Una sera con Audrey

Se il filmato che vedrete ballerà un po’, è perché mentre lo riprendevo ero emozionato.
È passato un po’, da quella sera del 19 novembre, ma per certi versi sono così appropriati questi giorni, per scriverne.
Perché quel balletto elegante mi fa venire in mente in qualche modo anche un ballo di capodanno, un ballo romantico e intimo, quasi da sogno.

Ma di quale balletto stiamo parlando? Di quello intitolato Dedicato ad Audrey: Colazione da Tiffany, che, come potete intuire, ha voluto essere un omaggio a Audrey Hepburn, con una danza sulle note di quella che si può definire la canzone di Colazione da Tiffany: Moon River.
E se ero emozionato è forse anche perché, poco tempo prima, qui, avevo un po’ sognato pensando a quella melodia, abbandonandomi, come qualche volta avviene ;-), a sogni romantici.

Il balletto si è tenuto presso l’Ara Pacis, in quell’unica sera del 19, la sera dei “Musei in musica”, arricchendo la mostra Audrey a Roma: esterno giorno, di cui vi avevo parlato.
Essere presenti a quel balletto, in quel luogo già speciale, vedere “Audrey” scendere da quelle scale, be’, si, mi ha emozionato!

Delle foto che ho fatto, credo che quella con cui ho aperto l’articolo colga più di tutte lo spirito del balletto. Ho preferito trasformarla, “anticandola” (anche grazie all’aiuto di una amica più brava di me nel fotoritocco), perché entrare quella sera all’Ara Pacis era come fare un viaggio nel tempo, tornando a quegli anni dalle foto in bianco e nero.

Ma volete forse vedere questo famoso ballo? Eccolo!

Per l’occasione, ho aperto su Youtube il nuovo canale-gabbiano, dove è stato inserito questo video.

Visto il balletto, ho visitato la mostra, apprendendo una notizia molto interessante, per me! Le sopracciglia di Audrey erano ad ala di… gabbiano! 😉
Non avevo mai notato quel particolare, e sembra che quell’accorgimento la aiutasse ad addolcire i lineamenti, così come i suoi mitici occhiali da sole grandi e tondeggianti.

Una foto di Audrey Hepburn a Roma

Osservando le foto di Audrey a spasso per Roma, come per esempio dal fioraio a Piazza di Spagna, si percepiva come fosse rimasta una persona semplice pur essendo già famosa.
Belli i vestiti in mostra, parecchi di Valentino. Sobri ed eleganti, come lei. Quello che mi è piaciuto di più è stato uno molto delicato, color malva, plissettato.
Ma oltre ai meri oggetti, Audrey ci ha lasciato anche un messaggio, un messaggio di generosità, col suo essere ambasciatrice Unicef, organizzazione a cui è stato devoluto parte dell’incasso della mostra.

Mentre giravo tra le foto, mentre curiosavo tra i vestiti, sentivo ogni tanto ripartire Moon River al piano di sopra (il balletto è stato ripetuto più volte), e quell’accompagnamento sonoro, che si andava ad unire a quelle sensazioni visive, infondeva al tutto una magia.

Che il nuovo anno possa essere per tutti voi sereno, come quella serenità che mi è giunta dal sorriso semplice di Audrey.

🙂

Fabio volo è sposato

Per chi non lo conoscesse, Fabio Volo è uno speaker, nonché attore e scrittore. Ebbene, so che lui, che si dichiara eternamente single e uomo dalle mille avventure, è in realtà sposato.
Non chiedetemi come lo so, per favore.
Anche perché, non potrei davvero rispondervi, considerato che la notizia è completamente falsa.
Ma secondo me perfettamente plausibile.
Perché?
Tempo fa, in Dee notte, i suoi colleghi Vitiello hanno svelato una specie di trucco che alcuni conduttori radiofonici (e non solo) usano per rendersi più interessanti: dichiararsi single quando in realtà non lo sono.
E chi vi dice che Fabio Volo, che peraltro è un attore, non sia affatto chi invece dichiara di essere?
Conoscevo poco Fabio Volo, ma mi incuriosiva il fatto che molte donne ne fossero appassionate. Allora mi sono letto due dei suoi libri, E` una vita che ti aspetto e Il giorno in più. Posso dire di averli trovati carini, ma non mi sono piaciuti troppo. Più che altro, mi è parso come se metà libro potesse essere tagliata, in genere la prima. Avendo letto Il giorno in più dopo Il giovane Holden, ho trovato poi il suo stile di scrittura un po’ insipido.
Però diffonde un bel messaggio, descrivendo come ci si possa lanciare verso un nuovo io, un io che osa, e che osando ottiene ciò che non avrebbe immaginato.
Su questo concordo, credo che osando più di quanto tanti condizionamenti ci impongono, più di quanto siamo abituati a volte ad essere, possiamo raggiungere facilmente mete ritenute quasi impossibili per noi.
Bisogna crederci davvero, solo quello.

L’emozione… in uno scatto

La speranza - James P. Blair - National Geographic
La speranza - James P. Blair - National Geographic

Un mio amico è tornato da poco da un viaggetto, e mi ha fatto vedere via web le foto che ha scattato, diciamo un centinaio o forse qualcosa di più.
All’inizio le ho guardate con curiosità, poi, diciamo verso la quarantesima :), mi sono annoiato, e alla fine ho lasciato perdere.

Certo, vederne un numero eccessivo consecutivamente forse stanca comunque, però la questione, secondo me, è che una foto interessa gli altri solo se esprime qualcosa di particolare, se genera un sorriso, un’emozione.
A volte invece si vedono solo panorami statici che non vogliono dire molto per noi, mentre per chi ha scattato, almeno, essi significano tornare al momento in cui si era là, e qualcosa ci aveva colpito e spinto a immortalare quelle immagini. Non è facile catturare attimi che siano speciali non solo per noi ma per tutti.

E ho ripensato allora alla mostra fotografica National Geographic Il nostro mondo che ho visto qualche tempo fa, ho ripensato a quanto mi abbia colpito vedere tanta gente che si accalcava intorno a quelle foto, forse era bello più quello che le foto in sé :), rimango infatti molto colpito quando vedo un gran numero di persone che vogliono vedere, capire, emozionarsi.
Già, emozionarsi, perché le foto dei fotografi National Geographic, specie quelle scelte per la mostra, colgono delle particolari situazioni e credo possano essere paragonate a delle poesie, se ti fermi lì e le guardi un po’, cerchi di cogliere cosa vogliono esprimere.

Di questa ultima mostra, di cui trovate molte foto qui, la foto che ho inserito qui sopra è forse quella che mi ha colpito di più. Dovete immaginarvi una foto immensa, credo un tre metri per due, con questo cercatore d’oro che vi guarda. E mi ha colpito la sua espressione, che mi sembra esprima la fatica per un lavoro che a volte porta ben pochi frutti, ma contenga al tempo stesso quella speranza che fa andare avanti quella ricerca, è come se dicesse “è dura, ma sono fiducioso”.

Sebbene trovi che nella “normalità” ci sia molto da scoprire e da apprezzare, credo che ciò che nell’arte, e nella vita in generale, faccia la differenza, sia qualcosa di diverso, di originale, come quelle foto che generano emozioni.
In fondo, anche scoprire la bellezza di ciò che si pensa “normale”, scontato, ha qualcosa, in sé, di originale.
E ripensando alla foto del cercatore d’oro, forse è successo proprio questo, perché quell’emozione che la foto ha generato in me è venuta da chi ha saputo guardare quella persona stanca e un po’ sporca con un occhio diverso, da chi ha saputo coglierne l’anima.

Fare il blogger mi piace

Sì, ci pensavo poco fa, facendo una specie di bilancio di questo mio quasi-mese di blogging, non così costante, ma più costante di quanto io pensassi prima di iniziare.

Pur avendo letto in passato qualche blog, non ero riuscito ad avere una comprensione di questo mondo come quella che sento di avere ora, che sarà comunque parziale rispetto a chi scrive da più tempo di me.

Perché non c’è niente da fare, le cose non le capisci davvero finché non le fai. E` un po’ come con gli esercizi, penso allo studio, e in particolare a quello scientifico. Gli esercizi non servono tanto e solo per fare qualche calcolo, ma per assorbire meglio la teoria, per mettere in pratica qualcosa che, a certi livelli, non puoi maneggiare concretamente e che allora maneggi risolvendo dei “veri” problemi.

Per quanto mi riguarda, sono davvero contento di come è andata, tanto che potrei anche chiudere qui :-).
Ciò che ho scritto ha ricevuto più commenti di quanto avessi prima immaginato, a partire dal primo commento di benvenuto di Aurora, passando per il ringraziamento di Fiamma che mi ha molto sorpreso, e poi mi è piaciuto molto sentire intorno a questo blog, intorno a me, persone che credo possano avere sensibilità simili alla mia. Perché forse questo era il mio vero desiderio.

Ma una delle cose più belle è stata che qualcuno giungesse qui cercando “bambina fotografa nuvole“, cosa quasi incredibile, perché io non avevo scritto niente in proposito, ma un insieme di parole ha portato il navigatore qui. E per me è incredibile non tanto per questo, ma perché la bambina che fotografa le nuvole è Amèlie, sempre lei, Amèlie Poulain del Favoloso mondo di Amèlie.E di lei ho parlato, ho accennato, ma non avevo raccontato di quella poetica immagine di lei alla ricerca di strane e più o meno reali figure tra le nuvole!

Avere un blog è un po’ come avere una parte di se sempre “lì fuori”, è una specie di complessa seppur parziale carta di identità, se sei te stesso, anche solo coi pensieri che scrivi.
Ti dà comunque l’idea di cosa sia scrivere sapendo di esser letto da altri, ed è qualcosa che senza Internet non sarebbe mai accaduto, e trovo in un certo senso affascinanti queste nuove possibilità di comunicazione e a volte collaborazione, socializzazione, che la Rete dà, e che in passato nessuno avrebbe mai potuto pensare sarebbero esistite.

Guardavo i tag, quelli che ho usato di più, anche se non so se ho scelto quelli giusti! Ma in fondo, erano giusti per me, anche se forse esiste un “giusti” in assoluto.
Beh, dicevo, guardavo i tag e mi chiedevo se rappresentassero ciò che mi sta più a cuore al momento, e non so se è così, certamente sono una piccolissima parte di me, però mi piacciono, e allo stesso tempo mi fanno un po’ pensare (tanto per cambiare 🙂 ): amore, dubbi, felicità, musica, nuvole, passioni, ridere, riflessioni, sensazioni, sentimenti, sognare.
Mi fa ridere molto “nuvole”. Ah ah, poteva forse essere altrimenti, per un blog che si chiama Sapore di nuvole?? 🙂

Amèlie bambina fotografa le nuvole
Amèlie Poulain fotografa le nuvole

Sorridevo

Sorridevo oggi, mentre tornando a casa guardavo come fossero venute le foto portate a sviluppare.
Amo la tecnologia, ma al momento uso ancora il rullino, e ogni volta che ritiro le foto è come quando da piccolo scartavo i regali sotto l’albero di Natale 🙂
Mentre apri il pacchetto ti chiedi se sei stato bravo, se la luce era giusta, se hai inquadrato quello che volevi inquadrare!
E come con i regali, a volte sei contento, a volte un po’ meno.
Stavolta lo sono stato 🙂

E ripensavo a una frase di un famoso fotografo, uno che lavora per National Geographic, Joel Sartore.
Raccontava come anch’egli fotografasse su pellicola, e non vedesse l’ora di controllare ogni volta come fossero venute le foto.
Ciò che mi colpì, in effetti, fu la sua riflessione sul fatto che quando non avesse più avuto quel desiderio di vedere le sue foto appena ritirate dal laboratorio, prima di tornare a casa, probabilmente sarebbe stato il momento di smettere di fare il fotografo.

Non fotografo molto, ma mi piace, e cerco di capire cosa una fotografia possa veramente catturare. Perché se una foto non racconta qualcosa, non ti colpisce od emoziona, vedrai solo una immagine statica. E tramite le foto di National Geographic mi sono reso conto che i bravi fotografi quello riescono a fare, a cogliere un momento, un concetto, una situazione, e a volte vedi foto che a cui tu non penseresti mai, e la verità è che … dobbiamo solo imparare a guardare.

Meraviglia

Stamattina il sole è tornato di nuovo a fare capolino tra le nubi, e ho pensato che c’è qualcosa di meraviglioso nel rinascere del mondo dopo ogni temporale, nel suo tornare a prendere nuovi e sgargianti colori.

E mi è venuto  in mente un episodio di cui sono stato felice spettatore.

Una bambina, col suo papà, vede un venditore di rose. Quelle rose che a me non piacciono troppo, per come sono trattate!
Ma la bambina le vede e se ne innamora, e chiede al papà se gliene compra una. Il padre è titubante, sembra che non abbia neanche tutti i soldi necessari, ma sapete come fanno i bambini quando vogliono qualcosa, no ? 🙂
Il venditore fa un po’ di sconto, e la bambina, presa la sua rosa in mano, si illumina,  con un’ espressione di meraviglia che mi arriva fino al cuore.

Quella bambina aveva questo sguardo qui, questo sguardo che era anche di una persona che riuscì, allo stesso modo, a trasmettere a me un po’ della meraviglia che sentiva lei.

La meraviglia

E auguro a tutti che si possano provare tanti momenti di meraviglia, perché credo che siano come delle pennellate che rendono di nuovo splendente l’arcobaleno che siamo.