La regola di Hemingway

Ernest Hemingway

A volte si pensa che i grandi scrittori abbiano o abbiano avuto successo grazie a una sorta di genialità nella loro specialità, o almeno questo è quello che più volte ho pensato io, ma non è del tutto così.

Sicuramente, credo io, per diventare dei grandi scrittori occorre del talento, ma quello che occorre è anche autodisciplina e qualche strategia che ti aiuti.

Accidental GeniusMi è capitato di leggere, dal libro Accidental Genius, che Hemingway per esempio si era dato delle regole, e tra queste lo scrivere tra le cinquecento e le mille parole al giorno, indipendentemente da come andava la scrittura. Sembra registrasse il totale delle parole scritte su una tabella appesa al muro.

Ma, soprattutto, e questa mi è piaciuta di più, Hemingway finiva di scrivere lasciando incompleta una frase, un pensiero, in modo da ricominciare il lavoro da quel punto, a cui poi riagganciarsi mentalmente.

Queste due regole davano ad Hemingway una certa tranquillità nel fatto che avrebbe scritto, infatti quest’ultima regola lo aiutava a superare il blocco che si può avere davanti a un foglio bianco, mentre l’altra regola gli diceva quanto procedere.

Possiamo insomma essere più produttivi se ci diamo delle regole che soprattutto vadano bene per noi, ma che possono anche esser valide in generale.

Accidental Genius dice che una regola può essere diverse cose, da un esercizio da provare a una tecnica da seguire, o anche un compito da completare. Il libro dice che le regole devono essere qualcosa di fattibile, misurabile. Lo scopo delle regole non è quello di farci sentire al sicuro o calmi, ma di farci scrivere.

Accidental Genius consiglia di usare regole semplici, come per esempio quella per la quale avremo cinque versioni del paragrafo di apertura entro la fine della giornata, e di evitare quelle troppo ambiziose, come per esempio il fatto che la scrittura della giornata cambierà la nostra vita.

E voi, avete qualche regola da seguire quando scrivete?

 

Autore: unGabbianoTraLeNuvole

penso che se sapessi volare e nuotassi tra le nuvole, saprei apprezzarne il sapore. Morbido, forse panna, per non esser troppo originali :-)

2 pensieri riguardo “La regola di Hemingway”

  1. Non ho mai avuto bisogno della cosiddetta scaletta o “traccia”, come amavano chiamarla i prof a scuola. Per fortuna – o no, a seconda dell’interpretazione – sono sempre riuscita a seguire una scaletta mentale, o meglio una “nuvola” di punti o aspetti che desideravo trattare. Molto cambia, secondo me, anche dal tipo di scritto che andiamo a produrre. Un qualcosa di più introspettivo non ha così tanto bisogno di regole, a mio avviso. Nella maggior parte dei casi, comunque, il mio processo creativo di scrittura parte dall’interno e lo sento molto vicino a quello adottato dal poeta romantico inglese Wordsworth, “emotions recollected in tranquillity” Ho scritto diversi post sul mio blog a proposito di ciò.

    1. Pensavo in realtà più a regole pratiche di scrittura, comunque relativamente al processo creativo secondo me la traccia può essere più o meno utile anche a seconda della lunghezza di quello che si va a produrre. Ognuno è dotato di un certo talento, certo quando si pensa per esempio a un libro intero senza una traccia non vorrei che ci si perdesse o ci si ripetesse proprio quando siamo a un punto avanzato. Stephen King dice di lasciar perdere la trama e far evolvere liberamente i personaggi, comunque.
      Per quanto riguarda Wordsworth, non ricordo se ho letto quegli articoli che indichi, farò un giro di approfondimento sul blog :-).

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