Essere ed apparire

Scorrendo gli articoli scritti per il blog, ho pensato a come noi appariamo, anche nella realtà di tutti i giorni, non per come siamo veramente, ma per quello che facciamo trasparire di noi, per quello che gli altri possono vedere.
Ed è vero che molti nostri comportamenti rispecchiano ciò che siamo, e quindi magari anche un piccolo gesto dice qualcosa di te, ma se rimani chiuso nessuno potrà mai sapere come sei. Allo stesso tempo, mi suona strano sentire qualcuno che si descrive, perché essere aperti è una cosa, ma dire esplicitamente qualcosa di sé, come mostrando una specie di curriculum, è diverso.

Ripenso a una discussione che ebbi con una ragazza, e non ricordo bene quale fosse il motivo che la scatenò, ma mi è rimasto impresso che, terminando, mi disse: “e sono una brava ragazza”. Ogni tanto quella frase mi torna in mente. Mi sono chiesto se ci fosse bisogno di dire una cosa del genere, se sapeva di esserlo. Tuttavia non ricordo bene cosa dissi io, evidentemente qualcosa che le fece pensare che potevo non ritenerla una “brava ragazza”, ma a me in genere non viene in mente di dire cose di questo tipo (e chissà, forse farei meglio a dirle?? mah, non saprei).

Per me è abbastanza difficile capire come io stesso potrei vedermi se non mi conoscessi :). Però è un esercizio interessante, e penso di dover fare maggiore attenzione a questo.
Credo che la cosa più semplice sia essere sempre se stessi, ma se non sei così aperto credo che questo a volte non basti, a meno che una persona non ti conosca da molto tempo.
Sono un po’ chiuso, e temo che questo possa portare a fraintendere alcuni miei comportamenti, ma spero che questo accada meno di quanto credo.
D’altra parte, non ritengo così opportuno aprirmi a chi conosco poco, e infatti anche qui sto considerando come comportarmi. Qui è un po’ più complicato che nella realtà, dove non sei, teoricamente, a contatto col mondo intero come invece è potenzialmente col blog.

Autore: unGabbianoTraLeNuvole

penso che se sapessi volare e nuotassi tra le nuvole, saprei apprezzarne il sapore. Morbido, forse panna, per non esser troppo originali :-)

5 pensieri riguardo “Essere ed apparire”

  1. Uhm discorso “pirandelliano”… Bene, mi piace questa tua riflessione!
    Andiamo con ordine. Riguardo alla ragazza che ti dice di essere una brava ragazza mi viene da pensare: secondo quale criterio si considera così? Magari per lei lo era, ma per qualcun’altro no. Il fatto è che ognuno misura le cose col proprio metro, che appunto è personale e diverso da tutti gli altri.
    Per quanto riguarda il resto, noi ci vediamo sempre secondo la nostra ottica, non possiamo mai sapere come ci vedano gli altri, tranne che questi non si aprano e ce lo dicano chiaramente. Infatti a me è capitato con una o due persone (ovviamente sono due persone molto vicine a me, di cui mi fido ciecamente e con cui riesco a parlare apertamente) di aver chiesto loro come mi vedessero. E ho avuto una risposta che un po’ mi ha confusa perchè vedevano in me delle cose, per fortuna positive, che io non riuscivo ad autoriconoscermi. Quindi ho concluso che alcune persone mi conoscono meglio di quanto io conosca me stessa (forse perchè sono troppo persa a capire come sono che mi sono ritrovata nel pallone)!
    Sulla questione dell’aprirsi con tutti… beh, ti capisco, al mondo esistono 2 persone con cui io mi sia aperta completamente e bastano e avanzano. Perchè dobbiamo dare a tutti la stessa parte di noi? Partendo dal presupposto che magari non sono nemmeno interessati a riceverla, ma poi molti non saprebbero nemmeno gestirla. Ricollegandomi all’ultimo articolo della nostra amica Romina, poi gli altri chiacchierano, parlano e le cose vengono banalizzate e perdono il loro significato. Quindi non c’è proprio motivo!
    Infine sì, hai ragione, in un blog sei più a contatto col mondo, probabilmente perchè è più facile scrivere di certe cose, piuttosto che affrontare discorsi parlando con la gente. Non dico di cose strettamente personali, ma anche per esempio parlare di un libro che ti piace (che poi alla fine è sempre un po’ personale), cosa di cui probabilmente non parleresti con un amico davanti a un caffè.

    Detto questo, un salutone!!!

    1. eh sì, cara Valentina, quando ho pensato al titolo del post, dopo averne pensati altri, volevo quasi scartarlo perché non mi sentivo all’altezza di colui a cui si pensa sempre appena si scrivono le parole essere ed apparire!
      Riguardo all’essere, mi chiedo ogni tanto se noi saremmo noi anche da soli su un’isola deserta, quanto cioè l’interazione con gli altri modifichi i nostri comportamenti. E magari con qualcuno possiamo risultare diversi perché credo che quello che siamo sia anche una reazione a come si pongono gli altri nei nostri confronti, anche se chiaramente abbiamo una nostra identità.
      Credo in fondo che non si possa parlare di un nostro essere in senso assoluto, perché noi siamo noi in questo mondo, e quindi è l’interazione con questo mondo che in parte ci definisce
      (eh sì, mi sa che qualcuno ha ragione quando dice che sono cervellotico ahah 🙂 )

  2. “Scrivere un curriculum

    Cos’è necessario?
    E’ necessario scrivere una domanda,
    e alla domanda allegare il curriculum.

    A prescindere da quanto si è vissuto
    Il curriculum dovrebbe essere breve.

    E’ d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
    Cambiare paesaggi in indirizzi
    E ricordi incerti in date fisse.

    Di tutti gli amori basta quello coniugale,
    e dei bambini solo quelli nati.

    Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
    I viaggi solo se all’estero.
    L’appartenenza a un che, ma senza un perché.
    Onorificenze senza motivazione.

    Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
    E ti evitassi.

    Sorvola su, cani gatti e uccelli,
    cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

    Meglio il prezzo che il valore
    E il titolo che il contenuto.

    Meglio il numero di scarpa,
    che non dove va
    colui per cui ti scambiano.

    Aggiungi una foto con l’orecchio scoperto.
    E’ la sua forma che conta, non cioò che sente.

    Cosa si sente?
    Il fragore delle macchine che triturano la carta.”

    (Wislawa Szymborska – Nobel per la Letteratura 1996, “Per la capacità poetica che con ironica precisione permette al contesto storico e ambientale di venire alla luce in frammenti di umana realtà “).

    E’ stata la prima cosa che ho messo nella mia pagina “about”, questa poesia.
    Poi, mi rimproveravano di non dire nulla di me.
    E infatti…ora ho una pagina piena, ma è piena di cose che tanto, non dicono nulla lo stesso, i segni zodiacali (3! 😀 ), il mio peso in chili e pounds, i miei gatti…: una sorta di presa in giro.
    Prendendo spunto da Szymborska ho perfino messo il mio numero di scarpa: era ed è più che ironico, ma forse non tutti lo comprendono.

    Fatto sta che a ben guardare, nessuno in web sa cosa faccio nella vita, se sono laureata e in cosa, quanti anni ho, se sono sposata o meno, come mi chiamo (c’è gente che mette anche il cognome!).
    Nessuno in web lo saprà mai: quello sì che sarebbe mettere curriculum e carta d’identità; no, grazie.
    Ho preferito riempire una pagina di informazioni inutili, ridendo.

    Vorrei specificare però, che la mia riservatezza non è per il mondo reale che conosco e che mi conosce, perché il mondo reale che mi circonda sa tutto di me: nome e cognome, età, cosa faccio, cosa sono, stato civile, e anche come sono di carattere, e come persona.
    Voglio dire, che non mi importa se un conoscente legge il mio blog, non importa nemmeno se legge il mio blog personale, oltre quello dei film, perché tanto la mia vita nel mio mondo reale è trasparente, e quel che ci potrei scrivere, lo conoscono già prima che appaia on line, anche quel che penso e sento.

    Se sono riservata, così come sono invero, è per proteggermi proprio dal web, da persone perfettamente sconosciute: è nei confronti del web che sono chiusa…
    mai darei un mio dato anagrafico in pasto a una massa che non conosco… persone estranee che digitando una frase qualsiasi possono giungere nel mio spazio…

    Ho fatto amicizie di blog, ma all’inizio con tantissima prudenza. Poche persone hanno guadagnato la mia fiducia, e uno in particolare è entrato anche nel mio mondo reale.
    Ho i miei tempi, ma soprattutto mi sono resa conto che sono più aperta e sicura quando percepisco e gestisco una realtà con tutti i miei sensi: la vista l’udito, e tutti gli altri fino al sesto settimo e ottavo, e anche oltre… 😉

    Questo mio commento mi ha ispirato un post… mi interessa da tanto scrivere qualche cosa su questo argomento… 😉
    Buon weekend!

    1. PS! – Con questo volevo anche spiegare perché non vedo problema a mettere una mia foto: per gli estranei resto comunque un volto senza nome né altri dati, e sono quelli, secondo l’esperienza che ho avuto finora, le cose da tenersi per sé in web. Per chi invece mi conosce e che conosco nel mondo ‘tangibile’, la presenza della mia faccia nel blog non comporta nulla.
      Ciao! 😉

      1. Ciao Dea, volevo specificare che quando parlavo di chi si descrive non mi riferivo a qualche notizia concreta di sé, come si può dare ad esempio nella pagina About. Perché tutto sommato può essere abbastanza normale dire qualcosa di noi, magari per chi trova il tuo blog dopo tanto tempo che lo scrivi, e non va a leggersi tutti i vecchi post, che probabilmente qualcuna di quelle informazioni le contengono.
        Quello che mi suona strano è sentire qualcuno che si loda, che indica apertamente alcune sue qualità positive, perché può anche starci, ma siamo sicuri che il nostro metro di giudizio, come diceva Valentina, sia quello “giusto”?
        E poi, se dici qualcosa di bello di te e gli altri non lo ritrovano del tutto in te, non è anche peggio?
        Credo che ci si possa descrivere per quanto concerne cose oggettivamente osservabili, e indicare anche tutta la carta di identità su un blog non lo vedo neanche troppo strano, se non essere un potenziale problema di sicurezza e/o privacy, di cui l’autore non si preoccupa.
        Ma proclamare le proprie qualità umane, diciamo così, penso sarebbe da evitare.
        Qualcuno, sia qui che nel mio mondo reale, ha individuato una mia sensibilità, ma per alcune persone non sono risultato tale, per cui credo che se mi descrivessi in un modo o nell’altro, probabilmente sbaglierei.

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