Basta che funzioni

Basta che funzioni. Sì, basta che funzioni, non importa se in teoria non dovrebbe funzionare!
Eh già, in fondo ci stavo pensando anche io, in questi giorni, che potrai avere il tuo ideale di uomo, di donna, eppure ti capitano persone con cui senti di stare bene, e non sai perché, ma è così, così e basta.

Woody Allen ha raccontato bene tutto questo in Basta che funzioni, film che ho visto ieri. Perché, come sapete, sono in un periodo di sweet disposition, e visto che amo fare le cose per bene, mi guardo anche i film a tema! 🙂
Be’, scherzi a parte – ma neanche troppo – il film mi è piaciuto, mi ha lasciato un senso di libertà, e scorreva con una leggerezza che raramente ho sentito.
Non vi racconterò nemmeno un po’ della trama del film, che presenta varie sorprese, fino ad arrivare a un finale che qualcuno ha definito addirittura grottesco :).

Che dire. È vero, secondo me l’anima gemella esiste, ma non è per niente detto che sia quella che tu sai piacerti razionalmente. No, perché l’amore non è solo razionalità, anzi quella tutto sommato è in secondo piano secondo me.
Forse sta proprio lì la magia di cui parlavo, perché certe volte accade qualcosa che apparentemente è “strano”. Ma cosa vuol dire “strano”? È solo qualcosa che non capisci bene come succeda, ma sappiamo forse come funziona interamente un essere umano? Per fortuna, no.

I condizionamenti. Sono loro che ci fanno pensare che l’anima gemella sia quella là, quella che sulla carta “funziona”? Sono loro che ci fanno fare cose che chi è  intorno a te si aspetta che tu faccia? Ma che non sono veramente quello che vorresti nel profondo, che non rispecchiano il tuo vero essere?
Ci ho pensato un po’ di volte a questa cosa.
E mi rendo conto di avere addosso alcuni condizionamenti, tanto da non capire nemmeno bene dove iniziano. Quindi potrei non avere nemmeno ben chiaro quali siano, eppure secondo me alcuni li ho stanati.
Io aspirerei di vivere una vita autentica, ma non è così facile e secondo me lo fanno veramente poche persone. Secondo me qualcosa ho smosso da un po’ di tempo, tanto che qualcuno mi ha detto certe volte che prima “non ero così”.
Credo che quando respingi i condizionamenti, quando li superi, devi mettere in conto che in qualche modo non dico deluderai qualcuno, ma forse un po’ lo sorprenderai.
La vita è una, e dannazione, bisogna vivere la propria, non quella degli altri, non le proiezioni degli altri sulla tua.
Ma quando ci sei dentro, queste teorie non sono facili da applicare, e non solo, devi pensare un po’ a cosa stai facendo e perché lo fai; perché magari, mentre lo fai, non te ne rendi nemmeno esattamente conto. Devi pensare, più che altro – visto che non credo ci si possa facilmente autoanalizzare – se quello che hai fatto e stai facendo è veramente quello che vuoi.

Forse basta solo lasciarsi andare, sentire se quello che fai ti fa stare bene.
Forse è vero: basta… che funzioni.

Basta che funzioni
Basta che funzioni!

Autore: unGabbianoTraLeNuvole

penso che se sapessi volare e nuotassi tra le nuvole, saprei apprezzarne il sapore. Morbido, forse panna, per non esser troppo originali :-)

14 pensieri riguardo “Basta che funzioni”

  1. Tanti auguri a te,
    tanti auguri a te,
    tanti auguri caro Boris,
    tanti auguri a te (x2).

    Piesse: secondo me, essere un po’ “contenuti” nella vita là fuori non significa non essere autentici.
    Pipiesse: non siamo tutti così, noi fisici.

    1. Tanti auguri a te,
      tanti auguri a te,
      tanti auguri caro Boris,
      tanti auguri a te (x2).

      Io una volta o due l’ho fatto :-), prima di vedere il film, avendo saputo che era una teoria di Woody Allen.
      Per chi leggesse e non sapesse, si parla del lavaggio delle mani: per lavar via tutti i batteri, la ricetta di Woody Allen è lavarle per un tempo minimo pari alla durata di Tanti auguri a te cantata due volte (o lui ha solo ripreso la teoria??)

      Piesse: secondo me, essere un po’ “contenuti” nella vita là fuori non significa non essere autentici.
      Pipiesse: non siamo tutti così, noi fisici.

      Adoro il tuo piesse per esteso :). Detto ciò, concordo con te, e se ho scritto il contrario ho scritto male. Credo infatti che essere autentici significhi essere fuori come siamo dentro; l’unico problema è che il dentro a cui mi riferisco è il vero dentro e non quello fatto da tante vocine che ci arrivano dai nostri cari o dalla società. Il problema è distinguere le cose, sempre che sia possibile, perché forse non lo è nemmeno, visto che il noi di oggi è – per quanto ne so – un insieme di genetica e “allevamento”, cioè proprio condizionamenti culturali.
      Tuttavia, ti faccio un esempio: io nella realtà non sono proprio così romantico come certe volte mi ritrovo scrivendo qualcosa qui; e allora c’è un certo divario tra il me interiore e il me che agisce.
      Forse tu ti riferivi all’essere sopra le righe di vari personaggi del film, e in quel caso, certo, non è che bisogna essere per forza un po’ “strani” per essere veri.

      1. io nella realtà non sono proprio così romantico come certe volte mi ritrovo scrivendo qualcosa qui

        Senza contare che, poi, il modo un cui uno crede di apparire agli occhi degli altri, non è mai quello che in cui gli altri lo vedono.
        Le versioni sono quindi tre:
        – come credi di essere,
        – come ti vedono gli altri,
        – come sei (?).
        “Essere”, non “essere”. “Divenire” a me piace di più.

        1. Le versioni sono quindi tre:
          – come credi di essere,
          – come ti vedono gli altri,
          – come sei (?).

          Be’, ognuno interpreta il mondo a modo suo e quindi sicuramente può vedere gli altri in modo diverso da tutti gli altri; comunque credo che in qualche modo si possa dire come è una persona, almeno esteriormente, per come si comporta. Poi certo come si è veramente, il perché di tante nostre azioni, magari lo conosciamo solo noi, e forse – dici tu – nemmeno? Non credo tu abbia torto, come dicevo è molto difficile ragionare su se stessi quando chi ragiona sei tu stesso. Eppure ultimamente sto scrivendo una specie di diario e ti dirò che mi sono trovato a vedere alcuni aspetti di me in modo più nitido, perché quando scrivi riesci a valutare i tuoi pensieri più oggettivamente. (e poi niente, questa scrittura non censurata mi sta piacendo tantissimo, ah ah, dovrei cancellare i testi gabbiani!!! eppure non l’ho ancora fatto)
          Per il come sei, mah, in effetti “siamo”, senza essere in relazione con gli altri? Alcuni aspetti di noi tutto sommato non esistono, senza che ci relazioniamo con gli altri: per esempio la gentilezza, come fai a essere gentile se per esempio sei su un’isola deserta?
          Esistiamo in relazione col mondo, in fondo, e il mondo comporta parte di quel divenire a cui ti riferisci, però credo che un “siamo” esista, anche se forse non lo conosce nessuno. Ci vorrebbe una misurabilità dell’essere umano in tutto e per tutto, e per ora non c’è

  2. Si, l’anima gemella esiste… C’è chi crede che ce la facciamo piacere, chi pensa che ci si adatti, ma io credo che l’amore sia molto di più di una razionalità solo mentale, credo che tutti noi ci innamoriamo per magia, battiti inaspettati, empatie, per tante cose inspiegabili e difficili da spiegare anche al proprio fidanzato.

    Grazie per il suggerimento sul film 🙂

  3. Non ero in una fase di “sweet disposition” quando ho visto il film, però è piaciuto molto anche a me.

    Insomma sì, basta che funzioni, basta che tutto vada bene, però non è solo questo secondo me.
    Credo che sia un pò riduttivo vivere seguendo questo motto, “basta che funzioni”, perchè mi sembra come dire “ma sì, basta che si va avanti…”. E questo potrebbe portare a vivere nella monotonia, nella ripetitività, a fare sempre le stesse cose che ormai sappiamo che vanno bene, a non cambiare mai le nostre abitudini perchè in questo modo la nostra vita funziona, a non avventurarci mai in niente di nuovo con il timore che le novità possano rovinare il meccanismo perfetto e funzionante all’interno del quale viviamo. E’ quel “basta che…” che mi dà fastidio; il titolo in inglese, infatti, tradotto letteralmente, non conduce a “basta che…”, ma è più “in qualcunque modo funzioni”.
    Che è una cosa diversa. Che è fare di tutto affinchè la nostra vita funzioni come vogliamo noi, che è impegnarsi affinchè siamo soddisfatti di ciò che facciamo, che è trovare la soluzione più adatta per far “funzionare” (mamma mia che termine tecnico, come non mi piace…!) i nostri rapporti con noi stessi e con gli altri, che è accogliere con entusiamo le novità perchè ci offrono comunque un altro modo di vedere la vita.

    Vabbè, si sa che i titoli italiani lasciano sempre molto a desiderare. 😉

    1. Ottima considerazione, Scrutatrice. È vero, i titoli tradotti a volte fanno perdere lo spirito con cui sono stati inventati. C’è però da dire che evitare di stravolgere il titolo facendo al contempo capire il concetto a un popolo di lingua diversa, rimanendo poi incisivi, non è sempre facile. Per esempio, tu che titolo italiano avresti dato al film?
      Hai ragione, in effetti è proprio come dici, “basta” ha un significato, come chiamarlo, limitatore? Invece il messaggio di Allen è l’opposto, di apertura verso nuove possibilità, che magari sulla carta non funzionano, che in teoria pensiamo siano assurde per noi, ma che potrebbero rivelare ciò che siamo veramente.
      Io, spero si sia capito, intendevo nel post il “basta” in questo senso, tipo “sembra assurdo, però se funziona perché non viverlo?”.
      Il finale del tuo commento, che riporto qui sotto e che mi è piaciuto davvero molto, mi ha ricordato il tuo “into the wild” 🙂

      […] ma è più “in qualcunque modo funzioni”.
      Che è una cosa diversa. Che è fare di tutto affinchè la nostra vita funzioni come vogliamo noi, che è impegnarsi affinchè siamo soddisfatti di ciò che facciamo, che è trovare la soluzione più adatta per far “funzionare” (mamma mia che termine tecnico, come non mi piace…!) i nostri rapporti con noi stessi e con gli altri, che è accogliere con entusiamo le novità perchè ci offrono comunque un altro modo di vedere la vita.

      1. Sì, lo so che non è sempre facile tradurre un titolo in una lingua straniera mantenendone la potenza, l’incisività ed il messaggio. Però certe traduzioni mi fanno proprio innervosire! 😉

        La mia filosofia di vita è un pò quella che ho espresso nel commento (da te gentilmente riportato), quindi quando sento pronunciare termini “restrittivi”, un pò, appunto, “limitatori”, mi vengono i brividi. No dai, sto esagerando, però ho sentito la necessità di chiarire questo concetto.

        In effetti mi ci vorrebbe tempo per pensare ad un titolo adatto a questo film: magari non l’avrei tradotto per niente, lasciando il titolo originale…

        1. quando sento pronunciare termini “restrittivi”, un pò, appunto, “limitatori”, mi vengono i brividi

          eh Scrutatrice…certe persone forse ci nascono senza ambizioni di più ampi orizzonti, certe forse si chiudono in quella che per certi versi è la loro sicurezza del presente… Io ti auguro di mantenere sempre questo tuo desiderio di esplorare la vita, che potrà portare sorprese belle e brutte, ma sicuramente ti farà vivere 🙂

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