Alice, quella del paese delle meraviglie. E pensando al libro, “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie”, nato dalla straordinaria fantasia di Lewis Carroll, ho ripensato alla quarta di copertina, che mi aveva molto colpito la prima volta che la vidi:

“Vuoi dirmi che strada dovrei prendere per uscire di qui?”
“Dipende molto da dove vuoi andare”
“Non m’importa molto dove…”
“Allora non importa quale strada prendi”

In poche, semplici righe, esprime un concetto che condivido pienamente: ciò che è importante è conoscere il nostro obiettivo, il punto che vogliamo raggiungere. Come arrivarci, poi, lo troveremo.