Simpatia

Ma cos’è, esattamente, la simpatia?
Oddio, è una domanda che non so se sia troppo cretina o troppo complicata :-).
Più che altro, la vera domanda che mi sono posto è: come si diventa più o meno simpatici?

Personalmente ritengo che l’essere umano sia ciò che gli è stato trasmesso geneticamente ma sia plasmato moltissimo dall’ambiente circostante.
E allora cos’è che modifica il nostro carattere per quanto riguarda la nostra interazione con gli altri?

La simpatia è legata all’apertura verso gli altri?
Credo che una certa apertura sia necessaria, altrimenti, beh, nessuno potrebbe capire se sei simpatico o no!
Ma non basta, quello è l’inizio.

A volte credo che una certa chiusura possa esser scambiata per un qualche grado di antipatia, e credo proprio di aver fatto questo errore con una persona, e me ne sono molto dispiaciuto.

Ecco, scrivendo antipatia ho pensato all’etimologia di simpatia, credevo venisse dal latino e invece no, dal greco, me ne ero dimenticato.
Sympatheia, “provare sentimenti con”, in un certo senso forse “sentire insieme”.
Sì, questo mi conferma che l’apertura sia davvero necessaria, altrimenti, cosa senti??

Ma…sinceramente… non ho delle risposte precise alla mia domanda: cosa ci fa diventare simpatici o meno?
Ci penserò

Riservatezza

Leggevo un post di una collega blogger :), questo qua, e riflettevo sulla riservatezza dei blogger.
Mi chiedevo, in particolare, se chi scrive della propria vita qui, dove chiunque può leggere, sia riservato o no. La verità è che ieri, o forse oggi, avrei voluto parlare di alcuni miei pensieri, ma non l’ho fatto, non mi è sembrato… opportuno.
Opportuno? Cos’è che è opportuno o no? Beh, diciamo che non mi sembrava “da me”, perché dovete sapere che sono molto riservato, e anche se telematicamente qualche volta mi lascio un po’ andare, con articoli scritti sul web e che rimangono perennemente qui non è la stessa cosa.
Perché metti che un giorno decidessi di ridurre il mio completo anonimato, poi magari non me la sentirei di farlo.
Vedo comunque che varie persone si pongono il problema di cosa scrivere e non scrivere, e credo che tutto sommato la risposta giusta sia sempre “scrivi quello che ti senti di scrivere”, perché dopotutto è un passatempo, no?
Non capisco in effetti quale sia il reale obiettivo di alcuni blog, alcuni che sono i top blog, come il noto antoniogenna.wordpress.com che parlano di tv, e mi riferisco in particolare non tanto a eventuali commenti su ciò che va nell’etere, quanto a dati tecnici come gli ascolti, che magari ti aspetteresti da un giornale. Probabilmente chi scrive di quegli argomenti ha una forte spinta verso di essi,  oppure lo farà per quel certo piacere che comunque si prova nel vedere accessi a ciò a cui si è comunque lavorato?
Forse, dovrei chiederglielo 🙂

Essere se stessi

Mentre penso alla felicità, su cui vorrei prossimamente approfondire, mi vengono in mente ogni tanto altre domande.

Per esempio, perché, relazionandoci con gli altri, e penso a chi conosciamo poco, a chi è più o meno un estraneo, non siamo del tutto noi stessi?

Voglio dire, con chi non conosci non ti apri come con un amico, con un tuo familiare, magari invece un bambino lo fa ugualmente, e allora cosa cambia in noi, a un certo punto?

Mentre scrivo penso che forse sono un po’ ingenuo, e non so, forse un po’ stupido? 🙂

Perché penso che la risposta probabilmente è che impariamo a difenderci da chi proprio buono non è, e dobbiamo conoscere le persone per fidarci di loro. Ma è questo?
Visto così non è molto bello. Uhm…

In realtà non credo che c’entri del tutto essere “buoni”. Perché penso che anche chi è, chiamiamolo così, buono, possa farti del male, magari senza volerlo.

E quindi, se anche i buoni possono essere a tratti “cattivi”, è per questo che tendiamo a corazzarci?

E dire che tutto ciò è nato da riflessioni su come porsi sul blog 🙂

Mah.