Risveglio

Sento il tuo calore
appena sveglio,
abbracciati qui sotto il piumone.
Apro gli occhi,
vedo un raggio di sole
illuminarti il viso.
Sorrido, sono felice.
Sei il mio mondo.
Ascolto il tuo respiro calmo,
mi lascio inebriare dall’odore della tua pelle profumata
mentre le mie labbra la sfiorano morbide.
Ti svegli.
Guardo i tuoi occhi
che luminosi cercano i miei,
mi stringo a te,
ti bacio.
Buongiorno amore.

All’improvviso

Sei comparsa all’improvviso,
io ero lì in attesa,
ma non di te.
Ti sei seduta accanto a me,
mi hai sorpreso.
Ho cominciato ad osservarti,
discretamente, timidamente,
e poi di più,
quando il tuo sguardo non poteva accorgersi del mio.
Eri bellissima, delicata e sensuale,
pur avvolta in quegli abiti che ti proteggevano dal freddo.
Le tue calze nere ricamate d’oro
richiamavano l’attenzione sulle tue gambe snelle e sinuose,
il tuo cappellino incorniciava splendidamente il tuo volto.
Sembravi infreddolita,
forse non eri preparata a quella gelida serata.
Ho preso le tue mani tra le mie, per riscaldarle,
tu hai sorriso.
Siamo rimasti così,
per infiniti e meravigliosi secondi,
occhi negli occhi,
sempre più vicini.
Hai cercato il calore delle mie labbra,
e mentre tutt’intorno era silenzio
ho raggiunto lentamente le tue,
in un bacio caldo
come i battiti dei nostri cuori in quell’istante.
Non ti dimenticherò.

Gabbiano.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona

Amos Cassioli - Paolo e Francesca
Amos Cassioli - Paolo e Francesca

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi fece dalla di lei amicizia
allontanar con lieve senso di mestizia,
e poscia dimandare:
è questo Amor, o semplice catena?

[primo verso: Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno – Canto V;
altri: Gabbiano, che fintamente imita Dante]

Amore… sì, tanti dicono amore, ma sarà poi, veramente, amore?
Mi scrive, mi dice che mi ha visto per strada, ma che non poteva fermarsi.
Ci eravamo conosciuti tempo prima, stimati ma al tempo stesso scontrati.
Poi persi di vista, poi reincontrati per via telematica, riappacificati. Ci sentivamo sporadicamente.
Il nostro nuovo quasi-incontro era stato veramente casuale, perché avevo preso una strada diversa dal solito, quel giorno.
Lei mi dice che sarebbe stata qui per pochi giorni, che si è trasferita.
E allora io le dico «Mi piacerebbe salutarti! Potremmo creare un nuovo incontro casuale, dove io, arrivando, ti direi “oh, come mai qui?”». Mi sembrava un’idea carina, divertente!
Replicare quello che il destino per poco non aveva fatto accadere.
Lei mi dice che non è il caso, perché essendo fidanzata, cosa di cui ero a conoscenza, anche solo parlare con qualcuno mentre è via le sembrerebbe un piccolo tradimento morale, e così si aspetta che sia per il suo lui.

Un po’, me lo aspettavo, perché per quanto poco, l’avevo conosciuta, per quell’aspetto.
Ed era questa estrema possessività che non mi era piaciuta di lei, che mai me l’avrebbe fatta sentire come la mia anima gemella.
Dannazione, parlare! E allora, non mi hai forse scritto, ragazza? Non sono forse quelle, parole?
Hai forse paura del mio sguardo magnetico? (che non ho 🙂 )
Io la vedevo ormai come un’amica… o quasi, ma insomma qualcuno che mi sarebbe piaciuto rivedere, anche una volta sola. Non avevo assolutamente alcun secondo fine.

E` questo amore? E` amore pretendere che ci si isoli addirittura da un saluto una tantum?
Certo, una frequentazione assidua potrebbe essere diversa, e un po’ di gelosia la trovo giusta.
Ma quell’amor ch’a nullo amato amar perdona, quel mancato perdono di chi è amato ma ama al contempo altri, può essere portato fino a questi livelli?
Secondo me no, secondo me pretendere l’isolamento vuol dire essere insicuri, non vuol dire amare.
E potrebbe voler dire rischiare, prima o poi, di distruggere quell’amore che per altri aspetti potrebbe invece esistere davvero.

E se invece lei non mi avesse visto, ora, come un amico, come io ormai la penso?
E chi lo sa.

Passerotto metropolitano

Ti vedo arrivare leggero e circospetto,
tutto elegante, come in doppiopetto,
cercando frescura in questa città
che oggi più calda si configura.
Trovi il mio vaso, e sotto quel cespuglio
cominci grazioso a saltellare,
e sei così contento che ti vedo i tuoi amici chiamare.
In una danza irregolare,
vi osservo dalla terra cibare,
e felice di aver il verde curato,
mi accorgo d’improvviso che mi hai sgamato.
Voli via, rapido e scattante,
e non ti vedo già più, dopo un istante.
Col pensiero ti saluto,
e se vorrai tornare, sarai il benvenuto.

🙂