Lei, ovvero Amélie

AmeliePoulain

Ci ho pensato un po’, forse troppo poco, se scrivere questo post.

Stasera mi sento ispirato e sento quello spirito dei primi tempi del blog, quando pensavo di poter scrivere tutto quello che mi passava per la testa.
Poi, a un certo punto, non è stato più del tutto così, ed è stato perché ho conosciuto delle persone che prima erano semplici commentatrici del blog. Alcune conosciute meglio via posta elettronica, alcune conosciute di persona.

E… scrivere certe cose quando sai che certe persone le potresti reincontrare e potrebbero aver letto quello che hai scritto ti fa, almeno _mi_ fa, vedere lo scrivere sul blog sotto un diverso aspetto.

In fondo potrò sempre mettere privato questo post, cancellarlo, insomma se ci ripenso posso tornare indietro, ma fino a un certo punto, perché chi avrà letto avrà letto!

Ma insomma devo dirvi qualcosa di così estremamente importante?

Mah, dipende dai punti di vista :-).

Vi ho parlato, ho citato, Amélie in passato, ad esempio nella Scatola dei ricordi, ma brevemente ricordo che Amélie Poulain è la protagonista di un bel film, un film magico,  Il favoloso mondo di Amélie.

Ma perché sono stato così colpito da questo film,  perché mi sono comprato anche il cd con la colonna sonora (molto bella) del film? Ebbene, non so se qualcuno se lo è chiesto, non so se qualcuno si è chiesto quando ne scrivevo come mai un maschio fosse così attratto da un film che secondo me è molto da donna romantica, ma ora ve lo dirò.

Questo non era direttamente il mio film preferito, ma il film preferito di una ragazza che ho conosciuto. Quando mi disse che era il suo film preferito corsi a comprarlo, e quando lo guardai, mi rendo conto ora (ma no, è già da un po’ che l’ho capito), lo guardai pensando a lei, a cosa aveva provato guardandolo. E… beh c’è una cosa che mi disse riguardo quel film ma non posso dirvela.

Lei, devo dire, un po’ Amélie lo era davvero, lei si buttò come l’Uomo di vetro, di cui vi ho parlato in questo post, le consigliava. Lei poi aveva studiato anche francese ed essendo il film girato a Parigi ed essendo pure molto romantica figuratevi!

Insomma, era questo che volevo dirvi, Amélie è entrata nella mia vita per via sua. Personalmente non credo che avrei sentito quel film così come è stato.

Ma tutto è finito. Anche la magia che sentivo per quel film, che mi era rimasta, è un po’ svanita. E se sono qui a scrivere di lei, è perché considero tutto… “archiviato”, anche se archiviato lo era ormai da un bel po’.

Sebbene abbia scritto tutto sommato parecchi articoli nel tempo, di me non ho detto molto, e tengo particolarmente a tenere per me informazioni sui miei affetti. Ma come dicevo si tratta ormai di un passato molto passato, e allora eccomi qui a dirvi, chissà per quale subconscio motivo, il perché della questione Amélie.

Quella ragazza dopo un po’ mi risultò antipatica, fu un vero peccato. Ma mi rendo conto, in realtà, di non averla conosciuta del tutto, e questo un po’ mi dispiace.

The big cheese

big_cheese

Con una mossa a sorpresa Gabbiano spiazza tutti e invece di ripresentarsi a scrivere di nuovo dopo enne mesi eccolo qua, tutto svolazzante come non mai 🙂

Ebbene sì, rieccoci qua.
Ho iniziato a leggere On Writing, di cui vi ho parlato sommariamente in questo post. Prima mi  sono messo a sfogliarlo un po’ a caso, e una delle prime parole che ho trovato è stata “big cheese”. Ho cercato cosa significasse e ho letto che vuol dire “persona importante”. Big poteva forse indirizzare verso qualcosa del genere, ma non era per niente scontato e non avevo mai sentito una espressione come questa. Non mi ricordo nemmeno se è US English o no, comunque vuol dire quello.

Ho iniziato poi a leggere il libro da capo, e a proposito, Stephen King dice che quella che ha scritto all’inizio non è una vera e propria biografia, ma un curriculum vitae su come è diventato scrittore. In effetti messa così la cosa è un po’ più interessante. Perché devo confessare che cercavo un libro che non divagasse troppo, e da quanto ho capito solo parte di On Writing parla veramente della scrittura.

In effetti, dopo il primo capitolo sono saltato alla parte “The Toolbox” (la cassetta degli attrezzi), a pag. 121, proprio per andare al sodo. King la prende un po’ alla larga 🙂 e parla prima della cassetta degli attrezzi dello zio, comunque beh tra un po’ di pagine arriverà anche il vero argomento.

Mi urta un po’ cercare un certo numero di parole, ma tutto sommato sono contento di aver comprato la versione inglese del libro. Perché mi rendo conto di andare abbastanza bene sull’inglese tecnico ma di ignorare o di aver scordato parole di uso tutto sommato comune. Per esempio, se mai l’avevo imparata, non ricordavo che brass volesse dire ottone, mamma mia! 🙂

Però copper lo ricordo :-).

Sto ripensando a un blog in inglese. Dovete sapere che il 71% dei blog è in inglese, almeno quelli su wordpress.com. Lo potete vedere dalla pagina di statistiche di wordpress.com, che fa sempre un certo effetto per la sua mappa animata dei blog. Ho fatto in effetti qualche giro per blog inglesi e ho visto che non di rado ci sono migliaia di follower.
Sarebbe una esperienza da provare. Ci vorrà la giusta energia per partire, che ancora non mi pare ci sia, come attesi tanti anni fa il momento per partire col blog.

Me lo ricordo ancora, aspettavo il nome, che alla fine arrivò. Vedremo!